Cloud Storage cos’è e perché oggi tutti lo cercano, una nuova e preziosa puntata di #DataRevolution la nuova rubrica multipiattaforma costruita in collaborazione con ICOS e Netapp. Qui trovate la prima puntata, mentre qui la seconda.

Tra i servizi che le aziende cercano con frequenza in cloud ritroviamo le risorse computazionali, le risorse di rete e lo storage dei dati: i fondamenti di un’infrastruttura IT moderna, capace di sfruttare le risorse scalabili offerte dai provider della nuvola.
Nel presente articolo vedremo in cosa consiste il cloud storage, quali sono i fattori di convenienza che possono suggerire l’adozione del cloud e come le soluzioni di NetApp consentono di far fronte alla complessità della gestione dei dati conservati in vari luoghi della rete.

Cloud Storage: servizi per tutte le esigenze, dal singolo utente alla grande azienda

Per cloud storage si intende genericamente “l’archiviazione in remoto di una serie di dati cui gli utenti possono accedere attraverso una rete”. Rispetto alla concezione tradizionale, che vede i dati conservati su dispositivi informatici in locale, l’archiviazione in cloud ricorre ad uno o più data server esterni.

In maniera analoga a quanto avviene per i servizi computazionali, i dati possono essere collocati sia su cloud privati che su cloud pubblici. In questo frangente esistono diversi livelli di servizio, che vanno dalla semplice condivisione e sincronia dei file, in genere per supportare esigenze di carattere collaborativo, a servizi molto più strutturati, funzionali ad esigenze puramente enterprise.

Nel caso del cloud storage di base, prevale un’esigenza di tipo trasversale, che trova pieno riscontro nelle offerte di servizi come Dropbox, Microsoft OneDrive / Sharepoint, Google Drive, Apple iCloud e molti altri. Il loro modello di business è solitamente freemium, gratuito fino ad un certo quantitativo di GB di archiviazione, con piani a pagamento nel caso in cui si intenda avvalersi di risorse quantitativamente e qualitativamente più performanti. Questi servizi consentono di unificare la posizione dei dati, rendendoli accessibili da qualsiasi posizione a tutti gli utenti autorizzati ad accedervi.

Quando occorre aggiungere funzionalità adatte a supportare i carichi di lavoro aziendali, come l’integrazione con ambienti di sviluppo, data analytics, database con funzionalità di backup avanzate, si rientra in un altro contesto di offerta in cloud, come lo Storage as a Service (StaaS), un modello a servizi presente ormai nell’offerta di tutti i principali big tech della nuvola: Amazon, Microsoft, Google, IBM, Oracle, ecc.

La distinzione tra un servizio cloud storage basato sulla condivisione dei file e un servizio con funzionalità enterprise costituisce pertanto una premessa necessaria per contestualizzare la grande varietà che caratterizza l’archiviazione dei dati.
Se il primo caso è relativamente immediato e semplice da gestire, lo stesso non si può dire per le applicazioni business, che comportano un’ampia serie di valutazioni ai fini di trovare, caso per caso, la condizione ottimale per rispondere alle esigenze di ciascuna azienda.

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La struttura tipica di un servizio Cloud Storage

A differenza della conservazione dei dati in locale, abitualmente riferibile ad una struttura a file e cartelle, il cloud storage si basa su altri modelli, più efficienti nel gestire ed archiviare grandi quantità di dati. Del resto parliamo di miliardi di file, anche decisamente complessi, sia nella dimensione che nella struttura, basti pensare ai metadati che il più delle volte li caratterizzano.

Per far fronte a questo ordine dimensionale, il cloud storage si articola sostanzialmente in due alternative: il block storage (archiviazione su blocchi) e l’object storage (archiviazione su oggetti).

Il block storage costituisce la soluzione ideale per i database e, più in generale, per i dati strutturati. La sua struttura è basata sulla divisione in blocchi di uguali dimensioni, contrassegnati da un indirizzo univoco che li rende di fatto indipendenti dalla loro localizzazione fisica. Tale astrazione, tipica della virtualizzazione dei dati, ne consente un’agevole gestione via software.

L’object storage, come il nome stesso suggerisce, è invece basato su sistemi di archiviazione che memorizzano i file come oggetti, contrassegnati da un identificativo univoco. Per la loro natura informatica, gli oggetti non sono modificabili, ma risultano perfettamente funzionali per tutte le esigenze di backup e archiviazione, comprese le applicazioni multimediali (streaming audio, video, ecc.) che necessitano di un accesso in sola lettura.

