Piattaforme digitali, Siti web, app, portali clienti, intranet aziendali.
Sempre più spesso, tutto questo viene gestito attraverso le cosiddette DXP (Digital Experience Platform).
Si tratta, in concreto, di sistemi che permettono alle aziende di costruire, gestire e aggiornare contenuti e servizi digitali, collegandoli ad altre applicazioni aziendali e ai dati. È dentro queste piattaforme che oggi si progettano e si orchestrano le esperienze digitali, sempre più integrate e sempre più supportate dall’Intelligenza Artificiale.
Ma proprio questa integrazione sposta il problema. Ogni contenuto deve dialogare con sistemi diversi, ogni servizio si appoggia a più applicazioni, ogni dato viene raccolto, trasformato e riutilizzato in più punti del processo.
Il risultato è un aumento netto della complessità con architetture distribuite, ambienti ibridi e la necessità di orchestrare servizi diversi mantenendo il controllo su sicurezza, compliance e qualità del dato. È qui che si sta giocando una partita meno visibile ma decisiva: come costruire ecosistemi digitali coerenti, capaci di reggere nel tempo.
Questa complessità nasce da alcune trasformazioni molto concrete. Le architetture diventano sempre più modulari e componibili, con componenti che dialogano tra loro invece di stare dentro un unico sistema. Allo stesso tempo, l’IA entra nei processi operativi, influenzando contenuti, interazioni e decisioni.
A questo si aggiunge un tema meno evidente ma altrettanto rilevante: il controllo. Capire dove risiedono i dati, come vengono gestiti e quali dipendenze si creano tra piattaforme, fornitori e normative diventa parte integrante della progettazione.
È su questo insieme di trasformazioni che si inserisce il Liferay Customer Summit 2026, in programma il 23 aprile al Forum Theatre di Roma.
L’obiettivo è portare il confronto su esempi concreti, tra architetture, use case e scelte tecnologiche emergenti.

Piattaforme digitali: dall’esperienza digitale all’ecosistema
“The Digital Impact”, il filo conduttore dell’evento, riflette un passaggio ormai evidente: la digital experience e, di fatto, le piattaforme non sono più un semplice layer a supporto dei touchpoint, ma diventano il punto di convergenza tra integrazione applicativa, gestione dei contenuti, dati e IA.
In questa prospettiva, anche il tema della sovranità del dato entra in modo molto concreto. Quando contenuti, dati e servizi dipendono da più piattaforme e fornitori, diventa essenziale capire dove risiedono le informazioni, chi le gestisce e quali margini di controllo restano alle aziende.
La progettazione degli ecosistemi digitali passa quindi anche da qui: integrare sistemi diversi mantenendo visibilità su dati, sicurezza e compliance.
È una lettura che si inserisce in un dibattito più ampio, legato alla crescente dipendenza da stack tecnologici complessi e alla necessità, soprattutto in contesti regolati, di mantenere visibilità e governo sull’intera architettura digitale.
Su questo sfondo si innestano i contenuti più operativi, che ruotano attorno a un passaggio ormai ricorrente nelle organizzazioni: la modernizzazione di sistemi esistenti. La trasformazione di portali e intranet, ad esempio, mette in evidenza un nodo concreto: il superamento di architetture legacy in favore di modelli più modulari e integrati, con impatti diretti sia sull’esperienza utente sia sull’efficienza interna.
Lo stesso vale per i modelli di business. In settori come quello assicurativo, la combinazione tra dati, AI e piattaforme digitali sta accelerando l’evoluzione verso modelli embedded, parametrici e behavioural, in cui la relazione con il cliente si gioca su semplicità, trasparenza e capacità di adattarsi rapidamente ai comportamenti.
Sul piano tecnologico emergono alcune linee di sviluppo abbastanza nette: architetture cloud native, approcci headless e un’integrazione sempre più stretta dell’IA all’interno delle piattaforme. L’obiettivo non è aggiungere funzionalità, ma intervenire sui processi di gestione e valorizzazione dei dati, rendendoli più dinamici e integrati.
Questo tipo di evoluzione comporta anche un cambiamento nel modo in cui vengono progettati i sistemi: meno silos applicativi, maggiore integrazione e una crescente attenzione alla qualità e alla governance del dato.
I casi concreti che verranno presentati nel corso dell’evento hanno l’obiettivo di spostare ulteriormente il focus dal piano tecnologico a quello operativo. Quando il digitale entra nei servizi, come nel caso della mobilità, dati e Intelligenza Artificiale iniziano a incidere su elementi come affidabilità, organizzazione e capacità di scalare.
In questi scenari, la trasformazione non resta confinata all’IT ma coinvolge direttamente il modello di servizio e le logiche decisionali.
Anche il formato dell’evento riflette questa impostazione. Accanto alle sessioni, sono previsti momenti di confronto e networking che favoriscono lo scambio tra esperienze diverse. La scelta di una location come il Forum Theatre di Roma, uno spazio pensato per interazioni immersive, rafforza l’idea di un evento costruito più sul dialogo tra pratiche che sulla semplice presentazione di soluzioni.









