Definire cos’è un data center oggi è certamente molto diverso da 10 anni fa. La rapida diffusione degli ambienti cloud ha totalmente ridefinito ruolo e significato di data center. Ma, attenzione, non ne ha assolutamente cancellato la definizione dal dizionario dell’It.

Il tema è reso poi ancora più caldo, in questi giorni, dopo quanto accaduto al Data Center di OVH situato a Strasburgo

Ma andiamo con ordine.

Un’infrastruttura It aziendale oggi è molto eterogenea, è passato il tempo di strutture uniche, centralizzate, i data center di una volta, quelli che i pionieri ricordano con il nome di Ced, Centro Elaborazione Dati. La distribuzione degli asset tecnologici su diverse strutture oggi si dimostra una necessità, per questioni di ottimizzazione dei costi, di incremento delle performance e anche per questioni di sicurezza.

Cos’è un data center, oggi? Uno dei luoghi di un’infrastruttura It distribuita

Ma cos’è un data center oggi, esattamente? Vediamolo in dettaglio. La definizione classica di data center è ancora valida: un luogo fisico che ospita un’infrastruttura di elaborazione (server), di archiviazione (storage) e connessa (networking). Un luogo fisico messo a disposizione alle aziende dai cloud provider, per esempio, dai system integrator, dai rivenditori di servizi cloud, ma anche una struttura di proprietà (on premise) o totalmente controllata da un fornitore It (cloud privato).

Nel data center moderno c’è tutto quello che ci si aspetta per un’infrastruttura It completa. Per quanto riguarda l’hardware, parliamo sempre della stessa tipologia di apparati (blade, rack, array storage, switch, router, firewall ecc.), di gruppi di continuità, di infrastrutture e materiali isolanti e di protezione. Sempre più spesso le componenti sono integrate in singoli rack (l’unità di misura degli armadi dei data center), oppure possono essere distinte, occupando più rack.

L’architettura hardware è ovviamente molto più performante rispetto al passato e segue un’evoluzione del tipo: sempre meglio in sempre meno spazio. Ciò che è cambiato veramente rispetto al passato è il software di gestione. Le necessità di orchestrazione e di centralizzazione richiedono software molto avanzati che sfruttano sempre più spesso l’Intelligenza Artificiale. Oggi si parla sempre di più di Software Defined Infrastructure.

Un data center viene progettato seguendo modelli e protocolli ideati per garantire il minimo impatto ambientale, per esempio ottimizzando le risorse energetiche impiegate. Ma una importante fase di progettazione riguarda la scelta dei materiali della struttura e l’ingegneria dei sistemi di raffreddamento.

La classificazione: da Tier I a Tier IV

Queste caratteristiche distinguono un data center da un altro secondo una classificazione denominata Tier: lo standard di infrastruttura per i data center. Il Tier I è il livello di qualità più basso, il Tier IV è il massimo disponibile. La categorizzazione Tier si aggiunge, così, alla ISO 27001 che certifica il livello di servizio e le tecnologie.

Il data center Tier I è dotato di un solo sistema di alimentazione e uno di raffreddamento. Si disattivano in caso di guasti e non contengono componenti ridondanti. Il tempo di fermo annuo garantito è di 28,8 ore.

I Tier II sono più pronti a reagire ai blocchi e possono presentare un’architettura ridondata. In questo caso il tempo di fermo annuo è di circa 22 ore.

I Tier III sono data center con diversi sistemi di alimentazione e di raffreddamento. Tutto è ridondato, la manutenzione non richiede il fermo macchina. Il downtime massimo è di 1,6 ore all’anno.

Infine, i data center di tipo Tier IV sono totalmente fault-tolerant (non si blocca mai). Comprende diversi sistemi di alimentazione e raffreddamento e il downtime massimo è di 26,3 minuti.

Il data center moderno va oltre il possesso

L’entità fisica data center, così, ha ancora un senso ben definito. Ciò che il data center ha perso negli anni è il concetto di possesso. Sebbene la struttura on premise di proprietà dell’azienda abbia ancora un significato, data center è anche quello del cloud provider o del fornitore It.

