Crisi delle memorie: il ricondizionato non è più low cost. Ne avevamo parlato già qualche mese fa, per la precisione lo scorso mese di febbraio, quando già era emerso con chiarezza come la crisi delle memorie e la pressione esercitata dall’intelligenza artificiale sulla supply chain hardware stessero modificando in profondità il mercato IT europeo. 

In particolare, avevamo evidenziato come la domanda infrastrutturale legata all’AI — tra HBM, DDR5 enterprise e acceleratori destinati ai data center — stesse drenando capacità produttiva dal mercato tradizionale dei PC e dei notebook, contribuendo ad aumentare prezzi, tempi di approvvigionamento e pressione sui listini hardware. 
E proprio in quel momento, cominciava a diventar chiaro come usato e refurbished iniziassero a ritagliarsi un nuovo spazio come risposta strutturale alle rigidità della filiera, uscendo dal vecchio cliché di fenomeni opportunistici o puramente legati al risparmio. 
Dunque, già nel mese di febbraio Context parlava di una sorta di “mainstreamizzazione” (questo il termine utilizzato) del second-life computing, evidenziando come il ricondizionato stesse progressivamente uscendo dalla nicchia. 

E possiamo dire che a distanza di pochi mesi, i nuovi dati pubblicati dalla società fotografano un ulteriore cambio di passo.

Il mercato resta stabile, ma il valore cresce

Va detto infatti che se secondo le rilevazioni Context relative al primo trimestre 2026, il mercato europeo dei PC ricondizionati è rimasto sostanzialmente stabile in termini di volumi, con un calo di circa l’1% anno su anno nelle vendite complessive, non altrettanto si può dire per quanto riguarda il valore.

Nonostante i volumi piatti, infatti, il valore del mercato è cresciuto del 10%.

La ragione è chiara: clienti e aziende stanno acquistando dispositivi refurbished più costosi, più performanti e con specifiche tecniche superiori rispetto al passato.
A trainare il segmento sono soprattutto i notebook ricondizionati, cresciuti del 12% nel trimestre, mentre continua a rallentare la domanda delle configurazioni entry-level.

È probabilmente questo il passaggio più rilevante della nuova fotografia scattata da Context: il refurbished europeo non sta crescendo perché il mercato cerca semplicemente prodotti economici, ma perché aumenta la domanda di dispositivi percepiti come affidabili, durevoli e adatti a un utilizzo primario di lungo periodo.

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Il refurbished esce definitivamente dalla logica “budget”

La trasformazione appare evidente soprattutto osservando le specifiche hardware richieste dal mercato.

Secondo Context, quasi il 70% dei notebook ricondizionati venduti nel trimestre dispone ormai di almeno 16GB di RAM, mentre i sistemi da 8GB stanno rapidamente perdendo quota nonostante la riduzione dei prezzi.

Anche sul fronte storage emerge un cambio di paradigma: per la prima volta i notebook refurbished con SSD da 512GB raggiungono circa un terzo del mercato europeo.

Sono dati che raccontano un’evoluzione molto diversa rispetto all’immagine tradizionale del ricondizionato come “seconda scelta”.

Nel precedente articolo avevamo già evidenziato come il segmento tra 300 e 400 euro stesse crescendo rapidamente all’interno del mercato refurbished europeo. 

Ora però il salto qualitativo appare ancora più netto.

La fascia bassa tra 200 e 300 euro registra infatti un calo del 6% anno su anno, mentre il segmento premium tra 500 e 600 euro passa dal 5% al 19% della quota di mercato in appena dodici mesi.

E oltre il 90% dei dispositivi venduti in questa fascia premium integra almeno 16GB RAM e 512GB di storage.

In altre parole, il refurbished europeo sta progressivamente salendo di fascia.

Perché i clienti stanno “salendo di categoria”

È evidente che il fenomeno non può essere letto soltanto come una dinamica di prezzo.
Dietro questa evoluzione si intrecciano almeno quattro fattori strutturali.

Il primo riguarda l’allungamento dei cicli di rinnovo IT. Con notebook e PC nuovi sempre più costosi, molte aziende e utenti preferiscono acquistare dispositivi refurbished di qualità superiore capaci di garantire una vita utile più lunga.

Il secondo riguarda il cambiamento dei workload. Applicazioni AI locali, collaborazione avanzata, videoconferenza, multitasking e produttività cloud stanno aumentando i requisiti minimi hardware anche per utenti non specialistici. Configurazioni che pochi anni fa erano considerate premium stanno diventando il nuovo standard operativo.

Il terzo elemento è legato alla percezione stessa del refurbished. Il mercato si sta professionalizzando: programmi ufficiali di ricondizionamento, garanzie estese, certificazioni e processi industrializzati stanno aumentando la fiducia verso i dispositivi second-life. 
Lo avevamo già scritto, ma ora il fenomeno si è fatto strutturale e vendor e canale stanno di fatto trasformando il refurbished in una componente strutturale della filiera IT. 

Infine, non è da trascurare nemmeno la crescente attenzione alla sostenibilità e alle normative europee sul Right to Repair, che dal 2026 contribuiranno ulteriormente a rafforzare il mercato del ricondizionamento e dell’estensione del ciclo di vita dei dispositivi. 

HP domina ancora il mercato refurbished europeo

Sul fronte dell’offerta, Context conferma una struttura del mercato fortemente legata ai flussi provenienti dalle flotte aziendali dismesse.

HP, Lenovo e Dell restano i principali vendor del comparto refurbished europeo, con HP che da sola rappresenta circa metà del venduto totale.

Dal punto di vista del canale, invece, quella che emerge è una forte frammentazione: quasi il 70% delle vendite continua infatti a passare attraverso piccoli e medi reseller specializzati.

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Crisi delle memorie: il ricondizionato non è più low cost ultima modifica: 2026-05-12T13:30:00+02:00 da Miti Della Mura

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