Fatturazione elettronica, commercialisti e studi professionali? «Sulle prime una gran confusione e anche un po’ di sufficienza».

Big data, Intelligenza artificiale e studi professionali virtuali? «Se ne parla giustamente molto ma spesso vedo più che altro la volontà di cavalcare un trend e, soprattutto, il rischio di confondere il cloud computing e soprattutto i Big Data con i cruscotti BI e o soluzioni a commessa… la vera trasformazione digitale che sono in grado di abilitare è altra cosa»

Fausto Turco è un imprenditore così, diretto, sincero e appassionato. Non potrebbe essere altrimenti per chi, come mestiere, ha scelto di essere e diventare, insieme alla “sua” Si-Net, il system integrator, il partner di riferimento per l’innovazione digitale dei più importanti studi professionali italiani. Avvocati, consulenti e, soprattutto Commercialisti… anelli, punti nevralgici di connessione tra imprese, manager, privati, enti pubblici. Uno dei cuori pulsanti più potenti insomma di un sistema produttivo, quello italiano, che proprio nella piccola e micro impresa vede la sua forma di vita d’eccellenza.

Un mestiere che, retorica a parte, Si-Net ha imparato a svolgere con livelli crescenti di efficacia e innovazione fino a raccogliere importanti risultati e riconoscimenti, come capitato per esempio nel corso della recente Microsoft 365 Academy. Una scuola di cloud dedicata proprio ai migliori system integrator che affiancano le PMI nella migrazione verso il cloud.

Anche e soprattutto per tutti questi motivi, allo scoccare della metà del 2019, l’anno della fatturazione elettronica obbligatoria e della trasformazione digitale, per legge, di studi professionali e dei loro clienti, ascoltare la voce, le considerazioni e i commenti di Fausto Turco diventa più di un puro esercizio giornalistico ma la preziosa opportunità di tastare il pulso di un intero mondo che sta cambiando. Vediamo come e in che direzione, nella maniera più concreta possibile.

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Fausto cosa è oggi uno studio professionale e quali caratteristiche base deve avere davvero per affrontare la trasformazione digitale sua e dei suoi clienti?

«Uno Studio professionale di oggi non è diverso da quello di 10, 20 o 30 anni fa.

Sono cambiate le caratteristiche che deve avere perché è cambiato il mercato, e di conseguenza è cambiato il modo di svolgere la professione. Sei sempre tu ad agire nel tuo mercato, ma quello che devi fare è trasformarti e cambiare pelle continuamente. In questo senso trovo molte analogie tra uno studio commercialista e un system integrator.

A guidare uno Studio e una rivoluzione come la fatturazione elettronica non deve più essere la filosofia Law Driven, non basta più trasformare una legge o una normativa in un documento pdf. Il Commercialista è sempre stato competente in ambiti molteplici e differenti, ora deve specializzarsi in base al proprio target: in questo senso deve diventare come un medico specialista, dimenticandosi il suo passato da “medico di base”.

Deve avere caratteristiche mutevoli tornando a fare il consulente: nel percorso di Studi di economia e commercio si studia anche economia di impresa. Secondo me bisogna ripartire proprio da qui, dalla consulenza alle imprese proprie clienti.

Un esempio: se un commercialista mi passa un cliente azienda per cambiare il gestionale, deve essere presente anche lui nelle prime fasi, non deve fare solo il passa parola, da qui si deve subito entrare in gioco, per impostare un cambiamento nell’azienda entrambi dobbiamo lavorare insieme, non lasciarci da soli»

Che impatto ha avuto, davvero, la Fatturazione elettronica sui tuoi clienti e come la stanno affrontando?

«L’impatto iniziale della fatturazione elettronica è stato caotico e confusionario, proprio come ci aspettavamo che fosse. Non escludo che sia inizialmente stato preso un po’ “sottogamba”.

Ora siamo a regime, e sono convinto che più avanti, probabilmente già dal prossimo anno, si potrà sfruttare questa “digitalizzazione”, perché non possiamo parlare di innovazione, se abbiamo solo digitalizzato un processo. Innovare vuol dire creare o trasformare completamente oltre la pura fatturazione elettronica.

I veri benefici si vedranno tra qualche anno.

I Commercialisti che hanno molti clienti hanno fatto più fatica all’inizio: soprattutto per loro era necessario organizzarsi in anticipo, per far fronte alle molteplici richieste.

Ho notato che sono stati gli studi che hanno saputo imporre il proprio modello organizzato da tempo ad andare a regime prima degli altri».

Spesso in questi mesi si legge e si sente parlare di studio professionale virtuale, big data, nuovi sistemi di collaborazione… ma quali sono per te gli elementi di più forte e concreta innovazione per i commercialisti e come vanno integrati?

«Prima di tutto: per parlare di studio virtuale e big data non si può dimenticare il cloud computing, che è la base da cui partire per fare qualsiasi ragionamento sull’argomento. Non possiamo in nessun modo parlare di collaborazione per situazioni ancora su modelli on premise.