Dal punto di vista hardware, i servizi in cloud possono prevedere un’offerta che riserva l’utilizzo di un’unità fisica, in maniera analoga alle soluzioni tradizionali, con la differenza che tale risorsa è accessibile in remoto, via internet nel caso di un cloud pubblico, via intranet / VPN nel caso di un cloud privato. Più frequentemente, specie nel caso del cloud pubblico, i servizi sono basati sulla virtualizzazione dello storage.

La virtualizzazione dello storage astrae le risorse allocate rispetto all’hardware fisico, con il vantaggio, da parte del provider, di rendere scalabili le risorse stesse, in funzione delle richieste puntuali operate dai carichi di lavoro. La virtualizzazione dei dati, in maniera simile a quanto avviene per le risorse computazionali, consente pertanto di ottimizzare la disponibilità di storage, in quanto ogni dispositivo fisico può garantire una fornitura di servizi per più clienti, con una pratica gestione via software.

Cloud Storage: pubblico o privato, quale scegliere?

Le aziende, oltre alle tradizionali risorse on-premises, possono avvalersi di servizi di cloud storage pubblico o privato, il che rende la distribuzione e la gestione dei dati un concetto sempre più ibrido, di pari passo con le altre risorse IT, su tutte quelle computazionali e di rete.

La lista dei fattori che possono rendere più conveniente il cloud pubblico rispetto al cloud privato, piuttosto che il contrario, è molto ampia e soltanto in parte generalizzabile, dal momento che per fare delle valutazioni su base oggettiva è necessario conoscere in maniera puntuale la realtà di ogni singola azienda, cui corrispondono obiettivi di business ed esigenze operative differenti.

La domanda da porsi, con ogni probabilità, sarebbe pertanto la seguente: perché dover scegliere? Un’attenta valutazione da parte di consulenti dotati di un know how specifico nella gestione dei dati è capace di configurare un’infrastruttura ibrida, in cui i vantaggi dello storage cloud privato e pubblico possono convergere in un unico approccio strategico, finalizzato ad ottimizzare i vantaggi in termini di efficienza e gestione dei dati aziendali.

Al di là degli aspetti relativi alla convenienza economica e alla scalabilità delle risorse delle varie tipologie di cloud, un fattore che rende molto frequente una compresenza di natura ibrida, in cui rientrano anche le infrastrutture locali, è data dalla natura dei dati, che molto spesso non possono essere allocati in cloud, per questioni normative o accordi specifici con i clienti.

Un aspetto da non sottovalutare, soprattutto nel caso di un cloud pubblico, è il fatto che i server su cui vengono conservati i dati molto spesso sono fisicamente collocati al di fuori della comunità europea, in un contesto legislativo che molto spesso esula dai nostri parametri di riferimento contrattuali. Capita dunque spesso che almeno parte dei dati aziendali vada conservata su server interni all’azienda, o in colocation, per ovviare ai rischi in materia di protezione e trattamento, qualsivoglia sia la natura vincolante alla base di questa scelta.

Non esiste dunque una regola assoluta per la configurazione del data storage aziendale. È indispensabile un’attenta e corretta valutazione, avvalendosi di un solido know how in ambito IT e della consulenza degli specialisti della data protection, essenziale per regolare un quadro estremamente mutevole anche dal punto di vista normativo.

Dal cloud al multicloud storage, tra vantaggi oggettivi e complessità di gestione

La gestione dei dati in cloud molto spesso non dipende dalle sole esigenze di archiviazione. Più spesso, i dati tendono a seguire le applicazioni che li utilizzano. Se un’azienda, ad esempio, decidesse di avvalersi di ambienti di sviluppo offerti da fornitori differenti, come AWS e Microsoft Azure, con ogni probabilità parte dei suoi dati finiranno sui rispettivi cloud.

La tendenza ad utilizzare una varietà di servizi in cloud è accentuata dal fatto che le aziende sono composte da diverse linee di business (LoB), ciascuna delle quali dotata di una certa indipendenza operativa, che si riflette anche nella gestione IT. È il caso delle applicazioni basate sull’analisi dei dati, che ormai sfruttano in maniera diffusa la potenza computazionale dei data center in cloud, così come i servizi basati sull’impiego di tecniche di intelligenza artificiale.