Questi data center possono ospitare le infrastrutture It oppure possono condividere le risorse hardware tra le aziende clienti in diverse forme as-a-service (hosting, housing, colocation).

Insomma, oggi si passa in maniera trasparente dal concetto di possesso dell’hardware e del luogo fisico che lo ospita al concetto di fruizione di servizio, indipendentemente dal luogo.

La mappa dei data center italiani

Secondo il sito datacentermap.com i data center presenti in Italia sarebbero 75, distribuiti in circa 30 aree geografiche. In questo numero ci sono i data center per uso “privato” o condiviso tra Telco, quelli che fanno riferimento al MIX (Milan Internet eXchange), la struttura che “gestisce” Internet in Italia e altri per usi specifici. Si va da quelli di Interoute (11) a quelli di ITNet, Tiscali, Aruba, Elmec, Equinix, Clouditalia, Seeweb, T.net, Data4 ecc.

Si tratta di strutture fisiche spesso realizzate e gestite da operatori di telecomunicazione, che a volte forniscono gli spazi a vendor, distributori, cloud provider e rivenditori.

Capita, così, che Microsoft, IBM o Oracle (tra poco) possano vantare un proprio data center in Italia. E capita che lo possa affermare anche il distributore Computer Gross che offre il suo data center di Empoli come servizio per i propri partner.

Da segnalare che oggi poter contare su un data center situato in Italia è un valore. Il GDPR obbliga le aziende a responsabilizzarsi su dove sono archiviati i loro dati e da che strutture transitano, avere la certezza che siano in Italia tutela dal dover seguire norme diverse per Paesi diversi. Anche in termini di protezione e di business continuity, sapere che i propri dati sono in Italia è una garanzia in più.

Cos’è un data center di un vendor, di un distributore o di un partner di canale? Generalmente si tratta di spazi non di proprietà su cui i vari operatori poggiano la loro infrastruttura e distribuiscono i loro servizi. Vediamo gli ultimi aggiornamenti in proposito (qui anche la mappa dei cloud marketplace in Italia).

I center presenti e futuri in Italia

Microsoft

All’interno del progetto Ambizione Italia #DigitalRestart è prevista la realizzazione della Regione Data Center con un piano di investimento di 1,5 miliardi di dollari per servire le aziende italiane con Microsoft Azure.

Amazon

Poco prima di Microsoft, anche Amazon ha annunciato l’apertura di una Regione AWS Europe Milano, anche in questo caso: lavori in corso.

IBM

Prima di tutti, tra i vendor ci ha pensato IBM a investire in data center in Italia. Attualmente l’offerta comprende 4 data center fisici di cui uno di disaster recovery. Tre distribuiti in un campus in Lombardia, quello di disaster recovery, invece, è nei dintorni di Roma.

Oracle

Dopo la decisa virata verso il cloud, Oracle ha annunciato lo sviluppo di diverse Cloud Region. Il piano di sviluppo ne prevede 36 entro luglio 2021, a oggi siamo a 25 ed è prevista un’apertura anche in Italia. Proprio in questi giorni anzi è arrivata la conferma, il 15 dicembre, nel corso di un esclusivo evento, Oracle inaugurerà la sua prima cloud Region in Italia. Qui tutti i dettagli sulla nuova cloud Region di Oracle.

Computer Gross

Il distributore toscano è stato un apripista nella sua categoria con l’intuizione di fornire un data center ai propri partner di canale. La struttura è il polo fisico per la distribuzione di ogni tipo di servizio gestito per l’infrastruttura It dei clienti del proprio canale.

Reevo Cloud

Si tratta di uno dei primi Service Provider italiani specializzato in soluzioni e servizi Cloud che da oltre 10 anni offre una completa gamma di servizi 100% canale, 100% italiani e 100% white label. Attraverso i propri Data Center (Reevo vanta la certificazione Tier IVper tutti i tre data center a disposizione: 2 a Milano e 1 a Roma) eroga tutti i servizi Cloud che occorrono al partner per completare un offerta Cloud proponendo soluzioni e servizi efficaci ed efficienti: da una completa infrastruttura virtuale server e desktop fino ai servizi di Disaster Recovery.

