La crisi globale delle memorie sta producendo effetti che vanno ben oltre la filiera dei semiconduttori. La pressione sulla capacità produttiva, alimentata dalla domanda infrastrutturale legata all’intelligenza artificiale, sta progressivamente ridisegnando l’intero mercato hardware — dai data center fino ai PC consumer — con un impatto diretto su prezzi, disponibilità e cicli di rinnovo.
In questo scenario, il mercato dell’usato e del ricondizionato sta vivendo una fase di espansione che da congiunturale sta assumendo tratti sempre più strutturali, diventando una valvola di compensazione rispetto alle rigidità della supply chain primaria.
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Crisi delle memorie: l’AI drena capacità produttiva
Alla base della tensione, come abbiamo avuto in più occasioni modo di sottolineare, c’è il riallineamento delle priorità industriali dei produttori di memoria.
La crescita esponenziale dei workload AI — training, inference, simulazione, analytics avanzata — ha spinto hyperscaler e operatori di data center ad assorbire volumi sempre maggiori di DRAM e NAND, in particolare moduli ad alte prestazioni e marginalità come HBM e DDR5 di fascia enterprise.
Questa riallocazione della capacità produttiva ha inevitabilmente ridotto l’offerta destinata a PC, notebook, smartphone e componentistica consumer, generando una tensione che si manifesta su più livelli della filiera. La disponibilità di moduli si è progressivamente contratta, i tempi di approvvigionamento si sono allungati e la pressione inflattiva sui prezzi ha iniziato a riflettersi in modo diretto sui listini hardware. Alcune rilevazioni di mercato indicano aumenti particolarmente marcati su specifiche configurazioni: i moduli DDR5 da 32GB, ad esempio, avrebbero registrato rincari compresi tra il +450% e oltre il +600% dall’inizio della crisi, rendendo sensibilmente più costose le build ad alte prestazioni e contribuendo a comprimere la domanda di nuovi sistemi.
Effetti a cascata sull’intero ecosistema PC
Quando la memoria diventa il vero collo di bottiglia produttivo, l’impatto si propaga inevitabilmente lungo tutta la filiera hardware. I vendor hanno margini sempre più limitati per assorbire l’aumento dei costi dei componenti e finiscono per trasferirne una parte sui listini finali, contribuendo a rendere PC e notebook progressivamente più costosi.
Questo si riflette direttamente sui comportamenti di acquisto: i cicli di sostituzione si allungano, mentre imprese e PMI adottano un atteggiamento più prudente negli investimenti in nuovi sistemi.
Le configurazioni con maggiore capacità di memoria installata risultano le più penalizzate, sia in termini di prezzo sia di disponibilità, mentre i modelli entry e mid-range soffrono maggiormente la riduzione dell’offerta. In questo contesto, anche le previsioni di vendita dei nuovi dispositivi restano disomogenee, restituendo l’immagine di un mercato frenato da vincoli strutturali di approvvigionamento più che da una reale debolezza della domanda.
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Crisi delle memorie: GPU introvabili e prezzi in salita
La tensione che attraversa il mercato delle memorie si intreccia sempre più con quella che interessa le GPU, altro snodo critico dell’ecosistema infrastrutturale legato all’intelligenza artificiale. L’elevata domanda di acceleratori grafici destinati a data center e ambienti di training dei modelli sta drenando disponibilità anche sul mercato consumer e prosumer, rendendo progressivamente più difficile reperire schede di fascia alta nei canali tradizionali.
A fotografare con chiarezza lo spostamento della domanda è la piattaforma di re-commerce Subito, che rileva come la carenza di nuovi modelli e l’aumento dei prezzi stiano spingendo una quota crescente di utenti verso il mercato second hand. In base ai dati diffusi dalla società, nel corso dell’ultimo anno le ricerche online di GPU di fascia enthusiast hanno registrato crescite particolarmente marcate: le Nvidia RTX 3090 hanno visto un incremento del 600% nelle ricerche, mentre le più recenti RTX 4090 segnano un +75% su base annua.
Numeri che evidenziano come anche schede grafiche relativamente recenti entrino rapidamente nel circuito dell’usato quando il nuovo diventa economicamente o logisticamente meno accessibile, trasformando il second hand in una vera estensione del mercato primario.
