Digital Chaos No Panic #4. La disponibilità di strumenti di intelligenza artificiale cresce a una velocità che poche organizzazioni riescono a seguire. Ogni settimana compaiono nuove funzionalità, nuovi modelli e nuove applicazioni, mentre le aziende devono integrare queste innovazioni all’interno di processi, competenze e modelli organizzativi costruiti in anni di attività. È in questo divario tra la velocità della tecnologia e quella delle organizzazioni che, secondo Mirco Bottero, Services & PreSales Director di SoftwareOne Italia, si gioca oggi la vera sfida dell’intelligenza artificiale.
Nella quarta e ultima puntata del podcast Digital Chaos No Panic, realizzato in collaborazione con SoftwareOne, Bottero spiega perché acquistare una piattaforma di AI rappresenta soltanto il primo passo. Il valore, osserva, nasce quando le aziende ripensano i processi, preparano le persone a utilizzare i nuovi strumenti e costruiscono una governance capace di accompagnare il cambiamento.
“Siamo a metà del guado. Tantissime aziende stanno facendo test, acquistano strumenti e immaginano nuovi casi d’uso. Il problema è che l’intelligenza artificiale evolve con una velocità enorme, mentre le organizzazioni hanno inevitabilmente tempi più lunghi per adattare processi e modelli operativi.”
La sfida diventa quindi ridurre questo disallineamento, trasformando la sperimentazione in un percorso strutturato di cambiamento.
Acquistare gli strumenti non significa essere pronti
Uno degli equivoci più frequenti riguarda il modo in cui molte aziende affrontano l’adozione dell’intelligenza artificiale.
L’acquisto delle piattaforme rappresenta spesso il punto di arrivo del progetto, quando dovrebbe invece costituire soltanto l’inizio di un percorso molto più ampio.
“In molte aziende gli strumenti vengono messi a disposizione degli utenti senza prepararli realmente a utilizzarli. È come consegnare una macchina molto potente a chi non ha mai imparato a guidarla: riesce a muoversi, ma non ne sfrutta davvero le potenzialità.”
Per questo motivo, secondo Bottero, la formazione delle persone e la revisione dei processi devono accompagnare l’introduzione della tecnologia fin dalle prime fasi del progetto.
Il valore nasce quando cambiano i processi
La disponibilità dell’intelligenza artificiale non genera automaticamente benefici misurabili.
Il valore emerge quando le organizzazioni individuano le attività che possono essere ripensate, semplificate o accelerate grazie ai nuovi strumenti.
“L’intelligenza artificiale crea valore dove manager e aziende la considerano parte integrante del proprio lavoro. Quando si ripensano i processi e si comprende dove può portare un beneficio concreto, allora l’adozione produce risultati reali.”
L’attenzione si sposta quindi dalla tecnologia ai modelli operativi, coerentemente con il filo conduttore che ha accompagnato l’intera serie Digital Chaos No Panic.
La qualità dei dati determina la qualità delle risposte
Inevitabilmente si finisce a parlare anche di un tema forte come la qualità del dato.
Bottero richiama un principio semplice quanto fondamentale: nessun modello può produrre risultati affidabili se viene alimentato con informazioni incomplete, errate o prive di contesto.
“L’intelligenza artificiale apprende molto velocemente, ma apprende dai dati che siamo noi a fornirle. La riflessione su quali informazioni mettere a disposizione dei modelli è una responsabilità che nessuna organizzazione può permettersi di trascurare.”
La governance torna così a occupare un ruolo centrale, estendendosi dal controllo delle piattaforme alla qualità delle informazioni che alimentano gli algoritmi.
Governance ed etica diventano parte dello stesso percorso
L’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale rende sempre più importante governare non soltanto i dati, ma anche il modo in cui gli algoritmi vengono progettati, addestrati e utilizzati.
Secondo Bottero, la governance deve quindi comprendere anche aspetti etici e organizzativi, evitando che pregiudizi presenti nei dati o nelle logiche di sviluppo possano influenzare le decisioni prodotte dai sistemi.
Accanto alla qualità del dato, diventa fondamentale mantenere una supervisione continua sull’evoluzione dei modelli, che imparano e si modificano con grande rapidità.
Il vero progetto riguarda il change management
La riflessione finale si concentra sul tema che, secondo Bottero, determinerà il successo dei progetti di intelligenza artificiale nei prossimi anni: la capacità di accompagnare le persone nel cambiamento.
“L’intelligenza artificiale cambierà inevitabilmente il modo di lavorare. Il ruolo del management sarà preparare le persone a svolgere attività diverse, aiutandole a diventare protagoniste del cambiamento invece di subirlo.”
La velocità con cui queste tecnologie stanno entrando nelle organizzazioni rende infatti il change management una componente essenziale della trasformazione digitale.
Il CIO come facilitatore della trasformazione
E anche nell’ultima puntata del podcast si torna a parlare del ruolo strategico del responsabile IT.
Per Bottero il CIO non deve limitarsi a introdurre nuovi strumenti tecnologici, ma diventare il punto di incontro tra competenze tecniche ed esigenze delle diverse funzioni aziendali.
“Mi siederei con i responsabili delle diverse aree aziendali per condividere le potenzialità dell’intelligenza artificiale e ripensare insieme il modo di lavorare dell’organizzazione. La conoscenza delle tecnologie crea valore quando viene messa al servizio del business.”
Recupera le puntate precedenti!
Digital Chaos No Panic – Prima puntata
Digital Chaos No Panic – Seconda puntata
Digital Chaos No Panic – Terza Puntata