Elmec

Il fornitore di tecnologia varesino fa, giustamente, del suo data center Tier IV il fiore all’occhiello della sua offerta. Si tratta di una delle più importanti infrastrutture d’Italia per numeri e potenzialità che si va aggiungere all’altra struttura in Svizzera.

Irideos

IRIDEOS è il nuovo polo italiano ICT dedicato alle aziende e alla Pubblica Amministrazione. Proprio lo scorso mese di dicembre ha annunciato al mercato il suo nuovo Data Center Avalon 2. Si tratta della prima espansione dell’Avalon Campus di IRIDEOS, il centro dell’Internet italiano. Negli spazi di Avalon 2 aziende e operatori possono interconnettersi, come se fossero in un’unica grande sala virtuale, agli apparati e alle reti degli oltre 155 operatori nazionali ed internazionali, OTT, piattaforme di streaming e cloud provider mondiali già presenti nell’Avalon Campus.

Localizzato a Settimo Milanese, a meno di tre chilometri dall’Avalon Campus di via Caldera a Milano, a cui è collegato con una grande quantità di fibre ottiche, Avalon 2 offre tutti i servizi oggi disponibili nell’Avalon Campus, con le stesse prestazioni e alle stesse condizioni grazie alla moderna infrastruttura di gestione delle connessioni – la cosiddetta meet-me-room distribuita.

Seeweb

Tra i primi registranti di domini in Italia e primi in assoluto nell’introdurre sul mercato italiano soluzioni cloud, Seeweb fornisce una vastissima gamma di prodotti e servizi in ambito SaaS, IaaS e PaaS e soluzioni che vanno dall’hosting condiviso al server dedicato, dallo streaming alla colocation.
L’azienda fornisce soluzioni tecnologiche per la presenza in rete attraverso le server farm presenti in Italia con quattro data center di proprietà di cui due a Milano e due a Frosinone.
Grazie ai collegamenti in fibra ottica l’azienda offre prestazioni al vertice e massima affidabilità. Gli elementi critici della rete sono tutti completamente ridondati, i router duplicati. Le sedi sono dotate, ognuna, di risorse di rete IP indipendenti e concorrenti, raggiungendo in questo modo il massimo di tolleranza ai guasti.
Oltre alla tecnologia e all’affidabilità delle infrastrutture, Seeweb mette a disposizione un team di tecnici e account manager sempre disponibili a fornire risposte concrete e innovative grazie anche all’assistenza tecnica h24.

Google Cloud

La branca della multinazionale IT specializzata nel Cloud ha inaugurato a giugno 2022 la sua prima region italiana a Milano, a cui seguirà nel prossimo futuro quella di Torino. La nuova region di Milano conta tre zone cloud e offre i servizi standard Google Cloud, tra cui Compute Engine, Google Kubernetes Engine, Cloud Storage, Persistent Disk, CloudSQL e Cloud Identity. Inoltre, i clienti potranno beneficiare di funzionalità come i controlli sulla residenza dei dati, la crittografia predefinita, criteri organizzativi e Controlli di Servizio VPC. Come tutte le region Google Cloud, la region di Milano è connessa all’infrastruttura sicura di Google, che comprende un sistema globale di cavi in fibra ottica, sottomarini e sotterranei, ad alta capacità. Nel prossimo futuro, la presenza una seconda region in Italia garantirà ai clienti di Google Cloud un sito locale secondario per assicurare una disaster recovery migliore e un’alta disponibilità geografica permettendo loro di soddisfare le esigenze di continuità del business.

E gli altri? In queste pagine in continuo aggiornamento

Cos’è un data center, come funziona e la mappa dei siti italiani ultima modifica: 2022-05-26T08:11:00+02:00 da Valerio Mariani

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