In molti, ad oggi, stanno acquistando la libertà di lanciare il proprio progetto autonomamente seppur con limitate skills informatiche.
Le aziende ci perdono? Ci possono essere vantaggi per le PMI? Cerchiamo di rispondere alle domande in questa guida, introducendo ad una tecnologia emergente, il no code, la tendenza a creare programmi attraverso l’automazione.

Come possiamo riscontrare oggi, la creazione di contenuti è un terreno in cui tutti si cimentano, compresi coloro che non hanno una formazione idonea.
La stessa cosa sta avvenendo per lo sviluppo di software, ambito che fino a qualche anno fa era riservato soltanto a poche persone. Il coding è entrato, come possiamo vedere di frequente, nelle scuole, in corsi post-diploma e nelle università, in maniera trasversale ai vari dipartimenti e facoltà e parallelamente si registra appunto la crescita del no code, cos’è? Scopriamolo insieme.

No code, cos’è

Tool di vario tipo consentono, in rete, di intervenire sui codici in maniera intuitiva. Per “no code” si intendono tutte le applicazioni che supportano nella programmazione. Come? Offrendo strumenti digitali che permettono di intervenire sulle sequenze binarie attraverso elementi di tipo visuale. Le prime avvisaglie di ciò arrivano dall’introduzione dei linguaggi di codifica, ovvero meta-sistemi che permettono di associare gli 0 e gli 1 comprensibili dalle macchine alle lettere dell’alfabeto, per rendere immediata l’interazione tra l’utente e il computer.

Nel discorso va considerato il mismatch, ovvero la distanza tra la ricerca di professioni IT, da una parte, e la reale disponibilità sul mercato dall’altra. A tal proposito si è pronunciato di recente uno studio di Techyon, elencando i motivi per cui tali profili sono poco numerosi.
In una società frenetica a questo si aggiunge il fatto che, per sovraccarico di compiti, all’interno degli uffici bisogna ridurre il tempo che intercorre tra la progettazione di un prodotto o di un suo servizio e la sua realizzazione definitiva.

Per capire gli effetti del fenomeno nei vari comparti, è utile un altro concetto, quello di traction, che, dalla startup alla multinazionale, indica l’interesse riscosso nei clienti.
Con il no code il riscontro sembra verificabile in tempi più brevi, ma che impatto ha questo sul business? Se si possono creare siti web e app per mobile senza perdersi in calcoli e ragionamenti complicati, cosa potrebbe succedere?

Le conseguenze per le aziende

L’evoluzione delle tecniche di intelligenza artificiale facilita le operazioni online anche se, nel momento in cui si presenteranno delle difficoltà, si potrebbero riscontrare limiti e fragilità. Il no code, nonostante rappresenti una grande opportunità, ha in sè una vasta gamma di opzioni, da vagliare insieme ad esperti. Nelle imprese è utilizzato ad esempio quando i developers interni o esterni, sono impegnati su più fronti e li si vuole sgravare da incarichi più semplici.

Il no code può tornare utile per diverse funzioni, dalla gestione di una newsletter alla strutturazione di una piattaforma e-commerce fino a template per aumentare la produttività. Ricorrere al no code vuol dire insomma meccanizzare dei processi, magari guadagnando spazio per altro, dall’ideazione del concept alla riflessione in termini di design.

Dopo il Citizen Journalism, ovvero il giornalismo partecipativo, si può parlare ora di Citizen Development, con fruitori e sviluppatori che finiscono per collaborare. La strada sta nell’integrarsi e far sì che il no code non sia un pericolo, bensì una risorsa, soprattutto per le attività nate da poco, l’importante è non affidarsi ciecamente ma valorizzare sempre l’intervento umano.

No code: la sua espansione e le ripercussioni sulle imprese ultima modifica: 2021-04-30T15:57:39+02:00 da Emanuele La Veglia

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