La visione condivisa di Lutech e Red Hat. Per anni la modernizzazione delle infrastrutture è rimasta una priorità spesso rinviata. Le aziende hanno continuato ad aggiungere nuove applicazioni, nuovi servizi cloud e nuovi strumenti digitali sopra architetture costruite in epoche tecnologiche diverse, riuscendo nella maggior parte dei casi a sostenere la crescita del business senza intervenire in modo radicale sulle fondamenta.
Oggi lo scenario appare diverso.
L’evoluzione del mercato della virtualizzazione, la diffusione di ambienti ibridi e multi-cloud e soprattutto l’arrivo dell’intelligenza artificiale stanno portando molte organizzazioni a interrogarsi sulla capacità delle proprie piattaforme di sostenere le esigenze dei prossimi anni.
Su questi temi si gioca la collaborazione tra due realtà come Lutech e Red Hat, accomunate dalla convinzione che il momento attuale rappresenti un’opportunità per affrontare percorsi di trasformazione più ampi rispetto alla semplice sostituzione di una tecnologia.
Un’occasione per ripensare applicazioni e infrastrutture
Ed è facile capire il perché.
Per Lutech, il valore di questa fase di mercato risiede nella possibilità di affrontare contemporaneamente aspetti infrastrutturali, applicativi e organizzativi.
“Crediamo che questa sia un’occasione per modernizzare la situazione applicativa e infrastrutturale delle aziende e consentire loro di acquisire un reale vantaggio competitivo”, spiega infatti Roberto Gazzola, Offering Leader Application Services di Lutech. “Il nostro ruolo come system integrator è guidare i clienti nella scelta delle soluzioni più adatte affinché l’IT sia realmente orientato agli obiettivi di business.”
La modernizzazione, in quest’ottica, diventa uno strumento per aumentare flessibilità e capacità di evoluzione. Un tema particolarmente rilevante in una fase come questa, nella quale le imprese si trovano a gestire contemporaneamente applicazioni tradizionali, servizi cloud, requisiti normativi più stringenti e nuove iniziative legate all’intelligenza artificiale.
L’open source come fondamento della trasformazione
Uno degli elementi che accomuna le due aziende – e che costituisce di fatto uno dei pilastri sui quali si gioca la loro partnership – è la centralità attribuita all’open source: è innegabile infatti che la crescente complessità degli ambienti IT renda sempre più inecessario poter costruire architetture capaci di evolvere nel tempo senza vincoli eccessivi verso singole tecnologie o specifici modelli di distribuzione.
“La partnership con Red Hat è fondamentale perché si basa su un paradigma open source che per noi rappresenta una caratteristica cardine del mercato”, prosegue Gazzola. “È una direzione che seguiamo da anni e che ci permette di accompagnare i clienti in un contesto in continua evoluzione, portando innovazione, efficacia e flessibilità.”
Una visione che trova riscontro anche nei messaggi emersi durante il Red Hat Summit 2026 di Atlanta, nel corso del quale, il management dell’azienda ha sottolineato come la sfida delle organizzazioni si giochi soprattutto nella capacità di costruire una base tecnologica in grado di integrare dati, applicazioni, automazione e intelligenza artificiale mantenendo controllo, sicurezza e libertà di scelta.
Dall’infrastruttura all’intelligenza artificiale
Secondo Red Hat, proprio la diffusione dell’intelligenza artificiale sta rendendo ancora più evidente la necessità di intervenire sulle piattaforme esistenti.
Gli agenti AI, l’automazione avanzata e le nuove applicazioni intelligenti richiedono infatti ambienti capaci di gestire workload differenti, distribuire applicazioni tra cloud e data center e garantire livelli elevati di affidabilità e sicurezza.
Per Giorgio Galli, Director Tech Sales di Red Hat Italia, la discussione che oggi coinvolge la virtualizzazione rappresenta il punto di partenza di una trasformazione più ampia.
“Il tema della virtualizzazione si colloca oggi in un contesto ben più ampio. Si tratta di sfruttare questo momento per avviare una modernizzazione non solo infrastrutturale ma anche applicativa”, osserva il manager. “Avere una piattaforma comune che supporta sia il virtuale sia il containerizzato permette di accompagnare l’evoluzione delle applicazioni e affrontare in modo più efficace il debito tecnologico che molte organizzazioni stanno accumulando.”
La possibilità di gestire all’interno dello stesso ecosistema workload tradizionali e applicazioni cloud native rappresenta infatti uno degli elementi che, secondo Red Hat, consentono di preparare l’infrastruttura alle esigenze future senza introdurre ulteriore complessità.
Lutech e Red Hat: il ruolo dei partner nella trasformazione
Modernizzare piattaforme, applicazioni e processi richiede competenze che spaziano dall’architettura alla migrazione, fino alla gestione operativa e all’adozione delle nuove tecnologie. Per questo, in uno scenario caratterizzato da cambiamenti tecnologici così rapidi, il ruolo dell’ecosistema diventa sempre più importante.
“Per noi è essenziale avere partner come Lutech”, afferma Giampiero Cannavò, Regional Director e Head of Italy & MED Ecosystem di Red Hat. “Stiamo investendo insieme per accompagnare i clienti dalla fase di prevendita fino alla gestione dell’intero ciclo progettuale.”
Una collaborazione che si inserisce nella strategia con cui Red Hat sta rafforzando la propria presenza sul mercato italiano, con particolare attenzione al segmento mid-market, e che riflette una convinzione condivisa dalle due aziende: la modernizzazione non rappresenta più soltanto un progetto infrastrutturale, ma una delle condizioni necessarie per consentire alle organizzazioni di sfruttare appieno le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dalle nuove piattaforme digitali.








