L’escalation della guerra in Medio Oriente introduce una nuova variabile di instabilità in un contesto tecnologico globale già fragile, segnato da tensioni geopolitiche, inflazione persistente e trasformazioni profonde legate all’intelligenza artificiale.
Interessante una lunga e approfondita analisi pubblicata da IDC al proposito. Un first look, che mette in luce una serie di elementi che riguardano l’impatto che il conflitto potrebbe avere sul mercato IT globale sia sotto l’aspetto economico, sia sotto quello infrastrutturale: l’andamento dei prezzi energetici, la resilienza delle infrastrutture cloud, la sicurezza informatica, la stabilità delle catene di approvvigionamento e la fiducia di imprese e consumatori.
Un first look, ripetiamo, già sufficiente a evidenziare quanto la dimensione geopolitica sia tornata a incidere direttamente sull’economia digitale.
Se la guerra in Medio Oriente dovesse restare circoscritto e concludersi entro pochi mesi — lo scenario che IDC considera al momento più probabile — la crescita globale della spesa IT nel 2026 scenderebbe dal 10% previsto a circa il 9%.
Ma dietro questa variazione relativamente contenuta si muovono dinamiche molto più profonde che riguardano la struttura stessa delle infrastrutture tecnologiche globali.
Energia: la variabile macroeconomica più critica
Il primo canale attraverso il quale la guerra in Medio Oriente può influenzare il mercato tecnologico è il prezzo dell’energia.
Nei giorni immediatamente successivi all’escalation militare il prezzo del petrolio Brent è salito tra il 7% e l’8%, portandosi verso la fascia dei 70–80 dollari al barile. Si tratta di un livello superiore alle ipotesi di base utilizzate da IDC nei propri modelli previsionali, che assumono un prezzo medio del petrolio compreso tra 65 e 75 dollari. Un eventuale mantenimento dei prezzi su livelli più elevati potrebbe modificare le condizioni macroeconomiche sulle quali si basano le stime di spesa IT.
Se il conflitto dovesse protrarsi per alcuni mesi, il prezzo medio potrebbe stabilizzarsi tra 75 e 85 dollari, con il rischio di superare i 100 dollari nel caso di un’escalation più lunga.
Alle tensioni sul petrolio si aggiungono quelle sul gas naturale. L’interruzione temporanea di parte della produzione di Qatar Energy ha già provocato un aumento dei prezzi del gas in Europa compreso tra il 40% e il 50%.
Questi movimenti hanno conseguenze dirette sull’economia digitale. L’energia è infatti uno dei fattori chiave di costo per data center, fabbriche di semiconduttori, logistica e produzione hardware.
Un aumento prolungato dei prezzi energetici potrebbe inoltre riattivare pressioni inflazionistiche più ampie, influenzando le decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse e riducendo la disponibilità di capitale per nuovi investimenti tecnologici.
Infrastrutture cloud: resilienza e vulnerabilità
La guerra in Medio Oriente rappresenta anche uno dei primi casi in cui grandi infrastrutture cloud globali si trovano a operare in un’area interessata da operazioni militari attive. Negli ultimi anni i principali hyperscaler hanno costruito region e availability zone in diversi Paesi del Medio Oriente, trasformando l’area in uno dei nuovi hub emergenti dell’infrastruttura digitale globale.
Amazon Web Services, ad esempio, ha aperto una regione cloud negli Emirati Arabi Uniti, mentre Microsoft ha attivato region Azure sia negli Emirati sia in Qatar. Google Cloud ha inaugurato una regione a Dammam, in Arabia Saudita, nell’ambito di un programma più ampio di sviluppo delle infrastrutture digitali nel Golfo.
A queste iniziative si aggiungono progetti locali e joint venture con operatori regionali, come le piattaforme cloud nazionali promosse dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti per supportare i programmi di trasformazione digitale e di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
La presenza crescente di queste infrastrutture significa che una quota sempre più ampia dei servizi digitali — applicazioni aziendali, piattaforme SaaS, servizi pubblici e sistemi di analisi dati — viene oggi erogata da data center collocati in una regione che, negli ultimi anni, è diventata strategica sia dal punto di vista tecnologico sia da quello geopolitico.