L’espansione dell’usato, del resto, non riguarda soltanto la fascia più alta. All’interno delle piattaforme di re-commerce, la categoria informatica continua a posizionarsi stabilmente tra le prime per numero di transazioni, sostenuta da un’offerta che conta centinaia di migliaia di annunci attivi tra componenti, schede video e PC completi.
Anche modelli di fascia intermedia — come RTX 3060 e RTX 4060 — insieme a configurazioni gaming complete e workstation professionali, mantengono livelli di domanda elevati, confermando come il mercato dell’usato stia diventando una leva sia per upgrade incrementali sia per la costruzione ex-novo di sistemi in un contesto in cui il nuovo fatica a soddisfare domanda e budget.
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Crisi delle memorie: il boom del refurbished in Europa
Se il second hand rappresenta la risposta più immediata alla carenza di componenti, il mercato del refurbished sta assumendo sempre più i contorni di un segmento industriale strutturato, con dinamiche proprie e un ruolo crescente all’interno della filiera distributiva europea. A evidenziarlo è in primis Context, che nelle sue ultime rilevazioni parla apertamente di una progressiva “mainstreamizzazione” del computing di seconda vita. Per la precisione, secondo Context il second-life computing sta “entering the mainstream”, vale a dire uscendo dalla nicchia per diventare una componente stabile dell’offerta di mercato
Secondo i dati diffusi dalla società, nel quarto trimestre 2025 le vendite di PC ricondizionati attraverso i canali distributivi sono cresciute del 7% su base annua nei cinque principali mercati europei — Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna — confermando una traiettoria di sviluppo ormai stabile. A distinguersi è soprattutto il Regno Unito, dove i volumi risultano sostanzialmente raddoppiati rispetto all’anno precedente, al punto da consentire al Paese di superare la Germania e diventare il primo mercato europeo per sistemi refurbished.
La leva economica resta il principale driver di domanda, ma con segnali di progressiva maturazione del segmento. Circa il 40% dei notebook ricondizionati venduti si colloca infatti nella fascia di prezzo compresa tra i 200 e i 300 euro, confermando la forte attrattività per utenti price-sensitive. Allo stesso tempo, cresce il peso delle configurazioni di fascia leggermente superiore: il segmento tra 300 e 400 euro è passato dal 15% al 23% del mercato in un solo anno, indicando come una quota crescente di acquirenti sia disposta a investire di più pur restando nel perimetro del ricondizionato, privilegiando dotazioni tecniche migliori e cicli di vita residui più lunghi.
È proprio questa evoluzione qualitativa, sottolinea Context, a segnare il passaggio del refurbished da mercato opportunistico a componente strutturale dell’offerta IT europea, capace non solo di intercettare la domanda compressa dal nuovo, ma anche di sostenere i margini del canale in una fase di persistente pressione sulla supply chain.
Il refurbished da fenomeno tattico a dinamica strutturale
Le evidenze raccolte da Context suggeriscono che la crescita del refurbished non sia legata esclusivamente alla contingenza della crisi delle memorie, ma a una convergenza più ampia di fattori strutturali. La pressione inflattiva sul nuovo, la rigidità della supply chain e una crescente sensibilità verso modelli di consumo più sostenibili stanno progressivamente ampliando la base di domanda del ricondizionato, trasformandolo in una componente sempre più stabile dell’offerta IT. In questo contesto, per il canale distributivo il refurbished diventa anche uno strumento di protezione dei margini: in presenza di vincoli di approvvigionamento sul nuovo, i prodotti di seconda vita consentono di mantenere volumi, rotazioni e continuità commerciale.
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Crisi delle memorie: il ritorno dell’hardware legacy
La crisi delle memorie sta generando anche effetti tecnologici meno immediati ma altrettanto rilevanti. Il forte differenziale di prezzo tra le diverse generazioni di DRAM sta infatti influenzando direttamente le scelte di configurazione hardware. Poiché le memorie DDR4 hanno registrato rincari più contenuti rispetto alle più recenti DDR5 — oggi fortemente assorbite dalla domanda legata all’intelligenza artificiale — le piattaforme compatibili con lo standard precedente stanno vivendo una sorta di seconda vita commerciale.
Processori e motherboard di generazioni passate, ancora pienamente adeguati per molte applicazioni professionali e aziendali, tornano così a essere presi in considerazione non per limiti tecnologici del nuovo, ma per ragioni di sostenibilità economica delle build. Il minor costo complessivo delle configurazioni basate su DDR4 consente infatti di contenere l’investimento iniziale in una fase di forte pressione sui prezzi dei componenti.
