Nuova puntata della rubrica multipiattaforma #TDVMware in collaborazione con Tech Data e VMware. Un appuntamento esclusivo dedicato alle competenze, al valore e all’innovazione che oggi servono a tutti i migliori operatori dell’ecosistema ICT per portare, sul territorio, il digitale che le imprese chiedono e cercano.
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La virtualizzazione è, da alcuni anni a questa parte, una delle tecnologie chiave del mondo IT: anzi, ha letteralmente trasformato il modo con cui operano le aziende e anche lo stesso modo di lavorare delle persone.

Ve lo spieghiamo, ancora una volta, procedendo con ordine, con una definizione che aiuti a individuare l’ambito di applicazione.

Impossibile non fare riferimento a quella offerta dal vendor che più di ogni altro ha segnato l’avanzata globale della virtualizzazione, ovvero, manco a dirlo, proprio VMware.

Che cos’è la virtualizzazione

Secondo gli esperti di VMware “la virtualizzazione è il processo di creazione di una rappresentazione basata su software, ovvero virtuale, di entità non fisiche come applicazioni, server, storage e reti virtuali. È il modo più efficace per ridurre le spese IT, aumentando al tempo stesso l’efficienza e l’agilità per le aziende di qualsiasi dimensione”.

Che cosa c’è dietro questa definizione? In termini estremamente semplici, la virtualizzazione consente la creazione di versioni virtuali, anziché fisiche, di apparati hardware tipici del mondo IT, come per l’appunto server, dispositivi di archiviazione, risorse di rete e pc desktop.

Come funziona la virtualizzazione dei server

Concentriamoci per il momento sulla virtualizzazione dei server, che è poi quella probabilmente più utilizzata e che ha spinto al successo l’intera tecnologia. Vero e proprio cuore della virtualizzazione è la macchina virtuale (VM): si tratta di un container software altamente isolato e completamente indipendente che include un sistema operativo e applicazioni.

La disponibilità di più macchine virtuali consente l’esecuzione di più sistemi operativi e applicazioni su un unico server fisico, altrimenti chiamato “host”.

Il funzionamento dell’intero meccanismo delle macchine virtuali è reso possibile dall’esistenza di un sottile livello software denominato “hypervisor”, che è in grado di separare le macchine virtuali dall’host hardware, allocando dinamicamente le risorse di elaborazione a ciascuna macchina virtuale in base alle necessità.

Questo significa, basilarmente, che uno stesso server, grazie alla presenza in contemporanea di più macchine virtuali, può far funzionare diverse applicazioni aziendali.

La creazione stessa di una nuova VM, o lo spostamento di una VM da un server fisico a un altro, non essendo altro che processi software, dal punto di vista dell’amministratore IT sono molto semplici e possono essere eseguiti molto rapidamente, attraverso pochi click o passaggi.

I benefici della virtualizzazione

Tutto questo, è facile da capire, assicura una grande flessibilità e scalabilità dal punto di vista IT: ogni server fisico può essere sfruttato al massimo della sua capacità, permettendo alle aziende utenti finali di ridurre i propri costi, senza la necessità di acquistare per forza altro hardware, fattore tra l’altro difficile da realizzare quando le tempistiche sono ristrette.

Considerato che i server sono ospitati all’interno di Data Center, la virtualizzazione si traduce anche in un prezioso risparmio di spazi ed energia elettrica consumata.

La stessa gestione dei server, inoltre, risulta estremamente semplificata: le moderne piattaforme di gestione della virtualizzazione includono generalmente strumenti intelligenti con elevata capacità di automazione.

Tali strumenti eliminano la necessità per il personale IT di dedicare tempo e risorse alla manutenzione ordinaria e alla risoluzione dei problemi di più macchine fisiche, rendendo possibile l’avvento di un altro di quei paradigmi di cui tanto si sente parlare, quello del Software-Defined Data Center.

