Workplace Summit Elmec 2026, la postazione di lavoro diventa un sistema da governare e… proteggere

Dispositivi, identità, sicurezza, intelligenza artificiale, supporto agli utenti e Digital Employee Experience: il Workplace Summit di Elmec, in programma il 1° ottobre a Brunello, mette al centro tutto ciò che determina concretamente la qualità del lavoro digitale. Una giornata per capire come passare dalla gestione dei singoli strumenti a quella dell’intero ambiente nel quale le persone lavorano

Fino a qualche anno fa era una tendenza. Oggi è un dato di fatto. La postazione di lavoro aziendale non coincide più – e da tempo ormai – con un PC sulla scrivania. Intorno a quel dispositivo ruotano applicazioni, identità digitali, strumenti di collaborazione, smartphone, piattaforme cloud, sistemi di sicurezza e servizi di supporto. E sempre più spesso anche l’intelligenza artificiale.

Il punto è che questi elementi coesistono, sono interdipendenti e non possono più essere gestiti separatamente. Una modifica alle modalità di accesso incide sulla sicurezza e sull’esperienza dell’utente; una nuova applicazione introduce autorizzazioni, dati e dispositivi da governare; l’adozione dell’AI apre ulteriori questioni legate agli accessi, alla protezione delle informazioni e al supporto alle persone.

È da questa necessità di tenere insieme tecnologia, sicurezza ed esperienza dell’utente che prende le mosse il Workplace Summit organizzato da Elmec Informatica il prossimo 1° ottobre nel Campus di Brunello: una giornata interamente dedicata alle tecnologie e alle strategie che stanno trasformando l’ambiente digitale di lavoro. L’evento riunirà workshop, momenti di confronto con gli esperti e Tech Experience dedicate alle diverse componenti del workplace.

Il tema di fondo attraversa però le singole tecnologie: come costruire una postazione di lavoro – nell’accezione più ampia che questo termine ha ormai assunto –  che sia al tempo stesso semplice per chi la utilizza e governabile per chi deve amministrarla?

Una domanda che porta inevitabilmente a incrociare esigenze differenti. L’utente chiede strumenti veloci, accessibili e disponibili ovunque; l’IT deve mantenere controllo su dispositivi, software e dati; la sicurezza deve proteggere identità e accessi; l’azienda deve valutare costi, produttività e ciclo di vita degli asset.

[Il Workplace Summit di Elmec, in programma il 1° ottobre a Brunello, mette al centro tutto ciò che determina concretamente la qualità del lavoro digitale. Una giornata per capire come passare dalla gestione dei singoli strumenti a quella dell’intero ambiente nel quale le persone lavorano. Qui tutte le info e ovviamente il link per registrarsi!]

Dal dispositivo al suo intero ciclo di vita

Va da sé, tuttavia, che il punto di partenza resta il dispositivo. PC, smartphone e tablet continuano a rappresentare il principale accesso alle risorse aziendali, nella piena consapevolezza che oggi la loro gestione va ben oltre la scelta dell’hardware: comprende configurazione, distribuzione, aggiornamento, assistenza e sostituzione lungo tutto il ciclo di vita, che diventano di fatto parti dello stesso processo. A questo si aggiunge la necessità di conoscere con precisione quali software siano installati e utilizzati sulle postazioni e di gestire ambienti nei quali convivono sistemi operativi e tipologie di dispositivo differenti.

Nel corso dei lavori verranno dunque approfonditi i modelli con cui le aziende possono gestire in modo adeguato il loro parco dispositivi. A partire dal Device as a Service, che sposta l’attenzione dall’acquisto del singolo device alla gestione continuativa di configurazione, distribuzione, manutenzione, aggiornamento e sostituzione, con implicazioni sia operative sia economiche.

Questo approccio porta con sé anche un diverso modo di guardare al funzionamento delle postazioni. Se il dispositivo viene gestito lungo l’intero ciclo di vita, diventa importante conoscerne costantemente stato e prestazioni, individuare eventuali anomalie e intervenire prima che si traducano in un problema per l’utente. Il monitoraggio diventa così uno degli strumenti attraverso cui l’IT può passare da una gestione prevalentemente reattiva a una più preventiva.

Una logica che assume un peso particolare, ad esempio, in ambienti come il retail, dove le postazioni presenti nei punti vendita supportano attività operative quotidiane e un malfunzionamento può avere conseguenze immediate sull’operatività del negozio. Per altro, proprio a questo ambito sarà dedicato uno specifico approfondimento nel corso della giornata.

L’esperienza dell’utente entra nelle metriche dell’IT

La gestione del workplace, però, non si esaurisce nel mantenere dispositivi aggiornati, sicuri e funzionanti. Conta anche capire come quelle tecnologie vengono vissute dalle persone nel lavoro quotidiano.
È su questo terreno che entra in gioco la Digital Employee Experience: non basta sapere che una postazione è correttamente configurata o conforme alle policy aziendali. Occorre anche verificare se applicazioni e strumenti funzionano con continuità, se generano rallentamenti o problemi ricorrenti e quanto rapidamente l’utente riesca a ottenere supporto quando qualcosa non funziona.

