Backup e Disaster Recovery spesso vanno a braccetto. Al punto che Phil Goodwin, analista di IDC predice che: “entro il 2025 molte aziende non sentiranno più la necessità di separarli”. Considerarli due passaggi obbligati dello stesso percorso è comprensibile, poiché sempre di dati parliamo. Ma, allo stesso tempo, mantenerne distinte le competenze aiuta a comprendere meglio il ruolo delle due attività in un’architettura aziendale.

Se fino a pochi anni fa, un Responsabile dei Sistemi Informativi di un’azienda poteva permettersi di snobbare la questione, oggi non può. C’è voluto il fantomatico GDPR a far aprire gli occhi (e il borsellino) ai Decision Maker aziendali. Di fronte alla minaccia di multe salate e all’incremento dei controlli, qualcuno si è finalmente dato una bella svegliata.

Così Backup e Disaster Recovery (a malincuore) sono diventati termini da non sottovalutare. Come tutti dovrebbero sapere, il Backup risolve una parte del problema, il Disaster Recovery un’altra. E sono due parti ben distinte.

Backup e Disaster Recovery: le due parti del problema

Le soluzioni di Backup si occupano di raccogliere e archiviare una certa mole di dati in tempi prestabiliti. Quei dati devono essere immagazzinati secondo compliance e devono essere recuperabili in tempi e modi efficaci.

Il Disaster Recovery, invece, più che un processo è una strategia. Entra in gioco in caso di disastri, appunto, coinvolge piani, metodi, risorse umane e intere architetture. L’obiettivo di un piano di Disaster Recovery è di ristabilire servizi e dati a seguito di un’interruzione, qualunque sia il motivo.

Oltre ai dati, inequivocabile elemento base, nel gioco entra anche un’altra componente fondamentale: la app, il software, il servizio. Chiamiamolo come vogliamo. Ed è proprio su questo che si dibatte quando si parla di unificare Backup e Disaster Recovery.

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Cosa serve di più: i dati o i servizi?

Spostando il focus dai dati ai servizi, chiamiamoli così, il Disaster Recovery assume una valenza principale ma fortemente vincolata al Backup. Senza Backup non ci può essere un Disaster Recovery. Di più, senza un processo di Backup ben strutturato non può esserci un corretto Disaster Recovery. Per questo, ci vogliono strumenti applicativi enterprise validi in grado di ristrutturare il dato in fretta e bene, e ciò non è banale.

Ma, finora, non ci si è mai spinti a fare la stessa affermazione scambiando i soggetti. Senza Disaster Recovery ci può essere Backup? Ovvero, è ancora efficace sfruttare un Backup che non preveda un processo di Recovery? Tempi e compliance suggerirebbero di rispondere no.

La ricostruzione del dato, in effetti, è già un processo avanzato di recovery che, però, per molte aziende rimane pura teoria. Insomma, non basta sapere di aver fatto il backup stanotte, ma si dovrebbe avere la certezza di recuperarlo presto e bene.

Un evento per capirne di più al tempo di cloud e servizi distribuiti

E, così, entrano in gioco i servizi, oltre a quelli di Backup e Disaster Recovery parliamo dei servizi aziendali in toto. Nella maggior parte dei casi, oggi un’azienda viene attaccata sfruttando le vulnerabilità dei servizi che utilizza. Da quella breccia, poi, si arriva ai dati. Inoltre, i dati aziendali oggi sono ovunque, sparsi su infrastrutture on premise e cloud, in nome della ubiquità totale.

Dunque, forse ha senso spostare il focus dai dati ai servizi nella misura in cui sono i servizi che accedono ai dati. Di questo e altro si discuterà durante il webinar organizzato da Veeam Software, HPE e Sistemi HS. Durante #DigitalNOStop del 24 settembre, gli esperti che interverranno costruiranno in diretta la prima guida multimediale al Backup e Disaster Recovery al tempo del cloud e dell’Ict inteso come servizio.

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Backup e Disaster Recovery: quali sono le differenze oggi? ultima modifica: 2019-09-20T11:47:50+00:00 da Valerio Mariani

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