Gli ultimi dati Clusit lo confermano: la cybersecurity è uscita definitivamente dalla dimensione tecnica per diventare una questione industriale, economica e, sempre più spesso, territoriale.
E in gioco non c’è solo la difesa delle infrastrutture digitali, ma anche e soprattutto la protezione di filiere produttive, competenze locali e continuità operativa delle imprese.
In questo senso, la sovranità digitale smette di essere un concetto astratto legato esclusivamente a dati e cloud e assume una dimensione più concreta: quella della capacità di un Paese di proteggersi, reagire e gestire gli incidenti attraverso competenze, tecnologie e operatori presenti sul proprio territorio.
È qui che entra in gioco un elemento spesso sottovalutato: la costruzione di un ecosistema di sicurezza radicato nei territori.
Cybersecurity: un mercato che cresce, ma con una maturità ancora fragile
Il contesto italiano è caratterizzato da un apparente paradosso. Da un lato, il mercato della cybersecurity continua a crescere in modo significativo: secondo i dati dell’Osservatorio Cybersecurity e Data Protection del Politecnico di Milano, nel 2025 ha raggiunto un valore di 2,78 miliardi di euro, con un incremento del 12% e prospettive di ulteriore aumento degli investimenti nel.
Dall’altro lato, la maturità delle imprese – soprattutto delle PMI – resta ancora limitata. Il Cyber Index PMI appena presentato evidenzia un punteggio medio di 55 su 100, sotto la soglia di sufficienza, con solo il 16% delle aziende considerate realmente mature dal punto di vista della sicurezza. A questo si aggiunge un dato ancora più significativo: una PMI su quattro ha subito un attacco negli ultimi tre anni.
Il risultato è un sistema produttivo che investe sempre di più, ma che fatica a tradurre la spesa in capacità operative strutturate.
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Minacce più veloci, difese ancora frammentate
Il problema non è solo quantitativo, ma qualitativo. Le minacce stanno evolvendo con una velocità che rende rapidamente obsoleti modelli di difesa tradizionali.
Nel 2026 gli attacchi sono sempre più automatizzati, intelligenti e capaci di sfruttare identità legittime, supply chain e ambienti cloud complessi.
Questo sposta il baricentro della sicurezza: non basta più “proteggere”, ma diventa necessario costruire sistemi resilienti, capaci di continuare a funzionare anche sotto attacco.
È qui che emerge con forza il tema della territorialità.
La sicurezza come ecosistema distribuito
A differenza di altri ambiti dell’IT, la cybersecurity non può essere completamente centralizzata.
Richiede prossimità, conoscenza del contesto, capacità di intervento rapido e una relazione diretta con le imprese. In altre parole, richiede un ecosistema distribuito.
In Italia questo ecosistema esiste e negli ultimi anni ha iniziato a consolidarsi, grazie a una nuova generazione di aziende specializzate che operano direttamente sul territorio, spesso con modelli fortemente integrati tra tecnologia, servizi gestiti e formazione.
È il caso di realtà come Cyberoo, Cyber Guru, Libraesva, Cyber Evolution/LECS, IRadicate, I-Vertix e ReeVo, che rappresentano approcci diversi ma complementari alla sicurezza: dalla threat detection ai servizi MDR, dalla formazione alla protezione email, fino alla gestione delle infrastrutture cloud e della resilienza operativa.
Ciò che le accomuna è un elemento chiave: la capacità di tradurre la cybersecurity in un servizio concreto, vicino alle esigenze delle aziende locali.
Dal prodotto al servizio: il cambio di paradigma della cybersecurity
Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda proprio il modello di offerta.
La sicurezza si sta spostando sempre più verso servizi gestiti e modelli continuativi, anche per compensare la cronica carenza di competenze interne nelle imprese. Non a caso, ancora secondo l’Osservatorio del Politecnico, i servizi rappresentano oggi la componente più dinamica della spesa in cybersecurity in Italia.
Questo rafforza ulteriormente il ruolo degli attori locali: non solo fornitori di tecnologia, ma partner operativi in grado di accompagnare le aziende nel tempo.
A spingere questa evoluzione è anche il quadro normativo.
Direttive come NIS2, insieme a regolamenti come il Cyber Resilience Act e l’AI Act, stanno trasformando la cybersecurity in un obbligo strutturale per un numero crescente di organizzazioni. Parallelamente, a livello nazionale ed europeo si sta cercando di costruire un ecosistema più coeso, che valorizzi le competenze locali e riduca la dipendenza da tecnologie esterne.
Il ruolo degli eventi: mettere in rete competenze e territori
È in questo contesto che si inserisce il roadshow CyberITaly 2026 organizzato da ICOS, un’iniziativa che nasce esplicitamente per valorizzare l’ecosistema italiano della cybersecurity e portarlo a diretto contatto con il territorio. Il format prevede due tappe – il 15 aprile a Soave (Verona) e il 19 maggio a Roma – e riunisce, in ciascun appuntamento, un gruppo selezionato di aziende italiane con competenze complementari lungo tutta la filiera della sicurezza, tra cui Cyberoo, Cyber Guru, Libraesva, Cyber Evolution/LECS, IRadicate, I-Vertix e ReeVo.
L’obiettivo non è solo quello di presentare tecnologie, ma di costruire una vera e propria vetrina della cybersecurity “made in Italy”, mettendo in evidenza un modello alternativo a quello dei grandi player globali: soluzioni progettate sulle esigenze delle imprese locali, supporto diretto e una maggiore prossimità operativa tra fornitori e clienti.
In questo senso, il roadshow diventa anche un’espressione concreta del tema della sovranità digitale, intesa non solo come controllo dei dati, ma come capacità di disporre di tecnologie, competenze e servizi sviluppati all’interno del proprio ecosistema economico. Un aspetto particolarmente rilevante in un contesto in cui la gestione della sicurezza – dal cloud alle applicazioni – è sempre più percepita come un fattore strategico.
Anche la struttura della giornata riflette questa impostazione: una prima introduzione al tema, seguita dagli interventi delle aziende partecipanti, una tavola rotonda e momenti di confronto informale. Un’agenda compatta, concentrata in mezza giornata, pensata per favorire lo scambio diretto tra chi sviluppa soluzioni di sicurezza e chi le deve adottare e gestire quotidianamente.
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