Il budget destinato a un nuovo notebook può essere contenuto anche accettando una dotazione di memoria inferiore. È il compromesso che emerge dai dati diffusi da CONTEXT sugli acquisti di portatili aziendali in Europa e che trova in Italia la sua espressione più evidente: ad agosto 2026, i modelli con 8 GB di RAM hanno rappresentato il 40% delle unità vendute attraverso i piccoli e medi rivenditori, la quota più alta tra i cinque mercati analizzati: Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia.
La pressione sui costi della memoria, secondo la società di ricerca, contribuisce a orientare una parte degli acquirenti verso configurazioni con meno RAM. Una direzione che contrasta con l’atteso aumento della capacità installata, legato all’evoluzione dei requisiti software e alle funzioni di intelligenza artificiale eseguite direttamente sui dispositivi.
Il mercato, però, non si muove tutto nello stesso senso. Resta una domanda di notebook con dotazioni superiori, capace di sostenere una quota rilevante del fatturato. Distributori e rivenditori si trovano quindi a servire clienti con priorità differenti, dal contenimento della spesa alla necessità di gestire carichi di lavoro più impegnativi.
Gli 8 GB ritrovano spazio, ma i 16 GB restano prevalenti
La rilevazione considera due canali: le catene retail e i piccoli e medi rivenditori, indicati come SMR, Small and Medium-sized Resellers.
Nel complesso dei cinque Paesi, i notebook business con 8 GB di memoria rappresentano il 25% delle unità vendute nelle catene retail e il 20% attraverso gli SMR, confermando secondo CONTEXT una tendenza già osservata nelle precedenti analisi.
I 16 GB restano comunque la dotazione più diffusa: valgono il 60% dei volumi nel retail e il 53% tra i rivenditori.
“Gli acquirenti prendono decisioni molto diverse a seconda del budget e di ciò che devono fare con i propri notebook”, osserva James Bates, senior retail analyst di CONTEXT. “Per chi deve contenere il costo d’acquisto, un modello con meno memoria sta diventando un compromesso pratico. Altri sono disposti a spendere di più per configurazioni che si aspettano possano sostenere carichi di lavoro impegnativi più a lungo.”
I notebook da 32 GB pesano soprattutto sul fatturato
All’estremità superiore dell’offerta, i modelli con 32 GB di memoria valgono il 14% delle unità vendute, ma generano il 25% del fatturato della categoria.
Il loro contributo è maggiore tra i rivenditori, dove producono il 26% del fatturato dei notebook business, contro il 21% nelle catene retail. Per queste configurazioni, anche i prezzi medi di vendita dei notebook completi divergono: 1.514 euro attraverso gli SMR e 1.294 euro nel retail, con uno scarto di 220 euro per dispositivo.
Italia e Germania, due profili d’acquisto distanti
Se tra i rivenditori italiani gli 8 GB raggiungono il 40% delle unità, in Germania sono i notebook da 32 GB a rappresentare il 35% dei volumi e il 45% del fatturato del medesimo canale.
Anche nelle catene retail tedesche le configurazioni da 32 GB hanno una presenza consistente, pari al 23% delle unità. Nello stesso canale, tuttavia, gli 8 GB arrivano al 28%: la domanda si distribuisce dunque tra le due fasce anche nel Paese con la maggiore adozione di notebook ad alta capacità di memoria.
Il retail italiano presenta invece una forte concentrazione sui 16 GB, che coprono il 78% delle unità vendute, mentre i 32 GB si fermano all’1,7%. Un profilo diverso da quello degli SMR, che rende essenziale distinguere i canali nella lettura del mercato nazionale.
In Francia prevalgono i 16 GB, con il 69% dei volumi tra i rivenditori e il 66% nel retail. La Spagna è invece l’unico dei cinque Paesi nel quale la quota di notebook da 32 GB è più alta nelle catene retail che tra gli SMR: rispettivamente l’11% e il 9%.
Nel Regno Unito convivono gli estremi più marcati: i rivenditori registrano il prezzo medio più elevato per i modelli da 32 GB, pari a 1.712 euro, ma il 28% delle loro unità vendute dispone ancora di 4 GB. Nelle catene retail britanniche prevalgono invece i 16 GB, con il 69% dei volumi.
Per il canale, il nodo è il rapporto tra prezzo e durata d’uso
Il tema dei rincari è emerso anche al recente Canalys Channel Forum: per distributori e rivenditori, prezzi più elevati possono tradursi in un aumento del fatturato anche a parità di unità vendute. Questo effetto dipende però dalle scelte dei clienti, che possono orientarsi verso modelli meno costosi per rispettare il budget disponibile.
Per il rivenditore, il lavoro di consulenza consiste quindi nel mettere in relazione il prezzo iniziale con le applicazioni utilizzate e con il periodo durante il quale l’azienda prevede di mantenere il dispositivo. La diffusione degli 8 GB rende questa valutazione particolarmente rilevante nel mercato italiano.
“Mentre le imprese rivedono la spesa nell’ultimo trimestre dell’anno, la sfida sarà bilanciare i risparmi immediati con le esigenze di più lungo periodo”, afferma ancora James Bates. “Se la pressione sui costi dei componenti dovesse persistere, ci aspettiamo che questa divisione nei comportamenti d’acquisto continui.”








