Nuovo appuntamento con la rubrica ISVoice, che intende dare voce e conoscere le vere storie degli ISV, abbiamo incontrato Antonio Piolanti, CEO e AD di Lasersoft, ISV che si occupa da ben 34 anni di individuare soluzioni in grado di risolvere tutte le esigenze di realtà come hotel e ristoranti.
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Nel cuore di quella Rimini che da sempre viene ritenuta la capitale del turismo italiano c’è Lasersoft, un ISV che si occupa da ben 34 anni di individuare soluzioni in grado di risolvere tutte le esigenze di realtà come hotel e ristoranti, due realtà imprenditoriali spesso associate nel business dell’hospitality, quanto differenti a livello di organizzazione.

Per comprendere nel dettaglio l’evoluzione nel mondo dell’industria ricettiva e nella ristorazione abbiamo incontrato Antonio Piolanti, CEO e AD di Lasersoft, a cui innanzitutto chiediamo come è nata questa vocazione nel fare software per il mondo del turismo.

(AP) – La nostra storia in realtà è davvero molto semplice. Abbiamo fatto un corso di informatica e siamo partiti, come quasi tutte le software house, nel proverbiale garage, dopo aver capito che era quello che volevamo fare nella vita. Nella nostra realtà il turismo già allora offriva diversi contatti, ma soprattutto la possibilità di entrare nel concreto, a diretto contatto con gli operatori.

(FLT) – Quali sono stati i vostri primi incarichi? Considerando che parliamo di anni in cui vedere un computer al di fuori di un tradizionale ufficio era ancora piuttosto raro.

(AP) – Le esigenze erano molto diverse da quelle attuali, ma emergeva già l’esigenza di automatizzare i processi mediante la digitalizzazione. Per farti un esempio, gli hotel avevano l’esigenza di scrivere ogni giorno il menù. Era chiaro che poteva esserci un sistema più comodo rispetto a riscrivere cinquanta volte a mano le stesse cose su fogli diversi. Un computer, un word processor e una stampante potevano far risparmiare ad un ristoratore moltissime ore del suo tempo, per dedicarle ad attività per così dire più strategiche.

(FLT) – Quindi la principale esigenza consisteva nel trovare alternative più pratiche a procedure essenzialmente manuali.

(AP) – Negli hotel questo genere di richiesta si legava soprattutto alle procedure di registrazione degli alloggiati. Non c’erano ancora problemi legati a conti e gestione, anche perché i listini erano tre, e sempre gli stessi: bassa, media e alta stagione. Una necessità più impellente era quella di trovare un sistema più veloce per mandare le cartoline di auguri a Natale, onde evitare di compilarne centinaia a mano. Erano davvero altri tempi. Ma tutto è iniziato da lì. Inizialmente eravamo visti come degli apprendisti stregoni e forse per certi versi lo eravamo anche.

(FLT) – Aver seguito per oltre trent’anni, giorno dopo giorno, le principali attività legate al turismo della realtà riminese vi ha consentito di sviluppare una piattaforma modulare in grado di soddisfare qualsiasi contesto.

(AP) – Esatto, la piattaforma di base è la stessa per tutti i verticali, che riguardano appunto hotel, ristoranti, centri benessere, spiagge e vari ambiti del retail, come il fashion, le edicole, le tabaccherie, ognuno con i propri strumenti specifici. I vari front-end consentono di fare cose estremamente differenti proprio in funzione delle attività commerciali che andiamo a considerare. E’ stato proprio l’approccio che abbiamo seguito per crescere in tutti questi anni: sviluppare software in grado di aggiungere ed aggiornare le funzioni più utili nei vari verticali.

(FLT) – Facevi accenno alla stagionalità del settore alberghiero. Oggi il mercato è cambiato radicalmente. Per capire quanto costa una camera sembra quasi di giocare in borsa. Cosa è successo?

