IBM rinnova FlashSystem: l’automazione AI entra nello storage enterprise. La crescita dei workload legati all’intelligenza artificiale, l’espansione delle piattaforme analytics e l’aumento delle telemetrie infrastrutturali stanno riportando lo storage enterprise al centro delle strategie di modernizzazione IT. Non si tratta più soltanto di capacità installata: la pressione riguarda sempre più la gestione operativa, i tempi di risposta, la continuità dei servizi e la resilienza dei dati in contesti distribuiti e ad alta intensità computazionale.

È in questo scenario che IBM annuncia il rinnovo della famiglia FlashSystem, introducendo una nuova generazione di sistemi all-flash accompagnata da un aggiornamento significativo del layer software di gestione. Il rilascio rappresenta il refresh più ampio della piattaforma negli ultimi anni e conferma la volontà dell’azienda di presidiare in modo diretto il segmento dello storage ad alte prestazioni, dove player come Dell, Pure Storage, NetApp e HPE stanno progressivamente integrando funzionalità di ottimizzazione autonoma e ransomware detection nativa. 

Storage sotto pressione: complessità operativa in aumento

L’accelerazione degli investimenti in infrastrutture AI sta modificando la natura dei carichi di lavoro storage-intensive. Training, inferenza e pipeline di data preparationgenerano volumi, frequenze di accesso e requisiti di latenza che mettono sotto stress architetture progettate per workload più lineari.

A questo si sommano ulteriori dinamiche, tra cui l’allungamento dei tempi di retention dei dati, il consolidamento di ambienti virtualizzati, la diffusione di analytics sempre più prossimi al real time e requisiti di cyber resilienceprogressivamente più stringenti. Il risultato è uno spostamento dell’attenzione: dalla capacità di archiviazione alla capacità di governare complessità operative in continua crescita.
In questo quadro, l’automazione non è più un’opzione evolutiva ma una necessità infrastrutturale. Sempre più vendor stanno lavorando su modelli di gestione autonoma degli array, trasformando lo storage in un layer attivo nella governance IT.

IBM rinnova FlashSystem: l’ingresso dell’agentic AI nella gestione degli array

È proprio su questo terreno che si colloca l’elemento più distintivo dell’aggiornamento annunciato da IBM. La nuova generazione FlashSystemintroduce infatti un layer di amministrazione basato su agentic AI, progettato per intervenire direttamente sul funzionamento degli array.

Attraverso la piattaforma FlashSystem.ai, il sistema analizza in modo continuo telemetrie, configurazioni e comportamenti applicativi, intervenendo in autonomia su attività operative che tradizionalmente richiedevano interventi manuali. Provisioning, tuning prestazionale, bilanciamento delle risorse e posizionamento dei workloadvengono gestiti in modo dinamico, sulla base delle condizioni operative rilevate.
Il modello è addestrato su grandi volumi di dati provenienti da ambienti reali ed è progettato per prendere decisioni operative su base continua, riducendo il carico amministrativo sui team infrastrutturali e accelerando i tempi di risposta alle variazioni dei carichi di lavoro.

L’impatto non si limita alla performance. L’automazione si estende alla raccolta di evidenze operative, alla documentazione delle configurazioni e al supporto ai processi di audit e compliance, ambiti che assorbono una quota crescente del tempo dei team IT nei contesti regolati.

Cyber resilience integrata a livello di drive

Il secondo asse strategico riguarda la sicurezza dei dati, affrontata con un approccio che sposta parte dell’intelligenza direttamente a livello hardware. I nuovi sistemi integrano la quinta generazione dei moduli FlashCore, che introducono capacità di analisi all’interno degli stessi drive.

Ogni unità raccoglie statistiche su tutte le operazioni di I/O e le elabora attraverso modelli in grado di individuare pattern riconducibili a ransomware o comportamenti anomali. Il rilevamento avviene in tempi molto rapidi e può attivare automaticamente meccanismi di protezione e ripristino basati su copie immutabili dei dati.

L’integrazione di queste funzioni nello strato fisico dello storage segnala un cambio di paradigma: la resilienza non è più soltanto una funzione software o di orchestrazione esterna, ma una capacità nativa dell’infrastruttura.

IBM rinnova FlashSystem: refresh di gamma e passaggio generazionale

Dal punto di vista del portafoglio, il rinnovo introduce tre nuovi modelli — 5600, 7600 e 9600 — che entrano a listino in sostituzione delle precedenti piattaforme 5300, 7300 e 9500, segnando il passaggio alla nuova generazione FlashSystem.

Le tre piattaforme presidiano fasce operative differenti, dagli ambienti compatti e distribuiti fino ai contesti mission-critical ad alta intensità di workload. L’evoluzione riguarda non solo le prestazioni ma anche la densità installabile, con configurazioni che concentrano capacità superiori in ingombri fisici più contenuti rispetto alla generazione precedente.
. Il modello 5600 è orientato ad ambienti compatti, sedi periferiche e data center con vincoli di spazio, con 2,6 milioni di IOPS e capacità effettiva fino a 2,5 petabyte. Il modello 7600 si colloca nella fascia intermedia, indirizzando workload virtualizzati e piattaforme analitiche, con 4,3 milioni di IOPS e capacità fino a 7,2 petabyte. Al vertice della gamma, il modello 9600 raggiunge 6,3 milioni di IOPS e fino a 11,8 petabyte di capacità effettiva, posizionandosi su ambienti mission-critical e applicazioni AI ad alta intensità. 
Prooprio il nuovo 9600, pur in un form factor più compatto rispetto al 9500, supporta capacità raw sensibilmente superiori grazie ai moduli FlashCore di nuova generazione. 

Efficienza operativa e consolidamento

Accanto all’evoluzione prestazionale, il rinnovo della piattaforma interviene anche sul piano dell’efficienza operativa. Secondo IBM, il consolidamento dei workload e le funzionalità di ottimizzazione automatica del posizionamento dei dati permettono di ridurre in modo significativo lo spazio fisico necessario allo storage, con contrazioni del footprint che, a seconda delle configurazioni, possono arrivare fino al 30-75%. 

Il dato si riflette non solo sull’ingombro nei data center, ma anche sui consumi energetici e sulle attività di gestione infrastrutturale.

Nei sistemi di fascia più alta, l’automazione amministrativa e la gestione predittiva delle risorse contribuiscono inoltre a contenere i costi operativi complessivi, riducendo la necessità di interventi manuali e migliorando l’utilizzo della capacità disponibile.

Integrazione con ambienti esistenti

Pur puntando con decisione sull’all-flash, la piattaforma resta progettata per convivere con infrastrutture già presenti. I sistemi possono integrarsi con storage legacy, dischi tradizionali e soluzioni di terze parti, permettendo alle organizzazioni di distribuire i workload su tecnologie differenti in funzione di priorità operative e costi, senza dover riprogettare l’intera architettura.

I nuovi sistemi della famiglia FlashSystem saranno disponibili commercialmente a partire dal 6 marzo, data che segna l’avvio operativo di un aggiornamento che, più che sulle sole prestazioni, punta a ridefinire il ruolo dello storage nella gestione quotidiana delle infrastrutture enterprise.

IBM rinnova la linea FlashSystem: l’automazione AI entra nello storage enterprise ultima modifica: 2026-02-13T10:06:45+01:00 da Miti Della Mura

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