Cybersecurity industriale, la nuova sfida è non fermare la fabbrica. Per anni abbiamo raccontato la cybersecurity soprattutto come una battaglia per proteggere dati, applicazioni, identità e infrastrutture IT. Non c’è nulla di sbagliato ma, come spesso accade di questi tempi, c’è appunto un “ma” grande come una casa… anzi come una fabbrica. 

“Ma” dentro una “fabbrica”, appunto, la stessa parola “cybersecurity” assume oggi un significato molto più fisico, molto più pragmatico e tremendamente collegato al business, ai guadagni, alla sopravvivenza stessa di una impresa.

Un attacco informatico può fermare una linea produttiva, tanto per dirne una. Di più: può bloccare un impianto, impedire a una macchina di comunicare con il sistema che la governa, interrompere una supply chain, compromettere la qualità di una produzione o costringere un’azienda a sospendere attività che valgono migliaia o milioni di euro ogni ora.

È probabilmente questo il passaggio più importante per comprendere cosa stia succedendo alla cybersecurity industriale nel 2026 e perché oggi è un tema così caldo: la sicurezza informatica sta uscendo definitivamente dal perimetro dell’IT e sta entrando nel cuore dei processi produttivi.

La fabbrica connessa è più efficiente, intelligente e automatizzata. 

Proprio per questo, però, la separazione storica tra Information Technology e Operational Technology è sempre meno netta. Macchine, sensori, sistemi di controllo, piattaforme Edge, cloud, applicazioni aziendali e supply chain sono parti dello stesso ecosistema digitale. 

E quando tutto è collegato, anche il rischio diventa connesso. 

Un rischio intorno al quale abbiamo costruito la guida pratica che segue, un reportage esclusivo realizzato in collaborazione con uno degli eventi più attesi in questa seconda parte dell’anno: MICS 2026 – Made in Cybersecurity, è infatti l’Executive Summit ideato e promosso da AESSE Soluzioni Informatiche, in programma il 1° ottobre 2026 al BI-REX Competence Center di Bologna. Un evento che si propone di spiegare, in maniera concreta, diretta, efficace tutto quello che serve fare, sapere (e quello che non va fatto) per mettere davvero al sicuro la continuità di una fabbrica.

Cybersecurity industriale, i numeri spiegano perché l’OT è diventato strategico

Ma andiamo con ordine e, come sempre, partiamo dal quadro in cui questa rivoluzione profonda e critica si inserisce. Il contesto generale infatti non lascia molto spazio alle interpretazioni.

Il Rapporto Clusit 2026 fotografa gli incidenti di sicurezza più significativi avvenuti nel mondo e in Italia durante il 2025 e dedica, significativamente, uno specifico approfondimento alla cybersecurity degli IACS, gli Industrial Automation and Control Systems, e alla maturità dell’ecosistema industriale italiano. 

La traiettoria era peraltro già evidente nei dati precedenti. Nel 2024 CLUSIT aveva registrato 3.541 incidenti cyber gravi nel mondo, il 27,4% in più rispetto all’anno precedente, mentre l’Italia aveva subito circa il 10% degli incidenti globali censiti. Ancora più interessante per il mondo industriale: un quarto degli incidenti mondiali che avevano colpito il settore manifatturiero aveva interessato realtà italiane

Non siamo quindi davanti a un rischio teorico né a una semplice estensione della tradizionale cybersecurity aziendale.

Lo conferma anche ENISA. Nel suo Threat Landscape 2025, costruito analizzando 4.875 incidenti tra luglio 2024 e giugno 2025, l’Agenzia europea colloca il manufacturing tra i settori interessati dalle minacce cyber europee. Ma il dato forse più interessante arriva dall’analisi specifica del comparto: il cybercrime rappresenta il 59,3% dell’attività malevola osservata contro il manufacturing e il ransomware continua a dimostrare la propria capacità di produrre interruzioni prolungate della business continuity nelle organizzazioni industriali europee. 

Il punto, allora, non è semplicemente quanti attacchi arrivano. È cosa succede quando uno di questi attacchi attraversa il confine tra mondo digitale e mondo produttivo.