La Digital Employee Experience prova a portare queste informazioni all’interno della gestione IT, combinando dati tecnici e percezione dell’utente. Accanto ai tradizionali indicatori di disponibilità e prestazione entrano quindi metriche che cercano di misurare l’esperienza effettivamente vissuta dalle persone.

È un cambio di prospettiva significativo: il workplace viene valutato partendo dal servizio che offre all’organizzazione, anziché soltanto dal funzionamento delle sue singole componenti.

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AI, dal supporto agli utenti alla governance

La stessa attenzione all’esperienza dell’utente e alla capacità dell’IT di intervenire in modo più rapido porta direttamente a un altro tema della giornata: l’intelligenza artificiale.

Nel workplace l’AI sta infatti assumendo un duplice ruolo. Da una parte può essere utilizzata per automatizzare attività, velocizzare il supporto e aiutare l’IT a individuare e risolvere più rapidamente i problemi. Dall’altra, la diffusione di assistenti e sistemi agentici introduce nuove esigenze di controllo: quali dati possono utilizzare, a quali applicazioni possono accedere, quali azioni possono svolgere e con quali autorizzazioni.

Entrambe le dimensioni verranno esaminate nel corso dei lavori, mettendo quindi in relazione le opportunità offerte dall’AI con i temi della governance e della sicurezza che accompagnano la sua adozione.

Da un lato, analisi e automazione possono aiutare l’IT a individuare anomalie, anticipare problemi e ridurre le attività manuali. Dall’altro, nuovi assistenti, agenti e applicazioni introducono ulteriori identità, autorizzazioni e accessi ai dati da controllare.

L’adozione dell’AI riporta così al centro un principio che attraversa l’intera giornata: aumentare l’automazione senza perdere visibilità su ciò che avviene all’interno dell’ambiente digitale aziendale.

Identità e dati diventano il nuovo perimetro

L’aumento di applicazioni, servizi cloud, assistenti AI e sistemi capaci di operare con diversi livelli di autonomia rende ancora più centrale il tema degli accessi. Diventa essenziale sapere chi – o che cosa – può entrare nei sistemi aziendali, utilizzare determinate applicazioni e raggiungere specifici dati.

Da qui è inevitabile il passaggio alla cybersecurity. Nel lavoro ibrido, persone e dispositivi accedono alle risorse aziendali da luoghi differenti, mentre dati e informazioni circolano tra piattaforme collaborative, servizi cloud e applicazioni. Il perimetro da proteggere non coincide quindi più con la rete dell’ufficio, ma comprende identità, autorizzazioni, dispositivi e dati.

L’identità digitale diventa quindi uno dei principali punti di controllo.

Nel corso dei lavori si affronteranno temi come l’assegnazione dei privilegi sulla base del rischio, le autorizzazioni OAuth concesse alle applicazioni, lo Zero Trust Network Access e la Data Loss Prevention, accanto alle nuove tecniche di phishing potenziate dall’intelligenza artificiale e ai dati disponibili nel dark web.

Sono argomenti differenti che convergono sulla stessa domanda: chi può accedere a quale risorsa, da quale dispositivo e a quali condizioni?

Una postazione di lavoro pensata per persone diverse

La qualità del workplace dipende però anche dalla capacità di adattarsi alle persone che lo utilizzano.

Per questo tra i temi della giornata trova spazio anche l’accessibilità, con un approfondimento dedicato alla progettazione di postazioni inclusive.

L’accessibilità porta il discorso oltre l’adeguamento tecnico richiesto in presenza di esigenze specifiche. Significa considerare fin dalla progettazione modalità differenti di interazione con dispositivi e applicazioni e, quindi, fare dell’inclusività uno dei criteri con i quali valutare la qualità dell’esperienza digitale.

È un altro tassello della stessa evoluzione: la postazione migliore non è necessariamente quella con la configurazione hardware più potente, ma quella capace di adattarsi al lavoro che deve essere svolto e alla persona che deve utilizzarla.

Come tradurre questi principi in scelte operative sarà il filo conduttore del Workplace Summit di Elmec, in programma il 1° ottobre 2026 al Campus di Brunello. Tra workshop, confronto con gli esperti e Tech Experience, la giornata offrirà l’occasione di approfondire come gestire dispositivi, integrare l’intelligenza artificiale e proteggere l’ambiente di lavoro digitale, tenendo al centro l’esperienza delle persone.

Per consultare il programma e iscriversi è disponibile la pagina del Workplace Summit Elmec.

Workplace Summit Elmec 2026, la postazione di lavoro diventa un sistema da governare e… proteggere ultima modifica: 2026-09-21T10:56:10+02:00 da Miti Della Mura

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