Il PC è morto, viva il PC: la grande rivincita di workstation, notebook e tablet. Tutto, ma proprio tutto quello che dovete sapere sul mercato più longevo, e forte, di tutti

Il 2020 è stato un anno che ha stravolto qualsiasi equilibrio a livello globale, a cominciare dal mercato dell’informatica, fortemente condizionato dalla pandemia Covid-19. Dopo un leggero calo nel primo trimestre, l’improvvisa esigenza di smart working e didattica a distanza ha fatto registrare nel 2020 una decisa impennata nelle vendite dei PC, facendo registrare un significativo +13.1% rispetto al 2019.

Ma al di là di uno dei più clamorosi ed imprevisti eventi che la storia ricordi, è davvero corretto associare il successo commerciale dei PC soltanto alle esigenze forzate dalla pandemia? In buona parte questa valutazione appare piuttosto ingenerosa nei confronti di un mercato che, dopo anni di declino, era tornato a rialzare la testa già nel 2019, in tempi assolutamente “non sospetti”.

Per capire il periodo storico che stiamo vivendo, sarebbe sufficiente dare un’occhiata al mercato workstation, sia in ambito gaming che in contesto professionale. Ancor prima di snocciolare cifre e diagrammi, ci renderemmo subito conto che ad oggi è estremamente difficile trovare o assemblare una macchina dotata di una GPU NVIDIA RTX serie 30.

A cavallo tra il 2020 ed il 2021 reperire una scheda grafica basata sulla nuovissima architettura Ampere rappresenta una sfida davvero degna di nota.

Questa volta la “colpa” non è soltanto attribuibile ai miner di criptovalute (anch’esse ormai a cifre record, NdR), quanto all’oggettiva difficoltà di NVIDIA e dei vari brand custom a far fronte ad una incredibile domanda anche per via dei limiti di produttività di certi componenti, che arrivano a singhiozzo a causa del Coronavirus.

Chi vuole giocare Cyberpunk 2077 in 4K con tutte le feature ray-tracing attive dovrà dotarsi di ottima dose di pazienza, così come i professionisti della computer grafica, sempre pronti a spremere ogni core delle loro GPU in fase di rendering.

Geforce RTX 3090

La Geforce RTX 3090, con le sue specifiche tecniche da record, rappresenta il sogno mostruosamente proibito per i gamer e gli utilizzatori del GPU computing. Non soltanto per il prezzo, che arriva a sfiorare i 2000 euro di listino nelle versioni reference, per superarli ampiamente in alcune versioni custom e turbo, quanto per l’oggettiva difficoltà a reperirle negli shop di tutto il mondo. (credit: NVIDIA)

PC le quote di mercato

Per valutare l’impatto del mercato PC sul 2020 è sufficiente citare i dati registrati dai produttori che hanno conquistato il podio delle vendite: secondo i dati riportati da ANSA, sul gradino più alto troviamo Lenovo con 72.6 milioni di PC (+12% complessivi rispetto al 2019, +29% in riferimento all’ultimo trimestre, NdR). Al secondo posto si è posizionata HP (67,6 milioni di PC, +7,5% rispetto al 2019) mentre al terzo posto Dell ha consegnato 50,2 milioni di PC per un incremento di vendite rispetto al 2019 del 8.1%.

In generale, tutti i vendor hanno registrato cifre da record soprattutto nell’ultimo trimestre del 2020, quando i dati sarebbero stati anche migliori

Nello specifico, sul fronte tablet Apple ovviamente la fa da padrona, con un incremento di vendite del iPad che tocca addirittura il 20% (fonte Canalys), laddove la stessa Microsoft ha fatto registrare aumenti di fatturato su tutta la flotta hardware Surface, oltre a sensibili incrementi anche per quanto riguarda le versioni dei sistemi operativi Windows e dei software Microsoft 365.

Tra le varie tipologie di PC, il prodotto che ha forse maggiormente giovato dell’ esigenza legata allo smart working leggero ed alla didattica a distanza è stato il Google Chromebook.