Quando un cyberattacco diventa un problema di produzione

È qui che IT security e OT security iniziano a parlare due lingue in parte differenti.

In un sistema informativo tradizionale la priorità è generalmente costruita attorno a confidenzialità, integrità e disponibilità delle informazioni. In un ambiente industriale entra prepotentemente in gioco un’altra variabile: la continuità del processo fisico.

Una macchina deve continuare a funzionare. Una linea non può essere semplicemente spenta perché un aggiornamento deve essere installato. Un sistema industriale può avere un ciclo di vita di molti anni e convivere con tecnologie nate quando alcune delle minacce attuali nemmeno esistevano.

Soprattutto, disponibilità e sicurezza non possono essere affrontate separatamente.

La trasformazione digitale dell’industria ha moltiplicato le connessioni tra sistemi che un tempo vivevano in mondi differenti. Il dato prodotto dalla macchina alimenta l’applicazione gestionale, l’Edge dialoga con il cloud, manutentori e fornitori possono accedere da remoto agli impianti e software provenienti da soggetti diversi convivono all’interno della stessa catena produttiva.

Il risultato è un paradosso solo apparente: più la fabbrica diventa intelligente, più la cybersecurity diventa una questione industriale.

Dalla cybersecurity alla cyber resilience: essere protetti non basta più

Anche il mercato italiano sembra aver compreso che il problema non possa essere affrontato semplicemente acquistando una tecnologia in più.

Secondo l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto 2,78 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto ai 2,48 miliardi del 2024. Una velocità molto superiore a quella della spesa digitale complessiva, cresciuta nello stesso periodo dell’1,5%. Sette grandi aziende italiane su dieci prevedono inoltre di aumentare ancora il proprio budget di cybersecurity nel 2026. 

Ma spendere di più non equivale automaticamente a diventare resilienti.

Lo stesso Osservatorio rileva che nel 2025 il 34% delle grandi imprese italiane ha subito attacchi che hanno comportato costi significativi di ripristino e che il 57% ha rivisto strutturalmente i propri piani di incident response. Nel 3% dei casi gli attacchi hanno prodotto anche impatti sull’operatività. 

È questo probabilmente il salto culturale più importante.

La domanda non può più essere soltanto: “Come impedisco a qualcuno di entrare?”.

Deve diventare: “Se qualcuno entra, quanto velocemente sono in grado di accorgermene, contenere l’incidente e continuare o tornare a produrre?”

È la distanza che separa cybersecurity e cyber resilience.

La convergenza IT/OT cambia anche la governance della sicurezza

La questione diventa ancora più rilevante perché la convergenza IT/OT rompe anche molti dei confini organizzativi tradizionali.

La cybersecurity non può essere esclusivamente responsabilità del CISO se un incidente può fermare una linea produttiva. Non può essere soltanto una questione dell’IT quando le conseguenze riguardano Operations, Plant Manager, CFO, Risk Manager e, in ultima analisi, il vertice dell’impresa.

Anche NIS2 contribuisce ad accelerare questo cambiamento. Il tema non è soltanto essere conformi a una nuova serie di requisiti, ma trasformare la gestione del rischio cyber in un elemento della governance aziendale.

L’Osservatorio del Politecnico di Milano individua proprio nella NIS2 uno dei fattori che stanno riportando la cybersecurity al centro dell’agenda dei board, insieme alla crescita delle minacce, alla sicurezza delle terze parti e alla sostenibilità degli investimenti. 

Per l’industria significa mettere attorno allo stesso tavolo mondi che storicamente hanno ragionato secondo priorità differenti.

E significa soprattutto iniziare a misurare la sicurezza non solo attraverso indicatori tecnici, ma attraverso il suo impatto sul business.

Quanto vale evitare un’ora di fermo produttivo?

Qui si apre forse la questione più interessante.

La cybersecurity è stata considerata a lungo un costo necessario. Una sorta di assicurazione tecnologica: bisogna spendere perché bisogna proteggersi.

Nell’industria connessa questo approccio comincia a mostrare tutti i suoi limiti.

Se un investimento riduce la probabilità che un incidente fermi la produzione, diminuisce il tempo necessario a individuare un’anomalia o consente di ripristinare un impianto più velocemente, quell’investimento produce un valore economico potenzialmente misurabile.

