Pure Storage cambia nome e diventa Everpure.
Quello che a tutta prima potrebbe essere interpretato come un “semplice” rebranding è stato annunciato nella giornata di ieri ed è oeffettivo da subito sul piano legale e societario, mentre l’aggiornamento degli asset commerciali, dei domini digitali e delle property di prodotto avverrà in modo progressivo nel corso dei prossimi mesi, senza impatti operativi per clienti e partner.
Il nuovo nome inizierà inoltre a essere utilizzato anche sui mercati finanziari: la società avvierà la negoziazione con la nuova denominazione al New York Stock Exchange a partire dal 5 marzo.
In realtà, dietro questa operazione si colloca una trasformazione strategica più profonda, che riguarda il posizionamento dell’azienda nell’era dell’AI e del data management avanzato.
Potremmo parlare in effetti di un passaggio identitario che arriva in una fase di ridefinizione più ampia del mercato infrastrutturale: la crescita dei workload legati all’intelligenza artificiale, la pressione sulla governance del dato e la necessità di rendere le informazioni aziendali accessibili, sicure e contestualizzate stanno progressivamente spostando il baricentro competitivo dallo storage in senso stretto alla gestione intelligente del patrimonio informativo.
Pure Storage diventa Everpure: un passaggio semantico importante
Per comprendere le ragioni del cambio di nome occorre partire dall’evoluzione stessa del perimetro tecnologico presidiato dall’azienda. Pure Storage ha costruito la propria identità ridefinendo lo storage enterprise: architetture all-flash, modello Evergreen, semplificazione operativa e una forte integrazione tra software e hardware hanno contribuito a spostare lo storage da infrastruttura percepita come commodity a piattaforma ad alto valore tecnologico.
Oggi però quello spazio competitivo non è più sufficiente a descrivere la posta in gioco. La crescita dei workload legati all’intelligenza artificiale, l’espansione degli ambienti analytics distribuiti, la moltiplicazione delle fonti dati e la pressione normativa su sovranità e compliance stanno ridefinendo il dato come asset primario delle organizzazioni. Non si tratta più soltanto di conservarlo o proteggerlo, ma di renderlo accessibile in modo coerente, contestualizzarlo semanticamente, orchestrarlo tra ambienti eterogenei e prepararlo all’utilizzo da parte di modelli intelligenti. È in questo slittamento strutturale — da storage a piattaforma di governo del dato — che il nuovo nome intende collocarsi.
Un’identità costruita sull’evoluzione
La scelta di Everpure non è casuale né puramente estetica. Come spiega la stessa azienda nel blog post che accompagna l’annuncio, il nuovo nome intende riflettere un’evoluzione già in corso: non più soltanto ridefinire lo storage, ma ripensare la gestione del dato in chiave più ampia e strutturale. Il naming combina l’idea di continuità evolutiva — “ever” — con il richiamo alla qualità e all’integrità del dato — “pure” — segnando un passaggio simbolico ma coerente con la traiettoria industriale dell’azienda, oggi Everpure.
Nel post ufficiale si legge: “We are not changing who we are. We are ensuring our identity matches the scope of our impact and the future we are creating in data management.”, che possiamo rendere in italiano così: “Non stiamo cambiando ciò che siamo. Stiamo facendo in modo che la nostra identità rifletta l’ampiezza del nostro impatto e il futuro che stiamo costruendo nella gestione dei dati.”
La piattaforma viene inoltre descritta come un sistema “living”, capace di evolvere nel tempo mantenendo coerenza architetturale e governance centralizzata. Il brand diventa così la rappresentazione di un passaggio più profondo: da infrastruttura tecnologica a piattaforma di governo del dato pensata per un contesto sempre più orientato all’AI.