Dotato di ChromeOS, un sistema operativo basato quasi esclusivamente sull’utilizzo del browser web di big G, i Chromebook sono capaci di eseguire anche buona parte delle app mobile disponibili per Android, configurandosi come una macchina da lavoro e studio estremamente flessibile. Erano nati proprio per questo ed a lungo sono stati considerati piuttosto ingenerosamente dei notebook di fascia entry level.

I modelli Chromebook più recenti da un lato hanno tutto quello che si potrebbe chiedere ad un notebook, ad eccezione delle applicazioni esclusive per Windows, dall’altro fanno tutto quello che uno smartphone non sarà mai in grado di fare, dalla comoda scrittura sulla tastiera pc fisica al poter ad esempio seguire una lezione a distanza su un display molto ampio e confortevole.

PC e sistemi operativi, la classifica

Secondo GlobalStats, ad oggi i sistemi operativi nel mercato PC appartengono per il 76% a Microsoft Windows e per il 17% ad Apple OSX. Il restante 7% va suddiviso tra le varie distribuzioni Linux, nel cui contesto rientrano di fatto anche ChromeOS, sistema operativo ufficiale dei Chromebook marchiati Google e ChromiumOS, la versione free e open source installabile su qualsiasi PC desktop e notebook, anch’essa in rapida diffusione soprattutto per rigenerare macchine piuttosto datate ma tuttora validissime se supportate da un sistema operativo leggero in termini di utilizzo di CPU e RAM.

E’ proprio il caso di CloudReady, una versione di ChromiumOS ottimizzata da Neverware, di recente acquisita proprio da Google, disponibile in forma gratuita per uso personale e didattico ed a pagamento per l’utilizzo in ambito enterprise. Insomma, tra Windows, OSX, Linux, ChromeOS e i suoi derivati non ci sono più scuse: qualsiasi utente è davvero in grado di trovare la soluzione a lui più congeniale.

HP Chromebook convertibile X360

A fronte di un costo mediamente inferiore, un non ha nulla da invidiare nell’allestimento e nella qualità costruttiva rispetto ai tradizionali notebook con sistema operativo Windows (credit: HP)

Microsoft e l’attesa per Windows 10X

A fronte del rapido successo di ChromeOS, la stessa Microsoft ha recepito il messaggio, rivedendo in corsa le strategie annunciate per la nuova versione del proprio sistema operativo: Windows 10X, inizialmente previsto per i pc pieghevoli a doppio display, tra cui l’annunciato Surface Neo. A dispetto delle previsioni iniziali, Windows 10X supporterà anche i notebook a display singolo, ricordando in molti dettagli della sua interfaccia, proprio quella di ChromeOS.

In attesa di provarlo direttamente, Windows 10X si annuncia come quella versione lite del sistema operativo Microsoft che potrebbe soddisfare proprio coloro che da tempo desideravano una versione meno completa ma più leggera, capace di performare al meglio anche su workstation e notebook appartenenti alle generazioni precedenti.

La semplicità dell’interfaccia di Windows 10X, a cominciare dalle icone centrali sulla barra applicazioni, ricorda molto più ChromeOS rispetto al suo fratello maggiore (credit: Tom’s Hardware)

Il rinnovato entusiasmo del mercato PC è stato palpabile anche al recente CES 2021, la principale vetrina per l’informatica e l’innovazione tecnologica, proposta per la prima volta in versione virtuale. Moltissimi i nuovi modelli di workstation, notebook e tablet presentati da tutti i produttori, con vette di particolare originalità per quanto riguarda il Lenovo Lavie Mini.

Ad un anno di distanza esatto dalla presentazione del Dell Alienware Concept UFO, Lenovo ha esplorato il minipc da gaming con una rivisitazione nemmeno troppo velata della console Nintendo Switch.

