CES 2026: meno colpi di scena, più segnali di maturità per l’intelligenza artificiale
L’edizione 2026 del CES di Las Vegas non punta sull’effetto sorpresa, ma racconta un’industria che sta metabolizzando l’AI dopo la fase dell’hype. Tra infrastrutture, robotica e hardware, l’intelligenza artificiale emerge come componente strutturale più che come novità da esibire. Accanto ai segnali forti, una costellazione di gadget e sperimentazioni mostra come l’AI stia diventando parte del paesaggio tecnologico quotidiano
Sarà che la situazione geopolitica mondiale e le cronache internazionali hanno comprensibilmente preso la scena in questi primi giorni dell’anno, ma il risultato è che l’edizione 2026 del CES di Las Vegas sia partita un po’ in sordina.
O, per meglio dire, la sensazione dominante non è quella della sorpresa, ma della sedimentazione. Finora, per quello che ci riportano le cronache statunitensi, non si visto nessun colpo di scena, piuttosto un insieme di segnali che indicano come l’industria stia metabolizzando l’intelligenza artificiale dopo la fase dell’entusiasmo iniziale.
L’AI non è più una promessa da dimostrare né una parola chiave da esibire: è diventata una componente strutturale, che attraversa infrastrutture, hardware, robotica e dispositivi di uso quotidiano.
Come spesso accade nelle grandi fiere tecnologiche, però, non tutto ha lo stesso peso. Accanto ad annunci che incidono davvero sullo stack tecnologico e sui modelli di business, convivono concept, prototipi e gadget che raccontano più l’immaginario che il mercato. Leggere il CES 2026 (qui il report sull’edizione 2025) significa quindi distinguere i segnali forti da quelli deboli, separare ciò che cambia le fondamenta da ciò che anticipa possibili direzioni, e usare il rumore di fondo solo come contesto.
Cerchiamo dunque di capire cosa si muove in questi giorni tra i keynote e i padiglioni del CES.
L’AI diventa infrastruttura: dallo stack tecnologico alla piattaforma di sistema
Se c’è un segnale forte che attraversa il CES 2026 (qui il report sull’edizione 2024), è la definitiva trasformazione dell’intelligenza artificiale da insieme di modelli e applicazioni a infrastruttura tecnologica di base. Non più un layer aggiuntivo, ma un elemento strutturale attorno al quale si ridisegnano hardware, software, servizi e – soprattutto – modelli di business.
In questo senso, gli annunci di Nvidia rappresentano il punto di massima chiarezza. Con la nuova architettura Rubin, pensata per raccogliere l’eredità di Blackwell, l’azienda non parla semplicemente di GPU più potenti, ma di un’evoluzione dello stack AI nel suo complesso: capacità di calcolo, modelli, tool di sviluppo e applicazioni verticali vengono presentati come parti di un unico sistema coerente. L’obiettivo non è più solo addestrare modelli sempre più grandi, ma rendere l’AI operativa, scalabile e integrabile in contesti reali, industriali e fisici.
È una visione che sposta definitivamente l’AI fuori dalla dimensione sperimentale e la colloca nel campo delle infrastrutture critiche, al pari del cloud o delle reti. Non a caso, accanto all’hardware, Nvidia insiste sempre più su modelli aperti e su piattaforme pensate per la robotica, la simulazione e l’automazione avanzata. Il messaggio è chiaro: chi controlla lo stack controlla anche le traiettorie di sviluppo dell’ecosistema.
In questo quadro si inserisce anche la strategia di AMD, che al CES ha ribadito la propria ambizione di competere sul terreno del calcolo AI su larga scala. Il riferimento alla necessità di potenze di livello “yottascale” non è solo retorica da keynote, ma il segnale di una pressione crescente sulla capacità computazionale richiesta dai modelli di nuova generazione. AMD non si limita a presentare nuovi chip, ma prova a posizionarsi come fornitore alternativo di infrastruttura AI, consapevole che la partita non si gioca più solo sulle prestazioni, ma sulla sostenibilità economica e sull’accessibilità del calcolo.
Accanto ai grandi nomi del silicio, il CES 2026 mostra come questa trasformazione infrastrutturale coinvolga anche i produttori di sistemi e piattaforme. Lenovo, con la sua visione di “AI ibrida”, propone un’idea di infrastruttura distribuita, che mette in relazione cloud, edge e dispositivi personali. L’introduzione di un agente AI personale, pensato per operare in modo trasversale tra PC, smartphone e altri device, suggerisce un ulteriore spostamento: l’AI non è solo qualcosa che gira nei data center, ma una piattaforma continua, capace di adattarsi ai contesti e di accompagnare l’utente lungo più ambienti digitali.
