Crisi memorie 2026, HP vede i primi segnali di rallentamento: il RAMageddon cambia fase.

Dopo mesi di aumenti record, quotazioni accorciate e pressioni sulla supply chain, dalla crisi delle memorie arriva finalmente un segnale diverso. HP prevede che i costi continueranno a crescere, ma a un ritmo inferiore rispetto alla prima parte del 2026. Anche TrendForce fotografa una decelerazione dei rincari di DRAM e NAND. Il RAMageddon, però, non è finito: sta entrando in una nuova fase e l’intelligenza artificiale continua a dettare le regole del mercato.

Forse, per la prima volta da quando abbiamo iniziato a raccontare il RAMageddon, possiamo utilizzare la parola “rallentamento”.

Con molta cautela.

Perché i prezzi delle memorie non stanno scendendo. La disponibilità non è improvvisamente tornata abbondante. E soprattutto non è venuta meno la pressione gigantesca che la costruzione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale sta esercitando sulla produzione mondiale di DRAM, NAND e memorie ad alte prestazioni.

Eppure qualcosa sta cambiando.

A segnalarlo questa volta è HP Inc. Durante la presentazione dei risultati del terzo trimestre fiscale 2026, la CFO Karen Parkhill (nella foto di seguito), come riportato da CRN US, ha spiegato che l’azienda continua ad aspettarsi un aumento dei costi di memoria e storage, ma prevede che il ritmo degli incrementi possa diventare più lento rispetto a quello sperimentato nel corso dell’anno.

Una sfumatura apparentemente piccola che, dopo quello che è successo negli ultimi mesi, assume invece un significato enorme. Il RAMageddon potrebbe essere entrato nella sua seconda fase.

Crisi memorie 2026, HP: i prezzi saliranno ancora, ma più lentamente

Per capire perché le dichiarazioni di HP siano importanti bisogna ricordare da dove arriviamo. All’inizio del 2026 la corsa dell’intelligenza artificiale ha prodotto uno squilibrio violentissimo nella filiera delle memorie. I produttori hanno progressivamente indirizzato capacità produttiva verso le componenti più redditizie e richieste dalle infrastrutture AI e dai data center, mentre la disponibilità destinata ad altri segmenti si è ridotta.

Il risultato è stato uno shock sui prezzi. TrendForce aveva stimato per il primo trimestre 2026 un incremento dei prezzi contrattuali delle DRAM convenzionali addirittura nell’ordine del 90-95% rispetto al trimestre precedente.

Una dinamica che si è rapidamente trasferita dalla fabbrica all’intera industria IT. Ora HP introduce però un elemento nuovo. Karen Parkhill ha spiegato agli analisti che l’azienda continua a prevedere una crescita degli input cost nel quarto trimestre e anche nell’anno fiscale 2027, ma a un ritmo inferiore rispetto a quello osservato durante il 2026. Non significa che il problema sia risolto.

Significa qualcosa di probabilmente più importante per vendor, distributori, partner e clienti: la curva potrebbe cominciare a diventare meno ripida.

Dal +90% al +13-18%: la curva delle DRAM sta cambiando

I numeri di TrendForce aiutano a comprendere meglio quello che sta succedendo. Dopo l’esplosione registrata all’inizio dell’anno, per il terzo trimestre 2026 la società di ricerca prevede per le DRAM convenzionali un aumento dei prezzi contrattuali compreso tra il 13% e il 18% trimestre su trimestre. Per le NAND Flash la previsione è invece di una crescita tra il 10% e il 15%. Sono ancora aumenti importanti. Ma sono molto lontani dalle variazioni registrate nella fase più violenta della crisi. Ed è proprio qui che bisogna evitare l’equivoco più facile. Il rallentamento degli aumenti non deriva necessariamente dalla soluzione dei problemi di capacità produttiva.

