Ipotizzare un disaster recovery nel cloud non solo è possibile ma può rappresentare anche una soluzione conveniente ed efficace: vediamo come funziona.

Prima di tutto ricordiamo che sottovalutare l’importanza di un piano di disaster recovery continua a non essere una buona idea. I bollettini sulle violazioni ai dati aziendali, ma anche gli incendi nei data center, ci ricordano ogni giorno quanto sia fondamentale essere pronti al peggio. Non importa quanto sia grande e in che mercato operi: che tu sia un’azienda cliente, un partner, un fornitore di filiera, la tutela dei dati ha la stessa, drammatica, priorità.

Può esserci una violazione dei dati, una calamità naturale, un’interruzione di corrente, in ogni caso, se non si ha implementato un piano di disaster recovery, le ripercussioni sul fatturato aziendale saranno sicuramente pesanti.

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Disaster Recovery nel cloud

Come realizzare un piano di disaster recovery sul cloud

Disaster recovery sul cloud (pubblico) si può fare. Costruire un “mirror” adeguatamente protetto dell’infrastruttura It o di sue componenti appoggiandosi alla infrastruttura di un hyperscaler come Microsoft Azure si sta rivelando un’opzione allettante per diverse aziende italiane.

Un qualsiasi progetto di disaster recovery prevede innanzitutto la definizione di un protocollo di intervento. Ciò significa predisporre tutte le procedure da attivare in caso di blocco dei sistemi. Procedure che non riguardano solo la componente tecnologica ma riguardano ruoli e attività specifiche per le risorse aziendali, o per il partner It. Mentre, la componente del piano che coinvolge l’It prevede la costruzione di una replica esatta dell’It sul cloud.

Utilizzare Azure Site Recovery su cloud Microsoft Azure

Si può scegliere di replicare tutta l’infrastruttura, per esempio sito, applicazioni e repository dati, oppure scegliere una delle componenti, per esempio il solo database. Nel caso si scelga un ambiente cloud su Microsoft Azure, si può contare sul tool Azure Site Recovery (ASR) che si occupa di gestire tutte le attività di replica previste su una location secondaria, lontana e ovviamente diversa dalla primaria.

Insieme ad Azure Backup, ASR attinge dalla location primaria, on premise o su qualsiasi altro ambiente cloud, ed è in grado di replicare desktop Windows o Linux, server fisici, ambienti di virtualizzazione VMware e Hyper-V. Ancora, è possibile replicare workload applicativi e database Microsoft ma anche Oracle, Sap e Red Hat.

Microsoft garantisce per contratto la massima protezione degli ambienti, delle applicazioni e dei dati ridondati abilitando una gestione attenta e controllata degli accessi alla struttura secondaria. Proprio per questo è fondamentale definire con la massima attenzione come, quando e quali istanze possano accedere al cloud.

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In particolare, si definiscono gli appuntamenti temporali (RTO) e i punti di ripristino (RPO), si impostano le attività in modo da garantire la business continuity a tempo zero e si creano gli snapshot applicativi. Gli script disponibili nel tool Azure Cloud Automation, inoltre, automatizzano tutte le attività, sollevando il team It o il partner da queste incombenze.

Una struttura secondaria per il backup e il disaster recovery abbassa il “ponte levatoio” del castello solo durante alcune attività specifiche. Ovviamente durante la fase di verifica incremento delle informazioni da replicare o quando l’It deve attingere alla struttura secondaria per garantire la business continuity a seguito di un blocco dei workload.

L’ambiente replicato, dunque, non è costantemente aperto a Internet e, anche se fa parte di un cloud pubblico, non è ovviamente condiviso.

Disaster recovery nel cloud Azure

Perché usare un ambiente cloud Microsoft Azure

Attualmente le aziende clienti possono già avere a disposizione una struttura secondaria per il disaster recovery, oppure no. In entrambi i casi, optare per l’ambiente cloud Microsoft Azure può dimostrarsi la soluzione migliore per tre motivi:

  • Riduce i costi. Rispetto a un secondo data center, l’utilizzo di Microsoft Azure si rivela certamente più conveniente. Le aziende che hanno un secondo data center sanno di aver investito in costi iniziali da cui non rientreranno, come l’hardware, e sanno di dover mettere in conto una gestione impegnativa della struttura. Con l’utilizzo di un cloud Microsoft Azure, l’abbonamento al servizio comprende tutto ciò che serve e si paga solo ciò che si usa.
  • Riduce la complessità. L’implementazione del servizio è veloce e intuitiva, così come l’esecuzione delle attività, il testing e il failover. Inoltre, Microsoft Azure integra nativamente nella propria offerta il servizio di business continuity automatizzato. Non ci sarà più bisogno di perdere tempo con le configurazioni e, soprattutto, i tool di automazione liberano i team dalle attività ordinarie.
  • Assicura la compliance. Le certificazioni di Microsoft Azure mettono al riparo l’azienda da qualsiasi obbligo di compliance. La presenza di circa 40 data center Microsoft nel mondo, inoltre, assicura che i dati aziendali siano custoditi nella cloud region di appartenenza. Così, le aziende avranno la certezza del pieno adeguamento alle normative locali.

 

Disaster recovery nel cloud si può, con Microsoft Azure e SoftJam ultima modifica: 2021-05-21T17:25:43+00:00 da Valerio Mariani

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