Dal rebranding di Massive nasce ProXima Distribution, con un posizionamento che porta il ricondizionato enterprise fuori dalla nicchia e lo trasforma in leva industriale. Second life degli asset, sostenibilità, sicurezza e sovranità del dato diventano parti di una strategia integrata che punta su infrastrutture affidabili e modelli di consumo più razionali. Al centro, una distribuzione che unisce processi, servizi e go-to-market, con un forte investimento su competenze e tecnologie italiane
A dieci anni dalla nascita di Massive Group, la società sceglie di uscire dalla logica del progetto “sottotraccia” e di presentarsi al mercato con un nome nuovo, un impianto più strutturato e un messaggio più netto: estendere il ciclo di vita delle tecnologie enterprise (hardware e, in parte, software) può diventare una leva industriale, economica e – sempre più – anche di compliance e rendicontazione. Nasce così ProXima Distribution, “naturale evoluzione di Massive Group”, con un nuovo assetto e un nuovo management, e con l’obiettivo dichiarato di coniugare continuità operativa, sostenibilità e sicurezza.
Antonio Serra, Sales Director di ProXima Distribution, inquadra la scelta come una risposta “contestualizzata al momento che stiamo vivendo”: “senza fare filosofia”, osserva, ma riconoscendo che anche nel mondo IT sta prendendo spazio l’idea di gestire asset che “hanno già vissuto una vita”, e che possono continuare a generare valore se rimessi in circolo con garanzie adeguate. Il rebranding diventa così l’occasione per una nuova narrazione: non un semplice cambio di denominazione, ma la chiara volontà di spostare il ricondizionato da nicchia opportunistica a proposta strutturata per l’infrastruttura.
Dal consumer al data center: perché ProXima Distribution non parla di usato
Il cuore della proposta riguarda gli apparati enterprise dismessi ciclicamente per ragioni finanziarie e organizzative, in particolare server e switch da data center. Serra lo sintetizza con un’immagine semplice: se nel consumer si è normalizzato l’acquisto di oggetti “già vissuti”, anche l’IT può assorbire lo stesso paradigma, purché cambi il punto di osservazione.
Non a caso, ironicamente mutuando un termine dal mondo della moda, Serra utilizza la definizione “pre-loved”. Un’espressione che, più di “usato”, consente di spostare l’attenzione dal possibile stigma dell’oggetto al concetto di continuità e di utilità residua. Ma soprattutto mette in primo piano l’elemento che ProXima considera decisivo: la reputazione di chi rimette in circolo quel bene. In altre parole, il tema non è solo “che cosa compro”, ma “chi me lo garantisce”.
Qui si innesta uno dei passaggi più rilevanti del racconto aziendale: la convinzione che il mercato sia più maturo di qualche anno fa e che la “nobiltà” del ricondizionato non possa essere affidata solo alla retorica green, ma debba poggiare su processi, selezione, verifica e responsabilità commerciale.
Filiera, controlli, aggiornamenti: la promessa industriale del ricondizionato “affidabile”
Qui si innesta uno dei passaggi più rilevanti del racconto aziendale: la convinzione che il mercato sia più maturo di qualche anno fa e che la “nobiltà” del ricondizionato non possa essere affidata solo alla retorica green, ma debba poggiare su processi, selezione, verifica e responsabilità commerciale.
È una lettura che Lorenzo Mariano, Founder e CEO di ProXima Distribution, lega direttamente all’evoluzione del mercato infrastrutturale: “Per anni il ricondizionato è stato visto come una scelta tattica, spesso legata a momenti di emergenza o a vincoli di budget. Oggi può diventare una scelta strutturale, se inserita in un modello industriale che garantisce qualità, continuità operativa e trasparenza. Non si tratta di risparmiare a tutti i costi, ma di usare meglio la tecnologia che già esiste”.