TrendForce sottolinea infatti che il mercato DRAM rimane estremamente teso. A frenare la crescita dei prezzi contribuiscono anche un livello di partenza ormai molto elevato e una minore capacità dei mercati consumer di assorbire ulteriori rincari.

In altre parole, non sono improvvisamente comparse più memorie. È diventato semplicemente molto più difficile farle pagare ancora di più.

Il RAMageddon non è finito

È probabilmente questo il punto centrale della nuova fase della crisi delle memorie 2026. Finora abbiamo raccontato un mercato dominato dalla scarsità e dalla volatilità. Prima sono aumentati i componenti. Poi gli aumenti sono arrivati sui sistemi.

Successivamente la volatilità ha iniziato a modificare persino le condizioni commerciali attraverso le quali server, storage e infrastrutture vengono venduti.

HPE ha progressivamente restituito maggiore prevedibilità alle proprie quotazioni, arrivando a una validità di 30 giorni e introducendo forme di protezione del prezzo per numerose operazioni.

Dell Technologies ha riportato a sua volta la validità delle quotazioni da 14 a 30 giorni.

Cisco, come abbiamo raccontato nell’ultimo capitolo della nostra inchiesta sul RAMageddon, ha invece raddoppiato da sette a 14 giorni la validità dei preventivi UCS.

Segnali diversi, ma tutti riconducibili allo stesso fenomeno. La volatilità estrema dei primi mesi sembra lasciare spazio a una fase nella quale i costi rimangono molto elevati, ma iniziano almeno a diventare più prevedibili. Ed è una differenza fondamentale per il canale.

RAMageddon e RAMpocalypse: la prossima crisi dell’AI potrebbe chiamarsi memoria

La nuova parola chiave è prevedibilità

Per un CIO, un system integrator o un reseller, infatti, un componente costoso rappresenta un problema. Un componente il cui prezzo non è prevedibile rappresenta spesso un problema ancora maggiore.

Un progetto infrastrutturale enterprise non viene deciso in poche ore. Una configurazione deve essere progettata, quotata, verificata, eventualmente modificata, sottoposta al cliente, approvata tecnicamente e infine attraversare i processi di procurement.

Quando nel frattempo il costo dei componenti cambia rapidamente, l’intera macchina commerciale rischia di incepparsi. È esattamente quello che abbiamo visto durante la fase più acuta della crisi. Il fatto che HPE e Dell abbiano potuto riportare a 30 giorni la validità di numerose quotazioni e che Cisco abbia raddoppiato la propria finestra sulle configurazioni UCS rappresenta quindi qualcosa di più di una modifica commerciale.

È il segnale di un mercato che sta cercando di recuperare visibilità. Le nuove indicazioni provenienti da HP rafforzano questa lettura.

HP cresce, ma il costo delle memorie continua a pesare

I risultati di HP mostrano bene quanto sia complesso questo equilibrio. Nel terzo trimestre fiscale 2026 l’azienda ha registrato ricavi per circa 15,7 miliardi di dollari, in crescita del 12,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il business Personal Systems ha raggiunto circa 11,8 miliardi di dollari, con una crescita del 18%. Numeri importanti, soprattutto considerando il contesto. Ma dietro alla crescita continua a esserci la pressione dei componenti.

HP prevede infatti che memoria e storage continueranno ad aumentare il proprio peso sulla bill of materials e che gli input cost continueranno a esercitare pressione sui margini nel breve periodo.

La società sta reagendo attraverso una combinazione di strategie che comprende gestione della supply chain, accordi con i fornitori, qualificazione di nuove fonti di approvvigionamento, ottimizzazione dei prodotti e interventi sui prezzi.

Ed è proprio qui che la crisi delle memorie smette definitivamente di essere soltanto una questione tecnologica. Diventa una questione industriale.

L’AI continua a decidere dove vanno le memorie

Alla radice del problema, infatti, rimane la stessa forza che avevamo individuato quando abbiamo iniziato a parlare di RAMageddon e RAMpocalypse: l’intelligenza artificiale.

