La crisi delle memorie 2026 cambia ancora il mercato server: Cisco porta da 7 a 14 giorni la validità dei preventivi UCS. Il confronto con HPE e Dell.
Dopo HPE e Dell, anche Cisco allenta le condizioni commerciali introdotte durante la fase più acuta del RAMageddon. Dal 16 agosto la validità delle quotazioni UCS passa da 7 a 14 giorni. Un miglioramento che restituisce spazio alle trattative dei partner
La partita sulla prevedibilità dei prezzi dei server si gioca ormai su un campo sempre più largo.
Dopo HPE e Dell Technologies, anche Cisco ha deciso di intervenire sulla durata delle proprie quotazioni compute, raddoppiando da sette a 14 giorni la validità dei preventivi per i sistemi Unified Computing System, UCS.
La nuova policy è entrata in vigore il 16 agosto e, secondo quanto riportato in queste ore da CRN, nasce dalla necessità di concedere ai partner più tempo per accompagnare clienti e opportunità attraverso i normali processi di approvazione.
È un’altra conseguenza molto concreta della crisi delle memorie 2026 che stiamo seguendo da mesi come RAMageddon. La scarsità di DRAM e NAND e la pressione esercitata dalla domanda legata all’intelligenza artificiale hanno progressivamente trasferito la volatilità dalla filiera dei semiconduttori ai listini, dai listini ai preventivi e dai preventivi ai processi di acquisto delle imprese.
Con Cisco, però, emerge anche un passaggio ulteriore.
La disponibilità dei componenti comincia a condizionare non soltanto quanto costa un server e per quanto tempo quel prezzo può essere garantito, ma anche quando il sistema può essere effettivamente consegnato e attraverso quali fornitori costruire l’offerta.
RAMageddon e RAMpocalypse: la prossima crisi dell’AI potrebbe chiamarsi memoria
Crisi memorie 2026. Dal RAMageddon dei componenti al RAMageddon dei preventivi
Per capire la portata della decisione bisogna tornare indietro di qualche mese.
Cisco aveva iniziato a modificare le condizioni del proprio business compute già lo scorso mese di febbraio, in risposta all’aumento dei costi delle memorie, introducendo la possibilità di rivedere i prezzi in presenza di incrementi significativi dei costi dei componenti, della produzione, dei dazi o dei cambi, oltre a nuove condizioni relative alla cancellazione degli ordini.
Lo scorso mese di marzo il periodo di protezione delle quotazioni compute era poi sceso fino a sette giorni. Una settimana che nel ciclo di vendita di un’infrastruttura aziendale rappresenta un lasso di tempo davvero esiguo.
Una proposta deve essere verificata tecnicamente, confrontata con eventuali alternative, portata attraverso i processi di acquisto, approvata dal budget holder e infine trasformata in ordine. Quando tutto questo deve avvenire entro sette giorni, il rischio è che la quotazione scada prima ancora che il cliente sia riuscito a completare il proprio iter.
Il risultato è un meccanismo che abbiamo già sottolineato parlando di HPE e Dell: il partner deve tornare dal vendor, ottenere un nuovo prezzo, aggiornare la proposta e, se l’importo cambia, può essere costretto a riaprire anche alcune approvazioni lato cliente.
Appare dunque evidente che portare la finestra da sette a 14 giorni significa quindi restituire un minimo di respiro alla trattativa.
Crisi memorie 2026. Cisco raddoppia i tempi, HPE e Dell lavorano a 30 giorni
Alla luce della decisione annunciata da Cisco, la fotografia diventa quindi questa:
- Cisco: 14 giorni di validità delle quotazioni compute;
- Dell Technologies: 30 giorni;
- HPE: 30 giorni, ai quali si aggiunge una protezione ulteriore per una parte rilevante delle operazioni compute, storage e GreenLake Flex.
Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, HPE ha infatti deciso che, per le transazioni previste dalla nuova policy inferiori a un milione di dollari netti, il prezzo accettato dal cliente rimanga protetto anche rispetto a eventuali aumenti successivi intervenuti prima della consegna.
Dell ha invece riportato la durata delle quotazioni da 14 a 30 giorni, offrendo ai clienti una finestra temporale più compatibile con i normali cicli di approvazione aziendali.
Cisco compie dunque un passo nella stessa direzione, anche se resta più prudente.
In ogni caso, la capacità di garantire un prezzo sta diventando essa stessa una caratteristica dell’offerta.
CPU, memoria, capacità storage e prestazioni continuano naturalmente a determinare il valore tecnico di un sistema. In una fase di forte volatilità, però, entra nell’equazione anche la possibilità di sapere quanto quel sistema costerà quando il processo di acquisto arriverà alla firma.
Quando al prezzo si aggiunge il problema della disponibilità
Nel caso di Cisco, la questione appare ancora più ampia perché alla volatilità dei prezzi si affianca il tema dei tempi di consegna.
Sempre secondo CRN, che ha interpellato alcuni partner sul tema, gli operatori del canale dichiarano difficoltà nella disponibilità di alcune configurazioni UCS e, nei casi più critici, parlano di tempi che possono arrivare tra sei e nove mesi, a seconda del sistema e della configurazione richiesta. Si tratta di stime provenienti dai partner stessi e non di lead time ufficiali comunicati da Cisco, ma raccontano comunque la pressione che la supply chain sta esercitando sul business compute.
Il problema torna ancora una volta alle componenti.
L’espansione delle infrastrutture AI sta aumentando contemporaneamente la domanda di GPU, memoria, CPU e SSD. Quando più componenti critici vengono richiesti nello stesso momento e in volumi molto elevati, il collo di bottiglia può spostarsi rapidamente lungo la catena produttiva.
Ed è qui che assume un significato particolare un’altra decisione annunciata da Cisco in questi giorni.
Supermicro entra nell’offerta Cisco: la supply chain diventa parte della strategia
Cisco ha stretto una partnership con Supermicro, produttore statunitense specializzato in server e infrastrutture per data center e AI, che consentirà di ampliare la propria offerta con sistemi raffreddati ad aria e a liquido.
Le soluzioni Supermicro dovrebbero entrare nella Secure AI Factory with Nvidia a partire dal prossimo mese di ottobre.
La collaborazione ha naturalmente una valenza tecnologica, soprattutto per la costruzione di sistemi AI ad alta densità. Ma nella situazione attuale possiede anche una evidente dimensione legata alla supply chain.
Presentando l’accordo, Cisco sottolinea come la propria capacità globale nel networking per l’AI, combinata con la forza produttiva e logistica di Supermicro nei sistemi rack-scale e nei server GPU, possa contribuire a ridurre i rischi legati alla disponibilità delle infrastrutture. Ed è chiaro che stiamo parlando di una pressione che coinvolge contemporaneamente GPU, memoria, processori e SSD.
Anche alcuni partner interpellati da CRN leggono l’accordo in questa chiave: poter affiancare sistemi Supermicro all’offerta Cisco rappresenterebbe un’alternativa quando la disponibilità di determinate configurazioni UCS diventa problematica.