Pure Storage diventa Everpure: l’Enterprise Data Cloud come architettura di riferimento
Il rebranding si inserisce nel quadro di una strategia architetturale già delineata: la costruzione di un Enterprise Data Cloud. L’obiettivo dichiarato è affrontare due limiti strutturali che caratterizzano ancora oggi molte infrastrutture dati tradizionali. Da un lato, la gestione dei dataset resta fortemente manuale, frammentata e dipendente da processi umani, con conseguenti inefficienze operative e margini di errore. Dall’altro, le architetture storage nate per supportare sistemi transazionali e applicazioni di record non risultano ottimizzate per workload di intelligenza artificiale e analytics avanzati.
Tra questi due livelli si è creato nel tempo un vuoto operativo fatto di pipeline ETL (Extract – Transform – Load ) complesse, duplicazioni di dati, settimane di tuning e sovraccarico infrastrutturale. È proprio questo scarto che la visione Enterprise Data Cloud punta a colmare, introducendo una governance guidata da policy, una gestione automatizzata del ciclo di vita dei dataset, orchestrazione coerente tra workload differenti e una progressiva standardizzazione dei dati su scala enterprise. In questa prospettiva, il baricentro non è più l’infrastruttura in sé, ma la gestione intelligente e unificata del patrimonio informativo aziendale.
Pure Storage diventa Everpure e l’acquisizione di 1touch per una data intelligence nativa
A rafforzare il cambio di posizionamento arriva in parallelo un’operazione industriale mirata: l’acquisizione della società di data intelligence 1touch. La piattaforma sviluppata dall’azienda statunitense consente di ottenere una visione unificata dei dati distribuiti, permettendone la scoperta, la classificazione e l’arricchimento semantico, oltre alla loro contestualizzazione attraverso ambienti eterogenei che spaziano dal cloud alle applicazioni SaaS fino alle infrastrutture on-premise ed edge.
Integrare queste capacità direttamente all’interno della piattaforma Everpure significa portare la data intelligence alla fonte, innestandola nello strato infrastrutturale anziché demandarla a livelli applicativi successivi. In questa prospettiva, i dataset diventano AI-ready già in origine, con un livello di qualità, visibilità e contestualizzazione che riduce la necessità di interventi successivi di preparazione.
L’obiettivo dichiarato dell’operazione è rimuovere gli ostacoli che storicamente impediscono alle organizzazioni di estrarre valore reale dal proprio patrimonio informativo, accelerando al tempo stesso il passaggio dei progetti di intelligenza artificiale dalla fase sperimentale alla messa in produzione.
Pure Storage diventa Everpure: AI readiness, sovranità e resilienza
L’integrazione con 1touch non risponde solo a logiche di arricchimento funzionale, ma intercetta tre driver oggi centrali nelle strategie dati enterprise:
- Cyber resilienza
La classificazione e contestualizzazione avanzata rafforzano la protezione e la risposta agli incidenti. - Data sovereignty e compliance
La visibilità sui dataset distribuiti supporta l’aderenza a normative e requisiti giurisdizionali. - Preparazione all’AI
La qualità semantica del dato diventa prerequisito per modelli affidabili.
In altre parole, la piattaforma evolve da storage layer a fondazione operativa per l’intelligenza artificiale.
Continuità operativa per clienti e partner
Nonostante la portata simbolica del cambiamento, l’azienda ha chiarito che il rebranding non comporterà discontinuità operative. Il passaggio al nuovo nome non modifica la struttura societaria né il management, così come non introduce variazioni nei contratti in essere o nelle condizioni commerciali applicate a clienti e partner. Resta invariata anche l’erogazione dei servizi di supporto, che proseguiranno secondo le modalità attuali.
La transizione riguarderà piuttosto gli elementi identitari e di rappresentazione del brand, con una migrazione progressiva di domini, property digitali e asset documentali pianificata per evitare qualunque impatto sulle operazioni. In parallelo, anche il portafoglio prodotti verrà aggiornato gradualmente alla nuova denominazione, mantenendo tuttavia inalterate funzionalità, roadmap di sviluppo e modelli di erogazione.








