UiPath FUSION Milano 2026: l’Agentic AI passa dalla sperimentazione alla produzione.
Un anno fa la domanda era soprattutto una: l’Agentic AI riuscirà davvero a uscire dalla fase delle promesse e delle sperimentazioni per produrre valore misurabile nelle aziende?
Dodici mesi dopo, la domanda è già cambiata.
Gli agenti AI non sono certamente diventati una tecnologia matura in ogni organizzazione e in ogni processo. La sperimentazione continua. Ma nel frattempo qualcosa si è mosso: sono aumentati i progetti che entrano negli ambienti di produzione, le aziende hanno iniziato a confrontarsi con problemi molto concreti di orchestrazione e governance e, soprattutto, la discussione si è progressivamente spostata dalla capacità dell’AI di stupire alla sua capacità di produrre risultati.
È precisamente su questo passaggio che si gioca UiPath FUSION Milano 2026, in programma il prossimo 6 ottobre all’Hotel Magna Pars di Milano, dalle 8.30 alle 18. Una nuova edizione che conserva un claim estremamente diretto, “Where AI meets ROI”, ma che lo porta oggi su un terreno molto più concreto: andare oltre i pilot e accompagnare l’intelligenza artificiale verso la produzione e verso quella che UiPath definisce l’agentic enterprise.
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UiPath FUSION Milano 2026. Dall’AI che risponde all’AI che lavora
È probabilmente questa la vera differenza rispetto a dodici mesi fa.
La prima grande ondata della Generative AI ha abituato aziende e utenti a sistemi capaci di generare testi, immagini, codice e informazioni. L’Agentic AI sposta il confine molto più avanti perché porta l’intelligenza artificiale dentro i processi.
Un agente non deve soltanto fornire una risposta. Può interpretare un obiettivo, decidere quali azioni eseguire, utilizzare applicazioni e dati aziendali, coinvolgere altri agenti, robot software e persone e contribuire all’esecuzione di un processo.
Ed è proprio quando l’AI comincia ad agire che la questione diventa molto più interessante per le imprese.
Perché non basta più chiedersi quanto sia intelligente un modello. Bisogna capire quali processi affidargli, come inserirlo nell’organizzazione, quali dati possa utilizzare, chi controlli le sue azioni, come misurarne le prestazioni e, soprattutto, quale valore economico produca.
È qui che automazione, Agentic AI e orchestrazione finiscono inevitabilmente per incontrarsi.
Agentic AI: dalla sperimentazione alla produzione
«Rispetto a un anno fa sono stati fatti passi da gigante».
Davide Marchetti, Regional Vice President Italy di UiPath, sintetizza così il cambiamento avvenuto negli ultimi dodici mesi e anticipa uno dei temi centrali di FUSION Milano 2026.
La sperimentazione non è finita, naturalmente. Ma accanto ai proof of concept stanno crescendo esperienze che hanno già raggiunto gli ambienti produttivi.
Ed è un passaggio tutt’altro che marginale.
Portare un agente AI in produzione significa infatti spostare la discussione dalla tecnologia al processo aziendale. Significa confrontarsi con applicazioni reali, dati reali, responsabilità, sicurezza, governance e risultati da misurare.
Non a caso UiPath presenta FUSION 2026 proprio come il luogo nel quale capire come passare “dal progetto pilota alla produzione”, attraverso framework, casi concreti e organizzazioni che stanno già applicando AI e automazione su scala.
Prima dell’AI viene il processo. La sfida di UiPath FUSION Milano 2026
C’è poi un passaggio dell’intervista a Marchetti che fotografa bene uno dei problemi meno spettacolari, ma probabilmente più importanti dell’attuale corsa all’AI.
Prima ancora di scegliere il modello o costruire l’agente bisogna sapere che cosa automatizzare.
«Per alcune aziende la difficoltà principale è proprio all’inizio, nel mapping del processo, nel capire cosa andare a indirizzare con l’AI», spiega Marchetti.
