Nei giorni scorsi Intel ha ufficialmente annunciato l’intenzione di realizzare uno stabilimento per assemblaggio e testing delle proprie CPU nei pressi di Breslavia, in Polonia: un investimento complessivo stimato nell’ordine di 4,6 miliardi di dollari.

Una mossa che, a distanza di solo un anno dall’annuncio di un possibile chip act in Italia con ingenti investimenti da parte della stessa Intel, sembra ora allontanare l’idea di una megafactory nel nostro Paese.

La notizia per certi versi non sorprende, in quanto il CEO di Intel, Pat Gelsinger, ha più volte ribadito gli accordi presi con la UE per facilitare l’aumento della produzione delle CPU direttamente nel vecchio continente, sia per soddisfare la crescente domanda locale, sia per quanto concerne la crescita dei volumi attesa a livello globale nei prossimi anni.

(Credit: Walden Kirsch/Intel Corporation)

Si tratta di provvedimenti scaturiti ormai oltre due anni fa, in reazione al noto fenomeno dello chip shortage, emerso in tutta la sua drammaticità in seguito alla pandemia globale del 2020, che ha messo a nudo i problemi di resilienza strutturali derivanti dalla globalizzazione delle supply chain. A tale fenomeno si era aggiunto un crescente fabbisogno di chip derivante dalla crescente digitalizzazioni delle applicazioni in varie industrie, ed in particolare di quella automotive, da sempre molto esosa in termini di processori, oltre un elevato numero di novità in ambito hi-tech.

La risposta di Intel, anche per recuperare terreno rispetto ad una crisi generale che ha contestualmente favorito competitor come AMD e NVIDIA, soprattutto nelle tecnologie per i data center e il computing per la AI, prevede una maggior presenza nei distretti locali, da cui deriva appunto la collaborazione con la UE.

L’iniziativa prevede una serie di importanti incentivi per insediare nello spazio economico europeo una serie di centri dedicati alla produzione di chip, contestualmente utili a favorire un forte indotto a livello socio-economico per i comparti locali, a patto di essere direttamente coinvolti in queste iniziative di sviluppo.

A tal proposito, la maggior presenza in Europa di Intel non manca di sollevare un interrogativo più che mai doveroso. Che fine ha fatto la megafactory che Intel avrebbe dovuto realizzare in Italia e su cui aveva spinto moltissimo il governo Draghi? Per ora tutto tace, e le notizie che arrivano dalla Germania e dalla Polonia non invitano ad essere troppo ottimisti in merito.

Intel: al via i lavori per il nuovo stabilimento in Polonia, pronto entro il 2027

Dopo aver annunciato una serie di stabilimenti produttivi negli Stati Uniti e in Germania, Intel ha ufficializzato l’intenzione di realizzare un nuovo centro a Breslavia, in Polonia, che assumerà funzioni di assemblaggio e testing, per completare la produzione avviata nei siti tedeschi. L’intervento prevede un investimento di 4,6 miliardi di dollari, con l’ingresso in produzione previsto entro il 2027.

Al momento non è ancora nota la costituzione di questo importante budget, che oltre all’investimento diretto di Intel e degli incentivi del European Chip Act, potrebbe prevedere ulteriori fondi stanziati dal governo polacco, secondo quanto previsto dagli accordi quadro dell’iniziativa europea.

Lo stabilimento Intel di Breslavia impiegherà circa 2000 lavoratori, che avranno il compito di ricevere i wafer di silicio provenienti dalle fabbriche tedesche, da cui ricavare i singoli processori, testarli e provvedere al packaging. Intel ha inoltre precisato che lo stabilimento polacco potrà anche ricevere chip già pronti, ai fini di procedere all’assemblaggio dei prodotti finali, una disposizione che trova pienamente riscontro con le capacità tecnologiche in ambito packaging di Intel Foundry Services. Occorre infatti precisare che i processori di Intel sono composti anche da componenti di terze parti, come il gigante taiwanese TSMC, ad esempio per quanto riguarda le unità GPU based per i data center, come i processori Ponte Vecchio.

