Coronavirus smart working i contenuti, il contenitore… e la vera (?) sfida della comunicazione ICT

Premessa, non è facile, non è semplice, non è detto che ci si riesca (che cosa? Lo vediamo alla fine di questo articolo ;-))

Il motivo è evidente, al di là di quanto possa raccontarci qualche finto Lupo di Mare, siamo tutti immersi, calati in uno scenario, in una terra di nessuno.

Quello che il Coronavirus sta facendo alla nostra vita di tutti giorni, lavoro compreso, non ha oggettivamente precedenti per profondità, viralità, impatto.

Ci sono state, in passato, forse, situazioni diverse ma simili, la crisi energetica degli anni ’70 e, per chi ha qualche anno in più, ovviamente gli scenari bellici e, soprattutto, post bellici ma si fatica a ricordare un fenomeno che abbia cambiato in così poco tempo e così profondamente il nostro vivere civile.

Esagerazione, Isteria, eccesso di Zelo o Corretta preoccupazione e misure necessarie? Vai a capire…

Il limite, sottilissimo, oggi sfugge alla presa come un ghiacciolo in pieno agosto. E chi millanta certezze lo si invidia con tutto il cuore.

Pensare fino a 10 prima di scrivere…

Nel mazzo di questo delirio, nel corso di questa prima settimana di surreale emergenza chi scrive ha provato, con tutte le forze, ad osservare e studiare, non senza sussultare di tanto in tanto, quanto stava accadendo e, soprattutto (deformazione professionale) come lo stavamo, tutti, raccontando, narrando.

Più volte, forse in preda a qualche sussulto di cui sopra ci si è fatti trascinare nel vortice dei commenti sull’assurda pericolosità di taluni linguaggi sia a livello politico sia a livello giornalistico.

Direi dunque di passare oltre, se non altro per la regola delle competenze e della necessità, mai come oggi estesa a tutti, di stare ben ancorati all’interno del perimetro delle proprie competenze. Il rischio di fare rumore inutile è altissimo. In tutto questo turbine credo di avere imparato, personalmente, una sola regola: Di fronte all’emergenza che stiamo affrontando oggi più che mai, chi fa comunicazione, prima di postare foto, video assurdi, dare opinioni deve domandarsi: “è utile?” “Aggiunge qualcosa?” “Ci azzecca con la mia linea editoriale e il mio mercato?”. Se la risposta è incerta meglio tacere, per tutti.

E dunque?

Fatte queste premesse un po’ sparse e magari senza senso c’è il digitale, c’è il mondo ICT, c’è il canale, l’ecosistema di Vendor, system integrator, reseller, manager e anche, perché no, il “canale” della comunicazione ICT: testate, blog, giornalisti, video maker, influencer, Guru, imprenditori… che navigano, corrono insieme a me da tempo.

Un mondo straordinario, un corollario di voci più o meno autorevoli, esperienze che, mai come in questo momento, eh si proprio nel cuore, al centro di questo tornando ha, credo, l’altrettanto straordinaria opportunità di “raccontare” l’efficacia, il valore che proprio il digitale offre alle imprese, al nostro modo di vivere, collaborare, comunicare… nonostante tutto.

Non è cinismo, non è sciacallaggio… il fatto che oggi più che mai lo smart working e la collaboration, per esempio, siano un tema chiave, una necessità non è certo un mistero. E allora perché non raccontarli, non spiegarli come si deve una volta per tutte? Perchè non dare un senso al collegamento tra coronavirus e smart Working?

Sicurezza, connessioni, reti, software e dotazioni di base… perché non spiegare, fare guide pratiche, dare indicazioni che poi, finita questa maledetta emergenza, resteranno inevitabilmente come best practice e modelli da replicare e utilizzare con serenità e normalità?

Non potrebbe essere un modo per superare finalmente le remore di chi, e sono in molti, ancora oggi, per esempio, il dipendente, il manager, gli alunni… li vuole vedere, sentire, toccare al loro posto, in ufficio, a scuola…

Ma, a onore del vero, non è necessario dilungarsi troppo su questo punto perché è stato tutto, o quasi, detto e fatto.

La cosa più bella, emozionante e sorprendente di questi giorni è stata infatti proprio la capacità di reazione, feroce, che questo mondo ha e sta dimostrando. Ci sono eventi, progetti che stanno inevitabilmente cambiando forma ma c’è anche una forza collettiva, collaborativa che fin dalle prime ore dello scorso week end è stata percepibile, tangibile. Tutti, nessuno escluso si sono immediatamente attivati e le guide, le indicazioni di cui sopra sono arrivate, piovute da più parti con modi, linguaggi inevitabilmente diversi ma anche con prontezza, velocità, efficacia.

Occhio alla supercazzola…

So what? Beh, ora viene forse il difficile. Dopo la reazione istintiva, secca, feroce che abbiamo appena descritto, con anche il prolungarsi di questa incertezza viene per tutti la prova del nove.

Lo sforzo che tutti siamo chiamati a fare è infatti quello di provare ad andare oltre il, pure inevitabile, contenitore dello smart working, del digital workplace, dell’eLearning provando a riempirlo di contenuto, idee utili, efficaci, nuove.

Dire insomma oggi semplicemente “non fare più un evento fisico, non fare un incontro ma fai un webinar, una video call” o ancora “semplice fate lezione da casa con lo streaming e non più da scuola” non basta, almeno è necessario ma rischia di essere un’occasione persa.

Intendiamoci Webinar, podcast, eventi streaming, lezioni in streaming, team collaboration sono tutti “contenitori” molto innovativi ma non basta.

Perché se vogliamo affermarne davvero l’utilità, i vantaggi, anche oltre questa stessa emergenza, servono le idee e servono i contenuti.

Trasferire puramente la logica di un incontro, una riunione, una lezione scolastica, un evento fisico in un live streaming insomma non basta e rischia di essere un boomerang così come trasferire la logica di un articolo, una lezione in un podcast.

Servono contenuti innovativi e studiati, pensati espressamente per ogni singolo contenitore, la vera sfida dell’innovazione digitale, applicata alla collaborazione, alla comunicazione è per tutti qui, tutto il resto rischiano di essere fascinose ma anche pericolose supercazzole fatte dei soliti acronimi ed inglesismi che tanto ci soddisfano nel pronunciarli e tanto poco servono, davvero, in questa Italia spaventata ma in cerca di vera innovazione, utile, per uscire dai guai.

 

Coronavirus, smart working, i contenuti, il contenitore… e la vera (?) sfida della comunicazione ICT ultima modifica: 2020-03-01T17:33:02+00:00 da Marco Lorusso

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