Nei primi giorni dell’escalation alcune strutture riconducibili a un grande provider cloud (in particolare i datacenter AWS in Bahrein) sono state coinvolte in attacchi nell’area. Gli episodi non hanno provocato interruzioni rilevanti dei servizi, ma hanno messo in evidenza una caratteristica fondamentale dell’architettura cloud: la capacità di continuare a operare anche quando una singola struttura viene colpita o isolata, grazie alla distribuzione dei carichi su più availability zone e alla replica geografica dei dati.
Allo stesso tempo, la presenza di data center in aree geopoliticamente instabili introduce una nuova dimensione di rischio. Non si tratta più soltanto di guasti tecnici o incidenti naturali, ma anche di eventi legati a conflitti o tensioni militari. Per molte imprese questo potrebbe tradursi in una maggiore attenzione alla distribuzione geografica delle infrastrutture e alla progettazione di architetture cloud capaci di garantire continuità operativa anche in scenari di crisi.
Secondo IDC, questo scenario potrebbe spingere molte organizzazioni a rivedere i criteri con cui progettano le proprie architetture cloud.
Le architetture multi–availability zone tenderanno a diventare lo standard minimo per molte applicazioni critiche, mentre la distribuzione su più regioni geografiche sarà sempre più utilizzata come misura di resilienza.
Anche i modelli di valutazione del rischio potrebbero cambiare. Le aziende multinazionali tenderanno infatti ad ampliare l’analisi della resilienza dalle singole nazioni a intere regioni geopolitiche, includendo scenari di instabilità più complessi.
Nel breve periodo, tuttavia, l’incertezza potrebbe rallentare alcuni progetti di realizzazione di nuovi data center, che richiedono investimenti elevati e tempi di messa in opera pluriennali.
Sovranità digitale e infrastrutture nazionali
Ma c’è un ulteriore aspetto da tenere in considerazione.
Il conflitto si inserisce in una dinamica già evidente negli ultimi anni: la crescente attenzione dei governi verso il controllo delle infrastrutture digitali.
Nei Paesi del Golfo, in particolare, l’escalation militare potrebbe accelerare la spinta verso modelli di infrastruttura tecnologica più autonomi, con investimenti in cloud sovrani, infrastrutture di intelligenza artificiale nazionali e sistemi di sicurezza informatica gestiti direttamente dagli Stati.
Questa tendenza rientra in un quadro più ampio di ricerca dell’autonomia tecnologica che riguarda ormai numerose aree del mondo, dall’Europa all’Asia.
La durata della guerra in Medio Oriente sarà tuttavia un fattore decisivo. Spese militari elevate potrebbero infatti costringere alcuni governi a rivedere temporaneamente le priorità di bilancio, rallentando o rinviando programmi di trasformazione digitale.
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Guerra in Medio Oriente: supply chain tecnologiche sotto pressione
Il Medio Oriente occupa una posizione strategica anche nella catena di approvvigionamento globale della tecnologia.
Uno dei punti più sensibili è lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio e una quota significativa del gas naturale liquefatto.
Un’interruzione prolungata del traffico in questa area avrebbe effetti immediati sui costi energetici e sulle rotte commerciali globali.
Le possibili conseguenze includono un aumento dei costi logistici e del trasporto aereo, ritardi nella consegna di componenti destinati all’assemblaggio di dispositivi elettronici e rallentamenti nelle spedizioni verso Africa ed Europa.
A questo si aggiunge una seconda tensione già presente nel mercato tecnologico globale: quella legata alla disponibilità di memorie.
Negli ultimi due anni la domanda di DRAM e NAND è cresciuta rapidamente, soprattutto a causa dell’espansione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, che richiedono quantità molto elevate di memoria ad alte prestazioni per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli. Questa pressione sulla capacità produttiva ha già contribuito ad aumentare i prezzi dei componenti utilizzati nei server, nei sistemi di storage e nei dispositivi elettronici.