Bisogna perciò fare una distinzione: non si può definire virtuale uno studio che “semplicemente” ha l’hardware non più in sede.

Uno studio virtuale è uno studio che ha dematerializzato completamente i suoi processi.

Lo studio deve essere virtuale ma anche virtuoso: deve digitalizzare i processi che devono essere ripetibili anche sui propri clienti. Ossia lo strumento che viene utilizzato per la collaborazione interna deve essere lo stesso anche per la comunicazione sterna, e naturalmente non si parla di Outlook (possiamo dirlo che i documenti non vanno più inoltrati?)

Si fa presto a parlare di Big Data, e c’è il rischio che qualcuno si limiti a cavalcare il trend riempiendosi la bocca. C’è da fare una distinzione importantissima: quella tra dati strutturati e non strutturati. Non si tratta solo di “semplici” database, per lavorarci e sfruttarne a pieno le potenzialità è necessario fare investimenti, lavorando sui modelli e sulle risorse.

Non nego che a mio avviso è molto difficile che uno studio professionale da solo riesca a gestire i big data, ma una soluzione naturalmente c’è. Il professionista deve rivolgersi ai system integrator o a persone che sappiano davvero lavorare con i dati: non si tratta, infatti, solo di un prodotto da comprare, ma si tratta di qualcosa che ti serve davvero, che si ottiene lavorando sui dati che ha al suo interno modellandoli e normalizzandoli.

Allora sì che si parla di big data, cioè dati che arrivano da più database, vengono raffinati, modellati e distribuiti, in modo che diano informazioni strategiche per le tue aziende clienti e per il tuo studio.

Anche qui dobbiamo fare una distinzione tra i dati del tuo studio e quelli delle aziende clienti del tuo studio, tenendo sempre a mente che si tratta di due cose diverse.

I BIG DATA non vanno confusi con i cruscotti BI e/o soluzioni a commessa»

Il cloud e i nuovi sistemi di collaborazione sembrano una chiave di volta in questo senso ma come si stanno diffondendo?

 

«I nuovi sistemi di collaborazione devono necessariamente basarsi sulle 3 C: collaborazione, comunicazione e condivisione.

Uno strumento ben fatto e utile allo Studio deve integrare queste tre cose.

Inoltre, è molto importante che siano un modello da utilizzare sia internamente sia esternamente, solo così può essere utile sia per lo Studio sia per i suoi clienti.

Mi spiego meglio: se usi gli stessi strumenti sia internamente sia verso l’esterno, avvicini queste due direttrici e sarai più veloce nel dare una risposta ai tuoi clienti. Questo accade perché i collaboratori avranno dimestichezza e utilizzeranno uno strumento per loro abituale, così saranno più veloci ed efficienti.

Parlando della loro diffusione possiamo dire che inizia a esserci la curiosità, ma la strada è ancora lunga. Prima di affrontare qualsiasi discorso di innovazione è necessario che lo studio analizzi i suoi processi, così che i collaboratori possano portar fuori vero valore».

Cosa chiedono le Pmi oggi alla fatturazione elettronica e a uno studio professionale e che tipo di risposte ottengono?

«La richiesta principale è una e ha a che fare, naturalmente, con i dati.

Le PMI hanno bisogno che il consulente li anticipi e li affianchi nei momenti strategici e decisionali: desiderano avere i dati in modo più veloce, senza aspettare fine anno, le dichiarazioni o il bilancio.

Il punto è proprio questo: avere dati parlanti in tempo reale. Ossia dati che non restino a stagnare per gli adempimenti fiscali, ma che diano un vero contributo alle decisioni manageriali, in virtù di investimenti economici e finanziari.

Lo studio deve quindi pensare ai dati in modo totalmente diverso, impostando il lavoro sui dati e non più sulle normative: in questo modo sarà più vicino al cliente.

Un aiuto per arrivare a questo risultato arriva anche dalle piattaforme, che devono essere “smart”. Se uno studio ha 100 clienti che utilizzano tutti sistemi informativi diversi, allora può continuare con il modello del passato dando le risposte solo quando arrivano i dati relativi all’iva. Questo accade perché 100 clienti con 100 strumenti differenti non possono in nessun modo essere seguiti dal proprio consulente in modo uguale.

Il commercialista deve creare un modello di strumenti e piattaforme: deve imporre un modello di sistema, altrimenti non riuscirà a normalizzare il tutto.

Il dato del cliente deve essere sempre più centrale, il solo bilancio non dà le risposte che le imprese italiane cercano e richiedono. Per aiutare veramente i suoi clienti, lo studio deve fare un match tra i suoi dati e quelli dell’azienda. Ma di nuovo: per fare questo è necessario che il modello di sistema sia unico. Allora possono essere utili i BIG DATA o avvicinarsi davvero ad esserlo…»

 

 

 

Fatturazione elettronica, cloud computing e Big Data… «Attenzione a non fare confusione, il commercialista diventi come un medico specialista». I consigli di Fausto Turco, Si-Net ultima modifica: 2019-09-01T23:55:50+00:00 da Marco Lorusso

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