La virtù della dicitura Oracle Autonomous Database sta tutto nel mezzo. Più precisamente nella parolina magica Autonomous, autonomo. Il sogno di tutti i produttori di software, ok, forse non proprio di tutti, è di rilasciare l’applicativo perfetto. Ma è un sogno.

Oracle Autonomous Database

I software, per loro natura, diventano presto inadeguati: cambiano le esigenze in azienda, nascono nuovi modi di “bucarli”, le tecnologie si evolvono in fretta. Così una piattaforma software è un continuo “work in progress”, per la gioia dei vendor e dei loro partner che sugli aggiornamenti e le rettifiche al codice hanno costruito le loro fortune.

E sono una gioia anche per gli attacker, dato che il metodo più diffuso per colpire un’azienda è proprio di sfruttare gli errori di scrittura del codice, o le versioni non aggiornate.

L’approccio DevOps, in fondo, è nato proprio per questo, per sviluppare software più affidabile e sempre aggiornato. Ma c’è anche un’altra tecnologia che può rendere più serena la vita delle divisioni It delle aziende. Parliamo del machine learning, la componente dell’Intelligenza Artificiale che si concentra sull’autoapprendimento in ottica predittiva.

Il machine learning per autoriparare il database

Che ne direste di un applicativo in grado di imparare dai propri errori, di fornire una resilienza istantanea adeguata al mutare delle esigenze funzionali o di carico di un’azienda? Ebbene, la strada è tracciata.

Di Oracle Autonomous Database se ne parlerà tanto durante Oracle Openworld 2019 (#OOW19 – segui il tag), (qui invece l’articolo di lancio con focus sulle strategie di canale) l’evento mondiale Oracle che si terrà a San Francisco dal 16 al 19 settembre.

Inserito all’interno della seconda generazione dell’offerta su cloud as-a-service di Oracle, Oracle Autonomous Database è una delle prime implementazioni di un motore di machine learning finalizzata all’ottimizzazione di una piattaforma applicativa.

In particolare, grazie al machine learning, Oracle non solo intende rendere il suo database autonomo, ma anche migliorare l’offerta Netsuite. Si tratta dell’Erp basato su cloud entrato nel portafoglio della casa americana dopo l’acquisizione dell’azienda omonima, che ora deve iniziare a fruttare.

Come funziona il motore di machine learning inserito all’interno di Oracle Autonomous Database? L’obiettivo principale è

“eliminare il lavoro umano associato alle attività di tuning, backups, update e messa in sicurezza e più in generale a tutti i compiti a basso valore aggiunto che tradizionalmente i Database Administrator (DBA) sono obbligati ad eseguire manualmente”.

Oracle Autonomous Database opera su tre ambiti

In primo luogo, gli “agent” sono silenti. Hanno bisogno di monitorare l’utilizzo degli applicativi Oracle per circa tre settimane in modo da registrare utilizzi e carichi di lavoro. Dopo il periodo di apprendimento, il database, e la suite Erp, parte la fase di fine tuning del codice.

La soluzione è in grado di operare su tre ambiti:
Self-driving. Automatizzare tutti processi di gestione, monitoraggio e ottimizzazione del database e dell’infrastruttura.
Self-securing. Protezione attiva sia da attacchi esterni che da utenti interni malevoli.
Self-reparing. Le attività di riparazione dei database sono delegate alla soluzione stessa. Con una garanzia di inattività con meno di 2,5 minuti al mese.

Va da sé che Oracle Autonomous Database prende in carico tutte le attività di monitoraggio, fine tuning e manutenzione che fino a questo momento erano delegate alle sapienti mani degli specialisti.

Hai idea di quanto tempo risparmieresti in manutenzione?

Ma, soprattutto, Oracle Autonomous Database solleva i responsabili dalle numerose istanze di recupero dei dati che ci si trova ad affrontare per i motivi più disparati. Si sa, inoltre, che i recuperi si attivano attraverso query complesse e molto faticose dal punto di vista computazionale.

Ebbene, l’algoritmo di machine learning è capace di memorizzare le query più richieste e di organizzare le estrazioni nei tempi e nei modi meno impattanti sul funzionamento degli applicativi.

Autonomizzare i processi ripetitivi e più comuni che si svolgono su un database porta numerosi vantaggi:
– Solleva gli amministratori di database delle attività ripetitive e a basso valore.
– Conseguente razionalizzazione dei costi.
– Migliora la qualità del codice.
– Protegge l’azienda dagli attacchi via software.
– Migliora le prestazioni, ottimizza e riduce i tempi di inattività.

In definitiva, le prerogative per un ottimo esempio di autogestione del software in Oracle Autonomous Database ci sono tutte. A Oracle Openworld 2019 si vedranno anche i primi casi pratici.

Sergentelorusso.it sarà in esclusiva italiana a Oracle OpenWorld 2019 a San Francisco dal 16 al 19 settembre e coprirà l’evento in diretta con un’intensa attività di post, video e interviste: stay tuned e seguite l’hashtag ufficiale #OOW19 sui nostri canali social, sul sito www.channelcity.it , www.impresacity.it,  e lo storytelling parallelo con #SergenteSanFrancisco.

Oracle Autonomous Database: quando il software si autogestisce ultima modifica: 2019-09-15T21:52:40+00:00 da Valerio Mariani

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