Tech Tour 2026, tra sicurezza, continuità e governance: cosa cercano davvero i CIO italiani nell’era dell’infrastruttura ibrida
Dal Tech Tour organizzato anche quest’anno da HPE negli Stati Uniti insieme al proprio ecosistema, la parola a CIO e IT manager. Le priorità? Molto concrete: protezione del dato, resilienza operativa, standardizzazione e uscita dalla dipendenza da singole piattaforme
C’è un punto che accomuna le voci delle aziende che hanno preso parte, nei giorni scorsi, al Tech Tour 2026, organizzato da HPE con i rappresentanti del proprio ecosistema: l’infrastruttura è ormai il luogo dove si gioca direttamente la continuità del business.
È un tema operativo, quotidiano, spesso urgente.
Per chi gestisce sistemi informativi in aziende manifatturiere, logistiche o retail, il margine di errore si è ridotto al minimo. E questo cambia completamente la gerarchia delle priorità.
Tech Tour 2026, sicurezza, innovazione e sostenibilità: tre assi che non possono più essere separati
Il primo a prendere parola è Massimo Corradi, IT Infrastructure Security Manager del Gruppo Aboca (di seguito la video intervista esclusiva, che sintetizza con chiarezza una delle direttrici che stanno guidando le scelte infrastrutturali: sicurezza, innovazione e sostenibilità procedono insieme e si influenzano reciprocamente.
“È ovvio che in questa situazione attuale la sicurezza deve essere sempre considerata come prioritaria in qualsiasi progetto si affronta, però anche l’innovazione è necessaria e in qualche modo correlata”.
La relazione tra questi elementi si traduce in un’evoluzione concreta delle architetture IT, dove l’aggiornamento tecnologico diventa parte integrante della postura di sicurezza e contribuisce a rafforzare la capacità di risposta dell’organizzazione.
Nel caso di Aboca, a questi due assi si affianca in modo strutturale anche il tema della sostenibilità, coerente con il posizionamento dell’azienda.
“Per un’azienda come Aboca, che è una B Corp, la sostenibilità è chiaramente un punto centrale e quindi va sempre considerata in qualsiasi approccio, in qualsiasi progetto”.
La sostenibilità entra così nel perimetro decisionale dell’IT, contribuendo a orientare le scelte infrastrutturali e i modelli di evoluzione tecnologica.
Continuità operativa: quando anche pochi minuti fanno la differenza
Se la sicurezza è il prerequisito, la continuità operativa è la metrica con cui si misura il valore dell’infrastruttura.
Nel settore logistico questo è ancora più evidente.
Davide Pieroni, IT Manager di Albini & Pitigliani, lo descrive in modo diretto: “Un’interruzione di un servizio, anche di poche ore, può essere fondamentale per la movimentazione delle merci”.
Ma il punto vero è che non si parla nemmeno più di ore.
“Spesso anche un blocco di un’ora o di mezz’ora fa saltare i piani per una spedizione aerea”.
In questo contesto, anche componenti apparentemente “di base” diventano critiche. La rete Wi-Fi, ad esempio, non è più un’infrastruttura di supporto.
“Il carico e lo scarico merci avviene praticamente esclusivamente con scanner in Wi-Fi. La rete deve essere veloce, reattiva, non deve perdere un colpo”.
Il rischio è diventato sistemico. Dal blocco delle operazioni si passa rapidamente all’impossibilità di gestire documentazione doganale, con effetti a catena sulla supply chain.

Tech Tour 2026, NIS2 e cultura della resilienza: il gap italiano
Accanto alla continuità operativa si sta rafforzando anche un altro fronte, quello della formalizzazione dei processi di resilienza, sempre più centrale nel percorso di evoluzione delle aziende.
L’adeguamento normativo, sottolinea Pieroni, rappresenta solo una parte del cambiamento in corso. Il lavoro sulla documentazione, sui piani di risposta e sulle procedure introduce infatti un diverso livello di strutturazione nella gestione del rischio.
“Le aziende italiane spesso non usano questo tipo di documentazione, mentre all’estero è un’abitudine”.
Il tema si colloca così su un piano più ampio, che riguarda modelli organizzativi, processi e governance, portando la resilienza da attività episodica a componente stabile dell’operatività aziendale.
Standardizzare per governare: la sfida delle organizzazioni distribuite
Se sicurezza e continuità rappresentano i pilastri dell’infrastruttura, la governance ne definisce la capacità di funzionare in modo coerente all’interno di contesti sempre più articolati.