(AP) – Ormai è tutto gestito dagli algoritmi, il concetto di stagionalità è superato. Ora il prezzo viene definito da una pluralità di fattori, sulla base di analisi predittive. Del resto la situazione varia in continuazione. Supponiamo un weekend con il bel tempo, attirerebbe più persone in una località di mare. Allo stesso modo la richiesta di camere potrebbe salire se si verifica un grande evento nella zona. Oggi servono software in grado di correlare una grande quantità di variabili, per svolgere funzioni diverse. La determinazione del prezzo è soltanto una di queste. Il Big Data è entrato negli hotel in maniera prepotente, non soltanto nel grande albergo, ma anche nei tre stelle. Del resto è il modo migliore per avere sempre l’albergo più pieno possibile cercando di ottenere la miglior marginalità. Un’altra funzione fondamentale è quella di poter caricare automaticamente i listini aggiornati sui vari siti di booking, anziché effettuare manualmente questa procedura, entrando singolarmente in ogni portale.

(FLT) – Gli ISV dai software per i menù e gli auguri di Natale hanno quindi dovuto ampliare parecchio l’orizzonte tecnologico. Quali sono gli attuali riferimenti IT per il settore ricettivo?

(AP) – Oggi l’albergatore parte dal CRM, tutto ruota attorno alla relazione con i clienti e alla loro profilazione. Da un lato c’è un’esigenza di automatizzare certe procedure, come preventivi e fatture, ma incide tantissimo il marketing, quindi devo capire le caratteristiche del cliente e cercare di renderlo sempre più profittevole con campagne mirate. I tempi in cui vivevi di rendita aspettando che squillasse il telefono sono finiti da un pezzo. Oggi l’hotel deve curare il proprio rapporto con il cliente non tanto con l’obiettivo di riempire le camere, ma di cercare di accaparrarsi i clienti migliori.

(FLT) – In altri contesti, la profilazione del cliente grazie ai CRM evoluti consente al marketing, alle vendite e al customer care di fidelizzare il cliente e renderlo maggiormente profittevole, grazie ad offerte personalizzate e ad una migliore esperienza nel customer journey. Per gli Hotel è in atto una dinamica di questo genere?

(AP) – Sicuramente, è accaduto qualcosa di simile a quanto avviene ormai abitualmente nell’industria. Ad esempio, per profilare un utente è molto più conveniente capire quali sono i servizi di cui si avvale durante il soggiorno. Un cliente che pernotta due giorni può rivelarsi più profittevole di un altro che si ferma in hotel per una settimana. Per capirlo non devo guardare solo le camere, ma anche il wellness, il ristorante e gli altri servizi che la struttura offre ai suoi alloggianti. Grazie a strumenti di business intelligence posso avere un resoconto in tempo reale delle abitudini di ciascun cliente.

(FLT) – Questo aspetto consente quindi di personalizzare l’offerta?

AP) – Non solo, possiamo farlo in tempo reale. Digitalizzando l’intera gestione delle facility potrei notare una disdetta per un trattamento al wellness. Anziché perdere l’ora come se nulla fosse, possiamo sfruttare delle liste d’attesa o inoltrare un’offerta last minute ad altri clienti, a condizioni estremamente vantaggiose. Anche se non accetta, farò comunque bella figura, il cliente si sentirà coccolato nel ricevere un trattamento di riguardo. Logicamente queste operazioni abilitano molte opportunità di business, ma posso attivarle soltanto se ho un software che mi consente una visione unificata di quanto accade presso l’intera struttura alberghiera. In questo c’è una notevole somiglianza rispetto a quanto accade nei processi industriali.

(FLT) – Emerge pertanto la necessità di un software che vada oltre alla definizione del CRM tradizionale, integrando in maniera puntuale tutte le funzioni. Come avete implementato questi aspetti nella vostra piattaforma?

