Crisi Memorie: la pressione sui prezzi è destinata a durare. Le “alternative” di Nvidia e l’allarme delle imprese. Un nuovo capitolo fondamentale della nostra inchiesta esclusiva sulla crisi Ram e nel cuore di uno dei trend che, insieme alla sovranità digitale, sta dettando i tempi del mercato ICT in questa fase.
L’allocazione prioritaria della capacità produttiva verso le infrastrutture AI sta comprimendo l’offerta di chip di memoria per il resto del mercato IT. I prezzi crescono, le alternative industriali sono limitate e il riequilibrio appare improbabile prima del 2027.
Tra le sale del World Economic Forum di Davos e gli stand tecnologici del CES di Las Vegas, nei primi giorni del 2026 si è consolidata una consapevolezza che il settore IT aveva fin qui cercato di minimizzare: la crisi dei chip di memoria non è un fenomeno ciclico destinato a rientrare nel giro di qualche trimestre. È una frattura strutturale del mercato globale dei semiconduttori, con ricadute profonde su tutta la filiera tecnologica.
Crisi Memorie a Davos: l’allarme dei CEO dell’industria
Il fatto che il tema, che abbiamo avuto modo di affrontare in modo approfondito già la scorsa settimana, sia approdato sul palco del WEF di Davos la dice lunga sulla sua effettiva portata.
Di fatto, nel corso degli incontri della scorsa settimana, i vertici dell’industria dei semiconduttori hanno fornito un quadro netto della situazione.
A partire da Sassine Ghazi, CEO di Synopsys – azienda che fornisce strumenti di progettazione ai principali produttori mondiali di chip – che aveva sostenuto, nel corso di una intervista a CNBC, che la carenza di memoria è destinata a proseguire almeno fino al 2027, con aumenti di prezzo a doppia cifra trimestre su trimestre.
Il problema è chiaro: l’intera capacità produttiva 2026 dei tre giganti mondiali della memoria – Samsung, SK Hynix e Micron, che insieme controllano circa il 90% del mercato – è già stata allocata agli hyperscaler e ai fornitori di infrastrutture AI. “Most of the memory from the top players is going directly to AI infrastructure, but many other products need memory, so those other markets are starved today because there is no capacity left for them” (“La memoria va direttamente alle infrastrutture AI, mentre gli altri mercati sono oggi affamati perché non c’è capacità rimasta per loro”,) ha sottolineato Ghazi.
Il problema ha radici chiare: l’intera capacità produttiva dei tre giganti mondiali della memoria – Samsung, SK Hynix e Micron, che insieme controllano circa il 90% del mercato – è già stata allocata. La priorità assoluta sono gli hyperscaler e i fornitori di infrastrutture AI, che stanno assorbendo ogni unità disponibile di memoria ad alta banda (High-Bandwidth Memory).
Anche Winston Cheng, CFO di Lenovo ha confermato che “vedremo i prezzi della memoria salire”, e anche se il fatto che l’azienda possa contare su una supply chain globale e “diversificata”, con 30 stabilimenti produttivi nel mondo, potrebbe contribuire a mitigare alcuni dei rischi legati alla carenza di memorie, non nasconde l’eventualità che questi costi finiscano per colpire i consumatori finali. Una prospettiva che spaventa soprattutto la fascia entry-level del mercato, dove “gli aumenti colpiranno per primi”.
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Un “super ciclo” senza precedenti
I prezzi delle memorie hanno storicamente seguito cicli di scarsità o sovrabbondanza, ma diversi analisti hanno definito il trend attuale come un “super ciclo” – una fase che Ghazi ha descritto come “un momento d’oro per le aziende del settore”.
Che tuttavia rischia di non essere altrettanto felice – a cascata – per tutti gli altri attori della filiera IT.
La causa scatenante, lo abbiamo più volte sottolineato, è l’investimento senza precedenti in infrastrutture per data center AI: decine di miliardi di dollari continuano a essere spesi in questo settore, spingendo la domanda di chip di memoria a livelli mai visti. In particolare, la richiesta di memoria ad alta banda (High-Bandwidth Memory) necessaria per i server AI ha raggiunto picchi che nessuno aveva previsto.
Il risultato è un aumento dei prezzi senza precedenti, se pure in modo differenziato nei diversi segmenti del mercato IT.
Per altro, già alla fine dello scorso anno, le aziende produttrici di dispositivi consumer, come Xiaomi, avevano annunciato di aspettarsi aumenti di prezzo per gli smartphone nel corso di questo 2026. Ma, secondo Ghazi, questi rincari sono già in corso.