Antonio Serra descrive in modo puntuale il ciclo di lavorazione: smontaggio, controllo (compreso lo chassis), ripulitura e test. Il messaggio è duplice. Da un lato, l’azienda rivendica la solidità dei processi; dall’altro, prova a ribaltare un’idea diffusa nel canale: il nuovo non è automaticamente sinonimo di rischio zero, perché esiste una cosiddetta “mortalità infantile” – difetti iniziali che possono emergere anche su prodotti appena acquistati. Nel modello ProXima, invece, il prodotto “ha già lavorato”, è stato verificato e testato, e può continuare a ricevere aggiornamenti finché il produttore li mantiene.
In questo perimetro si colloca uno dei punti forse maggiormente caratterizzanti la strategia ProXima: la garanzia a vita sugli apparati, insieme al riferimento a un tasso di rientro “inferiore all’1% nell’ultimo anno”, indicati come segnali concreti di fiducia nel processo. È un elemento che definisce chiaramente la posta in gioco: se l’obiettivo è portare il ricondizionato nel mondo “core” dell’infrastruttura, la garanzia diventa parte integrante del prodotto, non un accessorio.

I numeri e la logica economica di ProXima Distribution: saving, margini, volatilità dei prezzi
Sul piano delle valutazioni economiche, sicuramente centrali quando si tratta di cogliere l’effettiva portata della proposizione del distributore (qui la mappa dei distributori in Italia), Serra richiama una riduzione dei costi che, nel confronto tra nuovo e ricondizionato, “può sfiorare anche il 70%”, pur precisando che il dato varia in funzione della categoria e delle condizioni degli apparati. È un ordine di grandezza che aiuta a spiegare perché il tema stia tornando centrale soprattutto sugli asset di fascia alta, dove l’investimento iniziale è significativo e la disponibilità di stock può diventare un fattore critico.
Nella stessa logica rientra anche la componente software. ProXima fa riferimento alla possibilità di trasferimento e riutilizzo delle licenze in base alla normativa europea, accompagnata da certificazioni e garanzie, con risparmi che possono arrivare “anche al 50%”. In questo caso il messaggio va oltre il semplice contenimento dei costi e riguarda una gestione più razionale del ciclo di vita complessivo dell’IT, con effetti diretti su budget, pianificazione e sostenibilità degli investimenti.
Serra ha però aggiunto un elemento meno “comodo” e più realistico: il mercato del ricondizionato non ha listini ufficiali e si muove anche per oscillazioni e fenomeni speculativi (chi detiene stock può trattenere merce aspettando che cresca il prezzo). È un dettaglio che, letto in filigrana, racconta un passaggio importante: il ricondizionato enterprise non è un mercato lineare, e una parte del valore del distributore sta anche nella capacità di gestire questa volatilità senza scaricarla in modo opportunistico sul canale.
Per ProXima Distribution tre Business Unit e un messaggio aggiuntivo: sovranità digitale e cybersecurity “Made in Italy”
Ma non di solo “pre-loved” vive ProXima Distribution.
La struttura del distributore riflette un posizionamento che punta a qualificare la distribuzione come leva di valore, con l’obiettivo di rendere l’innovazione più accessibile attraverso modelli di consumo responsabili e sostenibili, mantenendo al centro la continuità operativa. La mission dell’azienda si articola attorno a tre Business Unit: Green IT, Cloud & Professional Services e IT Security, quest’ultima pensata come un vero e proprio hub dedicato alla cybersecurity italiana.
È proprio sul tema della sicurezza e della sovranità del dato che si concentra una parte rilevante dell’ambizione strategica. L’idea di tecnologia rigenerata viene infatti affiancata a una visione più ampia, che lega innovazione ed economia circolare alla necessità di preservare autonomia e controllo tecnologico. In questo quadro si inserisce la scelta di costruire un portafoglio in larga parte composto da vendor italiani, valorizzando competenze e soluzioni spesso meno visibili rispetto alle grandi piattaforme internazionali, ma solide dal punto di vista tecnologico e, in alcuni casi, fortemente specializzate: dall’IoT security al log management, fino all’ambito dell’investigation e del penetration testing.
Il punto non è soltanto identitario. È una proposta di filiera che prova a tenere insieme distribuzione, go-to-market e posizionamento su temi regolatori e geopolitici, con la sovranità del dato letta non come slogan, ma come esigenza operativa sempre più concreta per imprese e organizzazioni.