La scelta di investire in Polonia non costituisce una novità assoluta per Intel, come ha precisato il CEO Pat Gelsinger, in una nota contestuale all’annuncio della realizzazione del nuovo sito previsto a Breslavia: “La Polonia è già stata la casa di alcune operazioni di Intel, oltre ad essere ben posizionata per lavorare insieme ai siti attivi in Germania e in Irlanda. La Polonia è molto competitiva in termini di costi operativi e ci consente di disporre di una grande base di talento a livello locale”. Attualmente Intel vanta in Polonia una serie di uffici a Gdansk.

Intel: proseguono le trattative per ottenere maggiori incentivi in Germania

Per dare corpo al proprio disegno strategico Intel deve tuttavia concretizzare le trattative in corso con il governo tedesco, utili ad ottenere maggiori incentivi per iniziare la realizzazione degli stabilimenti previsti in Germania. Al momento la situazione versa in una fase di stallo.

Secondo alcune fonti tedesche, alla base dei continui ritardi nell’avvio delle operazioni, vi sarebbero una serie di criticità derivanti dal prepotente aumento dell’inflazione, dei costi delle materie prime e della manodopera specializzata. Inoltre, Intel non sarebbe soddisfatta della promessa di 6,8 miliardi di euro promessa dal governo tedesco e punterebbe ad ottenere una cifra più elevata a sostegno del proprio investimento.

Tali voci hanno inizialmente trovato conferma in una recente nota del ministro delle finanze di Berlino, che ha sostenuto il fatto che al momento la Germania non dispone di ulteriori sussidi da destinare ad Intel per la costruzione di nuovi stabilimenti.

Non vi è al momento alcuna chiarezza, in quanto soltanto due giorni dopo queste dichiarazioni, lo stesso governo tedesco ha lasciato trapelare la voce secondo cui il contributo potrebbe essere elevato fino a 9,9 miliardi di euro, arrivando a coprire circa la metà della spesa totale prevista da Intel per la realizzazione della nuova megafactory.

Le crescenti attenzioni nei confronti della Polonia, che rispetto alla Germania vanta condizioni di costi decisamente più favorevoli, potrebbe esercitare una pressione favorevole ad Intel per chiudere l’accordo secondo condizioni economiche molto vantaggiose anche per quanto riguarda gli interventi previsti nel territorio tedesco.

Intel e la megafactory in Italia: una fumata sempre più grigia

La notizia del nuovo stabilimento per il packaging dei processori Intel previsto a Breslavia genera un certo sgomento in merito alle sorti dell’analoga iniziativa prevista in Italia, per cui si erano opzionati vari siti, tra cui Volpiano, negli immediati pressi di Torino, e Vigasio, in provincia di Verona.

Già nello scorso mese di gennaio, secondo quanto pubblicato dal Corriere della Sera, Pat Gelsinger aveva fortemente raffreddato le speranze di concretizzare l’impegno che il governo Draghi aveva in qualche modo confermato proprio negli ultimi giorni del proprio esecutivo, con la promessa di destinare un incentivo pari a circa 4 miliardi di euro.

Il crescente impegno in Germania e la recente novità in Polonia riducono al lumicino le speranze italiane di poter ospitare Intel e dal Governo Meloni paiono non arrivare notizie in alcun modo confortanti in merito, nonostante lo stesso Gelsinger abbia più volte assicurato in merito al prosieguo delle trattative.

Sebbene non vi siano conferme ufficiali, né dal governo italiano, né da fonti Intel, l’ipotesi più probabile potrebbe coincidere con la realizzazione in Italia di unità dedicata alla ricerca e sviluppo, che potrebbe fare tesoro del nostro know-how accademico, archiviando definitivamente l’ipotesi di uno stabilimento produttivo.

Si tratterebbe di una notizia molto penalizzante, sia dal punto di vista strategico, venendo meno una quota parte di disponibilità esclusiva dei processori realizzati nel paese ospitante, sia per quanto riguarda la mancata realizzazione dell’indotto legato ad uno stabilimento industriale così importante. In tali aspetti rientrano infatti la ricaduta occupazionale, l’aumento dei consumi a livello locale e la rifunzionalizzazione di aree industriali dismesse, altrimenti decisamente complesse da ricollocare.

Intel apre una megafactory in Polonia, addio definitivo al progetto chip in Italia? Gli ultimi aggiornamenti ultima modifica: 2023-07-05T19:49:37+02:00 da Francesco La Trofa

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