La cyber resilience non è più soltanto una questione di backup o di difesa dagli attacchi informatici. È diventata una disciplina strategica che coinvolge continuità operativa, governance dei dati, identità digitali e intelligenza artificiale. È questo il filo conduttore di Commvault SHIFT 2026, il format internazionale con cui l’azienda sta raccontando la propria visione del futuro della resilienza digitale.

L’Italia è stata protagonista di un percorso particolare e di una “doppietta” di eccellenza che conferma la centralità del nostro Paese nelle strategie di uno dei protagonisti del mercato ICT: per la prima volta il nostro Paese ha infatti ospitato due appuntamenti SHIFT, uno a Milano e uno a Roma. Una scelta sottolineata anche dal CEO di CommvaultSanjay Mirchandani, che durante il keynote romano ha ricordato come l’Italia sia stata l’unica nazione a ospitare due eventi della serie internazionale, segno dell’importanza strategica del mercato italiano per l’azienda.  

Più che due eventi separati, Milano e Roma hanno rappresentato le due tappe di un unico percorso. La prima ha messo a fuoco l’evoluzione tecnologica della cyber recovery, mentre la seconda ha allargato la prospettiva al ruolo della resilienza nell’era dell’intelligenza artificiale.

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Da Milano: la cyber recovery diventa un vantaggio competitivo

Nel primo appuntamento italiano, ospitato a Milano, Mauro Palmigiani, Corporate Vice President LASER di Commvault, ha descritto uno scenario nel quale l’intelligenza artificiale sta accelerando contemporaneamente innovazione e minacce.

Il punto di partenza è semplice: oggi non si discute più della possibilità di subire un attacco, ma della capacità di riprendersi rapidamente quando questo avviene. La resilienza, quindi, non rappresenta più soltanto una misura difensiva, ma un elemento competitivo in grado di limitare l’impatto economico, reputazionale e operativo degli incidenti cyber.

Palmigiani ha evidenziato come la crescita esponenziale dei dati, l’introduzione degli agenti AI e la frammentazione delle infrastrutture stiano rendendo sempre meno sostenibili gli approcci tradizionali alla sicurezza. Da qui nasce il concetto di ResOps, un modello operativo continuo che integra security, identity e recovery all’interno di un modello operativo continuo supportato da una piattaforma unificata.

Una visione che supera la logica delle soluzioni separate per costruire processi permanenti di resilienza, capaci di adattarsi a un panorama di minacce sempre più dinamico.

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A Roma il quadro si amplia: la resilienza nell’era dell’AI

Se Milano ha raccontato “come” costruire una nuova resilienza operativa, il keynote di Sanjay Mirchandani a Roma ha spiegato “perché” e quanto questo cambiamento sia ormai inevitabile.

L’intervento del CEO di Commvault parte da una constatazione: in pochi mesi il contesto globale è cambiato radicalmente. Le tensioni geopolitiche, l’accelerazione dell’intelligenza artificiale e la velocità con cui evolvono le minacce informatiche stanno modificando profondamente il modo in cui le aziende devono proteggere il proprio patrimonio informativo.  

Secondo Mirchandani, oggi la resilienza coincide con la capacità di mantenere operativo il business, indipendentemente dalla causa dell’interruzione. Che si tratti di un ransomware, di un errore umano, di un disastro naturale o di una compromissione di sistemi AI o di identità non umane, l’obiettivo rimane sempre lo stesso: riportare rapidamente online dati e servizi.

È una prospettiva che nasce anche dall’esperienza personale del manager come CIO. Nel suo intervento ricorda come, negli anni, la complessità delle infrastrutture sia cresciuta passando dai sistemi fisici agli ambienti virtualizzati, fino agli ecosistemi cloud, Kubernetes e multi-cloud. Oggi la resilienza dipende dalla capacità di proteggere tutti questi ambienti contemporaneamente, senza lasciare zone scoperte.  

Cyber resilience: il vero problema non è più l’attacco, ma la velocità

Uno dei passaggi più significativi del keynote riguarda il rapporto tra AI e cybersecurity.