Luca Sghedoni, Group IT Manager di ISEM Packaging Group, richiama con chiarezza questo passaggio.
“Dobbiamo riuscire a standardizzare e centralizzare i servizi IT in modo da avere una governance più efficiente, soprattutto sulle sedi remote”.
La crescita per linee esterne, insieme all’evoluzione progressiva delle organizzazioni, ha portato molte aziende a sviluppare ecosistemi IT composti da tecnologie, fornitori e architetture differenti.
“Siamo una galassia di aziende, ognuna con scelte specifiche fatte negli anni”.
Da qui l’esigenza di introdurre modelli di governo in grado di armonizzare questa eterogeneità, migliorando visibilità, controllo e capacità di intervento.
In questo percorso, orchestrazione e automazione assumono un ruolo centrale, abilitando una gestione più strutturata della complessità e favorendo una progressiva razionalizzazione dell’intero ecosistema IT.

Il dato come patrimonio: protezione e disaster recovery
Tra le priorità che guidano le scelte infrastrutturali si afferma con forza anche il valore del dato, sempre più centrale nei modelli operativi delle imprese.
Per ISEM Packaging questo aspetto assume una dimensione particolarmente concreta.
“La maggior parte dei nostri prodotti è racchiusa all’interno di file specifici che vengono elaborati con i nostri clienti”.
Il dato si configura così come elemento che racchiude progettazione, relazione e valore industriale, entrando direttamente nei processi core dell’azienda.
Ed è logica conseguenza che il disaster recovery assuma un ruolo strutturale all’interno dell’architettura IT, contribuendo alla protezione e alla continuità del patrimonio informativo.
“Un sito di disaster recovery ci aiuta a proteggere il patrimonio nostro e dei nostri clienti”.
Ibrido, orchestrazione e superamento dei silos
La gestione della complessità trova una sintesi particolarmente chiara nei modelli infrastrutturali ibridi, dove data center interni e cloud operano come parti integrate di un unico ecosistema.
Daniele Nigro, Group CIO di Twinset, descrive questa esigenza in termini di integrazione e coerenza operativa.
“La nostra esigenza è che tutte le parti di questo ecosistema siano in grado di comunicare tra loro in maniera efficiente”.
L’attenzione si concentra così sulla capacità di orchestrare ambienti diversi all’interno di un’architettura fluida, capace di adattarsi alle esigenze di sicurezza, performance e scalabilità.
In questa prospettiva, l’infrastruttura evolve verso una dimensione sempre più trasparente, integrata nei processi aziendali.
“Se si accorge che c’è l’IT, alle volte può essere un problema”.
Il valore dell’IT si esprime quindi nella continuità dei servizi, nella stabilità operativa e nella capacità di accompagnare il business senza attriti.
Disaster recovery o alta disponibilità?
All’interno di questa evoluzione prende forma anche una nuova interpretazione del concetto di resilienza, sempre più orientata alla continuità operativa.
“Stiamo ragionando su un ambiente ridondato quasi in tempo reale, più che su un disaster recovery classico”.
L’architettura si sviluppa così su modelli di ridondanza attiva, capaci di affiancare l’ambiente principale e garantire disponibilità costante dei servizi.
La resilienza assume quindi una dimensione preventiva, integrata nella progettazione stessa dell’infrastruttura e orientata alla continuità del business.
Virtualizzazione e nuove alternative: oltre VMware
Tra le direttrici di evoluzione dell’infrastruttura emerge anche la revisione delle piattaforme di virtualizzazione, oggi al centro di valutazioni strategiche legate a flessibilità, sostenibilità dei costi e governo degli ambienti IT.
“Stiamo valutando alternative a VMware”.
Il tema si estende oltre la dimensione tecnologica e coinvolge il livello di controllo sull’infrastruttura, la capacità di adattamento nel tempo e la gestione delle dipendenze dai fornitori.
In questo scenario, soluzioni come Morpheus si inseriscono come strumenti a supporto di percorsi di transizione progressiva e integrata.
“Permette una migrazione da VMware abbastanza indolore e di integrare i due ambienti in tempi ragionevoli”.
Al centro rimane l’esigenza di costruire architetture governabili, aperte all’evoluzione e coerenti con le esigenze operative delle organizzazioni.








