Davanti a circa 5.000 partecipanti tra clienti, partner ed ecosystem player, Nutanix ha colto l’occasione dell’edizione 2026 del proprio appuntamento annuale NEXT per consolidare una traiettoria ormai chiara: trasformare la propria piattaforma in un layer operativo unico per gestire applicazioni, dati e intelligenza artificiale in ambienti distribuiti.
Segnando in modo marcato una linea evolutiva precisa: la gestione dell’infrastruttura si sta spostando e sempre più si sposterà verso un modello unico che integra virtualizzazione, cloud e workload AI.
Dalla virtualizzazione all’AI: una piattaforma unica per ambienti sempre più eterogenei
L’impostazione è chiara: una piattaforma unica per gestire applicazioni, dati e intelligenza artificiale. La Nutanix Cloud Platform evolve seguendo questa direzione, superando il ruolo di alternativa alla virtualizzazione o di evoluzione dell’HCI. Il perimetro si allarga: workload tradizionali e cloud-native, ambienti virtualizzati e containerizzati, infrastrutture enterprise e piattaforme AI vengono ricondotti allo stesso modello operativo.
In questo passaggio, l’intelligenza artificiale entra nello stesso modello operativo di applicazioni e dati, rendendo necessario gestire questi ambienti in modo uniforme.
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Nutanix, tra alternative alla virtualizzazione e semplificazione operativa
C’è poi un elemento che aiuta a leggere molte delle mosse annunciate nel corso dell’evento: il riposizionamento del mercato della virtualizzazione. Nutanix intercetta l’interesse di aziende alla ricerca di alternative ai modelli tradizionali, in una fase di cambiamento degli equilibri del settore.
La risposta passa dalla semplificazione operativa: macchine virtuali, container, dati e workload AI vengono gestiti nella stessa piattaforma, con policy coerenti su sicurezza, networking e disaster recovery lungo ambienti ibridi sempre più distribuiti. Un unico modello operativo riduce la frammentazione tra strumenti e processi.
L’ecosistema diventa parte integrante della strategia. Le integrazioni con vendor infrastrutturali e cloud provider si ampliano, portando la piattaforma dentro una filiera più estesa, nella quale hardware, cloud e servizi vengono gestiti come componenti dello stesso ambiente operativo, con un livello di interoperabilità che diventa elemento distintivo.
Agentic AI e neocloud: il nuovo terreno competitivo
L’estensione della piattaforma Nutanix Agentic AI va nella direzione di supportare una nuova generazione di provider, i cosiddetti neocloud.
Il punto è il passaggio da infrastruttura a servizio. Dalla capacità di mettere a disposizione capacità GPU, a quella di costruire piattaforme in grado di offrire servizi strutturati: GPU-as-a-service, Kubernetes-as-a-service, ambienti AI completi con modelli, vector database e strumenti di sviluppo.
Tutto viene gestito in modalità multi-tenant, con isolamento tra clienti e controllo granulare delle risorse. Qui si sposta il baricentro: dalla gestione dell’hardware alla capacità di erogare e governare servizi AI, con logiche di consumo, controllo dei costi e gestione operativa.
Kubernetes su bare metal: prestazioni senza perdere il controllo operativo
Su questa linea si inserisce per altro NKP Metal, che estende Kubernetes direttamente su infrastruttura fisica mantenendo il modello operativo Nutanix.
Il bare metal garantisce le prestazioni richieste da workload AI ed edge, ma complica la gestione. In questo contesto, macchine virtuali e container convivono nello stesso ambiente, con automazione e gestione del ciclo di vita centralizzate.
Anche qui la direzione è la stessa: ambienti diversi ricondotti a un modello operativo unico, anche quando si tratta di infrastrutture ad alte prestazioni.
Service provider e multitenancy: la partita si gioca sull’ecosistema
Parallelamente, Nutanix rafforza il proprio posizionamento verso i service provider, con il lancio di Service Provider Central e nuove capacità di multitenancy.
L’obiettivo è offrire un’alternativa per chi deve costruire servizi cloud in una fase di forte cambiamento del mercato della virtualizzazione.
La piattaforma consente di gestire più tenant su infrastruttura condivisa, mantenendo isolamento e governance centralizzata e offrendo a ogni cliente un’esperienza di private cloud. A questo si affianca un sistema di certificazione dei servizi, pensato per rendere riconoscibili le offerte costruite secondo standard architetturali definiti.
Nutanix e l’alleanza con NetApp: dati e infrastruttura tornano a convergere
In questa direzione si inserisce la partnership con NetApp, che integra la piattaforma Nutanix con l’infrastruttura dati ONTAP.
Compute, storage e dati vengono gestiti nello stesso modello operativo, con impatti diretti su migrazione delle VM, operatività e resilienza.
Anche la gestione del dato viene così ricondotta allo stesso livello operativo, invece di restare separata.
Sovranità europea: Nutanix porta i suoi cluster nell’AWS European Sovereign Cloud
Lo stesso approccio si estende anche ai contesti di sovranità. Con l’ingresso nell’AWS European Sovereign Cloud, la piattaforma Nutanix viene resa disponibile anche in ambienti regolamentati, mantenendo invariato il modello operativo.
I cluster vengono eseguiti all’interno del Virtual Private Cloud del cliente, con un perimetro definito ai fini della compliance e senza esposizione a modelli multi-tenant condivisi. Questo consente di gestire workload anche sensibili — inclusi quelli legati all’AI — rispettando vincoli su localizzazione e accesso ai dati.
La logica resta coerente con quanto visto fin qui: stessi strumenti, stessi processi, indipendentemente dall’infrastruttura. I carichi di lavoro possono essere spostati tra ambienti diversi, inclusi quelli sovrani, senza introdurre discontinuità nella gestione.
In questo modo, anche il tema della sovranità esce dalla dimensione dichiarativa e diventa operativo: un’estensione del modello già in uso, applicato a contesti con requisiti normativi più stringenti.









