AI agentica, la sfida è costruire un ecosistema capace di farla lavorare. La prima fase dell’intelligenza artificiale generativa si è svolta soprattutto davanti a una finestra di dialogo. L’utente formulava una richiesta, il modello produceva una risposta e la decisione su come utilizzarla rimaneva nelle mani della persona.
Con gli agenti AI il rapporto con la tecnologia cambia. Il sistema non si limita a generare un testo, riassumere un documento o suggerire una soluzione: può scomporre un obiettivo in più attività, scegliere quali strumenti utilizzare, interrogare fonti differenti e compiere azioni all’interno delle applicazioni aziendali.
Un agente incaricato di preparare un’offerta commerciale, per esempio, potrebbe recuperare le informazioni sul cliente dal CRM, verificare prezzi e disponibilità, consultare le condizioni concordate, predisporre il documento e sottoporlo al responsabile. In ambito IT potrebbe classificare una richiesta di assistenza, cercare una possibile soluzione nella knowledge base, applicare una procedura autorizzata e coinvolgere un tecnico quando incontra un’eccezione.
Ma proprio questa capacità, se da un lato rappresenta un’opportunità interessante per le imprese, dall’altro crea nuovi punti di attenzione e di criticità. La qualità del modello rimane importante, ma non è sufficiente a determinare l’affidabilità del sistema. Su questi aspetti entrano in gioco i dati ai quali l’agente può accedere, gli strumenti che può utilizzare, i permessi che gli vengono assegnati, l’infrastruttura sulla quale opera e i controlli applicati alle sue azioni.
Quando l’AI agentica entra nei processi aziendali
L’AI agentica potrebbe essere descritta come l’incontro tra le capacità dell’intelligenza artificiale generativa, nuovi strumenti e nuove modalità di interazione con il mondo esterno. Una combinazione che permette ai sistemi di utilizzare informazioni contestuali e automatizzare attività meno rigidamente definite rispetto ai tradizionali flussi software.
Il passaggio da un assistente che risponde a un agente che opera richiede quindi di stabilire con precisione che cosa il sistema possa fare. Un account con privilegi troppo estesi, un collegamento non controllato a un archivio documentale o un’azione eseguita senza conferma possono ampliare rapidamente gli effetti di un errore.
Ogni agente deve essere trattato come una nuova identità digitale. Deve accedere esclusivamente alle informazioni e alle funzioni necessarie per il compito assegnato, lasciare traccia delle operazioni compiute e fermarsi quando una decisione richiede la valutazione di una persona. L’autonomia non coincide con l’assenza di controllo: indica piuttosto la capacità di operare entro confini definiti, verificabili e modificabili.
Anche la governance dei dati acquista, in questo contesto, un peso diverso. Un agente può collegare informazioni distribuite tra ERP, CRM, piattaforme collaborative, archivi cloud e applicazioni verticali. Se i dati sono incompleti, incoerenti o privi di una chiara classificazione, il sistema rischia di propagare l’errore lungo tutto il processo. Diventano quindi essenziali la qualità delle fonti, la gestione dei diritti di accesso, la tracciabilità delle informazioni e l’individuazione dei dati che non devono essere utilizzati.
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Dall’agente isolato all’ecosistema
La gestione operativa richiede di coordinare componenti differenti: modelli, applicazioni, API, database, sistemi di identità, risorse cloud, infrastrutture locali e strumenti di cybersecurity.
L’agente è soltanto la parte visibile di questa architettura. Dietro le sue azioni ci deve essere un ambiente capace di fornire i dati corretti, sostenere i carichi di lavoro, proteggere gli accessi e registrare ciò che avviene. Occorre inoltre verificare i risultati prodotti, misurare costi e tempi di esecuzione e comprendere in quali passaggi sia necessaria una supervisione umana.
La questione diventa ancora più rilevante quando più agenti partecipano allo stesso processo. Un sistema può raccogliere le informazioni, un secondo interpretarle, un terzo eseguire un’azione e un quarto controllarne l’esito. Ecco allora che il valore nasce dal coordinamento tra tutte queste capacità, non dalla semplice presenza di numerosi strumenti AI.
Anche l’organizzazione deve adattarsi. La costruzione di un caso d’uso richiede l’intervento di diversi attori e stakeholder. Chi conosce il processo deve indicare l’obiettivo e le eccezioni; i responsabili dei dati devono stabilire quali informazioni siano utilizzabili; l’IT deve integrare applicazioni e infrastrutture; la cybersecurity deve definire permessi, controlli e modalità di intervento.
Portare l’AI agentica in azienda significa quindi creare un sistema nel quale tecnologia, dati e persone lavorino secondo regole condivise. È da questa idea che nasce l’“alveare” scelto da Infor come immagine guida della nuova edizione di Bee Digital.
