Dalla teoria alla pratica: nasce un laboratorio per mettere in sicurezza gli impianti che non si possono fermare

La cybersecurity delle infrastrutture critiche italiane entra in una nuova fase. Non più soltanto analisi del rischio, normative e strategie, ma sperimentazione concreta, ambienti realistici e tecnologie capaci di proteggere sistemi che, per loro natura, non possono essere semplicemente sostituiti o aggiornati.

È proprio con questo obiettivo che il Gruppo GO Infoteam, in collaborazione con il Centro di Competenza nazionale Cyber 4.0, ha presentato a Pescara l’OT Cybersecurity Lab, un laboratorio dedicato alla sicurezza delle tecnologie Operational Technology (OT), con un focus particolare sul mondo sanitario, sugli apparati elettromedicali, sulle reti idriche e sui sistemi energetici, ovvero alcuni degli ambiti più strategici per il funzionamento del Paese.

L’iniziativa è stata presentata nel corso di un evento che ha riunito istituzioni, rappresentanti della sanità pubblica e privata, mondo industriale ed esperti di cybersecurity, confermando come la protezione delle infrastrutture critiche sia ormai una priorità nazionale. Il programma ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Cyber 4.0, Regione Abruzzo, Armis (guarda la video intervista esclusiva con Nicola Altavilla qui di seguito) e dei direttori generali delle principali ASL abruzzesi, con una tavola rotonda dedicata proprio alle nuove sfide della sicurezza informatica in sanità.

OT Cybersecurity Lab. Il vero problema? Molti sistemi critici non possono essere aggiornati

Negli ultimi anni il dibattito sulla cybersecurity industriale si è concentrato soprattutto sulla necessità di aggiornare software e sistemi operativi. Nella realtà delle infrastrutture OT, però, questo approccio spesso non è praticabile.

Molti dispositivi elettromedicali, così come numerosi sistemi industriali, hanno cicli di vita che possono superare i quindici o vent’anni. Sono apparati progettati per garantire continuità operativa e certificati secondo procedure molto rigide. Aggiornarli o sostituirli non è sempre possibile e, in molti casi, significherebbe interrompere servizi essenziali.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il laboratorio sviluppato da GO Infoteam e Cyber 4.0.

Come spiega Michele Armenise, Chief Commercial Officer di GO Infoteam, il progetto nasce per sviluppare un’esperienza pratica sui settori considerati più critici per il sistema Paese, dalla sanità ai sistemi idrici fino alle infrastrutture energetiche.

“Fare un laboratorio di cybersecurity su questi ambiti ci consente di comprendere quali possono essere tutte le minacce, ma anche come trovare delle soluzioni di protezione a più strati che aiutino i nostri clienti a mitigare il rischio anche laddove ci siano apparati che non possano essere aggiornati o modificati dal punto di vista software, ma che devono continuare a funzionare con cicli di vita molto lunghi.”

Una visione che sposta il paradigma dalla semplice sostituzione tecnologica alla costruzione di architetture di sicurezza multilivello capaci di convivere con sistemi legacy.

OT Cybersecurity Lab. Un ambiente reale per simulare attacchi e testare le difese

Uno degli elementi più innovativi dell’OT Cybersecurity Lab è la possibilità di lavorare su un ambiente estremamente vicino alla realtà operativa.

Durante la presentazione è stata mostrata una live demo del laboratorio di Pescara, caratterizzato dalla presenza di PLC industriali, dispositivi elettromedicali reali e dalla piattaforma inrimaONE dedicata al monitoraggio continuo delle vulnerabilità. L’obiettivo è consentire alle organizzazioni di osservare il comportamento delle tecnologie OT, comprendere come si sviluppano gli attacchi e sperimentare strategie di mitigazione senza impattare sui sistemi di produzione.

Il messaggio è chiaro anche nei materiali di presentazione del laboratorio: “la soluzione non è sostituire, bensì proteggere”. Una filosofia che mette al centro la costruzione progressiva della sicurezza attraverso assessment, segmentazione delle reti, monitoraggio continuo degli asset e protezioni stratificate.