Brand ed ecosistema di partnership
A rafforzare il posizionamento di ProXima Distribution contribuisce anche la costruzione di un ecosistema di partnership dichiaratamente selettivo. Sul fronte cloud e servizi infrastrutturali, il distributore ha scelto di puntare su ReeVo, partner strategico per soluzioni IaaS, backup e disaster recovery basate su data center italiani, con un’attenzione esplicita ai temi di sovranità del dato e conformità normativa. Nell’area della sicurezza, il Security Hub si articola invece attorno a tecnologie verticali che includono realtà come Cylock per vulnerability assessment e penetration testing, Stoorm5 per la sicurezza di ambienti IoT e OT, i-Vertix per il network monitoring e il log management, Cyber Global per i servizi gestiti di cybersecurity e Monokee per l’identity e access management. Accanto a queste, ProXima integra soluzioni come SOTI per la gestione e la sicurezza dei dispositivi mobili e StorMagic per infrastrutture iperconvergenti e storage software-defined, completando un portafoglio che punta meno sulla quantità e più sulla complementarità delle tecnologie. La logica non è quella del semplice catalogo, ma di un hub che mette in relazione vendor, competenze e casi d’uso, coerentemente con un’identità di marca che rivendica prossimità, integrazione e responsabilità tecnologica.
Servizi, tecnici, modello commerciale: la distribuzione come macchina di execution
Un altro asse portante del posizionamento di ProXima riguarda il ruolo stesso della distribuzione. Vito Vona, co-fondatore di ProXima Distribution, mette in discussione il modello tradizionale, che rischia di ridursi a una funzione puramente logistica, limitata a “spostare oggetti”, con margini sempre più compressi e un ruolo spesso schiacciato dalle logiche dei vendor. La direzione intrapresa è diversa: puntare sulla verticalità, sui servizi e sulla capacità di accompagnare i partner soprattutto nei contesti in cui esiste un evidente gap commerciale o di go-to-market.
In questa prospettiva si inserisce anche la componente operativa, che comprende un presidio strutturato di competenze tecniche. L’area Cloud & Professional Services può contare su un team di oltre 50 tecnici altamente specializzati e certificati, in grado di fornire supporto continuativo e di attivarsi in modo mirato in funzione delle tecnologie e dei contesti progettuali. L’idea è che la distribuzione non si limiti a facilitare l’accesso alle soluzioni, ma contribuisca concretamente alla loro messa a terra.
Lo stesso principio si riflette nel modello commerciale. ProXima adotta un’impostazione meno rigida rispetto ai ruoli tradizionali, lavorando con figure ibride che uniscono la relazione con i vendor (product management), la gestione della customer base e l’attività diretta sull’utente finale. L’obiettivo è generare opportunità più qualificate, evitando il passaggio di lead “fredde” e costruendo invece relazioni già contestualizzate, da condividere con il partner e con il vendor. È una dinamica che sposta il baricentro della distribuzione: da semplice canale di transito a soggetto che costruisce domanda e la rende concretamente eseguibile.
Branding e piano marketing di ProXima Distribution: roadshow, nuovo sito, “Green Talks”
Il tassello finale – e, in un certo senso, rafforza il rebranding in maniera decisa – è l’investimento in comunicazione. Maria Santilli, Marketing Manager, ha spiegato la genesi del nome (richiamo a Proxima Centauri e al concetto di prossimità verso partner e clienti) e la scelta cromatica come elemento distintivo in un panorama “troppo blu e grigio”.

Ma soprattutto ha indicato una discontinuità organizzativa: “la prima volta” di un piano marketing strutturato, con un roadshow in quattro tappe (Milano 12 febbraio, Roma 17 febbraio, Padova 26 febbraio, Bari 5 marzo), il lancio del nuovo sito “verso la fine di gennaio” e una serie di cinque puntate podcast/video (“Green Talks”) dedicate al racconto della “tecnologia green”, con vendor e partner.
Qui il nostro video commento al lancio di questo “nuovo” distributore a valore