Bee Digital 2026 e il modello dell’Agentic Hive
Si intitola Agentic Hive la quinta edizione di Bee Digital, in programma giovedì 8 ottobre 2026 all’APE Parma Museo. L’evento organizzato da Infor riunirà imprese, esperti e partner tecnologici per discutere come trasformare le sperimentazioni sull’AI in soluzioni integrate nei processi, governabili e capaci di produrre risultati misurabili.
L’alveare diventa la metafora di un’architettura nella quale agenti, persone, dati e sistemi svolgono funzioni differenti, ma concorrono allo stesso obiettivo. L’efficacia dell’insieme dipende dalla possibilità di scambiare informazioni, coordinare le attività e proteggere ogni collegamento.
Il tema sarà sviluppato insieme a HPE, Microsoft e Sophos, mettendo in relazione le diverse componenti necessarie per costruire un ambiente agentico: capacità infrastrutturale, gestione e valorizzazione dei dati, servizi cloud, identità digitali, protezione degli accessi e resilienza operativa.
Bee Digital 2026 propone per questo un percorso articolato in una sessione plenaria comune e due approfondimenti paralleli. La scelta riflette la doppia natura della trasformazione: da una parte occorre individuare i processi nei quali l’AI può produrre valore; dall’altra bisogna costruire le fondamenta tecnologiche e organizzative che rendano possibile un utilizzo affidabile.
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Una visione comune prima dei percorsi di approfondimento
La sessione plenaria, The Vision Hive, sarà aperta dai saluti e dall’introduzione di Fabrizio Montali, CEO di Infor, e offrirà una lettura condivisa delle opportunità e dei problemi legati all’ingresso dell’AI agentica nelle imprese.
Il main speaker sarà Stefano Mainetti, direttore scientifico dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty del Politecnico di Milano. Il suo intervento affronterà il rapporto tra innovazione, architetture, competenze e governance, quattro dimensioni che devono procedere insieme quando un progetto lascia la fase dimostrativa ed entra nell’operatività aziendale.
Alla plenaria contribuiranno anche HPE, Microsoft e Sophos, chiamate a osservare l’ecosistema agentico dalle rispettive prospettive tecnologiche.
Due sessioni per business e tecnologia
Dopo la sessione plenaria, i partecipanti potranno scegliere tra due percorsi paralleli.
The Business Hive, moderata da Fabrizio Montali, sarà dedicata alle decisioni aziendali, ai casi d’uso e ai modelli attraverso i quali l’AI può tradursi in vantaggio competitivo. La tavola rotonda coinvolgerà Stefano Mainetti e i rappresentanti di HPE, Microsoft, Sophos e Infor, con l’obiettivo di mettere a confronto priorità, condizioni di adozione ed esperienze maturate sul campo.
Il percorso si rivolge a imprenditori, CEO, responsabili di funzione e decision maker chiamati a individuare dove introdurre gli agenti, quali risultati attendersi e come misurarne l’impatto. Il punto di partenza non sarà la disponibilità di una tecnologia, ma la selezione di processi nei quali autonomia, accesso alle informazioni e capacità di azione possano produrre un beneficio riconoscibile.
The Tech Hive entrerà invece nelle architetture che sostengono l’ecosistema. Gli interventi di HPE, Microsoft, Sophos e Infor affronteranno infrastrutture, cloud, cybersecurity, gestione dei dati e resilienza, collegando l’AI agentica ai sistemi con i quali deve interagire.
La sessione è rivolta a CIO, IT manager, responsabili IT e professionisti della sicurezza. Tra i temi centrali rientrano la protezione delle identità, l’assegnazione dei privilegi, l’integrazione con le applicazioni esistenti, la disponibilità delle risorse e la capacità di osservare ciò che gli agenti fanno durante l’esecuzione di un’attività.
L’agenda di Bee Digital 2026
L’evento inizierà alle 13.30 con la possibilità, riservata ai partecipanti interessati, di visitare la mostra di APE Parma Museo. Gli accrediti saranno aperti dalle 14.00 alle 14.30.
Alle 14.45 prenderà il via The Vision Hive, la sessione plenaria con Fabrizio Montali, Stefano Mainetti e i contributi di HPE, Microsoft e Sophos. I lavori proseguiranno fino alle 16.15, quando è previsto il coffee break.
Dalle 16.45 alle 18.20 si svolgeranno in parallelo The Business Hive e The Tech Hive. Entrambe le sessioni lasceranno spazio alle domande dei partecipanti: la prima attraverso il confronto tra main speaker, partner e Infor; la seconda con gli approfondimenti tecnici affidati agli specialisti delle aziende coinvolte.
La giornata si concluderà alle 18.20 con l’aperitivo di networking. La partecipazione a Bee Digital 2026 è gratuita, previa registrazione sul sito dell’evento e fino a esaurimento dei posti disponibili.