In questo contesto, un conflitto prolungato potrebbe introdurre un’ulteriore fonte di pressione. I sistemi militari avanzati — come droni, sensori intelligenti e munizioni guidate — utilizzano infatti semiconduttori e memorie ad alte prestazioni simili a quelle impiegate nelle infrastrutture digitali civili.
Se la domanda legata alla produzione militare dovesse aumentare in modo significativo, una quota della capacità produttiva globale potrebbe essere assorbita da questi sistemi, accentuando ulteriormente le tensioni sul mercato delle memorie e contribuendo a mantenere elevati i costi dell’hardware lungo l’intera filiera tecnologica.
Cybersecurity: escalation dei rischi digitali
I conflitti militari sono quasi sempre accompagnati da un aumento delle attività informatiche ostili.
Secondo IDC, le tensioni geopolitiche tendono a moltiplicare le operazioni cyber condotte da Stati o gruppi affiliati, con attacchi rivolti in particolare a infrastrutture energetiche, sistemi finanziari, telecomunicazioni, piattaforme cloud e sistemi governativi.
Il Medio Oriente è già da tempo uno dei principali teatri di attività di gruppi avanzati di cyber attacco.
In questo contesto, molte organizzazioni potrebbero essere costrette a rafforzare rapidamente le proprie capacità di difesa digitale, intervenendo su diversi fronti: monitoraggio delle minacce, protezione degli endpoint, sicurezza delle infrastrutture cloud e gestione delle identità digitali.
Anche gli operatori di infrastrutture critiche — come energia, trasporti e utility — potrebbero aumentare gli investimenti nella protezione delle reti operative e nei sistemi di recupero dei dati per garantire la continuità dei servizi.
Guerra in Medio Oriente, imprese e consumatori: fiducia fragile
C’è poi un elemento di rischio sottostante e riguarda la fiducia economica.
La propensione alla spesa in tecnologia da parte dei consumatori era già sotto pressione a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi dei componenti hardware, in particolare delle memorie.
Il deterioramento del clima geopolitico potrebbe contribuire a rendere ancora più fragile il sentiment dei consumatori, spingendo molte famiglie a rimandare l’acquisto di nuovi dispositivi come PC, smartphone e tablet.
Anche le imprese potrebbero adottare un atteggiamento più prudente, rinviando alcuni progetti o rivedendo le priorità di investimento.
Secondo IDC, tuttavia, la domanda strutturale di infrastrutture digitali rimane elevata. Le iniziative già avviate in ambito cloud, intelligenza artificiale e trasformazione digitale difficilmente verranno abbandonate, ma potrebbero subire rallentamenti o revisioni di calendario.
L’analisi di Gartner: indicazioni operative per i diversi ruoli aziendali
Anche Gartner ha pubblicato una prima analisi della situazione. A differenza dell’approccio adottato da IDC, più orientato alla lettura macroeconomica e infrastrutturale del mercato tecnologico, la società di analisi ha diffuso un first look costruito attorno ai diversi ruoli manageriali delle organizzazioni.
L’obiettivo è offrire indicazioni operative ai vertici aziendali su come gestire gli effetti indiretti della crisi: dalle possibili interruzioni operative ai rischi cyber, fino alle implicazioni finanziarie e reputazionali.
Secondo Gartner, anche le imprese che non hanno una presenza diretta nella regione devono prepararsi a scenari di instabilità prolungata, poiché gli effetti della guerra possono propagarsi rapidamente attraverso le catene di approvvigionamento, le infrastrutture digitali e i mercati finanziari.
Persone e organizzazione: la priorità per le risorse umane
Per i responsabili delle risorse umane la priorità riguarda la stabilità della forza lavoro in un contesto segnato da preoccupazioni per la sicurezza e da un clima emotivo incerto.
Le organizzazioni devono garantire canali di comunicazione affidabili con i dipendenti, monitorare possibili impatti su viaggi, mobilità e attività operative e supportare i manager nel gestire periodi prolungati di tensione e incertezza.
In contesti geopolitici complessi, sottolinea Gartner, la resilienza organizzativa diventa un elemento centrale della continuità operativa.
CIO e infrastrutture IT: prepararsi a rischi su cyber, data center e connettività
Per i responsabili IT e per i vertici delle infrastrutture tecnologiche la raccomandazione principale riguarda l’analisi dell’esposizione delle piattaforme digitali alla regione.