Lenovo LaVie Mini

sulla base delle prime indiscrezioni emerse al CES 2021, il Lenovo LaVie Mini dovrebbe essere dotato di setup convertibile e diversi accessori opzionali, con un display NEC da 8 pollici con risoluzione 1200p, processore Intel Tiger Lake Core i7 e GPU Iris Xe Graphics integrata. Si tratta di una configurazione capace di riprodurre buona parte dei giochi per PC con settaggi medio-bassi in assoluta mobilità (credit: Lenovo)

 

Se il buon giorno si vede dal mattino, il 2021 è destinato a migliorare ulteriormente le vendite dei PC rispetto ad un 2020 da record, soprattutto se consideriamo che componenti come le già citate RTX serie 30, piuttosto che le CPU AMD Ryzen serie 5000 dovrebbero iniziare a migliorare la propria disponibilità, soddisfando quella richiesta ad oggi inevasa.

In particolare, i nuovissimi processori di AMD promettono di dare filo da torcere in termini di performance su tutta la linea al suo principale competitor: Intel Tiger Lake, creando un ulteriore livello di offerta per quanto riguarda il comparto notebook.

Notebook ultraleggeri

Nella fascia alta dei notebook ultraleggeri, AMD ha esordito al CES 2021 con la serie Ryzen 5000U, con un top di gamma caratterizzato dal Ryzen 7 5800U, dotato di 8 core Zen 3 a soli 15W di TDP, capaci di garantire fino a 17 di utilizzo misto, coprendo agevolmente fino a due giornate lavorative senza necessità di ricarica. Sul fronte notebook ad alte prestazioni, AMD ha invece presentato la serie Ryzen mobile 5000HX, con core Zen 3 dotati di Hyperthread, 20MB di cache L2+L3 a 45 TDP, con un modello di punta, il Ryzen 9 5980HX che garantisce persino la possibilità di overclock.

Sul fronte workstation AMD ha annunciato i nuovi top di gamma Ryzen 9 5900 e Ryzen 7 5800, oltre ai potentissimi Ryzen ThreadRipper Pro serie 3000. In ambito server il CES ha visto quale assoluta protagonista la nuova CPU EPYC “Milan”, che conferma le ambizioni di AMD sull’intero fronte computazionale ad alte prestazioni.

Durante la presentazione al CES 2021, AMD ha puntato senza mezzi termini a mettere in evidenza la propria superiorità nei benchmark rispetto ai processori Intel di pari fascia. I notebook con AMD Ryzen 5000 dovrebbero trovare una buona disponibilità sul mercato nell’arco del 2021 (credit: Tom’s Hardware)

Apple e lo scacco matto sui processori

Tra le novità annunciate nel 2020, in previsione di avere un effetto dirompente sul mercato nel 2021 c’è il deciso cambio di rotta da parte di Apple per quanto concerne l’architettura hardware dei suoi modelli consumer.

Il nuovo SoC Apple M1 internalizza una dotazione hardware di recente affidata alle forniture di Intel e AMD, rendendo l’azienda californiana del tutto indipendente nella gestione delle proprie roadmap.

Le eccellenti prestazioni dimostrate in termini di performance e consumi dai primi modelli Macbook Pro, Macbook Air e Macbook Mini basati su M1 lasciano intuire l’ennesimo successo commerciale da parte di Apple, che sta oltretutto rinforzando la convergenza tra il proprio ecosistema mobile, basato su iOS e il nuovissimo MacOS Big Sur, che consente di installare diverse app iPhone e iPad anche sui tre modelli Mac dedicati al mercato di massa.

Per comprendere appieno la portata e le potenzialità dei Mac M1 sarà necessario attendere che vengano sviluppate le nuove versioni dei principali software per MacOS, ottimizzate per la nuova architettura. Con M1 Apple segna soprattutto l’inizio di una nuova era, che consentirà una vera alternativa senza colli di bottiglia alle applicazioni x86 che hanno finora monopolizzato il mercato dei personal computer. Se i nuovi Macbook, a livello di form factor e design, non paiono così differenti dal passato, sotto la scocca nascondono una vera e propria rivoluzione, in grado di spostare gli equilibri, creando per utenti e sviluppatori qualcosa di davvero inedito rispetto al passato: uno scenario inedito su cui costruire un futuro per i software differente rispetto a quello cui ci eravamo abituati. In attesa delle nuove applicazioni, la totale retrocompatibilità sarà garantita da Rosetta 2, che di fatto traduce le istruzioni x86 del codice del software in un formato comprensibile dai nuovi processori M1.

DIDA – Il nuovo Apple M1 promette una nuova generazione di Mac decisamente più performante rispetto alla precedente, soprattutto per quanto riguarda le applicazioni multimediali, un particolare che dovrebbe consolidare le ambizioni di Apple nella produzione immagini e video 2D (credit: Apple)

Più che un processore, il nuovo Apple M1 si presenta come un vero e proprio System on a chip (SOC), ricordando nella logica più l’architettura di uno smartphone rispetto ai tradizionali processori per personal computer. Il nuovo processo produttivo a 5 nanometri ha consentito di miniaturizzare una quantità di componenti davvero notevole, tra cui spiccano una CPU e una GPU, entrambe dotate di 8 core. Di assoluto rilievo è anche il sistema di gestione della memoria unificata (UMA), condivisa sia dalla CPU che dalla GPU, bypassando le limitazioni dovute al buffering, in quanto i moduli DRAM sono integrati direttamente sul SoC M1, con vantaggi strutturali nei tempi di accesso e nelle velocità di trasferimento dei dati.

A livello di feature, come amano definirle in Apple, non passa inosservata la presenza di un’unità di calcolo neurale a 16 core concepita per supportare nello specifico le operazioni di machine learning. Per fare un esempio pratico, quando un software di editing immagini come Adobe Photoshop effettua operazioni basate sulle AI, queste verranno elaborate in maniera più veloce grazie proprio grazie al lavoro svolto dal Neural Engine. Un particolare che consentirebbe ai Mac basati su M1 di essere fino a 7 volte più veloci rispetto a quelli che li hanno preceduti per quanto riguarda l’elaborazione delle immagini.

Nel momento in cui scriviamo non abbiamo ancora avuto modo di testare direttamente i prodotti citati, ma il fatto che la CPU M1 in dotazione al Macbook Air sia dissipata in maniera passiva lascia facilmente intuire due fattori.

Da un lato, la consueta ottimizzazione nella qualità costruttiva, che parte dalla proverbiale scocca unibody in alluminio e procede all’interno con un layout dei componenti ingegnerizzato alla perfezione.

D’altro canto, la logica con cui sono progettati gli 8 core della CPU, 4 Firestorm 3.2 GHz dedicati alle alte prestazioni e 4 Icestorm 2.06 GHz consentirebbe di parallelizzare il lavoro computazionale ottimizzando temperature e consumi senza pagare in alcun modo dazio nei benchmark.

Anche da questo punto di vista, Apple M1 prende spunto dai core dei SoC degli smartphone e potrebbe aver impartito una vera lezione a Intel e AMD dal punto di vista del rapporto consumi/prestazioni, grazie ad un approccio differente rispetto alla continua sfida per aumentare il numero di core presenti all’interno del processore, portato a sua volta a frequenze di esercizio sempre maggiori.

In attesa delle prime applicazioni native per M1, godiamoci un 2021 mai così ricco di novità per tutte le esigenze legate al mercato dei PC.

Tanta innovazione e varietà tecnologica ci consente di sciogliere il dubbio espresso in avvio del presente articolo: ridurre il successo di vendite dei PC all’emergenza della pandemia non è sostanzialmente scorretto, ma appare sicuramente ingeneroso nei confronti degli sforzi che tutti i principali produttori stanno svolgendo per innovare radicalmente un’offerta che per troppi anni ha peccato di originalità e subito in maniera sin eccessiva la prepotente ascesa del mercato smartphone.

 

 

 

Il PC è morto, viva il PC: la grande rivincita di workstation, notebook e tablet ultima modifica: 2021-01-21T09:24:46+00:00 da Francesco La Trofa

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