(AP) – La piattaforma Lasersoft è stata interamente scritta da noi, nel corso di molti anni di sviluppo, sfruttando le tecnologie di Microsoft Azure, sia per quanto riguarda l’infrastruttura che per le soluzioni come PowerBI, che ci consentono di utilizzare il dato per varie finalità analitiche. Hotel Cloud è un SaaS che consente di implementare tantissimi moduli funzionali, a seconda delle esigenze della singola struttura. Qualsiasi dato è disponibile ovunque ed in qualsiasi momento, in modo da consentire ai gestori dell’hotel di operare in qualsiasi condizione. Abbiamo separato l’applicazione per la parte operativa e la parte di interfaccia, in modo da poter aggiornare quest’ultima senza vincolarci sulle funzionalità di base. In questo modo possiamo ad esempio sviluppare nativamente delle interfacce ad hoc per desktop e mobile con grande agilità, per recepire in maniera rapida ed efficace le esigenze degli utenti. In generale un ecosistema perfettamente integrato come Microsoft Azure ci consente di avere un’unica base di dati per interfacciare qualsiasi strumento, come la chat, le mail. Il dato nasce pulito, non viene mai sporcato e risulta quindi disponibile in qualsiasi momento per i tool di analisi. Questo è a nostro avviso un vantaggio enorme, perché evita il rischio di disperdere i dati, che sono gli stessi per la gestione fiscale, il magazzino, la logistica, le distinte e la produzione, molto importante quando l’hotel viene collegato anche all’eventuale ristorante. Possiamo implementare tutti i moduli funzionali che vogliamo. Questi parleranno sempre la stessa lingua. Oltre a tutti gli aspetti di CRM possiamo ad esempio integrare end-to-end gli ordini e il controllo delle forniture, la gestione dei punti cassa e tantissimi altri aspetti. Senza il cloud sarebbe praticamente impossibile avere questa continuità, interamente basata sui dati.

(FLT) – PowerBI, ma più in generale le funzioni di business intelligence e business analytics del software cloud native come vengono apprezzate dagli utenti finali?

(AP) – Logicamente l’utente non si rende conto della complessità tecnologica che si cela dietro l’interfaccia che ha a disposizione, molto semplice ed intuitiva. Tuttavia, è evidente come la possibilità di analizzare i dati in tempo reale stia davvero rivoluzionando il modo con cui gli hotel riescono a fare determinate scelte. L’Intelligenza Artificiale riesce ad estrarre dai dati un valore enorme, soprattutto per quanto riguarda il supporto decisionale. Quando il cliente si rende conto delle potenzialità di questi strumenti, non le molla letteralmente più. Serve soprattutto variare le abitudini consolidate, ma gli imprenditori in ambito alberghiero stanno cogliendo queste opportunità, perché vedono subito degli ottimi risultati. E soprattutto riescono ad ottenere benefici in modo semplice, perché il software è concepito davvero per semplificare loro la vita il più possibile.

(FLT) – Ad un certo punto, nel 2020, arriva la pandemia. Cosa è accaduto nel settore alberghiero?

(AP) – Per la stagione estiva Rimini non ha avuto ripercussioni. Anzi, paradossalmente, la limitazione dei viaggi all’estero ha aumentato la domanda interna. Le spiagge da noi sono molto ampie, per cui gli stabilimenti hanno potuto rispettare le normative sul distanziamento sociale. Gli alberghi non ne hanno in alcun modo risentito. La Rimini maggio-settembre, anche se diversa, ha funzionato molto bene. Non possiamo dire lo stesso per la Rimini congressuale. L’inverno è stato molto complesso e nemmeno l’estate ha consentito una ripartenza stabile. Chi è strettamente legato agli eventi ha subito un inaspettato tracollo. Rimini ospita in Fiera situazioni capaci di attirare centinaia di migliaia di persone e questo alimenta soprattutto i grandi alberghi riminesi, che sono attivi tutto l’anno. Questo straordinario business da un giorno all’altro si è fermato totalmente, senza alcuna prospettiva di ripresa. Non si era mai assistito a nulla di simile.

(FLT) – I retailer hanno cercato riparo nell’e-commerce, ma chi è legato a stretto filo agli eventi fisici, cosa ha potuto fare se le persone non potevano più essere ospitate all’interno delle proprie strutture?

