Lo abbiamo scritto più volte in questi mesi.
Nel mondo infrastrutturale, sono pochi i player che possono contare su una base installata paragonabile a quella costruita da VMware negli ultimi vent’anni. Migliaia di organizzazioni hanno sviluppato data center, cloud privati e procedure operative assumendo quella piattaforma come un elemento stabile dell’architettura.
Proprio per questo motivo – e anche di questo abbiamo avuto modo di riflettere su queste pagone – la partita che si è aperta dopo l’acquisizione da parte di Broadcom ha un peso che va ben oltre una disputa commerciale o un cambio di modello di licensing.
Di fatto, una parte di quella base installata sta tornando contendibile. I clienti rivalutano le proprie strategie infrastrutturali, mentre i principali vendor cercano di conquistare organizzazioni che fino a poco tempo fa difficilmente avrebbero preso in considerazione una migrazione.
La decisione di Tesco di spostare circa 40.000 workload fuori dall’ecosistema VMware rappresenta oggi il caso più emblematico di questa trasformazione.
La strategia di Broadcom
Con l’acquisizione di VMware, completata alla fine del 2023 per circa 69 miliardi di dollari, il gruppo guidato da Hock Tan aveva un chiaro obiettivo: trasformare VMware in un business caratterizzato da ricavi ricorrenti più elevati, maggiore marginalità e un’offerta più razionalizzata. E per raggiungere questo risultato Broadcom ha eliminato le licenze perpetue, ha concentrato il portafoglio prodotti attorno a pochi bundle principali e ha adottato un modello commerciale basato esclusivamente su sottoscrizioni.
Dal punto di vista finanziario la strategia ha prodotto risultati importanti. Broadcom ha più volte evidenziato la forte crescita dei ricavi ricorrenti della divisione VMware e il miglioramento della redditività.
Parallelamente, però, è iniziato un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava difficilmente immaginabile: aziende che avevano costruito l’intera infrastruttura su VMware hanno iniziato a valutare concretamente la possibilità di uscirne.
Il nuovo scenario sta spingendo molte organizzazioni a rivalutare il rapporto tra costo dell’infrastruttura, flessibilità contrattuale, dipendenza dal fornitore e capacità di mantenere il controllo sulle proprie piattaforme operative. Il risultato è un mercato della virtualizzazione che, dopo anni di stabilità, vede riaprirsi la competizione tra piattaforme e fornitori.
Il caso Tesco
In questo scenario si inserisce la decisione di Tesco di migrare circa 40.000 workload verso una nuova piattaforma, un progetto che dovrebbe concludersi nel 2027 e che rappresenta probabilmente il più importante caso pubblico di abbandono di VMware annunciato finora.
La migrazione arriva al termine di una lunga controversia con Broadcom.
Secondo la documentazione depositata presso l’Alta Corte britannica, Tesco aveva acquistato nel 2021 licenze perpetue VMware corredate da contratti di supporto validi fino al 2026 e con la possibilità di estenderli ulteriormente.
Dopo l’acquisizione, però, il nuovo modello commerciale avrebbe comportato richieste economiche molto superiori rispetto agli accordi originari.
Nel 2025 il retailer ha quindi avviato una causa da circa 100 milioni di sterline contro Broadcom, VMware e Computacenter, accusando le società di violazione contrattuale e di comportamenti contrari alle norme sulla concorrenza.
Secondo gli atti giudiziari, il costo delle licenze VMware sarebbe aumentato del 175%, mentre alcune componenti software dedicate ai mainframe avrebbero registrato incrementi ancora maggiori.
Molto più di una sostituzione tecnologica
L’aspetto più interessante della vicenda riguarda però la natura stessa della migrazione.
Quando si parla di virtualizzazione si rischia di immaginare un intervento limitato al data center. In realtà è esattamente il contrario.
La piattaforma VMware sostiene il livello infrastrutturale sul quale funzionano applicazioni, database e servizi che governano l’operatività quotidiana delle aziende.
Nel caso di Tesco gli stessi documenti depositati in tribunale spiegano che i circa 40.000 workload interessati dalla migrazione supportano direttamente le attività dei punti vendita, le casse, la logistica, la supply chain, gli ordini ai fornitori e diversi processi amministrativi.
Cambiare hypervisor significa quindi intervenire sulle fondamenta dell’intera infrastruttura digitale.
Per questo motivo il retailer britannico descrive il progetto come una migrazione da completare “a un ritmo eccezionale”, riconoscendo che una transizione così rapida comporta costi aggiuntivi, rischi operativi e la necessità di accettare inizialmente anche funzionalità inferiori rispetto alla piattaforma precedente pur di ridurre la dipendenza da Broadcom.
In gioco c’è la capacità stessa dell’organizzazione di mantenere continuità operativa, prevedibilità dei costi e libertà tecnologica.
La base installata VMware diventa contendibile
Il caso Tesco rappresenta soltanto la parte più visibile di una trasformazione molto più ampia.
Per l’intero settore infrastrutturale la base installata VMware costituisce oggi una delle opportunità di mercato più interessanti degli ultimi anni.
Sempre più organizzazioni stanno valutando alternative, mentre vendor storici e nuovi operatori stanno investendo nello sviluppo di piattaforme, strumenti di conversione delle macchine virtuali e servizi professionali dedicati alle migrazioni.
La competizione si gioca sulla capacità di accompagnare il cliente lungo un percorso complesso che comprende assessment, migrazione, protezione dei dati, continuità operativa e modernizzazione dell’intera infrastruttura.
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HPE prova ad accelerare le migrazioni
Tra le aziende che stanno cercando di intercettare questa domanda troviamo ad esempio HPE, che, in occasione del recente HPE Discover, ha annunciato un programma rivolto esplicitamente ai clienti VMware, offrendo dodici mesi di utilizzo gratuito della piattaforma Morpheus VM Essentials e la possibilità di utilizzare con un costo simbolico HPE Zerto durante le attività di migrazione.
L’iniziativa va letta all’interno di una strategia più ampia.
Ridurre il costo iniziale della transizione significa infatti abbassare una delle principali barriere che hanno sempre frenato l’adozione di piattaforme alternative, garantendo che applicazioni, dati e servizi continuino a funzionare senza interruzioni durante un percorso che può richiedere mesi o addirittura anni.
VMware, una partita destinata a durare
È improbabile che VMware perda nel breve periodo la propria posizione dominante. La base installata rimane enorme e molte organizzazioni continueranno a ritenere economicamente conveniente restare all’interno dell’ecosistema Broadcom.
Quello che sta cambiando, però, è il livello di contendibilità del mercato.
Per la prima volta dopo molti anni i CIO stanno tornando a confrontare piattaforme che fino a poco tempo fa sarebbero rimaste ai margini delle strategie infrastrutturali. Allo stesso tempo i concorrenti stanno investendo sempre meno nella semplice competizione tecnologica e sempre più nella capacità di rendere sostenibile l’intero percorso di migrazione.
Il caso Tesco assume così un significato che va ben oltre la controversia legale








