Il Red Hat Summit rappresenta ogni anno il momento in cui la società controllata da IBM presenta la propria visione strategica e le principali direttrici di sviluppo tecnologico per i mesi successivi. L’edizione 2026, svoltasi ad Atlanta dall’11 al 14 maggio, ha riunito oltre 6.600 partecipanti provenienti da 76 Paesi e quasi 2.000 aziende, confermandosi uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’open source enterprise, al cloud e all’intelligenza artificiale. 

A distanza di alcune settimane dall’evento, il management italiano di Red Hat ha fatto il punto sui messaggi emersi dal summit e sulle implicazioni per il mercato locale. Al di là dei singoli annunci di prodotto e delle nuove partnership presentate negli Stati Uniti, il filo conduttore individuato dall’azienda riguarda la crescente convergenza tra intelligenza artificiale, automazione, infrastrutture ibride e sovranità digitale.

Secondo Red Hat, infatti, l’adozione dell’AI sta entrando in una nuova fase. La questione non riguarda più soltanto la sperimentazione di modelli generativi o la scelta di una specifica piattaforma, ma la capacità di costruire infrastrutture in grado di integrare applicazioni tradizionali, cloud, dati e sistemi agentici mantenendo sicurezza, controllo e libertà di scelta.

Dietro il dibattito sull’intelligenza artificiale, osserva Fabio Grassini, Regional Enterprise Sales Director di Red Hat Italia, si nasconde una questione molto più ampia. Le aziende non stanno cercando soltanto nuovi strumenti o nuovi modelli, ma un modo per governare una complessità che continua a crescere.

“Le pressioni di oggi ci impongono una domanda che sentiamo ovunque andiamo: su che cosa costruiamo davvero? Non su quale vendor. Non su quale cloud. Non su quale modello. Ma qual è la base che ci consente di muoverci alla velocità che il business richiede senza mettere a rischio ciò che non possiamo permetterci di compromettere.”

Red Hat: la complessità cresce più velocemente delle risorse disponibili

Il punto di partenza è una realtà che molte organizzazioni stanno vivendo quotidianamente: l’adozione dell’intelligenza artificiale si aggiunge a infrastrutture ibride, ambienti multicloud, applicazioni legacy, requisiti normativi sempre più stringenti e nuove esigenze di sicurezza. Tutto questo mentre budget e competenze non crescono con la stessa velocità.

Secondo Grassini, proprio i feedback raccolti presso clienti e partner stanno evidenziando come le priorità delle aziende si stiano concentrando attorno a pochi grandi temi: innovazione, sicurezza, stabilità, automazione e controllo dei costi.

“La stabilità è una priorità assoluta, soprattutto in un momento di grandi trasformazioni nel mondo della virtualizzazione”, ha spiegato il manager, sottolineando come molte organizzazioni si trovino oggi nella necessità di modernizzare infrastrutture costruite negli anni senza interrompere la continuità operativa. E a guardare all’intelligenza artificiale non come a un progetto isolato, ma sempre più spesso come a un elemento destinato a permeare l’intera architettura IT.

L’AI non sostituisce l’infrastruttura: la rende ancora più importante

È proprio su questo aspetto che si concentra la riflessione di Giorgio Galli, Director Tech Sales di Red Hat Italia, convinto che uno degli errori più comuni che le aziende fanno oggi sia quello di considerare l’AI come un unicum, come un livello separato rispetto alle piattaforme sottostanti. In realtà modelli, agenti e applicazioni intelligenti dipendono in modo diretto dalla qualità dell’infrastruttura che li supporta.

“Se da un lato guardiamo alla traiettoria dell’intelligenza artificiale, dall’altro dobbiamo continuare a lavorare sui temi per cui siamo sempre stati riconosciuti: stabilità e sicurezza.”

Da qui derivano molti degli annunci presentati dall’azienda proprio al Summit. L’estensione del supporto di Red Hat Enterprise Linux fino a 14 anni, l’introduzione di immagini containerizzate prive di vulnerabilità note al momento del rilascio, l’attenzione crescente verso la crittografia post-quantistica e le nuove funzionalità dedicate agli ambienti AI rispondono tutti alla stessa esigenza: consentire alle imprese di innovare senza compromettere affidabilità e resilienza.

Per Galli, la crescente capacità dei nuovi strumenti AI di individuare vulnerabilità software sta inoltre cambiando profondamente il modo in cui le aziende devono affrontare la sicurezza.

“Le organizzazioni ci stanno chiedendo di rivedere i processi di patching perché il numero di vulnerabilità che emerge oggi è talmente elevato che rischia di superare la capacità operativa tradizionale.”

Una pressione che rende automazione e AI due facce della stessa medaglia.

Red Hat: automazione e agenti per governare la complessità

Se l’intelligenza artificiale rappresenta il motore del cambiamento, l’automazione viene indicata come il principale strumento per renderlo sostenibile.

Secondo Grassini, ciò che fino a pochi anni fa significava semplicemente automatizzare attività ripetitive sta evolvendo verso modelli molto più sofisticati, capaci di supportare operazioni IT, sicurezza, remediation e gestione delle infrastrutture.

Dal canto suo, Galli osserva come l’obiettivo non sia soltanto fare le stesse cose più velocemente, ma ridurre i costi operativi e aumentare la capacità delle organizzazioni di reagire a eventi sempre più frequenti.

Le piattaforme Red Hat stanno quindi incorporando funzionalità che combinano automazione tradizionale e AI generativa, permettendo ai sistemi di interpretare ticket, identificare problemi e suggerire automaticamente le azioni correttive più appropriate.

Un’evoluzione che si inserisce nella visione più ampia di un’infrastruttura capace di supportare agenti AI, modelli differenti e ambienti distribuiti mantenendo un unico livello di governance.

Dalla libertà di scelta alla sovranità digitale

Tutto questo non può che aprire uno spazio di riflessione anche sui temi della sovranità, intesa non soltanto nel senso normativo del termine, ma come capacità concreta di mantenere il controllo su dati, modelli, infrastrutture e processi decisionali.

Un tema che secondo Giampiero Cannavò, Regional Director MED & Italy Ecosystem di Red Hat, è ormai presente in numerosi mercati e sta influenzando sempre più spesso le strategie tecnologiche delle imprese.

“Stiamo vedendo in molti Paesi una crescente attenzione verso il cloud repatriation e verso modelli che consentano alle organizzazioni di mantenere maggiore controllo sulle proprie infrastrutture e sui propri dati.”

Da qui derivano sia la partnership con G42 e CO42 sul tema della sovereign AI sia il rafforzamento delle iniziative dedicate alla costruzione di architetture cloud e AI progettate per garantire autonomia tecnologica e controllo delle informazioni. Ricordiamo, per amor di precisione, che G42 è il principale gruppo tecnologico degli Emirati Arabi Uniti, mentre CO42 è la sua società dedicata alle piattaforme di intelligenza artificiale e ai progetti di AI sovrana.

Lo stesso principio guida anche l’espansione delle collaborazioni con Nvidia, Oracle e Panasonic, partnership che puntano a costruire un ecosistema aperto capace di combinare infrastrutture, piattaforme software, AI e hardware specializzato.

Red Hat: l’AI entra nell’infrastruttura, ma la vera sfida è mantenere il controllo ultima modifica: 2026-06-23T09:00:00+02:00 da Miti Della Mura

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