(AP) – Ovviamente noi come ISV non abbiamo mai smesso di lavorare, anzi. Posso affermare con sincerità che siamo continuati a crescere secondo quelle che erano le nostre aspettative, oltre ad una serie di nuove opportunità che si sono generate per rispondere alle nuove esigenze delle aziende a seguito delle restrizioni pandemiche. Per quanto riguarda il settore alberghiero, va fatta una precisazione. Rimini vede in larga parte imprenditori che sono proprietari delle strutture. Conosco moltissimi imprenditori, non soltanto tra i miei clienti e sono rimasto sorpreso dalla loro capacità di non arrendersi. Tutti loro hanno continuato ad investire. Il sentimento più diffuso era la paura, l’incertezza, non si sapeva davvero quanto sarebbe durata la pandemia, cosa si sarebbe potuto fare. Tutti gli imprenditori hanno continuato ad investire, hanno approfittato della crisi per farsi trovare pronti per la ripresa e soprattutto maggiormente resilienti nel caso in cui fossero intervenute nuove restrizioni in futuro. Nel frattempo, grazie ai CRM e agli strumenti di cui abbiamo parlato in precedenza, gli hotel hanno continuato a mantenere un rapporto con i propri clienti, utilizzando molto strumenti come Whatsapp e in generale i social media. C’è stato sicuramente un consistente calo di fatturato, ma tutti hanno continuato senza assumere atteggiamenti negativi.

(FLT) – Gli hotel, almeno nel contesto riminese, hanno retto il colpo, cosa è accaduto invece ai ristoranti? Mi riferisco soprattutto a quelle strutture che non possono certamente vantare lo stesso livello di organizzazione e le cosiddette spalle larghe delle società alberghiere.

(AP) – Chi ha sofferto più di tutti il lockdown è stato il settore della ristorazione, che è stato costretto a stravolgere le proprie abitudini da un giorno all’altro. Molti avevano poca confidenza con la comunicazione, con il digitale, con internet, e si sono ritrovati nella condizione di non riuscire a far sapere ai loro clienti che erano aperti per l’asporto, per le consegne a domicilio. Si sono affidate ai servizi di delivery, hanno cercato di porre rimedio ad un ritardo che poteva costare davvero caro. Per molti si è trattato di sopravvivere, altri sono riusciti a cavarsela sicuramente meglio.

(FLT) – A chi si riferisce in particolare?

(AP) – A chi ha saputo sfruttare al meglio il digitale per comunicare. Noi abbiamo creato in tempo zero un’applicazione per consentire ai ristoranti di personalizzare il delivery e soprattutto di fare ciò che i principali servizi di delivery non consentono di fare: il rapporto diretto con il cliente. Tuttavia, il ristoratore tradizionale, se così vogliamo intenderlo, ha dovuto cambiare totalmente la propria mentalità, perché la comunicazione online è profondamente differente dalla cultura del passaparola e della bella serata trascorsa insieme in pizzeria. Le relazioni ci sono, anche forti, ma non c’è lo stesso tipo di contatto umano. Occorreva variare profondamente la propria strategia di relazione con il cliente.

(FLT) – Si riferisce immagino alla necessità di una solida strategia di digital marketing. 

(AP) – La percezione del prodotto online cambia in modo radicale. Il piatto può essere il migliore in assoluto, ma se lo presenti con una brutta immagine, la sensazione che si trasmette è di bassa qualità e questo potrebbe finire per penalizzare anche delle cucine molto abili nel fare il proprio lavoro. Nella app abbiamo predisposto tutti gli strumenti per gestire gli ordini, curare il rapporto con i clienti, evitare le commissioni dei delivery e tutto quanto ci veniva richiesto dai ristoratori. Ero fiducioso sul fatto che avrebbe funzionato. Ma coloro che sono stati capaci di sfruttare al meglio l’opportunità offerta dalla crisi sono stati i più bravi a comunicare. Coloro che hanno capito che in primo luogo sui social il piatto deve essere bello, prima ancora che buono. Non puoi scrivere “Pizza Margherita, 5 euro”, devi investire seriamente sulla comunicazione. Predisporre immagini di qualità e accompagnarle con un copy in grado di catturare l’attenzione del cliente e spingerlo a provare i tuoi prodotti. Questi aspetti prima della pandemia, almeno per la nostra realtà, erano abbastanza marginali. Da un giorno all’altro si sono rivelati determinanti per la sopravvivenza del business.