Le organizzazioni dovrebbero valutare attentamente eventuali dipendenze infrastrutturali — come workload cloud, data center o reti di telecomunicazione — che possano essere influenzate direttamente o indirettamente dall’evoluzione del conflitto.
Allo stesso tempo, Gartner invita i CIO ad aumentare il livello di preparazione rispetto a possibili interruzioni della connettività, interferenze sui segnali di comunicazione e attacchi informatici.
La gestione della crisi richiede inoltre un coordinamento stretto con i vertici aziendali e con le funzioni legali per garantire una comunicazione chiara dei rischi e delle decisioni operative.
CFO: difendere la flessibilità finanziaria
Dal punto di vista finanziario la priorità è preservare la flessibilità del bilancio.
Secondo Gartner, i responsabili finanziari devono prepararsi a effetti economici indiretti che vanno oltre la volatilità dei prezzi dell’energia. Il conflitto può infatti influenzare condizioni di credito, mercati assicurativi e disponibilità di capitale.
Per questo motivo le aziende dovrebbero sottoporre a stress test la propria struttura finanziaria, valutando la solidità della liquidità e la capacità di assorbire eventuali shock economici.
CISO: aumento dei rischi cyber
Sul fronte della sicurezza informatica Gartner prevede un aumento significativo delle attività ostili, spesso non mirate ma diffuse, condotte da gruppi legati direttamente o indirettamente agli attori coinvolti nel conflitto.
In questo scenario le organizzazioni devono rafforzare la propria resilienza contro attacchi ransomware o operazioni distruttive e verificare attentamente i sistemi di gestione delle identità e degli accessi.
La rapidità decisionale diventa inoltre un fattore critico: i vertici aziendali devono essere preparati a cicli decisionali più veloci durante eventuali incidenti informatici.
Supply chain e logistica: evitare reazioni eccessive
Per i responsabili delle catene di approvvigionamento il rischio principale riguarda la volatilità dei trasporti e delle rotte commerciali.
Gartner invita le organizzazioni a evitare reazioni impulsive ai movimenti dei prezzi o dei noli logistici, ma allo stesso tempo a valutare attentamente eventuali esposizioni nelle rotte che attraversano la regione.
L’obiettivo è rafforzare la continuità operativa della logistica e predisporre scenari di intervento rapido nel caso in cui la situazione si deteriori.
Comunicazione aziendale: prepararsi alla gestione della crisi
Per i responsabili della comunicazione aziendale la raccomandazione principale è passare da una fase di semplice monitoraggio della situazione a una vera preparazione alla gestione della crisi.
Le organizzazioni devono predisporre messaggi chiari che affrontino contemporaneamente tre aspetti: sicurezza delle persone, continuità operativa e fiducia degli investitori.
Inoltre, tutte le attività di comunicazione programmate — incluse campagne marketing e contenuti automatici — dovrebbero essere riviste per evitare possibili sensibilità legate al contesto geopolitico.
Governance del rischio e procurement
Una volta stabilizzata la risposta immediata alla crisi, Gartner indica una seconda linea di responsabilità che coinvolge funzioni come uffici legali, risk management, procurement e gestione dei fornitori.
I responsabili legali devono interpretare rapidamente eventuali implicazioni normative o contrattuali legate al conflitto, incluse possibili sanzioni internazionali o restrizioni commerciali.
Le funzioni di risk management sono chiamate invece a rivedere le mappe di rischio aziendali, considerando scenari di interruzione che possono coinvolgere simultaneamente supply chain, infrastrutture digitali, personale e stabilità finanziaria.
Sul fronte degli acquisti e della gestione dei fornitori, Gartner suggerisce di analizzare attentamente le dipendenze indirette dalla regione e di verificare con i partner industriali eventuali esposizioni a monte della catena di fornitura.
Infine, per i responsabili della gestione dei fornitori tecnologici, la priorità diventa rafforzare la resilienza delle supply chain digitali, privilegiando continuità operativa e sicurezza rispetto alla sola efficienza dei costi.








