Realtà aumentata verso il “new normal”: i casi applicativi di L’Oréal e Mercedes Benz.

La pandemia Covid-19 ha costretto le aziende ad accelerare la trasformazione digitale, sia in ambito B2C, per continuare a raggiungere i propri clienti, sia nel contesto puramente B2B, supportando un ampio range di operazioni che nella loro forma tradizionale sono state rallentate o compromesse dalle limitazioni sanitarie e dai continui lockdown imposti per cercare di limitare la diffusione della malattia.

La pandemia ha in sostanza reso indifferibile un percorso legato alla digitalizzazione i cui vantaggi erano evidenti ben prima dell’emergenza sanitaria globale.

Non è un caso che alcuni tra i casi studio di maggior rilievo siano stati messi a punto da quei brand che avevano già maturato, almeno a livello di applicazioni B2C, un solido know-how nelle tecnologie 3D real time, in cui rientrano a pieno titolo sia la realtà virtuale che la realtà aumentata.

Realtà aumentata, il caso L’Oréal

Nel contesto B2B, a godere di un particolare successo sono state soprattutto le applicazioni AR di assistenza in remoto, implementate ad esempio dal gruppo L’Oréal.

Il brand parigino, leader nei prodotti per la cura della persona, era già ben noto alle cronache della realtà aumentata grazie alle sue applicazioni “virtual try on”.

Grazie all’utilizzo delle tecnologie integrate nel device e una semplice applicazione, le app VTO sono in grado di trasformare lo smartphone in uno specchio virtuale con cui le clienti possono provare i prodotti, salvare le proprie configurazioni e condividerle con i social, entrando in dialogo con una community ormai capace di contare diversi milioni di persone.

L’acquisizione di Modiface

Per assicurarsi l’eccellenza nell’applicazione di questa tecnologia, nel 2018 L’Oréal ha acquisito la startup Modiface, per una cifra mai resa nota al pubblico, soffiandola alle morbose attenzioni di Amazon e Sephora (gruppo LVMH), per cui la stessa Modiface aveva appena sviluppato il prodigioso Sephora Visual Artist, un’applicazione VTO in realtà aumentata per mobile capace di dare un impulso straordinario alle strategie di marketing online e online-to-retail del brand.

Assistenza da remoto con Microsoft Hololens e Dynamics 365 remote assist

Oltre a procedere con lo sviluppo delle proprie app B2C basata sulla AR mobile, ormai presente in oltre 30 brand del gruppo francese, L’Oréal ha introdotto nei propri stabilimenti produttivi un programma collaborativo basato su Microsoft Hololens e Dynamics 365 remote assist, che consente ai tecnici di ricevere assistenza in remoto direttamente sulle linee di montaggio.

Le applicazioni di training e assistenza in remoto consentono un duplice vantaggio, in termini di miglioramento dell’efficienza delle operazioni e della sicurezza sui luoghi di lavoro, riducendo in maniera sensibile il numero di tecnici da impiegare sulle singole linee, consentendo di rispettare le normative anti Covid-19 attualmente in vigore.

L’industria delle costruzioni e la realtà aumentata: il caso Visual Live

I processi di manifattura non sono ovviamente gli unici ad aver beneficiato delle esclusive feature offerte dalla realtà aumentata.

Anche l’industria delle costruzioni (AEC) sta iniziando ad integrare nei propri ecosistemi software quelle funzioni AR in grado di potenziare la fruizione in cantiere delle informazioni fornite dai software BIM.

È il caso di Visual Live, un’applicazione in grado di gestire i dati provenienti a Revit, Navisworks, Sketchup e AutoCAD per visualizzarli in realtà aumentata nelle situazioni reali. Grazie all’impiego di semplicissimi marker, l’applicazione, disponibile per iOS, Android e Microsoft Hololens, è in grado di previsualizzare in 3D sia gli impianti meccanici che gli impianti elettrici, offrendo moltissime informazioni contestuali utili a verificare la coerenza tra lo stato di realizzazione e quanto in progetto.

Mercedes Benz e i visori Hololens nelle autofficine americane

Tra i settori che hanno visto un deciso incremento delle applicazioni in realtà aumentata in periodo Covid-19 ritroviamo anche quello delle autoriparazioni.

Nelle quasi 400 autofficine autorizzate negli Stati Uniti, Mercedes Benz ha introdotto un programma di assistenza in remoto con un primo lotto di 1200 visori Hololens.

Come nel caso di L’Oréal, anche la casa di Stoccarda non è certo alla prima esperienza con le tecnologie immersive, avendo già utilizzato ampiamente sia la realtà virtuale che la realtà virtuale per esperienze B2C online e location based, in particolare per quanto concerne i configuratori 3D delle auto.