È un tema fondamentale perché l’Agentic AI rischia altrimenti di riproporre, moltiplicandolo, uno dei vecchi errori della trasformazione digitale: utilizzare una tecnologia nuova per automatizzare processi che nessuno ha realmente analizzato.
L’AI può rendere un processo più veloce. Ma se quel processo è inefficiente, può semplicemente renderlo inefficiente più velocemente.
Per questo process discovery, process intelligence e orchestrazione assumono oggi un peso diverso. Prima di affidare un’attività a un agente bisogna conoscere il percorso delle informazioni, le applicazioni coinvolte, le eccezioni, i punti nei quali serve una decisione umana e gli indicatori attraverso i quali stabilire se l’automazione stia realmente producendo valore.
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Orchestrare agenti, robot, sistemi e persone
È qui che torna uno dei concetti già centrali nell’edizione 2025 di FUSION, ma che oggi assume una dimensione ancora più operativa: l’orchestrazione.
Più aumentano gli agenti, infatti, meno ha senso considerarli come entità isolate.
L’impresa agentica immaginata da UiPath è un ambiente nel quale agenti AI, robot software, applicazioni, modelli, dati e persone partecipano allo stesso processo, con compiti e livelli di autonomia differenti.
L’orchestrazione diventa allora il livello che deve trasformare questa complessità in un sistema governabile.
Non significa semplicemente decidere quale agente faccia cosa. Significa stabilire sequenze, autorizzazioni, eccezioni, controlli, passaggi verso operatori umani e metriche attraverso le quali osservare il funzionamento complessivo del processo.
La stessa UiPath descrive oggi il proprio ruolo come quello di una piattaforma capace di integrare automazione, orchestrazione, AI e testing all’interno di workflow governati e scalabili.
Where AI meets ROI: il problema adesso è misurare
Ed eccoci al secondo pezzo del claim di FUSION: il ROI.
Perché una cosa è mostrare che un agente funziona. Un’altra è dimostrare che conviene.
Secondo Marchetti non esiste una risposta identica per tutte le aziende perché molto dipende dal loro livello di maturità.
Per alcune la sfida è ancora individuare correttamente il processo. Per altre è costruire la governance intorno ai progetti già avviati. Per quelle più avanti diventa invece fondamentale dimostrare risultati economici misurabili.
In altre parole, Where AI meets ROI non è soltanto uno slogan efficace. Descrive uno dei problemi che stanno emergendo quando l’AI entra nella seconda fase della sua adozione enterprise.
Il board non può limitarsi a sapere che l’agente funziona. Deve sapere cosa cambia dopo la sua introduzione: quanto tempo viene recuperato, quali errori vengono eliminati, quali attività possono essere eseguite più velocemente, quali risorse vengono liberate per lavori a maggior valore e quali nuovi processi diventano possibili.
L’AI deve insomma iniziare a presentare il conto. O, meglio ancora, a dimostrare perché quel conto vale la pena di essere pagato.
FUSION Milano 2026, la parola passa alle aziende
È probabilmente per questo che una delle parti più interessanti dell’edizione milanese sarà dedicata proprio alle testimonianze dei clienti.
Marchetti lo sottolinea chiaramente: sul palco arriveranno organizzazioni appartenenti a industry differenti per raccontare esperienze concrete nell’adozione dell’AI, dell’Agentic AI e dell’orchestrazione dei processi.
Tra i protagonisti annunciati figurano Volkswagen Financial Services Italia, con Andrea Fumagalli, Process Management & RPA Manager, e Maria Saponaro, Business Process Automation Specialist, insieme a Francesco Carlea di Avvale.
Ci sarà inoltre Cristina Pirola, Head of RPA & Low-code Factory di GOSP – Generali Operations Service Platform. Sul fronte UiPath interverranno, tra gli altri, Alexandra Syrovatski, Area Vice President South Europe, Alexandru Mihailciuc, SVP Sales Engineering, Davide Marchetti, Andrea Corain e Alessandro Rapisarda.