Nel loro insieme, questi annunci raccontano un CES molto diverso da quello di pochi anni fa. L’attenzione non è più sulla singola applicazione “intelligente”, ma sulla costruzione di fondamenta tecnologiche su cui poggeranno i prossimi cicli di innovazione. È qui che si concentrano i segnali più rilevanti del 2026: meno demo spettacolari, più architetture pensate per durare.
CES 2026, L’AI entra nel mondo fisico
Accanto alla trasformazione dell’AI in infrastruttura, il CES 2026 mette in evidenza un altro segnale forte: l’intelligenza artificiale sta progressivamente abbandonando la dimensione esclusivamente digitale per tradursi in sistemi capaci di percepire, muoversi e agire nel mondo fisico. Robotica, automazione e oggetti intelligenti non sono più dimostrazioni futuristiche, ma campi di applicazione sempre più concreti.
Le partnership tra grandi player tecnologici e specialisti della robotica rappresentano il cuore di questo passaggio. L’integrazione tra le capacità di AI avanzata e piattaforme robotiche come quelle di Boston Dynamics indica una direzione chiara: l’AI non viene più utilizzata solo per analizzare dati o generare contenuti, ma per governare comportamenti complessi, in ambienti dinamici e non strutturati. Muoversi, manipolare oggetti, adattarsi a contesti variabili diventano problemi computazionali prima ancora che meccanici.
In questo scenario, la robotica industriale e quella umanoide iniziano a convergere su un terreno comune: la capacità di combinare modelli di apprendimento, sensori e sistemi di controllo in architetture integrate. Le dimostrazioni viste al CES non vanno lette come prodotti pronti per una diffusione di massa, ma come prove di maturità tecnologica. Il punto non è la forma del robot, ma la possibilità di addestrare, simulare e distribuire comportamenti in modo scalabile.
Anche le grandi aziende industriali presenti a Las Vegas, da Siemens in poi, spingono in questa direzione, mostrando come l’AI applicata alla robotica sia destinata a entrare nei processi produttivi, nella logistica e nella gestione degli impianti. Qui l’intelligenza artificiale diventa un fattore di efficienza operativa, capace di ridurre rigidità e costi, ma anche di rispondere alla crescente carenza di competenze e manodopera in molti settori industriali.
Accanto a questi segnali forti, il CES 2026 ospita una costellazione di applicazioni più leggere e sperimentali, soprattutto nel mondo consumer. Robot domestici, dispositivi per la casa, gadget intelligenti e oggetti “animati” dall’AI popolano gli stand e alimentano l’immaginario tecnologico. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di segnali deboli: prodotti che raramente raggiungeranno una diffusione significativa, ma che raccontano un’evoluzione importante nelle aspettative degli utenti. L’AI non è più percepita solo come un servizio invisibile, ma come una presenza fisica, con cui interagire attraverso gesti, voce e movimento.
CES 2026, Hardware e PC nell’era post-hype dell’AI
Se l’AI è diventata infrastruttura e ha iniziato a manifestarsi nel mondo fisico, il CES 2026 chiarisce anche un altro punto: l’hardware resta centrale, ma non nel modo semplicistico immaginato durante la prima ondata di entusiasmo sugli “AI PC”. Dopo mesi di annunci e promesse, la fiera di Las Vegas restituisce un quadro più realistico, in cui il valore non sta tanto nell’etichetta “AI-powered” quanto nella capacità dei produttori di ripensare ruolo, posizionamento e identità dei dispositivi.
Il caso Dell è emblematico. La decisione di riportare in primo piano il brand XPS, dopo aver tentato una razionalizzazione dell’offerta basata su nuove denominazioni, segnala che il mercato non risponde automaticamente alle narrative tecnologiche. L’AI è diventata una componente attesa, quasi scontata, ma non è sufficiente a ridefinire da sola il valore percepito di un prodotto. Design, affidabilità, riconoscibilità del marchio e continuità contano ancora, soprattutto nel segmento premium. In questo senso, l’AI entra nel PC come fattore abilitante, non come elemento identitario esclusivo.
