Cybersecurity, AI e compliance: perché l’8 ottobre il canale sarà al centro della trasformazione digitale e perché AI & Security Channel HUB è l’evento più atteso dell’anno
La cybersecurity non è più un tema IT: è una priorità di business. Iperbole? Esageriamo? Mica tanto…
C’è un dato infatti che racconta meglio di qualsiasi altro e meglio di qualsiasi rumore di fondo quanto la cybersecurity sia diventata una questione strategica per il sistema economico italiano, di più, per il presente e il futuro di milioni di imprese di ogni forma e dimensione: nel 2025 il mercato nazionale della sicurezza informatica ha raggiunto il valore di 2,78 miliardi di euro, crescendo del 12% rispetto all’anno precedente.
Non si tratta semplicemente di un aumento degli investimenti tecnologici. È la conseguenza diretta di un contesto in cui il rischio cyber è ormai percepito come una minaccia concreta alla continuità operativa, alla reputazione e alla competitività delle organizzazioni. Il digitale, l’artificial intelligence, il cloud verso cui tutti, nessuno escluso, stiamo correndo con riserve impensabili di fiato ci servono, tremendamente ma se non sono sicuri ci fanno male, malissimo.
Iperbole? Esageriamo? Anche in questo caso… mica tanto e anche in questo caso i numeri non mentono.
Secondo l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, il 34% delle grandi aziende italiane ha subito nel 2025 attacchi informatici che hanno comportato costi significativi di ripristino, mentre il 57% delle organizzazioni ha rivisto in modo strutturale i propri piani di incident response per migliorare la capacità di rilevare, contenere e gestire gli incidenti di sicurezza. Inoltre, sette grandi imprese su dieci prevedono un ulteriore incremento dei budget cyber nel corso del 2026.
La sicurezza informatica è uscita definitivamente dai confini dell’IT. Oggi coinvolge il board, i responsabili del rischio, le funzioni legali, le direzioni HR e le linee di business. E la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale sta accelerando ulteriormente questo processo.
Per il 71% dei CISO italiani, infatti, l’AI rappresenta un fattore destinato ad aumentare in modo significativo il rischio cyber, rendendo gli attacchi più rapidi, sofisticati e difficili da individuare.
Cybersecurity, l’Italia continua a essere uno dei Paesi più colpiti dagli attacchi
Se si osservano i numeri del Rapporto Clusit, emerge un quadro che dovrebbe far riflettere l’intero ecosistema digitale.
Nel 2024 sono stati registrati 357 attacchi informatici gravi contro organizzazioni italiane, con una crescita del 15,2% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo è il fatto che l’Italia abbia concentrato circa il 10% degli attacchi gravi censiti a livello globale, una quota enormemente superiore rispetto al peso economico e demografico del Paese.
I dati più recenti mostrano inoltre una pressione crescente anche nel 2025. Le anticipazioni e gli aggiornamenti del Rapporto Clusit 2026 evidenziano infatti un ulteriore aumento degli incidenti gravi nel nostro Paese, confermando come l’Italia continui a rappresentare uno degli obiettivi privilegiati del cybercrime internazionale.
Il fenomeno non riguarda più soltanto grandi aziende e infrastrutture critiche.
La convergenza tra cloud, intelligenza artificiale, lavoro distribuito e supply chain digitali ha ampliato enormemente la superficie d’attacco. Le PMI, che costituiscono l’ossatura del tessuto economico nazionale, sono sempre più esposte a ransomware, furti di dati, compromissioni delle identità digitali e attacchi alla catena di fornitura.
A questo scenario si aggiunge una pressione normativa senza precedenti. Il legislatore, come tutti noi, si è insomma accorto che il rischio è enorme e che la corsa all’esternalizzazione della gestione delle tecnologie ICT (inevitabilmente sempre più complessa) va in qualche modo gestita, regolamentata… altrimenti sono guai.
Detto fatto: NIS2, DORA, Cyber Resilience Act e AI Act stanno ridefinendo il concetto stesso di sicurezza aziendale, imponendo alle organizzazioni nuovi livelli di governance, controllo e accountability.
La domanda che molte aziende insomma si pongono oggi non è più se investire in cybersecurity, ma come farlo in modo efficace.
Dalla distribuzione alla orchestrazione dell’ecosistema
È proprio in questa fase che il ruolo del canale ICT sta vivendo una delle trasformazioni più profonde della sua storia.
