Prima abbiamo fatto entrare l’AI in azienda. Adesso dobbiamo capire esattamente che cosa abbiamo fatto entrare. A Cybertech Europe 2026, a Roma, uno dei temi che mi ha colpito di più è stato proprio questo. Perché nessuno vuole fermare l’AI.
Nessuno vuole perdere le opportunità degli agenti. Ma la velocità con cui queste tecnologie sono entrate nelle organizzazioni è stata tale che oggi molte aziende stanno facendo il percorso al contrario: inventariare, capire, governare, mettere dei confini.
Ne abbiamo parlato con Luca Nilo Livrieri di CrowdStrike partendo da una domanda molto semplice: come cambia la cybersecurity quando a utilizzare identità, credenziali, applicazioni e dati non sono più soltanto esseri umani, ma anche agenti AI?
Ed è qui che arriva un concetto che secondo me vale tutta la conversazione: non dobbiamo soltanto stabilire a cosa un agente può avere accesso, ma anche, e forse soprattutto, a cosa non deve avere accesso. crowdstrike livrieri Perché gli agenti sono goal seeking: ricevono un obiettivo e cercano di raggiungerlo. Una capacità straordinaria per il business che, senza controlli e guard rail adeguati, può trasformarsi in un nuovo terreno di rischio.
E intanto dall’altra parte succede qualcosa di altrettanto importante: anche gli attaccanti stanno usando l’AI agentica. Una recente analisi di CrowdStrike su attacchi al settore finanziario sudcoreano ha osservato l’utilizzo di strumenti agentici insieme a modelli AI e tecniche offensive tradizionali per accelerare le intrusioni e operare su scala maggiore. E allora il punto non è scegliere tra AI sì o AI no. Quella partita è già finita. La nuova partita è capire quale AI abbiamo in azienda, cosa sta facendo, con quale identità, a quali risorse può accedere e quali limiti siamo in grado di imporle.
Ne abbiamo parlato a Cybertech Europe 2026 con CrowdStrike. Qui la nostra video intervista.