È il terreno del ROSI, Return on Security Investment.

Non significa pretendere di attribuire un ritorno economico preciso a ogni firewall o sistema di detection. Significa piuttosto mettere in relazione costo della sicurezza, probabilità del rischio, impatto potenziale dell’incidente e perdita che l’organizzazione riesce a evitare.

Per un’impresa manifatturiera cambia molto.

Perché il costo di un cyberattacco non coincide con il prezzo necessario a ripristinare un server. Dentro quel conto possono entrare ore di produzione perse, ordini non evasi, ritardi nella supply chain, personale fermo, interventi di emergenza, eventuali penali e danni reputazionali.

A quel punto la cybersecurity smette definitivamente di essere una voce esclusivamente IT.

Diventa protezione del valore industriale.

Cybersecurity industriale: dalla teoria alla fabbrica

Ed è precisamente su questo confine tra sicurezza, produzione e continuità del business che si inserisce MICS 2026 – Made in Cybersecurity, l’Executive Summit ideato e promosso da AESSE Soluzioni Informatiche, in programma il 1° ottobre 2026 al BI-REX Competence Center di Bologna.

Il tema scelto per questa terza edizione è “Cyber Resilience in Action – Strategie, tecnologie e simulazioni live di attacco per la Cyber Factory del futuro” e la domanda attorno alla quale è stata costruita la giornata è estremamente concreta: come connettere e automatizzare la fabbrica garantendo la continuità del business?

Non un tema laterale, dunque, rispetto a quanto sta accadendo al mercato. Praticamente il contrario.

La giornata porterà a confronto industria, tecnologia, mondo accademico, associazioni ed enti di certificazione per affrontare convergenza IT/OT, governance, Secure by Design, Edge, certificazione della cybersecurity industriale e ritorno degli investimenti in sicurezza. Il programma prevede una Leadership Roundtable dedicata alla Cyber Resilience Industriale e una Technology Roundtable sulle architetture e i servizi necessari alla convergenza sicura IT/OT. 

Particolarmente interessante, proprio alla luce della necessità di portare la sicurezza dentro le logiche del business, sarà l’Executive Expert Talk dedicato al passaggio “dal ROCE al ROSI”, ovvero alla valutazione economica degli investimenti in cybersecurity. 

MICS 2026, vedere cosa succede quando la fabbrica viene attaccata

C’è però un elemento che rende l’appuntamento particolarmente coerente con il tema della cyber resilience industriale.

La teoria, a un certo punto, lascerà spazio alla fabbrica.

Nel pomeriggio è infatti prevista la MICS Live Experience, realizzata in partnership con BI-REX: due sessioni nelle quali sarà simulato in real time un attacco informatico a un’infrastruttura industriale, analizzando sul campo l’incidente e le relative contromisure di incident response. 

È probabilmente il modo più efficace per comprendere perché oggi parlare di cybersecurity industriale significhi parlare di qualcosa di molto più ampio della semplice protezione dei sistemi informatici.

Perché davanti a un attacco reale non conta soltanto quanto è sofisticata la tecnologia che abbiamo acquistato.

Conta quanto velocemente sappiamo capire cosa sta succedendo. Quanto siamo capaci di isolare il problema. Quanto IT e Operations riescono a lavorare insieme. Quanto è preparata l’organizzazione. E, soprattutto, quanto velocemente la fabbrica riesce a tornare a fare il proprio mestiere: produrre.

È qui che la cyber resilience smette di essere una definizione e diventa una capacità industriale.

Ed è forse questa la domanda con cui arrivare a Bologna il prossimo 1° ottobre: non soltanto “quanto è sicura la mia fabbrica?”, ma “se domani venisse attaccata, sapremmo davvero continuare a farla funzionare?”

MICS 2026 proverà a dare una risposta mettendo insieme strategia, tecnologia e una simulazione sul campo. La partecipazione è gratuita previa registrazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. 

Programma e registrazione a MICS 2026

Cybersecurity industriale 2026: perché proteggere l’OT significa proteggere la produzione ultima modifica: 2026-09-09T11:38:53+02:00 da Marco Lorusso

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui