Tendenze audio-video professionale 2026: come cambiano gli spazi e perché conviene prepararsi adesso. Una guida pratica nata in collaborazione con Mir 2026 e in particolare con AV Connect, il salone italiano dedicato all’audio-video professionale e alla System Integration che, appunto, nasce nel cuore di Mir 2026.

Una piccola ma preziosa guida per orientarsi davanti ad uno dei motori decisivi per la trasformazione digitale (e dunque per la competitività) di migliaia di aziende italiane e non solo.

Il 2026 si sta delineando come un anno chiave per il mondo audio-video professionale. Il settore non è più fatto solo di schermi, proiettori e impianti audio, ma di ecosistemi integrati che mettono insieme AV, rete, cloud e soprattutto intelligenza artificiale.

Secondo le analisi più recenti, il mercato pro AV globale vale oggi tra i 290 e i 330 miliardi di dollari e continua a crescere: alcune ricerche lo stimano a circa 310 miliardi nel 2026, con una traiettoria che potrebbe portarlo oltre i 500 miliardi entro il 2034.

 Anche se la crescita è più moderata rispetto al boom post-pandemia, il comparto resta sopra la media del PIL globale, segno che le tecnologie audio-video sono sempre più centrali nelle strategie di trasformazione digitale di aziende, scuole, musei e spazi pubblici.

In questo scenario, capire le tendenze AV 2026 non è un esercizio teorico: significa decidere dove investire, come aggiornare gli spazi e quali competenze sviluppare per non trovarsi, nel giro di pochi anni, con infrastrutture già vecchie. Vediamo cosa sta succedendo nei diversi segmenti e come l’AI sta diventando il filo rosso che collega tutto.

Di seguito una piccola guida pratica e, soprattutto, l’indicazione di un caso di eccellenza come Mir 2026. Il caso di un evento che, oggi, è di fatto la migliore delle bussole per orinetarsi al meglio.

AV Connect: nasce a MIR 2026 il Salone italiano dedicato all’audio-video professionale e alla system integration

Corporate 2026: hybrid meeting intelligenti, BYOM e AI come “regia invisibile”

Nel mondo corporate, la parola d’ordine resta collaborazione ibrida. Gli uffici non sono più il luogo dove “si fanno le call”, ma nodi di una rete distribuita in cui persone presenti e remote devono percepire la stessa qualità di esperienza.

Le analisi sul mercato della collaboration indicano una crescita a doppia cifra dei sistemi per videoconferenza nel 2026, con stime di incremento tra il 10 e il 15% trainate proprio dai meeting ibridi. Qui entra in gioco la combinazione tra:

– sale BYOM (Bring Your Own Meeting) e BYOD (Bring Your Own Device), dove ognuno può portare il proprio device e agganciarsi in pochi secondi al sistema AV della stanza;
– hardware integrato (videobar, sistemi all-in-one, room kit) pensato per essere “agnostico” rispetto alle piattaforme, ma al tempo stesso certificato per i principali ambienti UC;
– infrastrutture AV-over-IP che permettono di distribuire segnali audio e video sulla rete aziendale, invece che su cablaggi dedicati.

L’intelligenza artificiale inizia a fare davvero la differenza in quattro aree:

nei meeting, con inquadrature automatiche dei partecipanti, noise cancelling avanzato, ottimizzazione in tempo reale della voce e del video, traduzione e sottotitolazione live;

nella gestione delle sale, con sistemi che riconoscono l’occupazione degli spazi, regolano luci e temperatura, e abilitano scenari preimpostati a seconda del tipo di riunione;

nell’analisi dei dati, con dashboard che misurano utilizzo, problemi ricorrenti, qualità delle connessioni e aiutano facility manager e ICT a ottimizzare investimenti e layout;

nella sicurezza, con controlli di accesso video-based e integrazione tra telecamere, sensori e sistemi AV.

Per molte aziende la vera sfida del 2026 non sarà “avere una sala riunioni” ma rendere scalabile e gestibile un parco sale sempre più eterogeneo, mantenendo un’esperienza d’uso semplice per l’utente finale.

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Musei e retail: esperienze immersive, personalizzazione e contenuti guidati dall’AI

Nel museale e nel retail le tecnologie AV sono sempre meno “sfondo” e sempre più parte integrante del percorso narrativo o d’acquisto.

Il mercato del digital signage continua a crescere: si parla di un valore globale intorno ai 24 miliardi di dollari nel 2025, con una prospettiva di quasi 40 miliardi entro il 2033, grazie a display più performanti, player cloud e integrazioni con dati in tempo reale. Allo stesso tempo, le tendenze per il 2026 indicano una forte spinta verso contenuti dinamici, interattivi e sempre più personalizzati.

Nei musei vediamo crescere:

la diffusione di esperienze immersive basate su videoproiezioni panoramiche, audio spazializzato e scenografie luminose che trasformano le sale in ambienti narrativi;

l’uso di AR e VR per arricchire la visita fisica con layer di contenuto digitale, percorsi “invisibili” e ricostruzioni storiche;

l’analisi dei flussi di pubblico tramite computer vision e sensori, utile sia per la gestione degli spazi sia per capire quali contenuti funzionano di più.

Nel retail, l’AI entra nella regia dei contenuti:

consigliando cosa mostrare su schermi e totem in base all’orario, al meteo, al tipo di clientela presente;

integrando il digital signage con campagne online, social wall e sistemi di cassa;

abilitando interazioni tramite sensori, QR code, mobile e persino riconoscimento di pattern comportamentali (ad esempio dwell time davanti a una vetrina).

L’obiettivo comune a musei e retail è trasformare la visita in un percorso personalizzato, dove il contenuto si adatta al visitatore e non il contrario.

Education: didattica ibrida, aule smart e AI come tutor silenzioso

Il settore education sta vivendo un’evoluzione forse meno rumorosa rispetto al corporate, ma altrettanto profonda.

Le scuole e le università continuano a investire in aule ibride, dove la combinazione di sistemi di ripresa, microfoni di ambiente, display interattivi e piattaforme di videoconferenza permette di erogare lezioni in presenza e da remoto con la stessa qualità. L’adozione di tecnologie AV per la didattica è ormai un trend globale consolidato, con la richiesta di soluzioni “plug-and-play” che riducano all’osso la complessità per docenti e personale tecnico.

In parallelo, l’AI entra in aula in forme diverse:

supporto alla trascrizione e sottotitolazione automatica delle lezioni, con benefici evidenti per l’accessibilità;

strumenti di analytics che aiutano a capire quali contenuti vengono seguiti di più, quando cala l’attenzione, quali risorse digitali vengono consultate;

assistenti virtuali che integrano LMS e piattaforme di videoconferenza, proponendo materiali di approfondimento, quiz e percorsi personalizzati.

La parola chiave per il 2026 è flessibilità degli spazi: le aule non sono più ambienti rigidi ma scenari riconfigurabili, con arredi modulari, tecnologie wireless e sistemi AV che si adattino a lezioni frontali, lavori di gruppo, esami, eventi ibridi, con un solo set di strumenti.

Tecnologia trasversale: AV-over-IP, IoT, gestione centralizzata e sostenibilità

Al di là dei singoli vertical, la vera rivoluzione AV 2026 si gioca sulla piattaforma tecnologica.

Le analisi di mercato mostrano che l’adozione di AV-over-IP è tra i driver principali del prossimo ciclo di investimento: spostare audio e video sulle reti dati permette di superare i vincoli dei cablaggi tradizionali, semplificare l’integrazione tra sedi, sfruttare switch e infrastrutture standard, oltre a preparare il terreno a soluzioni cloud e edge sempre più spinte.

Questo si intreccia con l’integrazione dell’AV nel mondo IoT e building automation, dove luci LED avanzate, sistemi di controllo climatici, sensori di presenza e sicurezza dialogano con display, diffusione sonora e regie centralizzate. L’AI, in questo contesto, diventa il motore che:

ottimizza i consumi energetici, regolando luminosità, accensione schermi e climatizzazione in base all’occupazione reale degli spazi;

anticipa guasti e anomalie con logiche di manutenzione predittiva, analizzando log, temperature, errori e performance dei dispositivi AV;

automatizza mix audio, gestione dei livelli, switching delle sorgenti e routing dei segnali in funzione di scenari preconfigurati.

Il tema della sostenibilità non è più un optional di marketing: LED a maggiore efficienza, alimentatori ottimizzati, dispositivi a basso consumo in standby e architetture che puntano al riuso e all’aggiornabilità dei componenti sono ormai parte integrante delle specifiche di gara in molti progetti corporate, retail e istituzionali.

Perché MIR 2026 sarà lo specchio di queste tendenze

In questo contesto in rapido movimento, eventi come AV Connect powered by Mir, in programma alla Fiera di Rimini dal 12 al 14 aprile 2026, diventano osservatori privilegiati e imperdibili momenti di incontro, confronto, orientamento… business.

MIR è riconosciuto come il principale appuntamento italiano dedicato alle tecnologie audio, video, luci e controllo per i settori corporate, education, museale, retail, broadcast ed eventi live, con un format costruito proprio sul testing live, le demo immersive e l’incontro tra chi progetta, integra e utilizza le soluzioni AV.