Il caso Volkswagen Financial Services offre già una misura interessante della direzione del confronto: il percorso sviluppato insieme ad Avvale parte da oltre sei anni di automazione, circa 40 automazioni attive e oltre 150.000 ore che, secondo Avvale, sono state reinvestite in attività a maggiore valore aggiunto. Il tema del loro intervento sarà proprio il passaggio dall’automazione all’Agentic AI.
È esattamente il tipo di racconto che serve oggi al mercato: meno dimostrazioni costruite intorno a ciò che teoricamente potrebbe fare l’AI e più numeri, processi ed esperienze di chi sta cercando di utilizzarla davvero.
Da Las Vegas a Milano: tutte le novità UiPath
C’è poi un altro motivo per guardare con attenzione all’appuntamento del 6 ottobre.
FUSION Milano arriva immediatamente dopo il grande appuntamento internazionale di UiPath negli Stati Uniti e porterà quindi in Italia le principali innovazioni tecnologiche presentate dall’azienda.
L’edizione globale 2026 ha messo al centro proprio il passaggio dall’investimento in AI all’impatto sull’impresa e le nuove tecnologie pensate per accelerarlo. Tra i temi annunciati figurano nuove capacità legate agli agenti, all’AI-native development, all’agentic testing e alla conoscenza dei processi aziendali.
«Il nostro FUSION di Milano sarà successivo a quello di Las Vegas, dove verranno annunciate tutte le principali novità, e noi le avremo di fatto a Milano per presentarle ai clienti e alle aziende interessate», anticipa Marchetti.
Il 6 ottobre sarà dunque anche il momento per capire come queste innovazioni entreranno concretamente nella piattaforma UiPath e, soprattutto, come potranno essere utilizzate dalle aziende italiane.
Il fattore umano nell’impresa agentica
Dentro una giornata inevitabilmente dominata dall’intelligenza artificiale ci sarà spazio anche per un punto di vista apparentemente molto lontano dalla tecnologia.
Tra gli ospiti annunciati a Milano c’è infatti David Popovici, campione olimpico e pluricampione mondiale di nuoto, Global Ambassador di UiPath.
Una presenza che porta dentro il racconto dell’Agentic Enterprise un tema che rischia talvolta di essere schiacciato dalla velocità dell’innovazione: quello delle persone.
Perché orchestrare un’impresa non significa costruire organizzazioni dalle quali l’essere umano scompare. Al contrario, la sfida diventa stabilire quali attività possano essere affidate alle macchine, dove serva controllo umano e dove competenze, esperienza, creatività e responsabilità delle persone continuino a fare la differenza.
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UiPath FUSION Milano 2026: appuntamento il 6 ottobre
FUSION Milano 2026 si terrà dunque martedì 6 ottobre, dalle 8.30 alle 18, all’Hotel Magna Pars, Hotel à Parfum, in via Vincenzo Forcella 6 a Milano.
Ma forse il modo migliore per leggere questa nuova edizione è confrontarla proprio con quella di dodici mesi fa.
Nel 2025 si parlava soprattutto di orchestrazione, ROI e della necessità di trasformare l’Agentic AI da promessa tecnologica a valore aziendale.
Nel 2026 quella discussione non è scomparsa. È diventata più concreta.
Ora esistono più implementazioni, più esperienze in produzione e soprattutto più aziende costrette a confrontarsi con le domande che arrivano inevitabilmente dopo l’entusiasmo iniziale.
Quale processo affidare all’AI? Come orchestrare agenti, robot, sistemi e persone? Come governare ciò che fanno? Dove mantenere l’intervento umano? E come dimostrare che tutto questo genera davvero un ritorno?
Per Davide Marchetti, se bisogna associare una sola parola a FUSION, quella parola resta “novità”.
Forse, però, nel 2026 ce n’è una seconda altrettanto importante: produzione.
Perché la vera sfida dell’Agentic AI non è più soltanto dimostrare ciò che può fare.
È iniziare a dimostrare che cosa cambia davvero quando comincia a lavorare.









