Dopo tre giorni, forse, la telenovela di OpenAI arriva ad un lieto fine. Forse, perché se è vero che Sam Altman ritorna nella sua azienda che ha contribuito a co-fondare nel ruolo di CEO, è vero anche che le motivazioni che avevano indotto il board dell’azienda a licenziarlo non sono state del tutto chiarite. Tant’è, in ogni caso adesso OpenAI riprende la sua corsa dopo un episodio che, di fatto, ha sconvolto tutto il mondo tech, tenuto con il fiato sospeso la Silicon Valley e tutto il settore delle startup che si occupano di intelligenza artificiale generativa.

Allora, vediamo cosa è venuto fuori da tre giorni di trattative serrate che hanno visto entrare e uscire diversi protagonisti falla porta girevole della AI.

OpenAI riporta a carica Sam Altman e modifica il Consiglio di Amministrazione per dare spazio a nuovi membri. Un nuovo colpo di scena, dunque.

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Il ritorno di Altman e il nuovo CdA di OpenAI

Nello specifico, Altman riprende il ruolo di CEO e il CdAsarà presieduto da Bret Taylor, ex co-CEO di Salesforce Inc. e membro del consiglio di Twitter prima dell’acquisizione da parte di Elon Musk. Tra i membri ci sono Larry Summers, ex segretario del Tesoro USA sotto il presidente Bill Clinton, e Adam D’Angelo, già membro e co-fondatore e CEO di QuoraInc. (su cui si sono concentrate molte congetture in questi ultimi giorni, vedendolo come colui che avrebbe di fatto allontanato Altman da OpenaAI).

OpenAI sta quindi “definendo i dettagli”.

La formazione del consiglio non è definitiva. L’obiettivo principale che ci si è posti è quello di nominare fino a nove nuovi amministratori. E la sua composizione è stata una delle condizioni durante le trattative. D’Angelo resta al suo posto, mentre ancora si sta decidendo la formazione definitiva del CdA.

Altman per facilitare l’accordo, al momento non prenderà posto all’interno del Consiglio, per meglio agevolare le dcisioni da prendere. Anche se è molto probabile che anche lui siederà al suo interno. Una condizione che potrebbe contribuire ad evitare situazioni come quelle di venersì scorso.

Microsoft, il principale sostenitore di OpenAI, avrà probabilmente una sua rappresentanza nel nuovo consiglio, forse come osservatore o con uno o più seggi. La società guidata da Satya Nadella è quella che ne esce meglio da questa vicenda, avendo dimostrato anche la sua forza nel presentare diverse alternative sul tavolo. Inclusa quella di portare a bordo lo stesso Altman e Greg Brockman.

Il ritorno di Altman e l’impatto sugli investitori

A proposito dei due nuovi membri del consiglio, va detto che si tratta di figure che potrebbe attrarre nuovi investitori di Wall Street e portare un po’ di serenità nella Silicon Valley, visti i loro background. 

Summers, è un accademico e fa parte dei consigli di amministrazione di diverse startup, inclusa quella di Jack Dorsey, Block Inc. Bret Taylor è membro del consiglio di Shopify Inc. e ha giocato un ruolo chiave nella vendita di Twitter a Musk.

Non dimentichiamo che questo epilogo è arrivato dopo diversi giorni e dopo aver visto l’intera OpenAI, il 95% dei dipendenti, chiedere a gran voce il ritorno di Altman alla guida dell’azienda.

Infatti, la maggior parte dei 770 dipendenti di OpenAI aveva firmato una lettera indirizzata al consiglio minacciando di dimettersi e unirsi a Microsoft. Ponendo come condizione le dimissioni di tutti i membri del consiglio e il ritorno di Altman. Tra i firmatari c’erano Mira Murati, nominato CEO ad interim venerdì e tornta a essere CTO di OpneAI, e Ilya Sutskever, co-fondatore di OpenAI e membro del consiglio di amministrazione.

Questo cambio di rotta potrebbe placare gli investitori e attenuare il rischio di una fuga di talenti. Anche se gli interrogativi sul futuro del produttore di ChatGPT restano sul tavolo. Così come non pienamente al sicuro resta il destino di altre startup di intelligenza artificiale che stanno cercando andare verso uno sviluppo responsabile della IA, un percorso che comunque richiede ingenti investimenti.

OpenAI, cosa riserva il futuro adesso

Insomma, questo episodio è forse la dimostrazione plastica di quanto questo settore sia ancora lontano da una forma di stabilità accettabile. E non è detto che questo ponga la parola fine, per quello che riguarda le vicende di OpenAI.

Val la pena ricordare che OpenAI, nata nel 2015, resta una organizzazione no-profit con l’obiettivo di promuovere l’IA in modo che beneficiasse l’umanità senza essere guidata dal profitto finanziario. Queste giornate hanno invece dimostrato quanta contraddizione ci sia stata di fronte alla natura stessa di OpenAI.

I tanti fatti da dietro le quinte, alcuni del tutto veritieri verosimilmente, ci hanno mostrato quanto la natura umana, fatta di invidie, di potere, di soldi abbia prevalso all’interno di quella che è l’impresa che più di ogni altra sta disegnando il futuro dell’intelligenza artificiale. 

La sfida uomo-macchina continua, insomma, anche se l’uomo è ancora in vantaggio.

OpenAI, fine della telenovela e ritorna Sam Altman. E poi? ultima modifica: 2023-11-22T17:34:41+01:00 da Franz Russo

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