La nona edizione si inserisce in una fase che gli stessi organizzatori descrivono come “forte evoluzione per le tecnologie integrate e la progettazione multimediale”, con particolare attenzione ai temi dell’integrazione di sistemi, della convergenza AV-IT e dell’esperienza utente. È ragionevole aspettarsi che a Rimini si vedranno all’opera:

soluzioni per sale ibride che sfruttano AI per migliorare inquadratura, audio e gestione degli spazi;

nuovi concept di digital signage e installazioni immersive per musei e retail, con contenuti dinamici orchestrati da motori di intelligenza artificiale;

ambienti education dimostrativi, dedicati alla didattica ibrida, con integrazioni tra hardware AV, piattaforme di e-learning e strumenti di analytics;

infrastrutture AV-over-IP, sistemi di controllo centralizzati, regie integrate, tutti testabili in condizioni più vicine possibile a scenari reali.

La forza di MIR, in un anno come il 2026, è proprio questa: permettere di validare sul campo le promesse dei vendor, confrontare tecnologie concorrenti e farsi un’idea concreta di come le tendenze di mercato si traducano in prodotti, soluzioni e casi d’uso reali.

Come aziende e istituzioni possono prepararsi al 2026

Per non subire il cambiamento, ma guidarlo, serve una preparazione strutturata. Di seguito alcuni consigli pratici frutto del confronto e dell’integrazioni di voci e ricerche dei più autorevoli analisti di mercato.

Il primo passo è un audit tecnologico serio: mappare le dotazioni esistenti, capire quali sistemi sono obsoleti o non più supportati, rilevare i punti critici (audio poco intelligibile, schermi sottoutilizzati, assenza di strumenti per l’ibrido, mancanza di monitoraggio centralizzato). Su questa base ha senso costruire una roadmap pluriennale, in cui gli investimenti in AV vengano distribuiti per priorità, privilegiando standard aperti, interoperabilità e scalabilità.

In parallelo è necessario definire con chiarezza un budget che non copra solo l’hardware, ma anche:

Servizi di progettazione e integrazione;

Formazione interna per ICT, docenti, staff museale o retail;

Contratti di assistenza e aggiornamento software, sempre più centrali in un mondo AV guidato dal firmware e dal cloud.

Un altro elemento chiave per il 2026 è la sperimentazione controllata: progetti pilota in una sala, una sede, un’area museale o un punto vendita consentono di testare tecnologie immersive, AI analytics, nuovi format di collaborazione o di narrazione, senza impegnare da subito l’intero patrimonio immobiliare o didattico.

Eventi come MIR possono diventare momenti strategici all’interno di questo percorso: visitare la fiera con obiettivi chiari, una lista di esigenze e una serie di domande tecniche permette di raccogliere informazioni, confrontare soluzioni e tornare in azienda con idee più concrete sulla roadmap da seguire.

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Innovare e “usare” MIR 2026 come bussola

Il messaggio di fondo delle tendenze audio-video professionali 2026 è chiaro: l’AV non è più un “pezzo” del progetto, ma una componente strategica dell’esperienza di lavoro, di studio, di visita, di acquisto. I numeri del mercato raccontano un settore in crescita, trainato da digital signage, collaborazione ibrida, integrazione AV-over-IP e soluzioni immersive, mentre l’intelligenza artificiale si candida a diventare il vero orchestratore nascosto di sistemi sempre più complessi.

Per aziende, istituzioni educative, musei e brand retail la scelta è semplice: o si continua a fare piccoli interventi tattici, rischiando di accumulare tecnologie incoerenti, o si imbocca la strada di una strategia AV integrata, con obiettivi chiari, investimenti progressivi e una forte attenzione alla user experience.

In questo quadro, mantenere uno sguardo super partes sui trend di mercato è fondamentale, ma altrettanto importante è avere luoghi fisici dove verificare, toccare e mettere in discussione ciò che le ricerche raccontano. È qui che AV Connect powered by MIR Rimini 2026 si propone come piazza fondamentale: un ecosistema in cui i grandi trend del 2026 – ibrido, immersivo, IP-based, AI-driven – diventano soluzioni concrete, installazioni funzionanti, casi reali da cui trarre spunti e risposte.

Se l’obiettivo è guidare, governare e “usare” correttamente l’innovazione AV in azienda o nella propria istituzione, inserire AV Connect nella propria agenda di lavoro non è solo una buona idea: è uno dei modi più efficaci per fare in pochi giorni il pieno di informazioni, contatti e visioni sul futuro del settore… e della propria azienda.

Tendenze audio-video professionale 2026: come cambiano gli spazi e perché conviene prepararsi adesso ultima modifica: 2026-01-30T15:46:32+01:00 da Marco Lorusso

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