Cresce di interesse la keyword “Gaia-X”. L’ultimo lampo a seguito del lancio (solo formale) dell’hub italiano da parte di Confindustria. È ancora presto per sapere qualcosa di concreto sulla struttura fisica dell’hub italiano, di come sarà distribuito, organizzato e gestito.

Luigi Gubitosi, vicepresidente di Confindustria con delega al digitale, ha ricordato che Gaia-X vivrà 100 giorni di passione. Il Ceo di Gaia-X, Francesco Bonfiglio, ex Gruppo Engineering e Confindustria – ascoltato con piacere durante una recente tavola rotonda organizzata da OVHCloud – sarà impegnato a completare lo statuto e la struttura organizzativa.

Successivamente dovrebbero essere resi noti i particolari, come la distribuzione e l’architettura dei data center. L’idea di base riportata sul sito ufficiale è che si realizzi una rete interconnessa di data center con la collaborazione dei più importanti Cloud Solution Providers europei. E che le aziende europee si affidino ai partner Gaia-X per la loro migrazione al cloud e i loro progetti di digital transformation.

Gaia-X

I data spaces e la categorizzazione per industry di Gaia-X

Bonfiglio immagina un’architettura europea strutturata per industry, i “data spaces”. Così, per esempio, l’hub italiano potrebbe diventare un cloud repository a disposizione del comparto del Fashion.

Attualmente sul sito ufficiale di Gaia-X sono pubblicati degli uses cases di progetto relativi all’hub tedesco, il progetto più avanzato. In particolare, si indicano Agricoltura, Energia, Finanza, Salute, Industry 4.0, Mobilità, Settore Pubblico, Smart Living e Geoinformation.

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All’incontro organizzato da OVHCloud all’ambasciata francese a Roma, Bonfiglio ha tenuto a precisare che Gaia-X non vuole dare filo da torcere agli hyperscaler. Battezzato “il cloud europeo”, Gaia-X è un’idea tedesca lanciata nel 2019 che ha subito conquistato la Francia e, poco dopo, l’Italia. Si tratta di una federazione di aziende private e di istituzioni impegnate nella realizzazione di un cloud pubblico europeo.

7 miliardi di euro per la digitalizzazione della PA italiana

E casca a fagiolo, visto che il 30% delle risorse del PNRR saranno destinate a investimenti nel digitale e nel cloud. In particolare, l’obiettivo è digitalizzare la PA, e per questo sono a disposizione 7 miliardi di euro, 2 per progetti di “cloudificazione”. Termine orrendo a cui dovremmo abituarci, soprattutto se come partner It vogliamo essere della partita. Ma il PNRR non è un’esclusiva italiana, anche gli altri Paesi europei sono impegnati nel chiarire come spendere i soldi del post pandemia.

In pratica, l’idea è di costruire una rete di data center europei interconnessi con lo scopo di mantenere in casa i dati delle aziende del Vecchio Continente. E, di conseguenza, tentare di superare la dipendenza (sui dati) nei confronti degli hyperscaler americani e dei big tech asiatici. Bonfiglio snocciola informazioni interessanti in proposito:

Il valore dell’economia dei dati in Europa decuplicherà in meno di 5 anni passando da 100 a 900 miliardi di euro. E oggi la stragrande maggioranza degli investimenti in tecnologia delle aziende europee finisce nelle casse dei big nordamericani e cinesi.
(Francesco Bonfiglio, Ceo di Gaia-X)

Gli obiettivi dichiarati sono di conquistare la sovranità europea sui dati delle aziende europee e di definire standard chiari di sicurezza e portabilità. Ciò significa proteggere i dati delle aziende europee e vincere la sudditanza dall’hyperscaler. Ovvero, superare le difficoltà relative allo spostamento dei dati da un Amazon AWS a un Microsoft Azure, e viceversa.

Vincere i problemi di migrazione tra hyperscaler

È ben noto che gli hyperscaler, in quanto aziende private, curano i propri interessi e, quando un cliente si affida al loro cloud pubblico, gli piacerebbe che fosse per sempre. Così si cerca, più o meno velatamente, di complicare la vita alle aziende in caso di cambio di fornitore. E Gaia-X, più o meno velatamente, cerca di liberare il dato dall’egemonia cinese e americana.

All’evento Sovranità sui dati – La missione europea di Italia e Francia hanno partecipato Stefano Firpo, Capo di Gabinetto del Ministero dell’Innovazione, Michel Paulin, Ceo di OVHCloud, Giuseppe Di Franco, Ceo di Atos Italia, Simonetta Cheli, Head of Strategy, Programme e Coordination Office dell’Esa e, come detto, Gubitosi e Bonfiglio.

Gubitosi nell’occasione ha parlato di 15 hub nazionali attivi in Europa entro fine giugno e del raggiungimento della soglia di 40 aziende italiane aderenti a Gaia-X.

OVHCloud è il nono gruppo mondiale del settore in una top ten mondiale è l’unica realtà europea. Il 70% dei dati europei sono gestiti da 3 hyperscaler non europei.
(Michel Paulin, Ceo di OVHCloud)

Che ruolo avranno i partner IT italiani in Gaia-X?

Chi sono i 40 fornitori italiani che hanno aderito a Gaia-X? La lista ufficiale è in continuo aggiornamento, scopriamo che ci sono aziende italiane come A2A, Almaviva, Aruba, CSI Piemonte, Dedagroup, Elmec Informatica, Enel, Gruppo Engineering, Expert System, Intesa Sanpaolo, Irideos, Leonardo, Poste Italiane, Reply, Retelit, Siav, Sogei, Tim, Var Group, Westpole.

A queste aggiungiamo gli hyperscaler e i grandi brand mondiali come HPE. OVHcloud e Atos, per esempio. Dunque, è importante chiarire che gli hyperscaler o i big tech americani e asiatici sono comunque coinvolti, più o meno indirettamente. Ciò dimostra che Gaia-X non è un progetto protezionistico ma, piuttosto, un tentativo di costruire un polo tecnologico europeo autorevole capace di sedersi al tavolo con gli hyperscaler e trattare.

Non sul prezzo delle forniture ma, piuttosto, sulle modalità di trattamento dei dati e sulla loro interoperabilità da un hyperscaler all’altro. Non potrebbe essere altrimenti, visto che gli hyperscaler Usa hanno in mano praticamente tutto il cloud pubblico e che contribuiscono attivamente al business dei system integrator e cloud service provider italiani che hanno aderito a Gaia-X.

Va da sé che sarà fondamentale fissare l’attenzione sulle regole di ingaggio dei partner It italiani. In che modo forniranno il loro contributo? Come sarà gestita la distribuzione dei progetti? E chi avrà il privilegio di sviluppare nuovi servizi europei su cloud da proporre alle aziende italiane? Domande a cui Francesco Bonfiglio e Confindustria devono dare delle risposte.

Gaia-X entra nel vivo, quale sarà il ruolo dei partner IT italiani? ultima modifica: 2021-06-04T17:56:13+00:00 da Valerio Mariani

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