A Utawala, alla periferia di Nairobi, l’inaugurazione della nuova Digital Academy di Alice for Children è stata accompagnata da una piccola banda di quartiere, bambini in strada e una comunità riunita. È un’immagine semplice, ma che ben racconta la natura del progetto: non un intervento episodico, ma un investimento strutturato e di lungo respiro in formazione tecnica.
La Digital Academy nasce con un obiettivo preciso: trasformare competenze digitali in opportunità di lavoro per ragazze e ragazzi provenienti dagli slum della capitale keniota. Un progetto che ha una dimensione locale molto concreta, ma che intercetta anche una questione globale: la crescente carenza di competenze tech, in particolare in ambito sviluppo software e cybersecurity.
A coordinare la realizzazione dell’Academy è Gabriele Faggioli, CEO di Partners4Innovation, esperto di diritto delle tecnologie e regolazione dei mercati digitali, che un anno fa ha deciso di assumere un ruolo operativo nel progetto. Non un sostegno a distanza, ma un coinvolgimento diretto nella costruzione dell’edificio, nella definizione dei percorsi formativi e nell’avvio delle relazioni con aziende e istituzioni.
“Se si sogna insieme, i sogni possono diventare realtà”, ha scritto nel giorno dell’inaugurazione. Una frase che restituisce il coinvolgimento personale, ma che poggia su un impianto molto concreto: formazione tecnica strutturata, relazioni con imprese, inserimento lavorativo. “La vera scommessa è formare per dare un lavoro concreto”.
Il punto di partenza: Dandora, l’inferno invisibile
Per comprendere la portata del progetto bisogna partire da Dandora, la grande discarica di Nairobi: cinque chilometri quadrati di rifiuti, un’economia informale che coinvolge circa 10.000 persone, di cui quasi la metà minori.
Ragazzi che lavorano anche dieci ore al giorno tra i rifiuti per un dollaro al giorno, contribuendo al sostentamento della famiglia. Una realtà che, vista dall’Europa, è difficile persino da immaginare.
È da qui che Alice for Children, associazione fondata vent’anni fa da Diego Masi, sottrae bambini e ragazzi per inserirli in un percorso educativo completo: dai tre anni fino al termine del liceo.
Oggi l’organizzazione collabora con otto scuole (di cui 3 fondate insieme a partner locali) in Kenya, sette a Nairobi e una a Rombo, ai piedi del Kilimangiaro, e dà lavoro a oltre 160 persone locali. Oltre 4.000 bambini ricevono istruzione e supporto alimentare; circa 100 minori vivono nell’Alice Village, una comunità protetta per orfani o ragazzi assegnati dal tribunale.
Il motto dell’associazione sintetizza la visione: From slum to job. Non assistenza fine a sé stessa, ma educazione come strumento di emancipazione economica.
“Lo studio è fondamentale per il lavoro e solo il lavoro permette una vita dignitosa”, spiega Faggioli. “Solo con lo studio e il lavoro è possibile pensare a un futuro diverso per l’Africa”.

Alice for Children, il modello già validato: dalla cucina italiana al mercato del lavoro
La Digital Academy non nasce da zero. Alice for Children ha già sperimentato negli anni un modello di rafforzamento professionale che ha prodotto risultati misurabili.
Con la Italian Food Academy, attiva da circa sette anni, l’associazione ha affiancato al percorso liceale una formazione tecnica in cucina italiana, con laboratori attrezzati e un curriculum strutturato. Non si tratta di un’attività extracurricolare generica, ma di un vero percorso professionalizzante post-liceo orientato all’inserimento nel settore alberghiero.
Il risultato: circa 200 ragazzi e ragazze oggi lavorano nei ristoranti e negli hotel di Nairobi, in un comparto – quello dell’ospitalità – che in Kenya rappresenta una leva economica importante.
In un’economia come quella keniota, uno stipendio stabile – anche nell’ordine di 1.500-1.800 dollari l’anno – non è un aspetto marginale. Può significare mantenere l’intera famiglia, sostenere gli studi dei fratelli, uscire progressivamente dallo slum. Significa, soprattutto, interrompere una traiettoria di marginalità.