La costruzione accelerata di data center AI sta assorbendo quantità enormi di capacità produttiva. Non soltanto GPU. Le nuove infrastrutture richiedono HBM, DRAM server, storage ad alte prestazioni e grandi quantità di NAND destinate agli enterprise SSD.

Per i produttori di memoria è quindi economicamente razionale privilegiare i segmenti caratterizzati dalla domanda più forte e dai margini più elevati. Ed è proprio questo spostamento della capacità verso il mondo AI e data center ad avere modificato gli equilibri dell’intero mercato. TrendForce continua infatti a indicare la domanda proveniente dagli AI server come uno dei principali elementi di sostegno dei prezzi nel terzo trimestre 2026.

Anche per le server DRAM la previsione rimane quella di incrementi nell’ordine del 13-18% trimestre su trimestre. Il motore del RAMageddon, insomma, è ancora acceso. Sta semplicemente girando a un regime diverso.

Crisi memorie 2026: dalla tempesta alla nuova normalità?

È forse questa la domanda più interessante per i prossimi mesi. Stiamo assistendo alla fine della crisi oppure alla nascita di una nuova normalità caratterizzata da memorie strutturalmente più costose? Per il momento i dati suggeriscono soprattutto la seconda ipotesi. La crescita dei prezzi sta rallentando, ma parte da livelli già estremamente elevati. La domanda AI continua ad assorbire capacità produttiva. I grandi cloud provider utilizzano accordi di lungo periodo per assicurarsi le forniture e la capacità disponibile rimane sotto pressione.

Nel frattempo il mercato consumer sta iniziando a mostrare i propri limiti. PC e smartphone non possono trasferire indefinitamente gli aumenti dei componenti sul prezzo finale senza incidere sulla domanda. Ed è proprio questa minore tolleranza dei clienti agli aumenti che sta contribuendo alla decelerazione prevista nella seconda parte dell’anno.

Non siamo quindi davanti a un ritorno al passato. Siamo probabilmente davanti alla ricerca di un nuovo equilibrio.

Dopo il RAMageddon dei prezzi arriva il RAMageddon della pianificazione

Ed è qui che la crisi delle memorie 2026 potrebbe lasciare la propria eredità più importante.

Negli ultimi mesi vendor, distributori e partner hanno imparato che la disponibilità dei componenti non può più essere considerata una variabile secondaria di un progetto IT.

È diventata parte della progettazione. Quanto costa oggi un server è importante.

Ma diventano altrettanto importanti domande diverse: quel prezzo sarà ancora valido tra trenta giorni? Le memorie necessarie saranno disponibili quando partirà l’ordine? Quanto tempo servirà per consegnare la configurazione? Esistono alternative? Conviene anticipare l’investimento? È possibile ripensare l’architettura?

Sono domande che portano la supply chain direttamente dentro le decisioni tecnologiche.

Ed è forse questa la vera trasformazione prodotta dal RAMageddon. HP oggi ci dice che gli aumenti potrebbero continuare a un ritmo più lento. TrendForce mostra una curva che effettivamente sta perdendo velocità. HPE, Dell e Cisco stanno progressivamente restituendo più spazio temporale alle trattative. Sono segnali chiari e importanti. Ma il grande squilibrio che ha generato la crisi non è scomparso.

L’intelligenza artificiale continua a divorare infrastrutture, capacità produttiva e memoria. Per questo il prossimo capitolo del RAMageddon potrebbe non essere più quello dell’esplosione dei prezzi. Potrebbe essere quello, forse ancora più interessante, della nuova economia dell’hardware nell’era dell’AI.

Crisi memorie 2026, HP vede i primi segnali di rallentamento: il RAMageddon cambia fase ultima modifica: 2026-09-02T09:24:56+02:00 da Marco Lorusso

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