È un esempio concreto di come la tensione su un singolo elemento della filiera — in questo caso la memoria — possa riorientare le scelte tecnologiche di imprese e utenti, rallentando l’adozione delle piattaforme più recenti e prolungando il ciclo di vita commerciale delle precedenti.
Crisi delle memorie: sostenibilità e normative accelerano il trend del refurbished
Accanto alla leva economica sta acquisendo peso crescente quella ambientale e regolatoria. Secondo il Global E-waste Monitor delle Nazioni Unite (2024), i rifiuti elettronici vengono generati a livello globale quasi cinque volte più velocemente rispetto alla capacità documentata di riciclo formale, con una produzione media di circa 11,2 chilogrammi pro capite all’anno. Il tema non riguarda soltanto la gestione del fine vita, ma l’intero ciclo di progettazione, utilizzo e manutenzione dei dispositivi.
In questo contesto si inserisce il quadro normativo europeo sul cosiddetto Right to Repair, che entrerà pienamente in vigore nel 2026. La direttiva introduce obblighi più stringenti per i produttori in termini di disponibilità di parti di ricambio, accesso alla documentazione tecnica e trasparenza sulle condizioni di riparazione anche dopo la scadenza della garanzia legale. L’obiettivo è duplice: ridurre l’obsolescenza prematura e prolungare la vita utile dei dispositivi, rendendo economicamente sostenibile la riparazione rispetto alla sostituzione.
Per il mercato IT questo passaggio non è marginale. Maggiore disponibilità di componenti e standard di riparabilità più chiari possono ridurre le barriere operative per operatori specializzati nel ricondizionamento, aumentando l’offerta di dispositivi second-life certificati e rafforzando la fiducia dei clienti enterprise. Inoltre, la maggiore circolazione di parti di ricambio dovrebbe favorire anche il segmento B2B, dove la possibilità di estendere il ciclo di vita di workstation, notebook professionali e infrastrutture edge può incidere in modo significativo sui budget IT.
Il Right to Repair si intreccia così con la crisi delle memorie in modo indiretto ma significativo: in un contesto in cui il nuovo diventa più costoso e meno disponibile, un quadro normativo che facilita riparazione e ricondizionamento contribuisce a stabilizzare il mercato secondario e a trasformarlo in una componente strutturale dell’ecosistema tecnologico europeo.
Crisi delle memorie: nuovi modelli per vendor e canale
La crescita del ricondizionato non si limita a intercettare una domanda temporaneamente compressa, ma sta generando nuovi modelli operativi lungo l’intera filiera IT. Sempre più vendor stanno strutturando programmi ufficiali di refurbished certificato, integrando nei propri cataloghi dispositivi ricondizionati con garanzie estese e processi di testing standardizzati. Parallelamente si rafforzano le formule di noleggio e di hardware-as-a-service, che consentono di spalmare nel tempo il costo dell’infrastruttura e di reinserire nel circuito commerciale i dispositivi a fine ciclo contrattuale.
Anche le iniziative di buy-back e trade-in assumono un ruolo più strategico: non solo strumenti promozionali, ma meccanismi strutturati per recuperare asset, rigenerarli e reimmetterli sul mercato, creando un flusso circolare che riduce la dipendenza dal nuovo in fasi di tensione sulla supply chain. In questo senso, il second life computing diventa parte integrante della pianificazione commerciale, non più una linea parallela o residuale.
Per distributori e retailer, il ricondizionato rappresenta una leva di stabilizzazione del business in contesti caratterizzati da scarsità di componenti e volatilità dei prezzi. La disponibilità di stock refurbished consente di mantenere continuità di offerta, preservare rotazioni di magazzino e attenuare l’impatto delle interruzioni nella filiera primaria.
Dal lato delle imprese utenti, invece, il second life si configura sempre più come uno strumento di ottimizzazione finanziaria. In uno scenario macroeconomico incerto, caratterizzato da budget IT sotto pressione e maggiore attenzione ai flussi di cassa, la possibilità di accedere a dispositivi certificati a costi inferiori rispetto al nuovo permette di contenere il CAPEX, estendere i cicli di rinnovo e riallocare risorse verso progetti strategici — dall’AI applicativa alla cybersecurity — senza rinunciare a livelli adeguati di performance operativa.
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