Il punto non è solo occupazionale, ma strutturale: il passaggio “dallo slum al lavoro” si traduce in un effetto moltiplicatore che coinvolge nuclei familiari e comunità.
Per Faggioli questo è l’elemento decisivo: “Quando vedi un ragazzo che è uscito dalla discarica e oggi lavora grazie alla scuola, capisci che non è uno slogan. È un processo che funziona”.
È dunque sulla base di un modello già testato e scalato che nasce la Digital Academy: replicare la logica del rafforzamento professionalizzante, spostandola sul terreno delle competenze digitali.
La svolta tech: una Academy digitale post-liceo
L’idea di una Academy digitale prende forma circa due anni fa all’interno dei programmi di sviluppo di Alice for Children. Dopo aver consolidato il modello della Food Academy, l’associazione inizia a interrogarsi su come trasferire lo stesso schema – rafforzamento post-liceo, orientamento al lavoro, collegamento diretto con il mercato – nel settore tecnologico.
Quando Gabriele Faggioli entra in contatto con la realtà di Nairobi, il progetto è ancora allo stato embrionale: c’è la visione, ma manca una regia operativa capace di trasformarla in struttura, programma, relazioni industriali.
“Un anno fa ho deciso di coordinare il progetto della Academy Digitale finalizzata a permettere ai ragazzi degli slum di Nairobi di intraprendere, dopo il liceo, un percorso di formazione tech strumentale all’ingresso nel mondo del lavoro”.
Da quel momento il progetto accelera. In dieci mesi prende forma un’infrastruttura completa:
- Costruzione della palazzina destinata alla Digital Academy, all’interno del campus di Utawala.
- Allestimento delle aule e dotazione tecnologica adeguata ai percorsi formativi previsti.
- Definizione dei curricula, con una struttura intensiva e professionalizzante.
- Selezione di partner formativi locali, responsabili dell’erogazione dei corsi.
- Avvio di contatti con aziende e istituzioni, in vista dell’inserimento lavorativo.
Non solo un edificio, quindi, ma una filiera formativa progettata per arrivare al lavoro.
La scuola è stata dedicata a Franco Faggioli, padre di Gabriele, “che per primo mi spiegò l’importanza politica dell’educazione nei Paesi più poveri”. Un elemento personale che si intreccia con una visione più ampia: l’educazione come leva di autonomia.
A marzo partirà il primo ciclo pilota: 12 studenti, sei mesi full time verticali su temi di Cybersecurity, ambito in cui la carenza di professionisti è ormai strutturale a livello globale e dove quindi le opportunità sono vastissime.
Il programma prevede circa 800 ore di formazione intensiva. La scelta di partire con numeri contenuti non è casuale: il primo obiettivo è testare il modello, verificarne l’efficacia e misurarne la capacità di generare occupazione concreta.
Competenze digitali, occupabilità e filiere globali del talento
La Digital Academy non è soltanto un progetto educativo. Si colloca dentro una dinamica molto più ampia che riguarda il mercato globale delle competenze digitali e la crescente difficoltà, per imprese e organizzazioni pubbliche, di reperire risorse qualificate in ambiti come sviluppo software e cybersecurity.
In questo senso, l’iniziativa di Nairobi assume anche il valore di un laboratorio operativo: costruire competenze tech in contesti ad alto potenziale demografico, ma ancora poco integrati nelle filiere internazionali del lavoro digitale.
Il Kenya rappresenta, da questo punto di vista, un terreno particolarmente interessante. È una delle principali economie africane e uno degli hub tecnologici emergenti dell’Africa orientale, con un ecosistema startup in crescita e una diffusione sempre più ampia di servizi digitali e fintech.
A questo si aggiunge un elemento operativo non secondario: il fuso orario. A differenza di altri poli tecnologici globali, come India o Sud-Est asiatico, Nairobi consente una collaborazione quasi sincrona con l’Europa, facilitando modelli di delivery distribuito.
La logica del progetto, infatti, non è quella di “esportare talenti”, ma di creare competenze locali in grado di lavorare:
- per aziende keniote, in un mercato ICT in espansione;
- per la pubblica amministrazione locale, che sta accelerando sui processi di digitalizzazione;
- per società internazionali che erogano servizi verso l’Europa, in modalità remota.
