Quando fu rilasciato, nell’agosto del 1995, era la via di accesso prioritaria alla rete mondiale. Stiamo parlando di Internet Explorer (IE), scelta principale per ricerche e altre operazioni, che ha vinto, negli anni Novanta, la competizione con Netscape.
Una storia di successi almeno fino all’esplosione di Mozilla Firefox, Google Chrome, Safari, Opera.

Un capitolo destinato a chiudersi: il 15 giugno 2022 Internet Explorer non sarà più disponibile sul sistema operativo Windows 10. A costituire l’unica eccezione sarà la versione Enterprise LTSC (Long-Term Servicing Channel) che continuerà a supportarlo per un po’.

Un argomento che, oltre ai nostalgici, è di pertinenza rilevante per imprenditori e dipendenti. Quali sono i passi da compiere? Vediamolo per gradi, iniziando dal capire come è scaturita la decisione per giungere alla prospettiva dal lato business.

Internet Explorer, perché sparisce

Internet Explorer è un browser, applicazione progettata per la navigazione, di proprietà della Microsoft. L’annuncio, da parte della multinazionale, non è arrivato all’improvviso, ma tramite una strategia articolata per gradi. Un primo avviso si era avuto a fine 2020 quando era stato scollegato da Teams che indirizzava l’utente a Edge, nato nel 2015 e rilanciato di recente dal quartier generale di Redmond.

Il secondo step scatterà il prossimo 17 agosto, giorno a partire dal quale IE sarà incompatibile con servizi di posta elettronica e archiviazione quali Outlook e OneDrive, oltre che per l’intero pacchetto Office365.Dietro la progressiva migrazione in atto, ci sarebbe un problema di sicurezza, per il verificarsi di alcune vulnerabilità, in maniera analoga a quanto riscontrato pochi mesi fa su Exchange.

Come nel caso citato, si è provato a rimediare con patch specifiche, mossa che ha soltanto tamponato la situazione poiché sono rimaste difficoltà, ad esempio, nell’apertura di file mp4 e nella creazione di PDF da pagine web. Una serie di riflessioni hanno quindi portato al passo decisivo e dalla casa madre eventuali aggiornamenti e assistenza tecnica tenderanno a sparire.

Cosa succede adesso

Su Internet Explorer si appoggiano più di 1600 programmi e sistemi che risultano tuttora centrali in diversi settori aziendali. Pensiamo ad esempio alle infrastrutture informatiche che servono a gestire i carichi nella logistica o gli ordini nei punti vendita oppure alle macchine ospedaliere.
Il discorso comprende i frangenti dove la tecnologia adottata è ActiveX, estensione diretta agli sviluppatori e strettamente collegata a IE.

Nei contesti descritti la situazione resterà invariata fino al 2029, mantenendo aperta così la possibilità di lavorare come fatto in precedenza. In che modo avverrà ciò? Tramite un’apposita modalità contenuta in Edge Chromium, il successore designato per raccogliere l’eredità di Internet Explorer, anche se l’opzione non sarà percorribile all’infinito.

Sull’indebolimento dell’appeal hanno inciso prestazioni deludenti e dubbi in termini di cybersecurity, troppi elementi per una semplice revisione. Si è preferito allora ricominciare da zero. Un’evoluzione strana da accettare, soprattutto per i professionisti di lungo corso che ricorderanno come, tra il 2002 e il 2003, IE aveva il 95% di utilizzo a livello globale.

La “e” blu rimarrà, a breve, solamente un ricordo di un’epoca in cui ci si affacciava ad una realtà nuova, appena inventata e tutta da scoprire.

 

 

 

Internet Explorer, perché sparisce e cosa succede adesso ultima modifica: 2021-06-15T11:08:30+00:00 da Emanuele La Veglia

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