(FLT) – Oltre all’essere più attivi nel digital marketing, i ristoratori hanno iniziato una trasformazione digitale delle proprie attività? Quale lezione hanno imparato dai lockdown degli ultimi due anni?

(AP) – Molti hanno scoperto per la prima volta il CRM e il fondamentale ruolo della profilazione. Grazie ai dati sui clienti, molti hanno iniziato a fare offerte personalizzate, ma soprattutto hanno capito come evitare dei clamorosi autogol, come consigliare un menù a base di carne ad un cliente vegetariano. Non puoi permetterti una comunicazione poco attenta, rischi di peggiorare solo le cose, rischiando un danno reputazionale. I ristoratori hanno iniziato ad essere più attenti verso questi temi e hanno imparato a valorizzare al meglio le proprie relazioni con i clienti, creando delle vere e proprie community. Grazie al digitale molte attività sono cresciute, ad esempio grazie ad un nuovo business basato sull’asporto, che prima della pandemia non avevano nemmeno preso in considerazione. Oggi molte persone preferiscono ordinare e consumare a casa, per tanti motivi. Chi ha diversificato al meglio ha intercettato molto bene questa opportunità.

(FLT) – La disponibilità al cambiamento è il primo passo verso l’innovazione. Dal punto di vista aziendale, il digitale è già entrato nei ristoranti?

(AP) – In maniera certamente differente rispetto a quanto avvenuto negli hotel, per vari motivi. Innanzitutto, la dimensione aziendale media, che nel caso del ristorante è più limitata. Inoltre per molti questioni di carattere puramente organizzativo. Dopo tanti anni di attività mi sento di affermare con certezza che il mondo della ristorazione segue quello alberghiero di quattro o cinque anni. C’è proprio un ritardo fisiologico nel recepire l’innovazione tra questi due business, anche se spesso si trovano interconnessi. I ristoranti stanno progressivamente scoprendo i vantaggi del digitale e stanno affrontando il change management necessario per sfruttarne appieno i vantaggi, pur con tutte le criticità del caso.

(FLT) – Vediamo qualche esempio concreto. Quali sono i servizi digitali che vengono maggiormente utilizzati?

(AP) – Il ristoratore si è reso conto che cucinare, servire i clienti e guardare la cassa a fine giornata non offre più garanzie di sopravvivenza. Occorre un approccio analitico ed è necessario elaborare strategie di crescita con una mentalità aziendale. Soltanto così è possibile acquisire una marginalità efficace ad affrontare uno scenario tutt’altro che semplice, dove i costi delle materie prime aumentano quotidianamente, con percentuali impressionanti. I ristoratori stanno iniziando a capire che devono essere in primo luogo imprenditori e stanno iniziando a delegare alcune attività. Il titolare di un’attività di ristorazione può delegare la cucina, la gestione della sala, la cassa, ma non può delegare la parte puramente imprenditoriale. Il primo step, che credo sia quello più difficile da affrontare soprattutto mentalmente, risiede proprio nel fare questo tipo di passaggio. Fidarsi e delegare. Se si è disposti a fare questa scelta, la strada diventa in discesa, perché il tempo che il ristoratore dedica a fare l’imprenditore è di gran lunga quello più importante, soprattutto in questo periodo.

(FLT) – I software in cosa possono aiutare i ristoratori che vogliono diventare più imprenditori grazie al digitale?

(AP) – In vari aspetti. In primo luogo, citerei l’analisi della marginalità dei prodotti. Ci sono prodotti che vendono molto ma consentono di guadagnare poco, prodotti che vendono poco e consentono di guadagnare molto e prodotti che è meglio lasciar perdere a priori, in quanto non generano nessuna situazione di vantaggio. Per rendermi conto di questi aspetti devono utilizzare strumenti analitici in grado di considerare una grande quantità di variabili. Quando il ristoratore scopre i data analytics, per lui si apre letteralmente un mondo di possibilità. Noi come ISV dobbiamo aiutarlo mettendogli a disposizione gli strumenti di cui realmente necessita, tenendo soprattutto conto di quella che è la realtà di un’attività di ristorazione in Italia. Non potremmo arrivare da lui con una soluzione pensata per il retail, perché le dinamiche della ristorazione sono profondamente diverse rispetto a quelle della vendita al dettaglio.