“In questo momento c’è una carenza enorme di risorse in ambito cyber e digitale”, osserva Faggioli. “Personalmente credo che non sarà difficile trovare opportunità per questi ragazzi se dimostreremo che è possibile formarli su tematiche specialistiche nonostante una estrazione socio-economica incredibilmente svantaggiata. Si tratta di ragazze e ragazzi che come casa hanno qualche pezzo di lamiera, senza acqua corrente, senza servizi igienici dove in 10 metri quadrati dormono anche in 10. Famiglie che non hanno nulla e che vivono in una miseria per noi inimmaginabile e sconvolgente. È una grande sfida, ma siamo sicuri, magari raffinando nel tempo i programmi, di poterla vincere”.
Fin dalla fase di progettazione, la Academy ha attivato relazioni con aziende tecnologiche locali, con l’obiettivo di costruire percorsi di inserimento lavorativo immediato. In parallelo, professionisti e imprese italiane contribuiranno con moduli specialistici di rafforzamento, erogati pro bono.
Ne emerge un modello ibrido che tiene insieme tre livelli: impatto sociale, formazione tecnica rigorosa e connessione con il mercato del lavoro digitale. Non una sovrapposizione casuale, ma una filiera progettata per trasformare competenze in occupabilità.
Alice for Children: un modello operativo strutturato, orientato all’impatto
Uno degli elementi che più colpiscono, osservando da vicino la Digital Academy, è l’impostazione gestionale che sostiene il progetto: un impianto operativo strutturato con obiettivi, metriche e responsabilità definite.
“È un impegno operativo, gestionale, quasi imprenditoriale. Se decidiamo di farlo, dobbiamo farlo e soprattutto dobbiamo farlo bene”, chiarisce Faggioli, in linea con la visione di Alice for Children che negli anni ha sviluppato una struttura organizzativa solida: programmi educativi continuativi, personale locale stabilmente impiegato, capacità di misurare l’impatto delle iniziative attivate. Non esiste una finalità di lucro, ma la logica di funzionamento è orientata al risultato.
Anche la Digital Academy segue questa impostazione. I docenti sono kenioti, selezionati attraverso società di formazione locali con esperienza nei rispettivi ambiti. I primi cicli formativi sono stati progettati come piloti, con l’obiettivo di testare l’efficacia dei programmi rispetto all’inserimento lavorativo prima di avviare una fase di espansione.
L’impatto che si vede, si tocca, si misura
Nel raccontare il progetto, Faggioli utilizza parole che raramente entrano nel lessico manageriale, ma che qui trovano una traduzione concreta nei risultati generati sul territorio.
“È una storia dove concetti come restituire e avere impatto si toccano con mano”.
L’impatto, in questo caso, non si misura solo sul numero diretto di studenti coinvolti. I circa 200 ragazzi inseriti nel mondo del lavoro attraverso la Food Academy hanno prodotto un effetto che si estende ben oltre la dimensione individuale. In contesti come gli slum di Nairobi, un reddito stabile sostiene l’intero nucleo familiare: genitori, fratelli, talvolta parenti allargati. Significa accesso al cibo, alla scuola, a condizioni abitative meno precarie.
Per questo, a partire dagli inserimenti occupazionali realizzati, l’associazione stima che siano almeno qualche migliaio le persone coinvolte indirettamente in un percorso di miglioramento delle condizioni di vita.
La Digital Academy, con i suoi primi dodici studenti, rappresenta l’avvio di un nuovo ciclo di questo stesso modello.
“In Kenya ti rendi conto di una disuguaglianza che ti colpisce allo stomaco”, osserva Faggioli. “Ma quando vedi un ragazzo che è uscito dallo slum e oggi lavora grazie alla scuola, capisci che l’impatto è reale”.
In questa prospettiva, la formazione tecnica assume un valore che va oltre la dimensione educativa: diventa uno strumento concreto di autonomia economica e di trasformazione sociale.
E la sfida è appena iniziata.
