Secondo Mirchandani, l’intelligenza artificiale renderà gli attacchi sempre più rapidi, automatizzati e capaci di apprendere dalle difese delle organizzazioni. Le vulnerabilità continueranno a emergere con maggiore frequenza e il lavoro dei team di sicurezza non potrà più limitarsi a individuarle: sarà necessario correggerle in tempo reale, all’interno di un processo continuo.  

Da qui nasce una considerazione tanto semplice quanto efficace: chi difende un’organizzazione deve essere impeccabile ogni giorno, mentre un attaccante ha bisogno di riuscire una sola volta.

Per questo motivo la resilienza diventa il vero piano di continuità del business.

La domanda non è più se un’organizzazione verrà colpita, ma quanto rapidamente sarà in grado di ripristinare i propri servizi.

Dalla cyber resilience alla AI resilience

Nel keynote emerge con chiarezza un’evoluzione concettuale.

Negli ultimi anni il settore ha parlato soprattutto di cyber resilience, cioè della capacità di recuperare rapidamente dopo un incidente informatico. Oggi, invece, l’attenzione si sposta verso l’AI Resilience: un approccio che unisce sicurezza, identità e recovery per garantire la continuità operativa di sistemi basati sull’intelligenza artificiale e ambienti agentici.

Secondo Commvault, sicurezza, gestione delle identità e recovery non possono più essere considerati domini separati. L’arrivo degli agenti AI, delle identità non umane e dei processi automatizzati rende indispensabile una piattaforma in cui questi elementi condividano informazioni e operino come un unico sistema. 

Tra i temi emersi durante SHIFT 2026 figura anche la crescente importanza della Identity Resilience. Con l’aumento delle identità umane e non umane, proteggere e ripristinare rapidamente piattaforme come Active Directory ed Entra ID è diventato un requisito fondamentale per garantire la continuità operativa e accelerare il recovery dopo un attacco.

È proprio questo il principio che sostiene il modello ResOps presentato durante i due eventi italiani.

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ResOps: una resilienza continua

Nel keynote romano Mirchandani approfondisce il significato di ResOps, definendolo non come un prodotto ma come un metodo operativo.

L’idea è sostituire controlli periodici e attività manuali con un ciclo continuo che comprende Discover, Protect, Detect, Recover, Validate e Improve: scoperta degli asset critici, protezione dei dati e delle identità, rilevamento delle anomalie, recovery, validazione continua e miglioramento costante della postura di resilienza. 

La resilienza, in questa prospettiva, non è qualcosa che si misura soltanto dopo un incidente, ma un processo permanente che accompagna l’intero ciclo di vita dei dati.

L’Italia come laboratorio della nuova resilienza

La scelta di organizzare due eventi SHIFT nel nostro Paese assume quindi un significato particolare.

Milano ha rappresentato il momento dedicato alla trasformazione della cyber recovery in leva competitiva, mentre Roma ha esteso il dibattito al ruolo che la resilienza dovrà svolgere nell’era dell’intelligenza artificiale.

In entrambi gli appuntamenti emerge un messaggio comune: la crescita esponenziale dei dati, l’aumento delle identità digitali e l’evoluzione degli attacchi richiedono un cambio di paradigma. Non basta più proteggere i dati. Occorre proteggere dati, identità e capacità di recovery come un unico sistema di resilienza. Occorre costruire organizzazioni capaci di continuare a operare anche quando qualcosa va storto.

È questo, probabilmente, il messaggio più forte lasciato da Commvault SHIFT 2026: nel futuro della sicurezza informatica la differenza non sarà determinata dalla capacità di evitare ogni incidente, ma dalla velocità e dall’efficacia con cui sarà possibile tornare operativi. Un concetto che, nell’era dell’AI, assume un valore sempre più strategico per qualsiasi organizzazione.

Commvault SHIFT 2026: da Milano a Roma la cyber resilience evolve verso l’AI Resilience ultima modifica: 2026-07-16T14:56:58+02:00 da Marco Lorusso

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