Data Resilience: perché backup e cybersecurity non bastano più nell’era dell’AI. Una guida pratica e un evento speciale in arrivo il 17 giugno a Milano.
L’Intelligenza Artificiale sta cambiando il modo in cui lavoriamo, analizziamo dati e prendiamo decisioni, lo vediamo, lo sentiamo e lo abbiamo ampiamente capito.
Nelle aziende, però, mentre l’attenzione è spesso concentrata sulle opportunità offerte dall’AI, cresce una domanda che fa un salto di qualità a tutti i livelli: cosa succede quando i dati vengono compromessi, bloccati da un ransomware o semplicemente diventano indisponibili?
La risposta non riguarda più soltanto il backup ed un tema su cui vale la pena ragionare, con una certa urgenza.
Negli ultimi anni il concetto di sicurezza informatica ha subito una profonda evoluzione. Se fino a poco tempo fa era sufficiente disporre di copie di sicurezza e procedure di disaster recovery, oggi le organizzazioni devono garantire continuità operativa, disponibilità dei dati e capacità di ripristino rapido in un contesto caratterizzato da minacce sempre più sofisticate.
È qui che entra in gioco la Data Resilience, che di fatto è già diventato uno dei temi centrali dell’innovazione digitale e del dibattito collegato… nel 2026.
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Un Paese sempre più nel mirino dei cybercriminali
Intanto i numeri e una realtà su cui fare “spallucce” diventa sempre più complicato.
Secondo il Rapporto Clusit 2025, nel corso del 2025 gli attacchi informatici gravi a livello globale sono aumentati del 27%, mentre in Italia la crescita è stata del 15,2%. Il nostro Paese continua a rappresentare circa il 10% degli incidenti cyber rilevati nel mondo, una percentuale particolarmente elevata se rapportata al peso economico nazionale nello scenario internazionale.
Le organizzazioni italiane si trovano oggi a fronteggiare un panorama in cui ransomware, furto di credenziali, attacchi alle supply chain e campagne di phishing alimentate dall’Intelligenza Artificiale stanno aumentando sia in frequenza sia in sofisticazione. Gli esperti osservano inoltre una crescita costante della gravità degli incidenti, con conseguenze economiche e reputazionali sempre più rilevanti.
Il punto non è più chiedersi se un attacco arriverà, ma quanto rapidamente un’organizzazione sarà in grado di riprendersi e, soprattutto… con quale livello qualitativo di dati a disposizione. Non è un dettaglio, anzi.
Data resilience. L’AI cambia le regole del gioco
L’Intelligenza Artificiale sta contribuendo a rendere più efficaci molte attività di difesa, ma allo stesso tempo offre ai criminali informatici strumenti sempre più potenti per automatizzare attacchi, generare contenuti ingannevoli e individuare vulnerabilità.
Secondo l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, il panorama della sicurezza è oggi fortemente influenzato dall’uso dell’AI, che sta accelerando sia le capacità difensive sia quelle offensive. Le aziende devono quindi adottare nuovi modelli strategici per proteggere dati e infrastrutture critiche. In questo scenario, la disponibilità del dato assume un valore strategico. Se un sistema di Intelligenza Artificiale viene alimentato da dati compromessi, incompleti o non accessibili, anche la qualità delle decisioni che ne derivano risulta inevitabilmente compromessa.
Per questo motivo il tema non è soltanto proteggere i dati, ma garantirne l’integrità, l’affidabilità e la recuperabilità.
Dalla sicurezza alla resilienza
Negli ultimi anni è emerso un concetto destinato a diventare centrale nelle strategie IT: la cyber resilience.
Parlare di resilienza significa superare la logica tradizionale della protezione per abbracciare un approccio più ampio. Nessuna organizzazione può considerarsi completamente immune dagli attacchi. La vera differenza è la capacità di continuare a operare e ripristinare rapidamente sistemi e informazioni essenziali.
Non è un caso che il mercato italiano della cybersecurity abbia raggiunto nel 2025 un valore di 2,78 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Inoltre, sette grandi aziende su dieci prevedono ulteriori incrementi degli investimenti nel corso del 2026.
La sicurezza informatica sta quindi diventando sempre più un tema di business continuity e governance aziendale, non soltanto una questione tecnica riservata ai reparti IT.
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Data resilience. Le PMI non possono più permettersi di aspettare
Se le grandi imprese stanno accelerando gli investimenti, il quadro delle piccole e medie imprese presenta ancora diverse criticità.
Il Cyber Index PMI evidenzia infatti come il livello medio di maturità cyber delle aziende italiane rimanga distante da una piena preparazione. Il punteggio medio si attesta a 55 su 100, segnale di una consapevolezza crescente ma ancora insufficiente rispetto alla velocità con cui evolvono le minacce. Molte organizzazioni continuano a considerare il backup come una misura sufficiente, senza affrontare temi quali la protezione delle identità digitali, il monitoraggio continuo, il recovery testing e la gestione delle infrastrutture cloud.
Eppure è proprio nelle PMI che un fermo operativo di poche ore può tradursi in perdite economiche significative.
Perché il backup non basta più
Per anni il backup è stato considerato la principale garanzia contro la perdita di dati.
Oggi non è più sufficiente.
Le aziende devono sapere se le copie sono realmente recuperabili, in quanto tempo sarà possibile ripristinare servizi e applicazioni, quali dati risultano prioritari e come garantire continuità operativa anche durante una crisi.
La Data Resilience nasce esattamente da questa esigenza: trasformare il dato da elemento vulnerabile a patrimonio protetto, disponibile e governabile.
In un contesto caratterizzato da cloud, ambienti ibridi, SaaS e Intelligenza Artificiale, la resilienza dei dati rappresenta uno dei principali fattori competitivi per qualsiasi organizzazione.
Il dibattito si sposta sul futuro della resilienza digitale
Non sorprende quindi che uno dei temi più discussi tra CIO, CISO e responsabili IT sia proprio il rapporto tra AI, sicurezza e resilienza.
E non sorprende che questi temi, tutto compreso, saranno il cuore di uno degli aventi più attesi in questa fase dell’anno: il 17 giugno a Milano torna infatti il VeeamON Tour Italy, appuntamento che riunirà esperti, manager e professionisti del settore per confrontarsi sulle nuove sfide della protezione dei dati, della cyber resilience e dell’evoluzione delle infrastrutture digitali.
Per le aziende italiane il messaggio appare sempre più chiaro: nell’era dell’Intelligenza Artificiale non vince chi accumula più dati, ma chi è in grado di proteggerli, renderli affidabili e recuperarli rapidamente quando serve.
Un messaggio, una esigenza chiara a cui Veeam punta a rispondere nella maniera più diretta possibile grazie ad una giornata, una piazza di incontro di grande valore, qui tutti i dettagli per partecipare.









