Guardano lo scenario dal solo punto di vista della tecnologia, non c’è dubbio che il fine settimana sia stato dominato dal nuovo fronte che si è aperto negli Stati Uniti nel dibattito sull’intelligenza artificiale. Questa volta il confronto non riguarda soltanto la regolamentazione dei modelli più avanzati, ma coinvolge direttamente uno dei principali protagonisti del settore: Anthropic.
L’amministrazione Trump ha infatti ordinato alla società guidata da Dario Amodei di sospendere l’accesso internazionale ai suoi modelli di nuova generazione, Fable 5 e Mythos 5, invocando motivazioni legate alla sicurezza nazionale e al rischio che tali sistemi possano essere aggirati attraverso tecniche di “jailbreaking”. Di fronte all’ordine ricevuto, Anthropic ha scelto una risposta destinata a fare discutere: invece di limitare il blocco ai clienti stranieri, ha disattivato completamente i due modelli per tutti gli utenti, compresi quelli statunitensi.
Che cosa ha deciso il governo americano
Secondo quanto riportato dalla stessa Anthropic, il provvedimento è arrivato il 12 giugno sotto forma di una direttiva governativa basata su poteri di controllo delle esportazioni. L’effetto pratico è il divieto di accesso a Fable 5 e Mythos 5 per qualsiasi cittadino straniero, indipendentemente dal luogo in cui si trovi, inclusi gli stessi dipendenti non statunitensi dell’azienda.
Fable 5 e Mythos 5, lo ricordiamo, sono i modelli di intelligenza artificiale più avanzati sviluppati da Anthropic, non ancora distribuiti come gli altri modelli Claude. Proprio il livello delle loro capacità, in particolare nell’analisi del codice e nella possibile individuazione di vulnerabilità software, è al centro delle preoccupazioni del governo americano.
La misura nasce, infatti, dal timore che i due modelli possano essere aggirati attraverso tecniche in grado di bypassarne le protezioni di sicurezza. In particolare, l’amministrazione avrebbe ricevuto segnalazioni relative a possibili procedure di jailbreaking capaci di sfruttare vulnerabilità software e ottenere dal modello informazioni o capacità che dovrebbero essere bloccate.
Il Dipartimento del Commercio avrebbe dunque notificato ad Anthropic che la distribuzione internazionale dei due modelli sarebbe stata sottoposta a controlli all’esportazione e all’obbligo di specifiche autorizzazioni, con il rischio di sanzioni economiche e civili in caso di mancato rispetto delle prescrizioni.
La posizione di Anthropic: «Le prove non giustificano il blocco»
La risposta dell’azienda è stata immediata e particolarmente dura.
Nel lungo comunicato pubblicato dopo aver ricevuto la direttiva governativa (qui in versione integrale), Anthropic sostiene che le autorità non abbiano fornito prove tecniche sufficienti a giustificare un provvedimento di tale portata. L’azienda afferma di aver ricevuto soltanto indicazioni verbali relative a un potenziale jailbreak limitato e non universale e di non aver visto evidenze di vulnerabilità tali da compromettere in modo significativo la sicurezza dei modelli.
Secondo Anthropic, la tecnica contestata consentirebbe sostanzialmente di chiedere al modello di analizzare un codice sorgente e individuare eventuali difetti software, una capacità che l’azienda ritiene già disponibile in molti altri modelli presenti sul mercato. Nel documento viene citato esplicitamente anche GPT-5.5 di OpenAI come esempio di sistema in grado di svolgere attività analoghe.
L’azienda sostiene inoltre che i test effettuati prima del rilascio di Fable 5 abbiano coinvolto per migliaia di ore il governo statunitense, l’AI Safety Institute britannico, organizzazioni indipendenti e team interni, senza che emergessero vulnerabilità tali da rendere necessario un blocco del prodotto.
Il nodo del “jailbreaking”
Come già accennato, al centro dello scontro c’è un tema che sta diventando sempre più importante nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa: la capacità di impedire che i modelli vengano utilizzati per scopi diversi da quelli previsti.
Anthropic riconosce apertamente che la protezione assoluta non esiste. Nel documento l’azienda afferma che nessun fornitore è oggi in grado di garantire una resistenza perfetta ai jailbreak e che ogni sistema di sicurezza può essere aggirato in determinate circostanze. Per questo motivo la società sostiene di aver adottato una strategia di “defense in depth”, basata su più livelli di protezione, monitoraggio continuo e conservazione dei dati necessari a individuare eventuali tentativi di abuso.
Proprio questo punto rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della vicenda. Anthropic non sostiene che i jailbreak siano impossibili, ma che la loro semplice esistenza non possa costituire automaticamente una ragione sufficiente per ritirare un modello dal mercato.
Secondo l’azienda, se questo principio venisse applicato a tutti i produttori di AI, di fatto diventerebbe impossibile distribuire nuovi modelli avanzati.
Anthropic contro Wahington: uno scontro che va oltre la sicurezza informatica
La vicenda si inserisce in un confronto più ampio che da mesi contrappone Anthropic e l’amministrazione americana.
Come abbiamo già sottolineato da queste pagine, i rapporti tra la società fondata da Dario Amodei e il governo si sono progressivamente deteriorati a seguito delle posizioni assunte dall’azienda sul tema della sicurezza e della governance dell’intelligenza artificiale. Anthropic è infatti diventata una delle voci più ascoltate all’interno del dibattito internazionale sui rischi dei modelli di frontiera e sulla necessità di introdurre meccanismi di controllo prima della loro diffusione su larga scala, richiedendo di fatto maggiore cautela nello sviluppo dell’AI avanzata e per le preoccupazioni espresse rispetto alla possibilità che i modelli futuri possano acquisire capacità sempre più autonome.
Alla luce di questo contesto, il provvedimento assunto da Washington viene interpretato da diversi osservatori come qualcosa di più di una semplice misura tecnica di controllo delle esportazioni.
Un precedente che potrebbe influenzare tutto il settore
Al di là dell’esito specifico della disputa, la questione solleva un interrogativo destinato a interessare l’intera industria dell’intelligenza artificiale: chi deve decidere quando un modello è sufficientemente sicuro per essere distribuito?
Anthropic afferma di riconoscere il diritto del governo a bloccare sistemi realmente pericolosi, ma chiede che tali decisioni avvengano attraverso procedure trasparenti, basate su criteri tecnici verificabili e applicate in modo uniforme. Secondo l’azienda, il caso di Fable 5 e Mythos 5 non rispetterebbe questi principi.
Per il momento i due modelli restano indisponibili. Ma il confronto aperto tra Washington e una delle aziende più influenti nel panorama dell’AI potrebbe diventare un precedente importante per definire il rapporto tra governi, sicurezza nazionale e sviluppo delle future generazioni di modelli intelligenti.








