Cloud europeo e hyperscaler: una nuova fase del mercato, una nuova fase di coopetition, come dicono gli esperti, in cui si inseriscono solo operatori con le spalle larghe e competenze solide. Astenersi perdi tempo insomma.

Il cloud europeo insomma non è più soltanto una questione tecnologica. È diventato un tema industriale, geopolitico e persino culturale. Da una parte ci sono gli hyperscaler globali, capaci di mettere sul tavolo potenza computazionale, innovazione e servizi AI con una velocità impossibile da replicare internamente. Dall’altra cresce, soprattutto in Europa, la domanda di controllo, governance, prossimità operativa e sovranità del dato.

È esattamente dentro questa tensione che si inserisce il ruolo di ReeVo, cloud provider e Managed Security Service Provider (MSSP) europeo r europeo nato in Italia e cresciuto negli ultimi anni attraverso una presenza sempre più strutturata in Francia, Spagna e Svizzera. 

Un ruolo che Monica Colangelo, AWS Hero e Head of Hyperscaler Operations della Business Unit Cloud Native di ReeVo, racconta con grande chiarezza nel corso dell’intervista esclusiva rilasciataci.

«Hyperscaler è il termine con cui chiamiamo i grandissimi operatori cloud globali, sostanzialmente AWS, Azure e Google Cloud Platform», spiega Colangelo. «Si chiamano hyperscaler proprio perché operano su una scala che è svariati ordini di grandezza superiore a quella di qualunque infrastruttura aziendale tradizionale».

Ed è qui che il tema diventa interessante. Perché oggi nessuna grande azienda europea può realisticamente ignorare gli hyperscaler. La loro capacità di innovazione è troppo elevata. Il mercato cloud italiano, secondo i dati più recenti dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, nel 2025 ha superato gli 8 miliardi di euro, crescendo del 20% rispetto all’anno precedente, trainato soprattutto da intelligenza artificiale e sovranità digitale. Parallelamente, il Rapporto Clusit continua a evidenziare una crescita costante della pressione cyber sulle imprese italiane ed europee, rendendo governance e controllo infrastrutturale sempre più centrali.

Il punto, però, non è scegliere tra hyperscaler o cloud europeo. Il punto è capire come far convivere le due dimensioni.

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ReeVo e il ruolo europeo nella governance degli hyperscaler

Ed è qui che ReeVo prova a portare un contributo di valore.

«Oggi le grandi aziende europee non vogliono e spesso non possono fare a meno degli hyperscaler», racconta Colangelo. «La capacità, l’innovazione, la velocità di rilascio di nuovi servizi sono tali che pensare di costruirsi internamente quello che AWS o Google mettono a disposizione spesso non ha un senso economico. Allo stesso tempo gestire bene quegli ambienti su scala, in modo coerente con le esigenze di un’azienda strutturata, è un mestiere specifico che richiede competenze specifiche».

Il punto centrale è proprio questo: gli hyperscaler forniscono piattaforme potenti, ma non governano il contesto operativo delle aziende europee. Non conoscono le complessità regolatorie locali, non presidiano il rapporto quotidiano con il cliente, non gestiscono il mosaico di processi, compliance, governance e responsabilità operative che caratterizza soprattutto i settori regolati.

Per questo ReeVo  articola un layer europeo di governo sopra gli hyperscaler.

«Il ruolo che vediamo dai clienti che si rivolgono a noi è quello di stare in mezzo tra la capacità globale degli hyperscaler e l’esigenza concreta delle aziende europee», spiega Colangelo. «Quello che noi portiamo è la combinazione di queste due cose: da una parte l’accesso pieno e strutturato alle piattaforme degli hyperscaler, dall’altra la presenza europea, la responsabilità operativa, la conoscenza dei contesti locali».

È una distinzione fondamentale, soprattutto nel momento storico che sta vivendo il mercato.

Sovranità digitale, compliance e controllo del dato

La sovranità digitale, infatti, viene spesso raccontata in maniera semplicistica, quasi ideologica. Ma il tema reale è molto più articolato. Non riguarda soltanto dove risiedono fisicamente i dati, ma soprattutto chi può accedervi, sotto quale giurisdizione, con quali responsabilità contrattuali e con quali livelli di controllo operativo.

«La sovranità del dato è il tema di chi può accedere ai tuoi dati e in base a quale giurisdizione», sottolinea Colangelo. «Per molti clienti enterprise europei questo dato è rilevante nelle scelte architetturali e contrattuali. Operare con un provider in giurisdizione europea si traduce in clausole specifiche, in livelli di assurance diversi».

Negli ultimi due anni, inoltre, normative come NIS2 e DORA hanno cambiato profondamente il modo in cui le imprese guardano al cloud. La governance infrastrutturale non è più un tema tecnico confinato nei dipartimenti IT. È diventata un requisito di continuità operativa, di resilienza e di compliance.

Multi-cloud, lock-in e strategia best of breed

E questo cambia anche il significato del multi-cloud.

Per anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sul lock-in, cioè sul rischio di dipendere troppo da un singolo fornitore. Ma secondo Colangelo il fenomeno è molto più pragmatico.