Si tratta di un vantaggio non da poco per la maggior parte delle organizzazioni che, soprattutto in fase di espansione della propria attività (ma non solo), hanno una profonda necessità di avere a disposizione un’infrastruttura IT agile e capace di tenere il passo con i profondi cambiamenti che caratterizzano i mercati di riferimento. Un altro beneficio non da poco è relativo alla drastica riduzione dei tempi di downtime: la virtualizzazione, infatti, crea un ambiente ad alta disponibilità che aiuta a garantire che tutte le applicazioni aziendali siano sempre accessibili. In caso di disservizio su un determinato nodo o server, tutte le macchine virtuali possono essere riavviate automaticamente da un’altra macchina, abbattendo i tempi di inattività o perdita di dati. Ultimamente, la strada della virtualizzazione si sta sempre più spesso incrociando con quella del cloud, dal momento che le due tecnologie sono sostanzialmente complementari: a differenza della virtualizzazione, il cloud non è una soluzione software che assicura maggiore indipendenza dall’hardware, ma un servizio che fornisce risorse di elaborazione condivise (software e/o dati) on demand tramite Internet. Specialmente negli ambienti ibridi, la combinazione tra virtualizzazione e cloud può davvero fare la differenza per molte organizzazioni.

La virtualizzazione di rete e la VDI

Come abbiamo detto in precedenza, però, la virtualizzazione non riguarda soltanto i server: in maniera del tutto analoga ai server, con la virtualizzazione di rete si riproduce in modo completo una rete fisica, consentendo di ottenere tutti i benefici operativi e tutti i vantaggi dell’indipendenza dall’hardware tipica della virtualizzazione. Le macchine virtuali possono essere utilizzate anche per fornire e gestire i desktop virtuali (la cosiddetta VDI, qui la guida completa per sapere la VDI cos’è), che riproducono in tutto e per tutto il funzionamento di un desktop fisico. Le applicazioni aziendali e le altre soluzioni necessarie per il lavoro dei dipendenti possono essere attivate con pochi click, anche in questo caso senza necessità di acquistare hardware di troppo.

Questa soluzione si sta rivelando indispensabile per affrontare il remote working e, più in prospettiva, è fondamentale per attrezzare il Digital Workspace del futuro, che sarà caratterizzato inevitabilmente da maggiore mobilità e flessibilità. Per tutti gli ambiti di applicazione della virtualizzazione, un aspetto da non trascurare è che, proprio per la capacità di astrazione dall’hardware, le macchine virtuali possono essere collegate alle infrastrutture fisiche di qualsiasi fornitore: un fattore che ovviamente aumenta il tasso di indipendenza del cliente finale e può tradursi in ulteriori risparmi per le organizzazioni.

Come rendere concreta la virtualizzazione con il giusto supporto

Come tutte le soluzioni tecnologiche innovative, mettersi in casa la virtualizzazione non è esattamente come acquistare una risorsa hardware qualunque e inserirla nei Data Center aziendali: il passaggio alla virtualizzazione richiede del tempo e l’esistenza di un certo grado di competenze tecniche e professionali in materia.

Inoltre, occorre avere la consapevolezza che non sempre tutte le applicazioni hanno una resa ottimale quando vengono introdotte in un ambiente virtuale, quindi è necessario effettuare a priori delle rigorose analisi di compatibilità. Questo genere di competenze difficilmente possono essere improvvisate da un’azienda, spesso con risorse IT interne limitate e pressanti incombenze di business quotidiane.

Meglio dunque affidarsi a un partner esterno, come Tech Data, un partner che è in possesso degli strumenti tecnici e professionali necessari per gestire il passaggio alla virtualizzazione, come dimostrato dai numerosi casi di successo realizzati nei diversi ambiti di applicazione della virtualizzazione, supportando in maniera ottimale aziende di diversa estrazione e dimensione.

Virtualizzazione cos’è, a cosa serve e perché ci sta aiutando a uscire dall’emergenza ultima modifica: 2022-06-28T15:20:00+02:00 da Marco Lorusso

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