La sanità è sempre più nel mirino degli attacchi cyber

La scelta di partire dal settore sanitario non è casuale.

Secondo il Rapporto Clusit 2026, il comparto Healthcare continua a rappresentare uno dei bersagli preferiti del cybercrime a livello mondiale. La crescente digitalizzazione degli ospedali, l’interconnessione dei dispositivi medicali e la presenza di infrastrutture spesso eterogenee amplificano la superficie di attacco, mentre ransomware e campagne di estorsione rimangono tra le minacce più frequenti.

In questo scenario la sicurezza degli apparati elettromedicali assume un valore strategico. Molti dispositivi sono stati progettati anni fa, utilizzano sistemi operativi non più aggiornabili e non possono essere fermati per installare patch senza compromettere la continuità delle cure.

Il risultato è un equilibrio delicato tra disponibilità dei servizi sanitari e protezione informatica, che richiede approcci radicalmente diversi rispetto alla tradizionale cybersecurity IT.

Dalla NIS2 al Cyber Resilience Act: la sicurezza OT diventa una priorità

L’evoluzione normativa europea sta accelerando ulteriormente questa trasformazione.

La Direttiva NIS2 amplia il numero di organizzazioni chiamate ad adottare misure strutturate di gestione del rischio cyber, introducendo obblighi più stringenti in termini di governance, monitoraggio degli asset, gestione delle vulnerabilità e risposta agli incidenti.

Parallelamente, il Cyber Resilience Act punta a rendere più sicuri i prodotti digitali lungo tutto il loro ciclo di vita, imponendo nuovi requisiti ai produttori e rafforzando la sicurezza delle tecnologie connesse.

All’interno dell’evento, il laboratorio è stato presentato anche come uno strumento concreto per aiutare organizzazioni pubbliche e private ad affrontare queste nuove sfide regolatorie, con particolare attenzione proprio agli apparati elettromedicali e agli ambienti OT.

Fare sistema tra industria, ricerca e istituzioni

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il modello di collaborazione.

L’OT Cybersecurity Lab nasce infatti dall’incontro tra competenze industriali, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, grazie alla partnership tra GO Infoteam e Cyber 4.0, il Centro di Competenza nazionale promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Durante la giornata si è parlato non solo di tecnologie, ma anche di cultura della sicurezza, formazione e condivisione delle competenze tra pubblica amministrazione, sanità e imprese, elementi indispensabili per costruire una reale resilienza delle infrastrutture critiche. La tavola rotonda che ha coinvolto Regione Abruzzo, direttori generali delle ASL, rappresentanti della sanità privata e Armis ha evidenziato proprio la necessità di affrontare la cybersecurity come un tema di sistema e non esclusivamente tecnologico.   

La cybersecurity OT non si compra: si costruisce

Il messaggio finale che emerge dalla presentazione dell’OT Cybersecurity Lab è probabilmente il più importante.

La sicurezza delle infrastrutture critiche non può essere affrontata acquistando un singolo prodotto o installando una nuova tecnologia. Richiede conoscenza degli asset, capacità di osservazione continua, segmentazione delle reti, monitoraggio delle vulnerabilità, simulazione degli scenari di attacco e collaborazione tra competenze differenti.

È una visione che GO Infoteam sintetizza efficacemente anche nei materiali del laboratorio: “La sicurezza non si compra, si costruisce. E noi siamo qui per costruirla insieme a voi.”

In un momento storico in cui sanità, energia, reti idriche e infrastrutture industriali rappresentano obiettivi sempre più appetibili per il cybercrime, iniziative come l’OT Cybersecurity Lab mostrano come la risposta più efficace passi dalla sperimentazione, dalla collaborazione e dalla capacità di trasformare la cybersecurity da semplice misura difensiva a componente strutturale della resilienza del sistema Paese.

OT Cybersecurity Lab: GO Infoteam e Cyber 4.0 accelerano la sicurezza delle infrastrutture critiche con un laboratorio dedicato all’Operational Technology ultima modifica: 2026-07-22T15:06:18+02:00 da Marco Lorusso

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