«La narrativa pubblica si concentra molto sul tema del lock-in ma secondo me è solo una parte della storia», racconta. «La ragione più frequente che vediamo nei nostri clienti enterprise è una cosa molto pratica che si chiama best of breed. Alcuni servizi sono semplicemente migliori su un cloud rispetto a un altro per certe esigenze specifiche».

Ed è esattamente quello che sta accadendo nelle grandi organizzazioni. Le aziende utilizzano servizi AI differenti, workload distribuiti, piattaforme SaaS diverse, ecosistemi tecnologici eterogenei. Chi usa Microsoft 365 tende naturalmente ad avvicinarsi ad Azure. Chi ha investito in Google Workspace trova naturale adottare servizi Google Cloud. Chi lavora su analytics avanzati può preferire BigQuery. Chi sviluppa infrastrutture cloud native spesso utilizza Kubernetes e container per mantenere portabilità.

Il risultato è che il multi-cloud cresce quasi spontaneamente.

Ma la complessità cresce ancora più rapidamente.

«Quando un cliente si trova ad avere workload distribuiti su più cloud, magari un hyperscaler accanto a un cloud privato, due hyperscaler con un cloud sovrano per i carichi che lo richiedono, la complessità non aumenta linearmente, aumenta in modo molto più che proporzionale», osserva Colangelo.

TowerGuard: la governance continua del cloud hyperscale

Ed è qui che entra in gioco uno degli elementi più interessanti dell’attuale offerta di ReeVo: TowerGuard.

TowerGuard è la piattaforma di governance-as-a-service sviluppata da ReeVo per i workload hyperscaler dei clienti enterprise. Non è semplicemente un layer di monitoraggio. È un modello operativo continuo pensato per mantenere controllo, sicurezza e governance in ambienti cloud sempre più distribuiti.

«La governance del cloud non può essere una fotografia che fai ogni sei mesi e poi metti nel cassetto fino al prossimo audit», spiega Colangelo. «Deve necessariamente essere continua. TowerGuard porta al cliente una visione unificata e continua dei suoi workload hyperscaler, su tutti i suoi account, in modo che chi ne è responsabile abbia sempre presente lo stato delle cose e non un’istantanea che per sua natura diventa vecchia nel momento in cui la scatti».

Il valore reale, secondo ReeVo, è proprio questo passaggio da una gestione reattiva a una gestione proattiva.

«Il cliente smette di essere reattivo, cioè di scoprire i problemi quando ormai sono problemi, e diventa proattivo, ovvero vede gli scostamenti rispetto agli standard nel momento in cui si verificano».

In pratica, il problema non è più soltanto avere il cloud. È riuscire a mantenere il controllo del cloud nel tempo.

Ed è una sfida enorme.

Perché gli ambienti hyperscaler cambiano continuamente. I servizi aumentano. Le configurazioni si moltiplicano. Le business unit aprono nuovi account. I workload crescono. Le policy evolvono. E la governance rischia di frammentarsi in maniera silenziosa.

«A un certo punto l’azienda si rende conto che ha il cloud ma non ha più il controllo sul cloud», sintetizza Colangelo.

AI e operation cloud: come cambia la gestione degli ambienti enterprise

Da qui nasce anche l’interesse crescente di ReeVo verso l’automazione intelligente delle operation.

«Stiamo sperimentando concretamente anche l’uso di agenti basati sull’intelligenza artificiale all’interno delle nostre operation», racconta Colangelo. «L’obiettivo è ridurre il tempo che passa tra il momento in cui il sistema rileva qualcosa di anomalo e il momento in cui il responsabile ha poi tutti gli elementi per decidere cosa fare».

È un passaggio importante perché mostra molto bene come stia cambiando il ruolo stesso dei provider europei. Non più semplici fornitori infrastrutturali, ma anche orchestratori di governance, compliance, operation e resilienza sopra ecosistemi hyperscale sempre più complessi.

Il vero senso del cloud europeo nell’era degli hyperscaler

Ed è probabilmente questo il vero senso strategico del cloud europeo oggi.

Non sostituire gli hyperscaler. Ma rendere sostenibile, governabile e conforme il loro utilizzo dentro il contesto normativo, operativo e industriale europeo.

In questo senso ReeVo rappresenta bene una nuova generazione di operatori europei: aziende che non si pongono in contrapposizione ideologica ai grandi cloud globali, ma che costruiscono valore nella capacità di integrarli, governarli e adattarli alle esigenze delle imprese europee.

«Gestire bene il cloud sugli hyperscaler è diventato un mestiere a sé stante», conclude Colangelo. «L’asticella si alza ogni anno. Le esigenze di sicurezza e governance crescono insieme alla maturità dei clienti. E costruire tutto internamente ha senso solo per pochissime organizzazioni».

Forse è proprio questa la fotografia più realistica del cloud europeo contemporaneo. Non un’alternativa agli hyperscaler. Ma il livello di controllo, responsabilità e governance che permette alle aziende europee di utilizzare davvero il cloud senza subirlo.

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Il senso di ReeVo, e del cloud europeo, per gli Hyperscaler ultima modifica: 2026-06-10T15:14:58+02:00 da Marco Lorusso

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