Crisi memorie al CES 2026: la risposta di Jensen Huang

È chiaro che il tema, oggi, è valutare possibili contromisure.
Interessante, a questo proposito, uno scambio di opinioni avvenuto poche settimane fa, nel corso del Consumer Electronics Show di Las Vegas.
Nel corso di un incontro stampa, Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha espresso la possibilità di riattivare la produzione di GPU di vecchia generazione su nodi di processo più vecchi, dove c’è maggiore capacità produttiva disponibile, per alleviare la pressione sul mercato consumer.
Sul punto Huang è stato chiaro. Non solo è possibile, ha dichiarato il CEO, “ma potremmo anche portare le tecnologie AI di ultima generazione alle GPU di generazione precedente, anche se richiederebbe un bel po’ di lavoro ingegneristico, ma è nel campo delle possibilità. Potrebbe essere un’opzione”.
L’ipotesi sul tavolo – naturalmente non confermata ufficialmente – riguarda una possibile resurrezione di architetture precedenti, come la serie RTX 3060 basata su Ampere. Circolano voci non confermate su un possibile ritorno di questa GPU nel 2026. Il vantaggio sarebbe duplice: queste GPU potrebbero essere prodotte su nodi di processo più vecchi, dove c’è maggiore capacità disponibile, e richiederebbero quantità inferiori di DRAM.
Il compromesso, naturalmente, riguarderebbe le prestazioni. GPU più vecchie significano capacità inferiori, soprattutto in termini di memoria video (VRAM). Huang ha però suggerito che Nvidia potrebbe integrare le più recenti funzionalità AI basate su intelligenza artificiale nelle GPU di vecchia generazione per compensare almeno in parte questo gap prestazionale – anche se ha ammesso che questo richiederebbe “una discreta quantità di lavoro ingegneristico”.
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Nvidia accelera: 2 miliardi in CoreWeave
Va detto, che non c’è solo il segmento consumer sotto il faro dell’attenzione di Nvidia. La società continua a investire massicciamente nel segmento AI. A fine gennaio l’azienda ha annunciato un investimento aggiuntivo di 2 miliardi di dollari nel cloud provider CoreWeave, con l’obiettivo dichiarato di sviluppare oltre 5 Gigawatt di capacità di data center entro il 2030 utilizzando tecnologia Nvidia.
Questi mega data center – che Huang chiama “AI factories” – hanno un carico di picco equivalente a quello di piccole città. CoreWeave sarà tra i primi a implementare i prossimi prodotti Nvidia, inclusi sistemi di storage e una nuova CPU.
Il paradosso: più investimenti, più pressione
Gli investimenti massicci come quello di Nvidia in CoreWeave rappresentano un paradosso: mentre da un lato dimostrano la fiducia nell’economia dell’AI, dall’altro aggravano la pressione sulla catena di approvvigionamento delle memorie. Ogni nuovo gigawatt di capacità data center si traduce in domanda aggiuntiva di chip di memoria ad alta banda, sottraendo ulteriore capacità produttiva al resto del mercato.
L’equilibrio tra offerta e domanda nel settore delle memorie è destinato a rimanere fortemente sbilanciato. Anche considerando che Samsung, SK Hynix e Micron stanno pianificando espansioni della capacità manifatturiera, i tempi tecnici necessari e gli investimenti richiesti rendono improbabile un rientro della crisi prima del 2027.
Outlook: convivere con la scarsità
Siamo dunque in presenza di un dato inconfutabile: la crisi dei chip di memoria rappresenta una discontinuità strutturale, non un episodio transitorio. L’esplosione della domanda legata all’intelligenza artificiale ha creato un disallineamento permanente tra offerta e domanda, destinato a protrarsi almeno fino al 2027.
Le soluzioni sul tavolo sono tutte parziali. La possibile riattivazione di vecchie architetture GPU, come ipotizzato da Nvidia, può offrire un sollievo temporaneo al mercato consumer gaming, ma non risolve il problema fondamentale della capacità produttiva limitata. Gli investimenti massici in nuovi data center accelerano paradossalmente il problema anziché risolverlo, alimentando ulteriormente una domanda già insostenibile.
L’industria tecnologica si trova di fronte alla necessità di ripensare profondamente i propri modelli operativi e soprattutto l’intera filiera dovrà imparare a operare in un regime di scarsità permanente.
Le memorie sono diventata improvvisamente la risorsa strategica più preziosa e contesa del mercato tecnologico globale.