Utilizzare differenti servizi di cloud pubblico comporta una serie di vantaggi oggettivi, sintetizzabili per via del fatto di prendere il meglio in funzione di ogni esigenza che si intende soddisfare. Naturalmente il prezzo da pagare, in questo caso, è comportato dalla complessità nella gestione, che comporta un onere addizionale per il reparto IT. Occorre pertanto trovare un buon compromesso, affinché la varietà non equivalga ad aggettivi problematici come frammentazione piuttosto che dispersione delle risorse.

Dal momento che i servizi di cloud storage offerti dai differenti provider non dialogano tecnologicamente tra loro, diventa indispensabile avvalersi di software specifici, denominati controller multicloud, in grado di unificare la visione dei dati in cloud per offrire un servizio di monitoraggio e gestione in tempo reale di tutte le applicazioni aziendali, a prescindere dal luogo in cui sono conservati i dati.
In altri termini, i vari servizi di cloud storage offerti da provider differenti vengono sintetizzati e resi fruibili attraverso un unico pannello di controllo, la cui dashboard consente di valutare in maniera esauriente tutti gli aspetti più significativi.

NetApp Cloud Volumes ONTAP, gestire la complessità ed evitare problemi nella gestione dei dati in cloud

“Say hello to hybrid cloud savings, speed and simplicity”. È quanto recita il claim che introduce al sito ufficiale di NetApp, unicorn californiana specializzata in soluzioni IT cloud based.

La facoltà di risparmiare, essere più performanti e gestire i processi in maniera più semplice costituisce una sintesi dei fattori che sta spingendo un numero sempre maggiore di aziende ad adottare servizi in cloud, sulla base dell’efficienza e della scalabilità dei modelli a servizi.

NetApp Cloud Volumes rappresenta un’applicazione esemplare per gestire al meglio i servizi di cloud storage offerti dai principali provider commerciali, tra cui AWS, Microsoft Azure e Google Cloud.
L’elevato livello di automatizzazione di NetApp Cloud Volumes consente ai cloud architect di ricercare agevolmente i file service in cloud, così come agli sviluppatori e agli amministratori di database di avvalersi di servizi di storage efficienti senza doversi preoccupare nello specifico della gestione.

Tra i benefici principali di una soluzione come NetApp Cloud Volumes ritroviamo:

  • Condivisioni di conformità che consentono di non dover riscrivere le app se si intende variare il cloud storage di riferimento;
  • Rapido trasferimento e sincronia dei file da repository on-premises a repository in cloud, grazie a strumenti utilizzabili in modalita’ SaaS come NetApp Cloud Sync;
  • Garanzia di continuità di business anche a fronte di aggiornamenti del SW di base, senza perdite di dati, con tempi di ripristino rapidi dai backup e processi di aggiornamento pianificati in grado da non comportare interruzioni di servizio per le applicazioni;
  • Strumenti di automazione ed orchestrazione delle risorse in multicloud.
  • Gestione semplificata senza utilizzo di SW aggiuntivi delle operazioni di Backup/Restore dei dati on-prem e nei Cloud
  • Strumenti integrati di Data Governance e Data Compliance in modalita’ SaaS basati sulle piu’ innovative tecnologie di Analytics/AI
  • Meccanismi di condivisione e caching dei dati in ambito geografico multi-sede con garanzia di prestazioni e diretta integrazione con le tecnologie native di File Sharing Microsoft

La soluzione specifica per la gestione dell’infrastruttura di storage di NetApp è costituita da Cloud Volumes ONTAP, che offre totale controllo, protezione ed efficienza dei dati sfruttando al massimo la flessibilità e la naturale agilità dei servizi in cloud.

NetApp ONTAP è concepito per gestire la natura ibrida delle risorse IT, con una piattaforma di storage universale per lo storage in cloud e on-premises, quale unico controller in grado di unificare la visione dei dati.
Tra le varie funzionalità offerte da ONTAP vi è la capacità di eseguire il provisioning dello storage NAS e SAN con il pieno supporto delle tecnologie SMB, NFS e iSCSI. Garantita inoltre la piena interoperabilità con altre soluzioni proprietarie, come NetApp Snapshot, che consente di eseguire backup e copie di recovery dei dati point-on-time, senza il ricorso a risorse di storage addizionali, evitando inutili extra costi, senza alcuna ricaduta in termini di performance.

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Cloud Storage cos’è, come si fa e come si evitano brutte sorprese: Il caso NetApp ultima modifica: 2021-07-30T10:00:30+00:00 da Francesco La Trofa

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