Per anni il distributore è stato identificato principalmente come un intermediario commerciale. Oggi quella definizione non solo è sfumata ma proprio non esiste più.
L’evoluzione del mercato sta spostando il valore verso competenze, servizi, piattaforme, formazione e capacità di accompagnare partner e clienti all’interno di percorsi sempre più complessi.
Cloud marketplace, servizi gestiti, compliance, governance dei dati, intelligenza artificiale e cybersecurity stanno creando un ecosistema in cui nessun attore può operare efficacemente da solo.
La distribuzione moderna sta assumendo il ruolo di orchestratore strategico, capace di mettere in relazione vendor, system integrator, MSP, rivenditori e utenti finali all’interno di una catena del valore che non si limita più alla vendita della tecnologia.
Si tratta di un cambiamento che sta emergendo con forza in tutta Europa e che sta ridefinendo il concetto stesso di canale ICT. La cybersecurity rappresenta probabilmente l’ambito in cui questa evoluzione è più evidente.
Le aziende non cercano semplicemente prodotti. Cercano competenze specialistiche, servizi di supporto, capacità di integrazione, consulenza normativa e percorsi che consentano di trasformare la sicurezza in un elemento strutturale della propria strategia digitale.
Security, compliance e AI: la nuova convergenza
La sicurezza informatica non può più essere affrontata come una disciplina separata dal resto della trasformazione digitale.
L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa e agentica, l’adozione diffusa del cloud e la crescente attenzione alla sovranità digitale stanno modificando radicalmente il panorama.
Secondo il Politecnico di Milano, la componente dei servizi sta assumendo un peso sempre maggiore rispetto alla sola tecnologia, mentre la capacità di integrare competenze multidisciplinari diventa un elemento decisivo per la resilienza delle organizzazioni.
In altre parole, la cybersecurity non è più soltanto protezione.
È governance. È gestione del rischio. È conformità normativa. È protezione della supply chain. È continuità operativa. È capacità di innovare in sicurezza ed è una delicatissima questione di ecosistema, canale, collaborazione, insomma ci siamo capiti.
Per questo motivo il mercato sta premiando sempre più quei partner che riescono a costruire un’offerta integrata capace di mettere insieme tecnologia, servizi e consulenza.
Perché AI & Security Channel Hub arriva nel momento giusto
Ed è esattamente al centro, nel cuore di un panorama così delicato che si inserisce il ritorno di AI & Security Channel Hub, il grande appuntamento organizzato da Computer Gross che l’8 ottobre riunirà a Milano vendor, partner, system integrator, MSP e professionisti della cybersecurity.
Un ritorno attesissimo che, nel pino del mese europeo, della Cyber Security, si annuncia già come la giornat, la piazza, lo spazio più importante e atteso dell’anno.
L’evento arriva infatti, come in parte anticipato, in una fase particolarmente significativa per il mercato. Da un lato le imprese stanno accelerando gli investimenti per rispondere all’aumento delle minacce informatiche.
Dall’altro stanno cercando nuovi modelli per affrontare contemporaneamente cybersecurity, compliance, cloud e intelligenza artificiale.
È proprio in questi momenti che il confronto tra gli attori dell’ecosistema assume un valore strategico.
AI & Security Channel Hub non rappresenta soltanto un’occasione di networking o aggiornamento tecnologico. È un punto di osservazione privilegiato sui cambiamenti che stanno ridefinendo il mercato ICT e sul ruolo che il canale sarà chiamato a svolgere nei prossimi anni.
Perché la sfida non consiste più semplicemente nel bloccare un attacco. La sfida è costruire organizzazioni resilienti, capaci di affrontare un contesto in cui tecnologia, regolamentazione e rischio evolvono con una velocità mai vista prima. E per raggiungere questo obiettivo serviranno sempre meno singoli attori e sempre più ecosistemi.
È qui che il canale può fare la differenza. Ed è per questo che l’appuntamento dell’8 ottobre assume un significato che va ben oltre quello di un tradizionale evento di settore: rappresenta una fotografia del futuro della cybersecurity italiana e del ruolo sempre più centrale che distributori, partner e provider di servizi saranno chiamati a interpretare nell’era dell’AI e della cyber resilience.