Una dinamica simile emerge osservando l’evoluzione dell’on-device AI. Processori, NPU dedicate e acceleratori locali sono ormai parte integrante delle nuove piattaforme hardware, ma il CES 2026 suggerisce che il vero tema non sia più la presenza dell’AI sul dispositivo, bensì il modo in cui viene orchestrata tra locale ed edge, tra autonomia e integrazione con il cloud. L’AI locale promette reattività, privacy e continuità operativa, ma da sola non basta a sostenere carichi complessi o applicazioni avanzate. Il risultato è un modello ibrido, che richiede hardware più sofisticato e una gestione più attenta delle risorse.
In questo contesto, i produttori di PC e dispositivi cercano un nuovo equilibrio. Da un lato, devono rispondere alle aspettative generate dal marketing sull’AI; dall’altro, devono confrontarsi con cicli di rinnovo ancora prudenti e con utenti che chiedono benefici tangibili, non solo specifiche tecniche. Il CES 2026 non mostra un mercato improvvisamente trasformato dall’AI, ma piuttosto un settore che sta assorbendo la tecnologia in modo graduale, integrandola in architetture e prodotti più maturi.
Anche le numerose presentazioni di notebook, display, workstation e dispositivi ibridi viste in fiera vanno lette in questa chiave. Schermi più grandi o flessibili, design sperimentali, nuove form factor convivono con un messaggio più sobrio: l’innovazione hardware continua, ma non segue più una logica di rottura annuale. L’AI diventa parte del percorso evolutivo, non il suo unico motore.
Un CES all’insegna delle idee e delle sperimentazioni
Accanto ai segnali strutturali, il CES 2026 ha messo in scena, come da tradizione, una quantità impressionante di prodotti e prototipi che raccontano lo stato dell’arte – e dell’immaginario – tecnologico. Dalle TV Micro RGB di dimensioni estreme presentate da Samsung, pensate come hub intelligenti per l’intrattenimento domestico, fino alla nuova ondata di notebook, monitor e workstation con accelerazione AI integrata, l’hardware consumer continua a evolversi per accumulazione più che per rottura.
Le gallery e i live report hanno restituito una fiera popolata da gadget AI-enabled di ogni tipo: robot domestici sempre più mobili, dispositivi per la smart home, wearable sperimentali, controller e periferiche modulari, concept di schermi flessibili o espandibili. Molti di questi prodotti difficilmente diventeranno mainstream, ma nel loro insieme confermano una tendenza chiara: l’AI viene ormai data per scontata, e la competizione si sposta su forma, interazione ed esperienza d’uso.
Anche i progetti più eccentrici, dagli avatar fisici agli assistenti incarnati in oggetti da scrivania, contribuiscono a definire il perimetro di questa fase. Non tanto per il loro potenziale commerciale immediato, quanto perché mostrano come l’industria stia esplorando nuovi modi per rendere l’intelligenza artificiale visibile, tangibile, presente.

Due focus, in soggettiva
Ma tra tutte le novità, due hanno colpito – in questo caso in modo del tutto soggettivo – l’attenzione di chi scrive.
La prima ha a che fare con il mondo ludico e con gli AFOL (Adult Fans of Lego).
Nella prima giornata del CES, quella generalmente dedicata ai keynote dei “big” del mercato, Lego ha presentato quello che viene descritto come il più grande cambiamento nei suoi prodotti dagli anni ’70: il Lego Smart Brick, un mattoncino 2×4 equipaggiato con un microchip, sensori, luci e un piccolo speaker che permette ai set di reagire a come vengono usati.
Il sistema fa parte della nuova piattaforma LEGO SMART Play, che combina Smart Brick, Smart Tag e Smart Minifigures per trasformare costruzioni statiche in esperienze interattive, con effetti sonori e luminosi legati alla fisicità del gioco. Ad esempio, in un set Star Wars la tecnologia può riprodurre i suoni dei motori o delle spade laser mentre il giocatore muove i veicoli e le figure.
Pur non essendo un prodotto AI nel senso classico — non fa inferenza sui dati né apprende — l’innovazione rappresenta una svolta per il marchio danese: tecnologia embedded senza schermi che amplia il modo in cui il gioco fisico si relaziona con il digitale e la narrazione creativa.
La seconda ha a che fare con il segmento della smart health. Si tratta ottica lifestyle e salute, al CES è stato esposto anche un dispositivo portatile di diagnosi alimentare degli allergeni. La startup francese Allergen Alert ha portato in fiera un “mini-lab” tascabile pensato per permettere ai consumatori di testare la presenza di allergeni nei cibi direttamente al tavolo o fuori casa.
Il gadget, frutto di oltre dieci anni di R&D e già validato in ambito clinico, supporta inizialmente test per glutine e latte e punta a coprire presto i principali nove allergeni.








