A pochi mesi dal primo closing, il fondo Artificial Intelligence PE Fund di Quadrivio Group avvia de facto la propria strategia con un’operazione di aggregazione che porta sotto l’ombrello di Lucient Pipeline, One4 e MDM, riunendole in un unico progetto industriale.
Il nuovo perimetro parte da circa 150 persone e oltre 500 clienti, integrando competenze che spaziano dalle business application alle infrastrutture, dalla cybersecurity ai dati. A guidare le diverse realtà sono gli imprenditori che le hanno fondate: Giuseppe Nocita per Pipeline, Mario Peveraro per One4 e Massimiliano Mondarini per MDM.
L’obiettivo è costruire un player di riferimento per la digitalizzazione delle imprese, con un focus sul segmento mid-corporate, oggi poco presidiato. Le tre società esprimono complessivamente circa 25 milioni di euro di fatturato, ma il progetto punta a costruire nei prossimi tre anni un gruppo da circa 100 milioni, anche attraverso nuove acquisizioni.
Un progetto che prende forma
Del progetto si parlava già da alcuni mesi, ma è circa cinque settimane fa che ha iniziato a prendere forma operativa. Oggi arriva alla sua presentazione ufficiale, con un perimetro e una direzione più definiti.
“Mettere insieme le energie era il modo per creare qualcosa di più efficace”, spiega Christian Parmigiani, Senior Advisor del fondo Artificial Intelligence PE Fund di Quadrivio Group e oggi Group CEO di Lucient.
L’aggregazione consolida un percorso già avviato tra gli imprenditori coinvolti. “Ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato a lavorare insieme e abbiamo capito che condividevamo gli stessi valori”, racconta Mario Peveraro. “Da lì è partito il percorso”.
In questo contesto, il ruolo di Quadrivio è quello di dare struttura e accelerazione a un processo già in corso.
“Non solo capitale, ma anche know-how e network per far crescere il progetto”, sottolinea Parmigiani.

Il legame con Microsoft e la logica della “frontier firm”
Il progetto si sviluppa all’interno dell’ecosistema Microsoft, riferimento tecnologico su cui vengono costruite le soluzioni del gruppo, dalle business application fino all’intelligenza artificiale.
Durante la presentazione, Matteo Mille ha richiamato il concetto di frontier firm: organizzazioni in cui l’AI entra nei processi, nei dati e nei sistemi operativi, invece di restare confinata a iniziative sperimentali.
È in questo spazio che si colloca Lucient, con l’obiettivo di portare l’intelligenza artificiale dentro il cuore delle applicazioni aziendali, lavorando sui dati e sui flussi già esistenti.
Un posizionamento che parte da un problema reale
Il punto riguarda il modo in cui oggi le aziende si confrontano con la tecnologia.
“Prima il system integrator implementava qualcosa che era già stato deciso. Oggi la fase di scelta è molto più ambigua”, osserva Parmigiani.
Le opzioni aumentano, ma la direzione si fa meno evidente.
“C’è molta più complessità. E questa complessità genera confusione”.
Il posizionamento del gruppo si inserisce qui. “La parola chiave è clarity. Vogliamo aiutare i clienti a capire qual è la strada giusta”.
Il cambiamento è nel ruolo: contribuire alla definizione delle scelte, prima ancora della loro implementazione.
Business first non technology first
È da qui che prende forma il modo in cui il gruppo intende lavorare.
“La questione è creare valore per il business”, osserva Parmigiani.
In concreto, significa intervenire sui sistemi che già governano l’azienda – ERP, CRM, piattaforme operative – invece di costruire iniziative parallele.
“L’AI può essere applicata ovunque, ma non ovunque genera valore. Il punto è capire dove ha senso intervenire”.
Il lavoro si concentra sugli ambiti in cui esiste un impatto diretto sul business e una base dati adeguata a sostenere l’intervento.
“Se non hai i dati pronti, rischi di fare un progetto che poi devi rifare”.
La selezione dei progetti passa anche da qui: evitare iniziative che non hanno ancora le condizioni per funzionare e intervenire dove i dati sono già utilizzabili o possono essere resi tali in tempi compatibili.
Questo significa, in molti casi, lavorare prima sulla qualità e sulla disponibilità del dato e solo dopo introdurre componenti di intelligenza artificiale, portando i progetti fino alla messa in esercizio ed evitando prototipi che restano fuori dai flussi operativi.
L’integrazione come leva operativa
Dal punto di vista degli imprenditori, il nodo è l’integrazione.
“Quello che prima potevamo offrire solo parzialmente, oggi lo possiamo coprire in modo completo”, spiega Mario Peveraro.
Il riferimento è a un modello ancora diffuso: applicazioni, infrastrutture, sicurezza e dati gestiti separatamente, con attori diversi e tempi non allineati. È in questi passaggi che si generano rallentamenti, incoerenze e responsabilità frammentate.
L’integrazione riporta queste competenze dentro un unico perimetro e sugli stessi sistemi. “Ci permette di lavorare in modo più coerente sui progetti e di evitare che ogni intervento resti isolato”, osserva Giuseppe Nocita.
Il risultato è operativo: meno passaggi tra fornitori, maggiore continuità tra le fasi progettuali e più allineamento tra progettazione e messa in esercizio.
“Abbiamo creato le fondamenta di un progetto su cui costruire insieme ai clienti”, aggiunge Peveraro.
Un progetto che parte già strutturato
Questa logica si riflette anche nella capacità di presidiare l’intero ciclo progettuale.
“Vogliamo accompagnare tutte le fasi, dal disegno alla gestione”, spiega Parmigiani.
È nei passaggi tra queste fasi che spesso si creano discontinuità.
Massimiliano Mondarini sottolinea lo stesso punto:
“La tecnologia è un di cui. Per noi è fondamentale stare dentro i progetti dei clienti”.
Anche sull’intelligenza artificiale la linea resta coerente: interventi che si innestano sui processi esistenti e che restano utilizzabili da chi li deve gestire.
“Deve aiutare i processi, non complicarli”.
C’è poi un passaggio che incide direttamente sull’esito dei progetti: l’adozione.
“La vera sfida è fare in modo che le persone utilizzino la tecnologia”, osserva Parmigiani.
Molti progetti si fermano qui: le soluzioni vengono implementate, ma restano parzialmente utilizzate o aggirate nei processi quotidiani. Per questo il gruppo lavora anche su formazione e accompagnamento operativo, portando dentro il perimetro attività che incidono sull’utilizzo reale delle soluzioni.








