Nella terza puntata del podcast Digital Chaos No Panic, realizzato in collaborazione con SoftwareOne, Mirko Bottero sposta l’attenzione da un tema puramente tecnologico a una riflessione più ampia sul ruolo del cloud nella trasformazione aziendale. Ridurre tutto alla migrazione dell’infrastruttura significa perdere gran parte del valore che queste piattaforme possono offrire. Scalabilità, rapidità di innovazione, evoluzione dei processi e capacità di accompagnare il business diventano infatti gli elementi che distinguono una semplice migrazione da una vera trasformazione.

Il cloud non nasce per ridurre i costi

La crescente domanda di infrastrutture generata dall’intelligenza artificiale e la disponibilità sempre più limitata di server, memorie e componenti hardware stanno riportando il cloud al centro delle strategie aziendali. In molte organizzazioni, però, continua a prevalere l’idea che il principale beneficio sia il risparmio economico. Una lettura che rischia di ridurre il cloud a un semplice cambiamento infrastrutturale, trascurando gli elementi che incidono realmente sulla capacità di innovare e sostenere la crescita.

“Vedere il move al cloud come un semplice cambio di data center è probabilmente lo stesso errore che è stato fatto in passato”, osserva Mirko Bottero, Senior Solution Sales Director di SoftwareOne. “Il cloud offre velocità di adozione, innovazione, scalabilità e agilità. Il tema del costo rimane centrale, ma richiede preparazione e governance.”

La differenza principale riguarda proprio il modello economico. L’infrastruttura tradizionale si basa su costi prevalentemente fissi, mentre il cloud introduce una logica di consumo nella quale ogni risorsa attivata produce un impatto economico che deve essere monitorato costantemente.

Cambia il modello operativo

Il passaggio al cloud modifica anche il modo in cui le aziende progettano e gestiscono le proprie applicazioni.

Secondo Bottero il valore emerge quando le organizzazioni sfruttano le caratteristiche proprie delle piattaforme cloud per accelerare il rilascio di nuovi servizi, aggiornare applicazioni sviluppate anni prima e ridurre il tempo necessario per portare innovazione sul mercato.

“È importantissimo fare un cambio di mindset. La scelta non è semplicemente muoversi, ma identificare gli strumenti e il valore che una piattaforma può portare”.

La migrazione diventa quindi solo il punto di partenza. Il vero obiettivo consiste nel ripensare processi, modalità di sviluppo e organizzazione del lavoro, trasformando il cloud in un abilitatore dell’evoluzione del business.

Il multicloud richiede nuovi modelli di governo

La crescente diffusione dei servizi cloud rende sempre più frequente la presenza contemporanea di numerosi provider all’interno della stessa organizzazione.

Secondo Bottero questa situazione è ormai fisiologica e destinata ad aumentare, soprattutto con la diffusione dei servizi SaaS e delle piattaforme basate sull’intelligenza artificiale.

La pluralità di fornitori rappresenta un’opportunità, ma richiede strumenti di governo adeguati.

“Prima bisogna costruire un processo di Financial Operations ben strutturato e una governance che permetta di sapere sempre chi fa che cosa e come vengono utilizzate le piattaforme. A quel punto il multicloud diventa una grande opportunità.”

Il tema torna così a collegarsi a uno dei messaggi centrali dell’intera serie Digital Chaos No Panic: la complessità non dipende dal numero delle tecnologie adottate, ma dalla capacità di governarle in modo coordinato.

Digital Chaos No Panic #3: la sovranità del dato diventa una scelta di business

E inevitabilmente, quando sul tavolo c’è la governance, entrano in campo anche tutte le riflessioni sulla sovranità digitale.

Per Bottero il tema non può più essere affrontato soltanto come una questione normativa. GDPR, NIS2 e le diverse legislazioni internazionali impongono certamente nuovi obblighi, ma il punto centrale riguarda la capacità delle imprese di mantenere il controllo sui propri dati in un contesto geopolitico sempre più articolato. Enon basta sapere dove risiedano le informazioni, ma diventa fondamentale avere una chiara visione di chi possa accedervi, secondo quali regole e con quale livello di controllo.

Per questo motivo molte organizzazioni stanno iniziando a classificare dati e applicazioni in funzione del rischio e del valore strategico, adottando modelli differenti a seconda della criticità delle informazioni gestite.

Il cloud si misura con i risultati di business

Un altro equivoco che Bottero prova a superare riguarda il modo in cui viene valutato il successo di un progetto cloud.

Indicatori come disponibilità dell’infrastruttura o prestazioni tecniche continuano ad avere un ruolo importante, ma non sono più sufficienti per misurare il valore generato.

“Il cloud crea valore quando diventa un abilitatore del business, mi consente di accedere a nuovi mercati, crescere più rapidamente e portare le applicazioni agli utenti prima degli altri.”

La metrica più significativa diventa quindi la capacità dell’infrastruttura di sostenere gli obiettivi dell’azienda, accelerando innovazione, sviluppo e competitività.

Digital Chaos No Panic #3: il CIO diventa il motore della trasformazione

In questo scenario cambia anche il ruolo del responsabile IT.

Per Bottero il CIO dispone oggi di una visione trasversale delle tecnologie disponibili e può trasformarsi in una figura strategica capace di mettere in relazione le esigenze del business con gli strumenti più adatti per soddisfarle. E, naturalmente, non si parla solo di saper scegliere tra le piattaforme.

“La scelta che inciderà maggiormente nei prossimi mesi sarà la capacità del CIO di convincere gli altri responsabili aziendali del valore della trasformazione, diventando il motore del cambiamento dell’organizzazione.”

Recupera le puntate precedenti!

Digital Chaos No Panic – Prima puntata
Digital Chaos No Panic – Seconda puntata

Digital Chaos No Panic #3: quando il cloud accelera il business ultima modifica: 2026-07-09T10:13:31+02:00 da Miti Della Mura

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