(FLT) – Dal punto di vista della gestione quali sono i vantaggi offerti da una piattaforma digitale per la ristorazione?

(AP) – Una delle funzioni più comode è l’automatizzazione delle forniture, sia mediante l’osservazione dei flussi di dati sulle fatture elettroniche, sia grazie le analisi predittive. Le fatture elettroniche per molti sono state inizialmente un incubo, ma oggi costituiscono un’opportunità a cui non rinuncerebbero, in quanto dai dati presenti sulla fattura posso automatizzare gli ordini e avere sotto controllo il magazzino senza intervenire manualmente, basandomi soprattutto sul buon senso. La piattaforma software consente inoltre di controllare nel dettaglio i costi, in modo da aggiornare di conseguenza i listini, con l’obiettivo di raggiungere sempre le marginalità desiderate. Se il costo dell’energia elettrica e del gas subisce un incremento, il software recepisce l’informazione e mi assiste nell’adeguare i prezzi praticati verso il cliente finale. Idem per quanto riguarda gli aumenti nelle forniture di materia prima. I costi vanno necessariamente spalmati, esattamente come avviene nel contesto industriale. I software aiutano i ristoratori ad ammortizzare al meglio gli scarti. Se ordino un prosciutto da 5kg, so già, per esperienza, che sui piatti arriveranno soltanto 4kg, che sono quelli che potrò effettivamente monetizzare. Devo quindi spalmare il costo dei 5kg sui 4kg che all’atto pratico venderò. Allo stesso modo posso valutare l’incidenza del personale, che nel caso dei ristoranti costituisce un’incidenza molto elevata sui costi. E via dicendo. Durante la crisi innescata dalla pandemia il ristoratore ha capito che vivere alla giornata è troppo pericoloso. Occorre appunto ragionare come una vera azienda, marginalizzando in misura sufficiente per superare situazioni di crisi e momenti difficili. La pandemia ha costretto tanti a guardarsi dentro per ripensare molti aspetti della loro attività. Uscendone certamente migliori.

(FLT) – Anche nel caso della ristorazione il cloud si sta rivelando un abilitatore fondamentale?

(AP) – Sicuramente, ma quando parliamo di IT per un ristorante dobbiamo necessariamente pensare a configurazioni ibride. Non è pensabile immaginare un ristorante che per lavorare debba essere perennemente connesso ad internet per tutte le funzioni digitali di cui necessita. È soprattutto una questione di complessità dell’hardware. Nei ristoranti, come si dice in gergo, c’è davvero tanto ferro. Non credo che sia possibile avere un’infrastruttura IT total cloud come avviene in molti casi nel caso degli hotel. Almeno, non a breve termine, perché l’operatività in sala, in cucina, nel magazzino o nel punto cassa necessita ancora di accorgimenti che è possibile adottare soltanto in locale.

(FLT) – Dal punto di vista tecnologico, come aiuterete i vostri clienti nel futuro prossimo?

(AP) – Abbiamo sicuramente preso la strada della semplificazione e della sicurezza. Stiamo investendo moltissimo in questa direzione. In primo luogo, abbiamo un piano che ci consentirà di migrare progressivamente tutte le nostre tecnologie con l’obiettivo di renderle interamente disponibili anche in cloud. Grazie a Microsoft Azure e al supporto tecnico che Microsoft stessa ci garantisce, stiamo rendendo cloud native tutte le nostre soluzioni, sempre con la logica di tenere separato il codice applicazione dal codice interfaccia. Stiamo inoltre lavorando assiduamente sul fronte della sicurezza informatica, con l’ottenimento della certificazione ISO-27000. Infine stiamo investendo in maniera importante sulla ricerca relativa alle interfacce dei software, per renderli sempre più intuitivi e semplici da utilizzare. Oggi non è pensabile che per usare un’applicazione l’utente sia costretto a leggere un manuale. L’apprendimento deve essere guidato step by step direttamente dalla app durante il suo primo utilizzo. Un ultimo aspetto è relativo alla visibilità dei dati e alla loro corretta interpretazione, per cui lavoriamo continuamente per migliorare le interfacce grafiche con le più avanzate soluzioni di data visualization che Microsoft ci mette a disposizione.