L’applicazione sviluppata da Mercedes Benz per le officine sul territorio è basata sul Dynamics 365 remote assist e consente ai meccanici di ricevere istruzioni in remoto da utenti esperti nel caso delle procedure di diagnostica e riparazione più complesse.

L’analisi del VP per il customer service di Mercedes Benz USA

Nel contesto di una recente intervista rilasciata a Sara Castellanos (Wall Street Journal), Christian Treiber, vice presidente per il customer service di Mercedes Benz USA ha tracciato un’analisi molto lucida: “L’introduzione della realtà aumentata ci ha consentito di risolvere il 60% dei problemi complessi nell’arco delle prime 24 ore, perché attraverso il visore un tecnico molto esperto, attraverso la connessione in remoto, può condividere il punto di vista con il meccanico sul posto e guidarlo passo per passo nelle operazioni da eseguire”.

Nel caso di Mercedes Benz USA, l’attività di virtual remote assistance era già stata pianificata nel corso del 2019, dunque in tempi decisamente non sospetti.

Per diretta ammissione da parte dell’azienda, la pandemia ha accelerato notevolmente la sua implementazione. Il programma proseguirà con un approccio graduale.

Secondo Treiber ci vorranno almeno tre anni prima che i visori AR come Hololens inizino a diffondersi ed essere messi sullo stesso livello operativo degli altri strumenti di lavoro: “Al momento – proseguire Treiber – in officina un visore AR non è ancora accettato allo stesso modo di un utensile o di un notebook utilizzato per la diagnostica, non siamo ancora a questo punto”.

L’ennesima conferma che in ambito enterprise le tecnologie emergenti tendono ad integrarsi nei processi con un ritmo lento ma costante, il che non costituisce affatto una caratteristica negativa, piuttosto una solida garanzia per l’investimento effettuato.

I nuovi smart glasses firmati Vuzix

Microsoft non è naturalmente l’unico produttore di visori in realtà aumentata/mista ad aver registrato significativi incrementi di vendita.

Tra gli altri marchi attivi del settore, anche Vuzix, uno dei brand leader nella produzione degli smart glasses, ha più che raddoppiato il fatturato dell’ultimo trimestre 2020 in relazione all’anno precedente, superando i 4 milioni di dollari, innescando numerosi segnali di fiducia, confermati peraltro dal netto incremento del titolo in borsa.

Un risultato ottenuto anche grazie alla presentazione di un nuovo modello presentato al CES 2021, che si è rivelato decisamente simile in termini di form factor ad un occhiale normale. Si tratta di un particolare tutt’altro che secondario, nella prospettiva di iniziare a diffondere questi dispositivi wearable, superando la concezione di apparecchi pesanti, costosi, dal look discutibile ed utili soltanto in un contesto di produzione.

L’ascesa della realtà aumentata nel mercato

Secondo ABI Research, la vendita dei dispositivi di realtà aumentata/mista, nel 2020 ha registrato in totale 1.8 milioni di unità, destinati a salire vertiginosamente, fino a toccare addirittura i 27 milioni entro il 2025.

Si tratta logicamente di una piccola nicchia di mercato, se confrontata a realtà con parecchi zeri in più al fondo come quelli di un mercato puramente consumer come quello mobile. Considerati gli elevati costi unitari ed il contesto puramente enterprise cui si rivolgono, queste stime confermerebbero il notevole interesse per una tecnologia, la realtà aumentata, davvero in grado di fare la differenza in termini di efficienza nell’utilizzo contestuale di dati ed informazioni in 3D.

A rendere così ottimistico il quadro delle previsioni di vendita incide anche l’introduzione della realtà virtuale e nella realtà aumentata nelle piattaforme collaborative in multipresenza, come il sorprendente Spatial.

Si tratta di una delle prime applicazioni basate sul concetto di spatial computing, che permette a più utenti di abilitare nei rispettivi workplace sessioni che consentono di sfruttare appieno le proprietà della realtà virtuale e della realtà aumentata per un’ampia gamma di attività: dalla semplice riunione alla design review dettagliata dei progetti in corso.

La pandemia Covid-19 ha rivoluzionato il work office, costringendolo ad uno smart working inizialmente forzato, che ha progressivamente rivelato i suoi vantaggi.

Il viaggio verso la nuova realtà dei luoghi di lavoro sarà anche una realtà aumentata, capace di rendere più coinvolgente e umano il new normal, fatto di una quotidianità sempre meno fisica, sempre più digitale, a misura d’uomo senza compromessi in termini di produttività. Un contesto in cui finalmente la tecnologia ci aiuti a lavorare meglio, non per forza di più.

Realtà aumentata verso il “new normal”: i casi applicativi di L’Oréal e Mercedes Benz ultima modifica: 2021-03-29T12:38:08+00:00 da Francesco La Trofa

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