(FLT) – Nel breve, medio e lungo termine come avete orientato la vostra attività di ricerca e sviluppo?

(AP) – Proviamo sempre nuove soluzioni per cercare di risolvere le esigenze dei clienti. Scriviamo tutto quello che vorremmo, sperimentiamo e cerchiamo di spingere al limite tutte le tecnologie. Poi valutiamo cosa può essere effettivamente reso disponibile al cliente finale e procediamo con l’ingegnerizzazione. Nel nostro evento aziendale per il 2022 presenteremo il nostro nuovo front-end per i ristoranti, mentre nel 2023 usciremo con una soluzione totalmente rinnovata per il mondo del wellness, in cui riponiamo grandi aspettative, anche per il fatto di aver implementato, grazie al supporto diretto di Microsoft, diverse nuove tecnologie. Oltre allo sviluppo del SaaS, procediamo in maniera continuativa nell’ottimizzare la piattaforma Lasersoft nell’ottica di una configurazione ibrida, che consenta di sincronizzare in maniera flessibile IT in locale e in cloud. Le applicazioni ibride saranno sempre garantite per tutti i principali sistemi operativi. Oltre a Windows, sono disponibili per MacOS, iOS e Android.

(FLT) – Dal punto di vista dell’internazionalizzazione quali sono i vostri obiettivi?

Non abbiamo canali specifici per l’estero, anche se le nostre applicazioni sono tutte multilingua, per il fatto che veniamo spesso coinvolti dai nostri clienti per nuove aperture all’estero, soprattutto per quanto riguarda il settore alberghiero. Abbiamo sviluppato un buon livello di confidenza nei confronti dell’internazionalizzazione. Sul fronte dati, per quanto riguarda il rispetto del GDPR, conservando i dati sui server di Microsoft possiamo essere certi di altissimo livello di affidabilità e sicurezza, che ci viene inoltre confermato dallo studio legale che ci supporta con una consulenza specifica per valutare la conformità delle nostre applicazioni. La cosa più difficile è senza dubbio la gestione del punto cassa, che varia profondamente a seconda degli stati. In questo ambito abbiamo la fortuna di avere come partner tecnico EPSON, sia per l’hardware che per il supporto alla fiscalità. Il loro straordinario know-how in tutte le realtà del mondo ci consente di interagire nel modo migliore con le varie normative fiscali e con i differenti linguaggi di comunicazione che comportano.

Antonio Piolanti, CEO di Lasersoft

ISV – Lasersoft

Via Don Oreste Benzi, 1 – 47923 Rimini (RN)

Tel +39 0541 393206

Fax +39 0541 303501

E-Mail: info@lasersoft.it

Lasersoft nasce a Rimini nel 1988 e ha sviluppato soluzioni verticali nell’ambito della gestione degli hotel, dei ristoranti, del wellness, degli stabilimenti balneari e del retail (bar, gelaterie, enoteche, macellerie, panetterie, tabaccherie, edicole, cartolerie, profumerie, ecc.). Antonio Piolanti: “L’obiettivo che guida l’attività della Lasersoft è mirato allo sviluppo di software gestionali completi e allo stesso tempo semplici da utilizzare. Le soluzioni gestionali nascono da un attento ascolto del bisogno del cliente e spesso i risultati più innovativi sono stati creati grazie ai loro preziosi consigli”.

Nota – tutte le immagini sono di esclusiva proprietà di Lasersoft srl

Lasersoft, la piattaforma software ad hoc per hotel e ristoranti ultima modifica: 2022-05-12T09:50:00+02:00 da Francesco La Trofa

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